A proposito di risorse limitatissime: IL TEMPO

Oggi parliamo di tempo. Risorsa limitatissima! Anche l’energia lo è attualmente, tuttavia il tempo è davvero finito mentre i modi per ricavare energia sono diversi e potenzialmente potrebbero soddisfare le esigenze della nostra terra super popolata se non ci fossero disfunzioni economiche ed ingiustizie sociali. Ma torniamo al tempo. Esso è uguale per tutti, eppure qualcuno vive in emergenza mentre altri sono più sereni e, ottenendo gli stessi risultati, vivono la vita in modo più tranquillo. Come mai?

Nel nostro corso “La gestione del tempo”
abbiamo provato a capire meglio come, con l’aiuto degli strumenti informatici a disposizione, ed in particolare quelli di Microsoft 365, sia possibile vivere il proprio tempo in modo organizzato e senza affanni.

Ci sono molte strategie per la gestione del proprio tempo, ma prima di tutto bisogna capire cosa esso sia:

“…Il tempo e’ un contenitore che inizia, finisce e viene occupato da un certo numero di attività che a loro volta richiedono un tempo specifico e che naturalmente lo esauriscono

Organizzarsi bene fa la differenza fra ottenere i risultati che desideriamo con soddisfazione ed una ottimizzazione dell’impiego di energia, oppure ottenere i risultati in maniera approssimativa e faticosa o non ottenere risultati per lo meno non nel modo atteso. Abbiamo incontrato persone più o meno organizzate e più o meno consapevoli del tempo.

Bisogna prima di tutto essere consapevoli che “il tempo non deve essere gestito, esso è FISSO e IMMUTABILE”, quello che dobbiamo imparare a gestire sono è “le giuste priorità alle attività con cui riempiamo il nostro tempo limitato“. Ci aiutano tante strategie che ci hanno tramandato, “il tempo è denaro, il tempo è vita, non sprecare il tempo etc…”; tra queste noi abbiamo scelto il metodo dei 4 quadranti di Eisenhower/Covey.

Questo è un ottimo metodo per definire le giuste priorità perché ci insegna che le urgenze in realtà sono veramente poche.

La maggior parte delle volte è la nostra disorganizzazione che crea le urgenze, perché andiamo in ritardo nelle attività.

Devono essere correttamente pianificate, per questo metodo le attività importanti, cioè quelle che ci permettono di raggiungere più velocemente i nostri obiettivi.

Prima di tutto dobbiamo focalizzare bene gli obiettivi che vogliamo raggiungere, e solo successivamente pianificare le attività giuste, che ci aiuteranno a ottenere risultati nella direzione che abbiamo scelto.

Molte persone, non avendo obiettivi chiari, sprecano il loro tempo riempendolo di attività inutili o peggio, sono occupatissimi in tante attività che vanno nella direzione opposta a quella che desiderano, e si lamentano continuamente di “non avere tempo”.

Diamo la colpa al tempo, mentre dovremmo dare la colpa alla nostra mancanza di disciplina.

Anche imparando a gestire bene le nostre attività, tuttavia, quando interagiamo con altre persone, in parte subiamo la loro gestione della vita e del lavoro, quindi a volte è questa interazione che dobbiamo imparare a gestire. Se altri sono disorganizzati, implicitamente ci creano urgenze che noi non avremmo voluto, tuttavia le tecniche di comunicazione assertiva ci aiutano a gestire anche queste situazioni.

Imparare a dire il “NO” positivo (consiglio di leggere il libro che lo spiega) aiuta a controllare il flusso delle attività che ci porta ai nostri obiettivi senza subire troppo ingerenze degli obiettivi degli altri.

In una organizzazione, se sono chiari gli obiettivi, e tutti danno le corrette priorità, essi si raggiungono con poco sforzo, mentre se le persone non sono allineate con le scelte aziendali e ognuno lavora per i propri risultati personali o peggio senza scopo, non ci si sposta in una direzione perché si crea entropia, e si ha la sensazione che ad un passo in avanti
corrisponda un passo indietro
.

Nonostante ciò, in queste organizzazioni tutti sono affannati e lavorano in urgenza, apparentemente tutti occupati in cose importanti… purtroppo senza risultati.

Un’altra tecnica che aiuta ad ottenere risultati nel tempo pianificato è la “delega”. Imparare a delegare alle persone giuste e soprattutto avere fiducia nelle persone a cui si delegano compiti, fa risparmiare molto tempo; invece, essere maniaci del controllo e voler fare tutto da soli ci carica di attività inutili.

Le attività meno sensibili devono essere delegate, quelle veramente importanti dobbiamo farle noi. Un semplice trucco e conoscere bene il tempo che ogni attività impegnerà ed eseguire subito quelle che durano poco, ma hanno alto valore per i nostri risultati, quindi pianificare e/o delegare in ordine di priorità le altre. Successivamente eseguire ciò che si è pianificato per sé e controllare l’esecuzione delle deleghe senza essere pressanti, anche con l’aiuto del calendario. Eseguire le attività che ci siamo assegnati ed abbiamo messo nel nostro calendario (sia lavorative che relative alla vita privata) senza indugi e senza rimandare richiede disciplina e l’attitudine a fare sempre ciò che “deve essere fatto”, senza privilegiare ciò che piace.

Dopo che è stato impostato bene, il calendario scandisce le proprie giornate e l’orizzonte temporale raggiunge circa 15 o più giorni dove tutto è già definito; noi diventiamo esecutori del progetto della nostra vita, che viene scandita da un calendario periodicamente adattato con giuste priorità. Avere un solo calendario sempre sotto gli occhi ovunque è indispensabile, perché il tempo che abbiamo a disposizione è sempre e solo di 24 ore al giorno, 365 giorni in un anno e…numero di anni limitato.

Ci siamo chiesti, a questo punto, come Microsoft 365 può aiutare a gestire la propria vita lavorativa e privata in modo efficace. Innanzitutto, poiché la propria giornata non può superare le 24 ore, e queste devono essere divise in Lavoro, Sonno, Tempo creativo e affettivo, il proprio calendario dovrebbe essere uno solo in cui tutti gli ambiti della propria vita interagiscono. Si possono anche usare le categorie colorate per separare gli ambiti oppure colorare le attività secondo gli obiettivi a cui contribuiscono.

Quindi, un solo calendario di Outlook dove mettiamo tutto, dove i colleghi vedono che sono occupato, fuori ufficio, in smart working etc.…, e se necessario anche cosa sto facendo e dove sono, aumentando la condivisione di informazioni con il proprio gruppo o ufficio o il proprio supervisore.

Poi ci sono le e-mail, che spesso ci creano attività, che possono durare da pochi minuti a qualche giorno, quindi anch’esse devono essere gestite bene.

Un modo proficuo è usare la classificazione “Evidenziata e Altra” presente nella cartella posta in arrivo che Outlook ci mette a disposizione ed insegnare allo strumento a spostare in “Altra” i mittenti che non sono prioritari. La nostra metodologia si pone un obiettivo semplice ma efficace: MAIL = ZERO a fine giornata!

Se ad una e-mail si può rispondere subito in pochi minuti si agisce, in caso contrario si usa il contrassegno e si pianifica il lavoro in calendario. La pianificazione con il contrassegno evidenzia l’e-mail anche nell’app ToDo che Microsoft ha creato per aiutarci a gestire meglio la nostra giornata con le liste delle cose da fare.

Il calendario di Outlook è dove si pianificano le attività, i promemoria del ToDo sono le attività che vengono registrate in attesa di essere eseguite e /o pianificate.

Questi concetti di base sono collegati alle metodologie di gestione del tempo; tuttavia, se si vuole utilizzare bene il metodo dei 4 quadranti, è necessario utilizzare un’altra app. che Microsoft 365 ci mette a disposizione: Planner.

Con essa utilizzando 4 contenitori si classificano correttamente le attività in: URGENTE/IMPORTANTE, URGENTE/NON IMPORTANTE, NON URGENTE/IMPORTANTE, NON URGENTE/NON IMPORTANTE, ricordando che nel contenitore NON URGENTE/IMPORTANTE devono essere comprese almeno il 75% delle nostre attività, poiché è il contenitore della pianificazione che ci aiuta a non essere mai in ritardo ed in affanno. Il metodo usa 4 contenitori e 2 dimensioni perché mentre l’Urgenza è oggettiva, l’Importanza di una attività è soggettiva e si riferisce al suo allineamento con i nostri obiettivi e risultati.

Con questi semplici trucchi riesco, ad esempio noi riusciamo a gestire 4+ lavori diversi, senza stress, quando altre persone che conosco avrebbero difficoltà a gestirne uno.

Ci aiuta molto l’uso dello
smartphone, dove gli stessi strumenti di Microsoft 365 possono essere utilizzati efficacemente. In qualsiasi momento possiamo avere l’ufficio intero accessibile dallo smartphone: E-mail, documenti, calendario etc… e soprattutto video riunioni. Oggi gli spostamenti sono un lusso che si deve evitare; quindi, la norma nella comunicazione sono le riunioni online, anche con i clienti. Gli spostamenti possono tuttavia essere riempiti di attività al telefono, ma restano comunque costosi e da minimizzare.

Suggerisco, a proposito di calendario ovunque, di mettere in home page del proprio smartphone il widget di Outlook disponibile su Android o IOS, mette in evidenza le prossime attività della giornata e permette di accedere immediatamente al calendario.

Se i manager imparassero a gestire bene il proprio tempo ed a delegare, responsabilizzare e gestire le priorità anche del loro gruppo, una organizzazione funziona bene, tuttavia abbiamo visto che spesso c’è bisogno di formazione e consapevolezza per avere, ad ogni livello un corretto rapporto con il proprio tempo che è la propria vita. I nostri corsi specifici tenuti da coach servono proprio a creare un ambiente di lavoro produttivo.

Riassumendo la gestione del tempo passa attraverso la conoscenza di ciò che esso è veramente, e la conoscenza di alcune tecniche di business e di comunicazione efficaci, non ultima la famosa teoria di business per cui “il pesce puzza dalla testa”.

In una organizzazione in cui l’imprenditore ed i suoi primi livelli non sanno gestire bene il proprio tempo, nessuno saprà farlo.

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Il libro è in vendita online!

Finalmente, dopo quasi un anno di lavoro, il manuale del nostro rivoluzionario metodo, che aiuta le PMI ad evolvere verso un modello di azienda moderna è online. Il prezzo è stato scelto dal nostro editore in base ai contenuti che ha ritenuto di valore.

Perché è un libro di valore?

Perché trasferisce almeno 6 anni di nostro lavoro a chiunque voglia intraprendere una riprogettazione della propria azienda partendo dalle basi.

Non è per tutti poiché richiede una predisposizione al cambiamento che alcune persone non hanno; tuttavia, ha dalla sua parte la semplicità di un metodo che tutti possono provare ad applicare.

Noi continuiamo ad assistere i clienti nella esecuzione del metodo con i nostri workshop personalizzati ed il percorso che scaturisce dalla riprogettazione.

Chiunque voglia può contattarci per approfondire le tematiche dei canvas e del metodo, la cui applicazioni oggi è gratuita con l’unica richiesta di condividerci i canvas compilati per avere una storia di utilizzo. I canvas anche anonimi possono essere caricati qui.

Il libro potete acquistarlo dove volete, ad esempio su IBS

Buona lettura!

Quando torno (…dalle vacanze) sarò più produttivo…

La produttività propria e dell’organizzazione di cui si fa parte sono importanti. Mai come oggi è cruciale per restare nel mercato che evolve velocemente ritagliarsi del tempo per inventare, creare, trovare nuove soluzioni a vecchi problemi e migliorare il proprio lavoro.

Come facciamo a cambiare le abitudini per essere più produttivi? Prima di tutto bisogna capire cosa è il tempo e qual è il modo più efficace raggiungere i propri obiettivi.

Diamo per scontato che gli obiettivi siamo chiari e siano quelli “giusti” per noi, poiché se andiamo veloci nella direzione sbagliata raggiungeremo prima il fallimento, ovviamente.

Fatta questa doverosa premessa posso considerare IL TEMPO come “un contenitore limitato
che viene riempito da un certo numero di attività, che a loro volta richiedono un tempo specifico e che naturalmente lo esauriscono.

Quello che dobbiamo imparare quindi non è la gestione del tempo ma la gestione delle prorità delle nostre attività con cui riempiamo il contenitore tempo!

Altra cosa da sapere, è che il nostro cervello lavora per cicli, ed è più efficace se i cicli sono aperti, gestiti e poi chiusi. Ogni interruzione porta inefficienza. E’ noto che dopo una interruzione: alert, messaggio, telefonata, etc… per riprendere la concentrazione ci vogliono dagli 8 ai 20 minuti. Inoltre i cicli aperti ci creano dei flussi di pensiero che occupano il cervello e non ci fanno sentire sereni, nell’eseguire con efficienza le attività.

Partendo da queste conoscenze, diventa ovvio gestire i cicli in modo efficace interrompendoli consapevolmente e “scaricare la testa” quando si passa da un ambito all’altro della nostra vita, usando le liste delle attività da fare. Bisogna, inoltre, imparare a non pre-occuparsi, ma occuparsi o non occuparsi consapevolmente, solamente delle cose che sono sotto il nostro controllo.

Fatte queste premesse, aggiungiamo che esistono molte tecniche per la gestione delle PRIORITA’ una delle quali è quella dei 4 quadranti o di Eisenhower / Covey. Tale metodo viene spiegato in varie pubblicazioni online.

Una volta gestite le priorità si impara a pianificare anche con strumenti informatici come Outlook il quadrante 2 (del metodo Eisenhower / Covey ) e, così facendo si arriva all’utilizzo efficace del calendario.

Utilizzare un buon strumento per gestire il calendario, ad esempio Exchange di Office 365 che con Outlook permette di condividere la visualizzazione delle ore libere con i colleghi aumenta notevolmente la produttività, tuttavia molte aziende non hanno adottato strumenti professionali per la gestione dei calendari e perdono molto tempo a capire chi è libero o occupato durante la giornata.

Quando una attività con la giusta importanza, è pianificata con sufficiente anticipo da non diventare urgente, essa può essere eseguita con la cura necessaria. A questo punto il proprio tempo fluisce da una attività ad un’altra con la disciplina che richiede la gestione dei cicli di pensiero, e con l’azzeramento delle distrazioni durante la sua esecuzione.

Le urgenze vere saranno gestite con la sospensione dei cicli e la chiusura dell’urgenza per riprendere il ciclo sospeso, e questo modi di agire permetterà di essere molto efficienti nella propria giornata di lavoro e nella vita al fine di raggiungere con efficacia i propri obiettivi.

Un bel libro a riguardo è “Succesful Time Management” di Patrick Forsyth.

I nostri corsi di “Gestione del tempo con Outlook di Office 365” insegnano ad usare in modo efficace il calendario ed i promemoria anche con e l’app ToDo di Microsoft, che da sempre è leader nella produttività individuale e delle organizzazioni.

Partendo dal metodo dei 4 quadranti abbiamo sperimentato “Planner” di Office 365 che con i contenitori simula egregiamente il metodo nel suo complesso, e utilizzato Outlook per gestire il quadrante 2 in modo efficace.

Mestre molti pensano ad Outlook come un gestore delle e-mail e lo paragonano ad altri strumenti, noi abbiamo compreso che esso è il migliore strumento integrato per la gestione del tempo se utilizzato con il server Exchange Online di Office 365, come fanno le grandi aziende.

Noi crediamo che tante piccole aziende dovrebbero acquisire strumenti professionali e imparare ad usarli bene invece di accontentarsi degli strumenti gratuiti per poi lamentarsi di non avere mai abbastanza tempo e vivere continuamente nell’urgenza.

Ognuno può diventare padrone del proprio tempo se usa metodi e tecnologie giuste.

 

 

Ci siamo quasi: il libro è quasi finito

In anteprima vi condivido la bozza del libro che pubblicheremo ormai, spero, a brevissimo, dopo più di 6 mesi di lavoro!

Questo blog riprende alcuni brani del libro. Chi desiderasse ricevere in anteprima l’ebook può lasciare la propria e.mail a questo modulo: mail per invio e.book su: il Metodo Awan®

Innanzitutto, il sommario:

Sommario

  • Prefazione 10
  • Prefazione di Federico Petrozzi 10
  • Prefazione degli autori 12
  • Introduzione 14
  • Contributo di un cliente del Metodo Awan® 18
  • Presentazione del Metodo 22
  • Metodo Awan® Istruzioni per l’esecuzione 26
  • Primo Workshop: Scarica la testa 27
  • Perché Scaricare la testa 27
  • Il Business Model Canvas di Awan 28
  • I segmenti di clientela 29
  • La proposta di valore unica 29
  • I canali 29
  • Relazioni con i clienti 296
  • Risorse chiave 30
  • Attività chiave 30
  • Partner chiave 30
  • Struttura dei costi 30
  • Struttura dei ricavi 31
  • Misurazioni chiave 31
  • Alcuni esempi di modelli famosi 32
  • Descrivi la tua impresa con il Business Model
  • Canvas 33
  • Immagine compilazione su carta 35
  • Esempi modello di business in PPT 37
  • Esempi reali di modelli compilati nei nostri
  • workshop 38
  • Secondo Workshop: Pensa come una Startup 40
  • Il cerchio d’oro o “Orizzonte di Senso” 40
  • Il paradigma del Cerchio d’Oro 40
  • I diversi nomi del Cerchio D’oro 41
  • Come mi vedo tra 3 e 10 anni (il WHO) 437
  • Chi sono io? (il Who) 44
  • Scrivi l’orizzonte di senso della tua impresa 45
  • Consigli pratici per defi nire l’orizzonte di senso
  • con il Metodo Awan® 46
  • Esempi di “Orizzonti di senso” dei nostri clienti 48
  • Terzo Workshop: Riprogetta La Proposta di Valore 50
  • Introduzione 50
  • I segmenti e le “Buyer Personas” 50
  • Cos’è la Buyer persona? 51
  • Come creare una Buyer persona 51
  • Cosa è il Canvas “Proposta di Valore” 56
  • Che cos’è la proposta di valore 57
  • Cosa non deve dire la proposta di valore 58
  • Come costruire un prodotto che la gente vuole 59
  • Come funziona il value proposition canvas 59
  • Le sezioni della Proposta di valore sono: 59
  • Come disegnare la Proposta di valore per ogni
  • Buyer Persona con il Metodo Awan® 608
  • Attività del cliente 62
  • Diffi coltà del cliente 62
  • Vantaggi per il cliente 67
  • Riduttori di Difficoltà 67
  • Generatori di Vantaggi 68
  • Prodotti e Servizi 68
  • Esempio reale di un nuovo prodotto 69
  • Altri esempi di proposta di valore 69
  • Analisi della concorrenza 70
  • Oceano Rosso, Oceano Blu 70
  • Superare l’abisso 70
  • Esempi: 70
  • Quarto Workshop: Immaginare l’evoluzione 71
  • Introduzione 71
  • Decidere: Startup, Spinoff o nuova comunicazione? 72
  • Percorso Startup. Il Lean Model Canvas. 72
  • Cos’è il Lean Model Canvas? 759
  • Come si compila il Lean Model Canvas 86
  • Differenze tra il Lean Model Canvas ed
  • il Business Model Canvas 89
  • Cosa è stato aggiunto? 90
  • Cosa è stato eliminato? 91
  • Percorso nuova comunicazione: il nuovo modello
  • “Marketing Model Canvas” 95
  • Come si compila il Marketing Model Canvas 95
  • Il Metodo Awan® fi nisce qui. 97
  • Nasce un nuovo Modello di Business
  • per l’impresa che evolve 97
  • Aggiornare il Modello di Business dell’azienda 97
  • Conclusione 99

E un brano della prefazione di Federico Petrozzi e della nostra introduzione:

Prefazione di Federico Petrozzi

Questo è un libro coraggioso che parla di cambiamento.

Un libro che si rivolge a chiunque sia consapevole – o intende diventarlo – di appartenere a una categoria di “imprese attive con un giro di affari inferiore ai 50 milioni di euro, (che) impiegano l’82% dei lavoratori in Italia (ben oltre la media UE) e rappresentano il 92% delle imprese attive […] con un fatturato complessivo nel 2017 di oltre 2.000 miliardi di euro”.*

Un libro che parla a quelle PMI che si trovano ad affrontare mercati sempre più globalizzati, spesso impossibili da capire e prevedere, dotati quasi di completa autonomia e in continua trasformazione. Mercati nei quali sembra che solo ‘gli altri’ riescano a farcela e i cui clienti appaiono unicamente interessati a ottenere maggiori risultati al minor prezzo.

Perché coraggioso, quindi?

Perché affronta un tema particolarmente delicato per coloro che hanno creato un’impresa e che oggi incontrano difficoltà tali da correre il rischio di rientrare tra le “settantatremila imprese (che) hanno chiuso e (le) 17mila (che) non riapriranno. **

Perché trasforma un tema così temibile come il cambiamento in qualcosa di percorribile, praticabile, realizzabile, tangibile, grazie all’adozione di un metodo – denominato Metodo Awan® – in grado di aiutare qualsiasi imprenditore a ripensare il proprio modello di business e, allo stesso tempo, ad affrontare e superare i dubbi emozionali che ogni cambiamento porta con sé, ovvero quelli che riguardano la paura di sbagliare e fallire, non dimostrandosi in grado di attuare la trasformazione desiderata o necessaria a sopravvivere

…..(continua)

Parte della nostra Prefazione…

“…..Nel mezzo di una rivoluzione per molti risulta difficile comprendere quale sia la strada migliore da percorrere e, peggio ancora, la maggior parte delle aziende naviga a vista abbandonando ogni probabile strategia. Al contrario, invece, le grandi aziende leader di mercato hanno le idee molto chiare di quali siano gli obiettivi prefissati e del modo per raggiungerli nonostante le criticità della società attuale.

Come mai? Per rispondere a questa domanda abbiamo studiato al fine di semplificare gli approcci ed i metodi che portano al successo le aziende blasonate.

L’approccio adottato è cambiato quando ci siamo resi conto della ridotta efficacia dei nostri progetti di marketing e rinnovamento tecnologico, determinata dalla scarsa preparazione degli imprenditori/clienti riguardo la ‘cultura di impresa’. Abbiamo capito l’importanza prioritaria del conoscere i meccanismi del ‘fare impresa nel XXI secolo’, quando a primeggiare sono le risorse e i capitali digitali veicolati sempre di più da modelli di business di successo come le startup.

Di certo gli imprenditori di aziende consolidate sanno fare bene il proprio lavoro; tuttavia, sembrano non riuscire a dedicare sufficiente tempo e risorse allo studio di argomenti chiave come ad esempio: qual è il modo di fare impresa nell’era digitale? Quali sono gli approcci e le metodologie di successo che possiamo implementare? Come possiamo copiare dai migliori?

In un mondo del lavoro autoreferenziale e abitudinario, poco propenso ad accogliere i rischi del cambiamento, non c’è posto per ricerca ed innovazione, per cui la mancanza di tempo, strumenti e cultura hanno ostacolato processi evolutivi necessari, determinando il fallimento di molte imprese.

Nel momento in cui un’azienda si accorge di nuove realtà che lavorano meglio nel proprio contesto di riferimento, può considerarsi già in ritardo per avviare una trasformazione. Tuttavia, avendo sufficienti risorse da investire può farlo con successo. Il danno irreparabile avviene quando invece un imprenditore, lamentandosi del mercato, non ha più capitali sufficienti per cambiare rotta mentre altre aziende attive nello stesso mercato, trasformate o nuove, stanno investendo e acquisendo clienti.

. … (continua)

 

 

Richiedete l’ebook gratuito in fase di lancio con il modulo al seguente link

 

 

PMI Revolution all’opera: l’azienda automatica può essere realtà?

Con le prime offerte ai clienti di PMI Revolution abbiamo la conferma che il maggior desiderio di ogni imprenditore di piccola azienda è passare meno tempo in ufficio e creare benessere anche per i collaboratori. Ovviamente noi chiamiamo sempre “collaboratore” chi lavora per l’azienda siano essi dipendenti che esterni a partita iva. Tutti sono parte del Team aziendale come se fosse una start-up. Perché ogni azienda deve rinnovarsi sempre in questo periodo storico come se fosse una startup. A differenza da queste però una azienda che ha una storia avrebbe, negli anni, dovuto organizzarsi in modo che l’imprenditore possa dedicarsi alle relazioni e non all’operatività dell’impresa. Noi chiamiamo questa visione l’Azienda Automatica. Il percorso verso l’azienda automatica è lungo e tortuoso per tante aziende; tuttavia, noi sappiamo benissimo come si intraprende questa evoluzione perché abbiamo lavorato su diversi fronti e ottenuto risultati che ci rincuorano. Anche se l’imprenditore non potrà ancora allontanarsi definitivamente dalla sua azienda il raggiungimento di un buon equilibrio tra Lavoro, Affetti e Tempo creativo è la richiesta che maggiormente ci fanno.

Per aiutare i nostri clienti a raggiungere i loro obiettivi di equilibrio del tempo abbiamo sviluppato una offerta che passa attraverso l’evoluzione delle loro imprese verso un modello contemporaneo. Si utilizzano le migliori metodologie che hanno prodotto i risultati desiderati in diversi casi.

 

Quando nel 2020 un famoso imprenditore e scrittore pubblicava il libro best seller “l’azienda automatica” noi, senza averlo letto, eravamo giunti alla stessa conclusione, applicando presso i nostri clienti il Metodo Awan®.

Desiderando semplicemente risolvere il principale problema dell’imprenditore e quindi anche il nostro…: liberare tempo e risorse per la creatività ed il benessere di chi lavora in azienda adottando i processi e le tecnologie nel modo migliore con questo obiettivo, avevamo trovato la strada.

Oggi vediamo che molte aziende e imprenditori cercano di migliorare la qualità della vita e proponiamo una prima valutazione per capire a che punto è l’impresa nel percorso di bilanciamento delle attività e dei valori che portano a questo risultato. Per fare una prima autovalutazione potete scaricare il whitepaper “Le 7 aree di forza per fare impresa” seguendo il percorso sul sito http://www.pmirevolution.it

 

 

 

 

Crescita esponenziale e tecnologie esponenziali

Quando in tempi non sospetti preparammo questa slide per il primo workshop introduttivo del Metodo Awan® dovemmo lavorare 1 giorno intero per mettere in una immagine la nostra comprensione del mondo economico attuale. Avevamo già chiara l’importanza dii alcune tecnologie nell’attrazione dei capitali che determinano la crescita delle aziende. Abbiamo spiegato ai nostri clienti come evolvere utilizzando le “giuste” tecnologie. Oggi nel libro “Exponential” di Azeem Azhar del 2021 questo fenomeno è spiegato in modo scientifico. Ci rende orgogliosi essere precursori di studi e strategie che permettono a chi ci segue di comprendere la logica attuale del business e governare il proprio successo.

Il libro recita nella sintesi di 4books:

“…Fin dai tempi più antichi gli esseri umani hanno sempre usato la

tecnologia per cercare di rendere la propria vita più semplice. Pensiamo,

per esempio, ai primissimi strumenti di selce usati dai nostri antenati per

migliorare la caccia oppure alla rivoluzione industriale dell’Ottocento.

C’è però una cosa che si tende a sottovalutare quando ci si affida alla

tecnologia ed è il suo innato potere di trasformare il mondo attorno

a noi, in un modo talmente imprevedibile che nessuno, neanche chi

quella tecnologia l’ha creata, può dire con certezza quale strada prenderà.

Questo accade perché la società in cui viviamo è un sistema complesso

dove forze diverse – politiche, economiche, culturali e sociali –

interagiscono tra loro così intimamente che ogni minimo cambiamento

può provocare conseguenze enormi sull’intero sistema.

I cambiamenti dovuti alle innovazioni ci sono sempre stati e fanno

parte della storia umana. Quando uno di questi cambiamenti arrivava,

le persone all’inizio lo respingevano, poi cercavano di adattarsi e alla

fine imparavano a trarne vantaggio. Il cervello umano non è fatto per

accettare di buon grado il cambiamento e ci mette del tempo per farlo.

Tempo che però oggi, nell’Era Esponenziale, non ha. Quello che dal 2010

in poi è diverso rispetto a ogni altra epoca di innovazioni tecnologiche

è la velocità con cui questi cambiamenti stanno avvenendo. Non si parla

più infatti di secoli o decenni, ma di anni, se non di mesi….”

Noi questo l’abbiamo detto da anni e crediamo fortemente nella possibilità di aiutare le aziende in Italia a cogliere le opportunità di questo periodo rivoluzionario. Bisogna studiare continuamente ed essere curiosi. Con il Metodo Awan® abbiamo aiutato tante aziende ad integrare i nuovi paradigmi economici e le nuove tecnologie nel loro percorso di crescita e successo

Il Metodo Awan® per le startup

Ho letto recentemente il libro “Startup Evolution curve”, ed ho avuto la conferma che tutto quello che abbiamo scritto nel libro del Metodo Awan®, nonostante sia dedicato alle aziende esistenti che vogliono rinnovarsi, è esattamente quello serve anche ad una startup, con qualche piccolo cambiamento.

Ad esempio, noi partiamo con il workshop “scarica la testa” mentre la startup inizia il suo percorso con “l’orizzonte di senso” che è il nostro secondo workshop.

Il resto e simile fino ad arrivare alla fine in cui la startup passa, secondo il libro, alla fase di raccolta dei fondi che può essere fatta attraverso diverse metodologie.

in effetti nel Metodo Awan®, non parliamo di raccolta di fondi da venture capital o Crowdfunding.

Ci limitiamo a dire che dal metodo nascono dei progetti operativi di cambiamento, perché prevediamo che l’azienda esistente e consolidata abbia le sue fonti di finanziamento. Per la startup questa è invece una fase importante.

Per raccogliere fondi la startup deve prima di tutto avere un piano marketing e un elevator pitch, ecco perché nella versione del metodo dedicato alle startup arriviamo fino a predisporre insieme questo importante documento.

Questi sono quindi gli elementi principali che differenziano il Metodo Awan®, nato per le aziende che vogliono rinnovarsi e la versione del metodo dedicato alle startup che non sono ancora nate, ma vogliono realizzare l’dea con una metodologia di successo.

L’evoluzione importante e la crescita esponenziale di una startup dipende anche dall’applicazione di una serie di azioni descritte in un altro libro, quello di Salim Ismail che si intitola “Exponential Organization”.

Noi abbiamo studiato la metodologia di questo libro a fondo abbiamo compreso quanto sia importante considerare l’ecosistema di business come ha aperto e non chiuso dei limiti aziendali punto per crescere esponenzialmente c’è bisogno di un’organizzazione che consideri di utilizzare tutte le risorse possibili all’esterno di essa senza per forza assumere risorse in modo definitivo.

Il nodo principale della crescita, tuttavia resta sempre il cliente. Sei il prodotto servizio sono apprezzati anche solo nella versione base quella del Minimum Viable Product, La startup può fare un piano di crescita basato in parte sull’autofinanziamento, ma ad un certo punto per espandersi deve trovare fonti di finanziamento esterne. Questa è una delle fasi più importanti, ma vediamo quali sono le altre.

“….. La curva evolutiva di una startup passa per queste cinque fasi:

• creazione di un modello di business e valutazione della sua fattibilità;

• ipotesi e sperimentazione per validare l’idea;

• fundraising (come finanziare il modello di business);

• lancio del prodotto;

• growth hacking (trovare la strategia di marketing più efficace per aumentare il più velocemente possibile il numero di utenti o clienti).

Per noi il percorso “Startup” del Metodo Awan® prevede la preparazione dei documenti di dettaglio che sono sintetizzati nell’ Elevator Pitch, strumento fondamentale per la ricerca degli investitori, mentre il workshop 1: Scarica la testa, non è necessario e viene fatto solo dopo che la startup è partita e vuole strutturarsi. Si utilizza infatti il Lean Model Canvas molto più veloce e leggero del “Business Model Canvas”

Inoltre, in questo caso l’analisi del mercato potenziale ed il pino marketing sono molto più estesi perché devono essere la base del convincimento degli investitori esterni.

Anche se nel libro “Startup Evolution curve”, non se ne parla molto, noi per le startup creiamo molta enfasi sulle persone e sul Team iniziale che deve essere molto motivato e coeso verso l’Orizzonte di Senso”. Questo, infatti è l’elemento fondamentale di ogni azienda di successo e viene anche citato in “Exponential Organization” con il nome di MTP “Massive Transformation Pourpose” cioè cosa la startup vuole cambiare nel mondo, lo scopo della sua esistenza!

Tutti questi concetti sono spigati nel libro “Manuale del Il Metodo Awan® per la R-evoluzione d’impresa” che è in fase di editing e uscirà in formato e.book e cartaceo tra un mese circa.

Se qualcuno vuole prenotare l’ebook gratuito può compilare il form di richiesta a questo link.

 

Microsoft Teams ed Il Metaverso

I grandi player dell’informatica come Microsoft e Facebook si sono lanciati in una nuova avventura. Ora che l’intelligenza artificiale è quasi sdoganata perché già la stiamo subendo tutti i giorni, per prosperare anche nel futuro si sta elaborando un mondo completamente virtuale per le persone e le aziende dove fare business e vivere una vita parallela: Il Metaverso. Facebook è andata oltre cambiando addirittura il nome in META. https://about.facebook.com/meta/

Qualche mese fa ad un corso che avevo preparato per un cliente su Internet per spiegare lo stato dell’arte e l’evoluzione di esso avevo proposto questo video Video su Hype-reality, non sapendo ancora degli sviluppi sul Metaverso. L’evoluzione più probabile potrebbe essere una connessione con dispositivi sempre più invasivi tra la realtà fisica e quella virtuale con l’aumento di informazioni e connessioni contestuali simili a quelle che avevamo sperimentato nel gioco / esperimento Pokemon Go.

Il video che ho proposto è inquietante perché parla di un attacco hacker all’identità virtuale che crea non pochi problemi nelle attività quotidiane semplici ma ormai gestite con la realtà aumentata.

Quando poi ho cominciato a leggere sul Metaverso, ho visto che la mia previsione non era molto discostante dalle realtà che ci stanno proponendo.

Ma cos’è il Metaverso? Cito da wikipedia…

Metaverso (in inglese Metaverse) è un termine coniato da Neal Stephenson in Snow Crash (1992), libro di fantascienza
cyberpunk, descritto come una sorta di realtà virtuale condivisa tramite internet, dove si è rappresentati in tre dimensioni attraverso il proprio avatar.

Stephenson caratterizza il Metaverso come un’immensa sfera nera di 65536 km (216) di circonferenza, tagliata in due all’altezza dell’equatore da una strada percorribile anche su di una monorotaia con 256 (28) stazioni, ognuna a 256 km di distanza. Su questa sfera ogni persona può realizzare in 3D ciò che desidera, negozi, uffici, nightclub e altro, il tutto potenzialmente visitabile dagli utenti.

Quella di Stephenson è una visione futuristica dell’internet moderna, frequentata dalle fasce della popolazione medio alte, dove la differenza tra le classi sociali è rappresentata dalla risoluzione del proprio avatar (da quelli in bianco e nero dei terminali pubblici, a quelli con un’ottima resa 3D delle persone agiate), e dalla possibilità di accedere a luoghi esclusivi (come ad esempio il Sole Nero).

Le aziende che stanno realizzando l’infrastruttura del Metaverso sono oggi principalmente aziende di giochi online che nella realtà virtuale o aumentata hanno esperienza pluriennale. Un recente articolo di finanza ed economia cita:

  1. Fastly. Settore Metaverso: Infrastrutture. …
  2. Nvidia. Settore Metaverso: Infrastrutture. …
  3. Roblox. Settore Metaverso: Piattaforma virtuale. …
  4. 4. Facebook. …
  5. Autodesk. …
  6. Shopify. …
  7. Roundhill Ball Metaverse ETF. …
  8. Software Unity.

A queste si è aggiunta Microsoft che come diceva Steeve Ballmer alle convention:…”non è certo la società informatica più innovativa, ma quella che sa cogliere le innovazioni mature e vincenti e sa monetizzarle..:”

La più grande acquisizione di tutti i tempi per Microsoft, l’acquisizione di Activision Blizzard (nota per essere la società creatrice del game Call of Duty) per 69 miliardi di dollari (Linkedin era stata acquisita per 26 miliardi di dollari) scatena la società nel mondo dei giochi dove è presente da anni, ma per motivi differenti dal gioco. Il gioco è sono un veicolo di ricerca, come lo era ai tempi Kinect, per evolvere il comportamento umano verso il mondo virtuale.

… Microsoft è destinata a diventare il terzo produttore di giochi al mondo con l’acquisizione di Activision Blizzard da 69 miliardi di dollari. La mossa ha senso date le sue precedenti acquisizioni di giochi ed il mondo XBOX. Il ceo Nadella ha spiegato che l’acquisizione è una scommessa a lungo termine, sul Metaverso. Nel complesso, consideriamo l’accordo come un buon adattamento strategico concluso ad una cifra che non avrà un impatto negativo sui flussi di cassa della compagnia fondata da Bill Gates. Scrive Start Magazine.


Il gigante della tecnologia Microsoft segue la scia di Facebook e annuncia una sua versione personalizzata del Metaverso. Gli utenti del suo software collaborativo Teams potranno apparire come avatar virtuali in spazi di lavoro fantasy, il che è decisamente un passo avanti rispetto alla realtà virtuale immersiva di Facebook.

La visione del “Metaverse” di Microsoft sarà molto simile a quella del suo popolare programma di videoconferenza Teams e offrirà agli utenti la possibilità di rappresentarsi tramite avatar digitali e riunirsi in spazi di lavoro virtuali, ha detto martedì a Bloomberg TV il CEO della società Satya Nadella. Oltre alla semplice videoconferenza quindi, il mondo della realtà aumentata dell’azienda consentirà anche utenti di condividere anche file di Microsoft Office, come presentazioni PowerPoint e fogli di calcolo Excel. Questo mette in chiaro come il concorrente di Facebook sia ottimizzato per il gioco piuttosto che per il lavoro. Il Metaverso di Microsoft è basato sul recente software proprietario Mesh, che consente la realtà aumentata e virtuale su piattaforme Google, incluso anche HoloLens sempre di proprietà di Microsoft.

IL Gaming per Microsoft è come la Formula 1 per le aziende automobilistiche. Un’area in cui si fa ricerca sulle tecnologie di interazione più innovative, del resto, i giocatori sono molto esperti in strumenti di collaborazione e comunicazione. Da sempre Microsoft cerca di capitalizzare l’esperienza dei giochi per creare nuove modalità di lavoro virtuale produttivo, non c’è nulla di nuovo. La vera novità è che da questo punto in poi sentiremo la parola Metaverso, che la maggior parte della gente non conosceva e anche nel mondo del lavoro le aziende più innovative porteranno a i propri dipendenti tecnologie per il lavoro ovunque che aumenteranno ulteriormente la produttività. Tutto questo è fantascienza per le PMI nostrane che ancora pensano che i dipendenti se lavorano da casa stiano rubando lo stipendio. Intanto noi cominciamo a parlarne, perché le evoluzioni saranno sicuramente alla portata di tutti come è stato per l’intelligenza artificiale che Microsoft ha messo nei sui prodotti che usiamo tutti i giorni!

Perché è difficile imparare a “disimparare”?

Vorrei, questo fine anno, unirmi anche io a Gianni Simonato che ha scritto un bellissimo articolo su Linkedin che trovare QUI: 2022: Le 3 + 1 cose da “disimparare”, per riflettere sulla difficoltà che tutti abbiamo nel fare questa operazione, anche se rappresenta la base di ogni rinascita e cambiamento importante nella nostra vita e nelle aziende.

Il momento per me è importante anche sotto un altro aspetto: sto facendo riabilitazione dopo una operazione di protesi di anca per cui devo disimparare l’andatura zoppicante che mi apparteneva ormai da quasi due anni e riprendere con il nuovo arto a fare tutte le attività come prima se non meglio.

Perché è importante “disimparare” oggi in molte organizzazioni? Ormai molte rivoluzioni nel mondo del lavoro si sono realizzate: l’online è la scelta principale di molte aziende, lo smart working è la scelta principale della maggior parte dei lavoratori, l’intelligenza artificiale pervade ogni settore, il marketing è alla portata di tutti, etc… Sono alcuni dei nuovi paradigmi economici globali che ogni azienda moderna sta cavalcando per avere successo.

Eppure, tante aziende, tra cui addirittura alcune con poco più di una decina d’anni d’attività, non riescono a cogliere nuove opportunità perché sono ancorate alla tradizione che le ha portate al successo in tempi completamente diversi.

Si adattano, ma non comprendono fino in fondo le nuove dinamiche e soprattutto i loro manager hanno paura di perdere potere cambiando il loro ruolo in Leader e Team Coach, quello che richiederebbero le organizzazioni giovani e dinamiche di oggi.

Per apprendere un modo diverso di agire nello sport (Gianni cita l’esempio del golf), che porterebbe a superare i propri limiti, oppure adattarsi ad un cambio di contesto, è necessario prima che il nostro cervello “disimpari” il modo vecchio di agire.

Perché è così difficile disimparare? Ho chiesto alla mia collega Paola Pezzuto anche lei Business Coach.

E subito è arrivata la risposta che non mi aspettavo e che condivido con voi.

“…L’uomo è legato a ciò che ha imparato perché gli dà sicurezza e sa di essere apprezzato perché sa fare bene una cosa. L’incertezza di agire in modo diverso implica il mettersi in gioco. Se la nostra sfera personale dell’autostima, nella percezione che abbiamo di noi come individui nell’ambito della socialità, è basata su quello che “facciamo” e non su quello che “siamo” ne consegue che essa ci impedirà di abbandonare la via conosciuta per intraprendere ciò che non ci è noto.

Cambiare mentalità e comportarsi in modo differente ci sembra inattuabile non tanto per la difficoltà di quello che dobbiamo affrontare ma soprattutto per quella molla che ci riporta a ricreare sempre i nostri “pattern” e le nostre abitudini. Sapere di essere bravi, ci da sicurezza e stima nelle organizzazioni e ne siamo confortati dal giudizio altrui, ma non ci permette di trasformare il “rischio” nell’opportunità di passare ad una più alta ed olistica visione di noi stessi e di emanciparci.

“E’ più facile mostrare ciò che sappiamo fare o che abbiamo (“cosa”) invece di esibire chi siamo veramente
(“chi”)”

Ho capito finalmente perché, anche con la più buona volontà, tanti imprenditori, manager e professionisti, hanno difficoltà a cambiare radicalmente il loro comportamento in azienda e la direzione delle loro imprese anche se la posta in gioco è la sua lenta ma inesorabile agonia. Essi fanno scelte mediocri senza coraggio invece di aggredire con nuove modalità e paradigmi il mercato come sarebbe necessario. Prima di tutto essi hanno difficoltà a cambiare loro stessi, le loro credenze e le loro decisioni perché da queste cose dipende la propria autostima. Essi sono ciò che hanno fatto in passato, i successi che hanno ottenuto e non vogliono rischiare di perdere questa identità. Se invece l’identità fosse legata non al “fare” ma all’essere” come i veri leader, nessuna cosa che si è fatta in passato è vincolante e non c’è nessun rischio a cambiare direzione perché quello che vale non sono le realizzazioni esteriori, ma la crescita personale e si sa che crescendo si può cambiare idea su tutto.

Questo concetto sta alla base di ogni attività evolutiva sia personale che aziendale. Se manca il coraggio di rischiare di annullarsi per rinascere, di disimparare a fare per imparare ad agire in modo completamente diverso come richiede il mondo contemporaneo si sarà sempre alla mercè delle startup di ragazzi che hanno sono da imparare senza dover disimparare e forti del nulla da cui provengono raggiungono il successo distruggendo il mercato a blasonate imprese storiche. Questo è il gioco del business oggi!

Il nostro Metodo Awan® serve proprio a questo, ad aiutare le imprese a distruggere per ricostruire sulla carta prima di agire per il proprio successo futuro.

Buon 2022

Il nostro percorso di adozione digitale

Una delle cose più difficili, quando si affronta un progetto di trasformazione digitale, è quella di realizzare il vero cambiamento, nel comportamento giornaliero delle persone.

Microsoft, a tale riguardo, ha studiato una metodologia che si applica bene a Office 365; tuttavia, alcune aziende continuano a sottovalutare la formazione e ancora di più il percorso personalizzato di cambiamento, che stiamo proponendo. Altre però hanno scelto con noi un percorso che ha permesso loro di realizzare in poco tempo gli obiettivi di cambiamento che desideravano con l’introduzione delle nuove tecnologie, cioè fare in modo che le persone siano più efficaci e produttive nel loro comportamento giornaliero al lavoro. Come abbiamo fatto insieme?

La chiave è. Considerare la collaborazione come un vero e proprio processo aziendale strategico che viene cambiato con l’introduzione di nuovi strumenti come Teams, OneDrive e SharePoint ad esempio oppure con l’automazione della Power Platform, ed in generale tutte le APP di Microsoft 365.

L’unico modo efficace per fare questo è adottare la metodologia di “Change Management” proposta da Microsoft stessa, che passa attraverso tre fasi fondamentali. La prima si chiama Envision e permette di visualizzare il cambiamento realizzato dopo avere scelto gli obiettivi di business alla base dell’introduzione delle nuove tecnologie di collaborazione. In questa fare sono coinvolti i decisori non sono dell’area ICT, ma anche di HR, Marketing e Comunicazione interna e alcune aree di Business sensibili. Si decidono i percorsi formativi in base alla raccolta dei casi d’uso reali, dei processi di business e dell’organizzazione aziendale. Si decidono gli strumenti della formazione (FAD, E.learning e raramente in aula) e le tempistiche che devono essere collegate agli piani di migrazione tecnologica. Non ultima la definizione in questa fase della governance dei dati che impatterà successivamente sulla proliferazione controllata di informazioni utente gestite dalla piattaforma e sulla loro efficacia.

Successivamente c’è la fase denominata da Microsoft Onboarding che è quella che tradizionalmente si chiamava “formazione” che nel nuovo modello include una preparazione personalizzata degli argomenti soggetti formazione legati all’analisi dei casi d’uso fatta durante L’Envision. In pratica la formazione viene ampiamente collegata al cambiamento del comportamento delle persone e viene spiegato che: se fino a ieri alcuni processi di collaborazione si eseguivano in un certo modo, con la nuova piattaforma di Microsoft 365 si dovrà agire in modo diverso. Questo permette, avendo quantificato anche i vantaggi che l’azienda, realizza con il cambiamento, di accelerare la volontà delle persone di adottare i nuovi strumenti.

Dopo questa fase che può durare anche mesi dipendendo dal numero di persone che devono adottare i nuovi processi di collaborazione, si passa alla fase di Drive Value in cui attraverso la misurazione dell’effettivo cambiamento effettivo si adottano le azioni di miglioramento che possono essere: assistenza personalizzata oppure rinforzo di formazione nelle aree in cui non c’è stato un cambiamento aspettato.

Approcciando il progetto di adozione di Microsoft 365 in questo modo abbiamo realizzato capacità di innovazione nel modo di lavorare delle persone che hanno reso più efficiente ed efficace il lavoro giornaliero co notevoli risparmi di tempo e aumento della produttività in tutti i processi aziendali. La difficoltà di introdurre questa tipologia di progetti nelle aziende nasce purtroppo dalla percezione di Microsoft 365 come una semplice evoluzione della posta elettronica e dell’Office in cloud con l’introduzione della videocomunicazione personale, già ampiamente utilizzati con vari strumenti durante i vari periodi di lavoro remoto. Questa tendenza a sottovalutare l’impatto della piattaforma di collaborazione di Microsoft è dimostrata anche dalla semplicità d’uso di alcuni strumenti; tuttavia, le aziende che hanno pianificato obiettivi di automazione importanti dei processi di collaborazione non possono esimersi dall’utilizzare la metodologia sopra descritta.