La sicurezza informatica non è più argomento per soli tecnici

E’ il momento di fare MOLTA attenzione alle mail che si ricevono ai siti falsi di informazione sul Covid-19!

Tantissime aziende hanno segnalato un attacco di crimine informatico ed a noi chiedono corsi di sicurezza informatica soprattutto verso gli utenti per difendersi da questa attività.

Con l’aumento del lavoro ovunque e con la diffusione dei dispositivi personali come accesso ai dati aziendali, infatti, le problematiche di sicurezza sono diventate molto più importanti.

Oggi ci sono tantissimi strumenti tecnici per gestire al meglio la difesa dai ladri di informazioni. Questo fa dire agli esperti, che l’anello debole sono proprio gli uomini che, con il click veloce, fanno disastri anche solo con una email, oppure frequentando un sito finto. La mia domanda è: avresti adottato lo stesso comportamento leggero che hai nel mondo virtuale nella tua vita reale, con gli oggetti o le persone a cui tieni? Ovviamente la risposta è NO!

Con l’ aumentare dei punti di accesso alla rete e dei dispositivi sono aumentati anche gli attacchi fraudolenti. Nel 2020 grazie anche al COVID-19, che ha suscitato la curiosità di tantissime persone sui dati, e la paura scatenata dalle informazioni con cui ci hanno bombardato i media, molti malintenzionati hanno creato siti falsi, inviato mail che pubblicizzavano raccolte fondi, oppure farmaci miracolosi.

In generale le attività fraudolente sono aumentate fino quasi a raddoppiare insieme all’aumento dei contagi. Anche quest’anno con la pandemia in corso e le persone ad essere attive attraverso strumenti informatici, avendo poche possibilità di uscire di casa, i ladri digitali si incontrano molte opportunità.

Per difendersi da questi furti, che non hanno nulla di diverso dai furti in ci vengono in aiuto strumenti come firewall anti-spam antivirus ed in generale sistemi operativi ed applicazioni aggiornate all’ultima versione.

Il Windows Defender è già un buonissimo antivirus, se le aziende le persone non disattivassero gli aggiornamenti automatici di Windows. Se si vuole migliorare la protezione però bisogna adottare Microsoft 265 Premium, che include anche la gestione dei dispositivi e le migliori policy di accesso.

Ovviamente i computers con sistemi operativi, applicazioni ed gli Office vecchi sono più vulnerabili, e quanto fastidio ci da accedere ai siti con la DOPPIA Autenticazione (Es: codice sul telefono); eppure aggiornare il software e accedere solo ai servizi con MFA (Multi Factor Authentication) sono accorgimenti di base che dovremmo imparare ad adottare tutti.

Anche navigare su siti che siano sicuri cioè con la desinenza HTTPS://……è un accorgimento di base eppure quanti siti online non hanno ancora un certificato?

Per cambiare i nostri comportamenti bisogna partire dalla corretta percezione del danno e del valore che un furto o una truffa può apportare alla nostra sfera personale o aziendale. Per ladri i nostri dati personali e gli accessi possono valere anche migliaia di € e per noi i danni di immagine e legali possono essere anche superiori. Perché non abbiamo abbastanza cure di essi? Forse perché ci fidiamo troppo della tecnologia?

Senza dubbio, come sanno gli esperti, affidarsi ad un provider Cloud professionale e che ha tutte le certificazioni GDPR aiuta ad essere tranquilli sul lato tecnico, ma anche con i migliori Antispam riceviamo Email che sembrano quelle della propria banca o del proprio operatore telefonico, che ci invitano a cliccare per vedere una fattura dietro a cui c’è un malware.

Come ci possiamo difenderci quindi da questi attacchi: ci sono molti articoli online che spiegano quali sono i trucchi per difendersi e ci sono altrettanti corsi online per diventare hacker. Bisogna sapere però che gli hacker sono semplicemente persone che amano sfidare la tecnologia e con la loro curiosità inventano modi nuovi di utilizzo quelli di cui dobbiamo diffidare sono i cracker cioè le persone che usano la tecnologia per scopi non legali e di crimini informatici che sono tantissimi e vanno dal furto di informazioni riservate come carta di credito o accessi vari fino al cyberbullismo. Il modo migliore per difendersi, una volta che tutta la nostra infrastruttura informatica è aggiornata, resta il buon senso. Nel mondo virtuale il buon senso significa non fidarsi troppo delle cose che sembrano troppo belle per essere vere, come faremo nella vita reale, e soprattutto non agire con leggerezza come non faremmo nella vita reale.

Solo con la consapevolezza del valore delle nostre informazioni per i ladri virtuali, e per noi stessi se veniamo coinvolti in attività illegali, riusciamo a difenderci con comportamenti che già conosciamo.

Non lasceremmo mai aperta la porta di casa e non faremo mai entrare in casa persone che non conosciamo, invece succede che lo facciamo con i nostri dispositivi e con le informazioni che pubblichiamo online, come indirizzi, numeri di telefono, etc…

A di là di tutti gli accorgimenti che potete trovare sui vari blog di sicurezza quello che bisogna imparare sulla sicurezza informatica è che proprio di sicurezza si parla e quindi il rischio che ci sia un danno è percentualmente proporzionale al modo con cui noi ci comportiamo, e non solo alla tecnologia che utilizziamo.

I corsi sulla sicurezza informatica dovrebbero essere obbligatori esattamente come i corsi sulla sicurezza sul lavoro ed è questo che sta accadendo in tante aziende.

Il motivo per cui veniamo coinvolti in queste attività, è perché noi abbiamo studiato a fondo il comportamento delle persone con la tecnologia, e possiamo aiutarle a cambiare il loro modo di agire, in modi che i tecnici spesso non conoscono.

PMI rEvolution

Finalmente siamo riusciti a realizzare un sogno. Attrarre intorno al progetto di un nuovo modo di fare impresa alcune società nostre partner e lanciare un progetto di comunicazione online originale che ci permettesse di spiegare alle PMI italiane che esiste un via nuova e sostenibile per tutti. E’ sufficiente essere curiosi e non fermarsi alle apparenze ed alle solite regole del business ma bisogna ampliare l’aspetto umano dell’economia e della tecnologia.

Partiamo dall’Uomo, innanzitutto, e con l’Uomo attraverso la crescita personale arriviamo alle aziende che sono fatte di donne e uomini che oggi hanno bisogno di crescere e avere consapevolezza della rivoluzione che stanno vivendo. Noi amiamo chiamarla più amichevolmente evoluzione. Il gioco di parole intorno a rEvoluzione ci ha portato al nome. In questo ultimo anno abbiamo studiato molto le analogie tra il sistema Olistico evolutivo dell’Uomo che passa attraverso 7 livelli interconnessi. Da qui al questionario di valutazione dello stato di benessere della tua azienda il passo è breve…stiamo in contatto. Ci rendiamo conto che il nostro approccio è simile a quello della medicina alternativa rispetto a quella ufficiale, tuttavia oggi sempre più persone si stanno curando con metodi più sani e meno chimici e sempre più imprenditori intraprendono percorsi di choaching con “guru” più o meno famosi. Purtroppo però dopo avere raggiunto la consapevolezza che desiderano torna i azienda e non sanno come evolvere l’organizzazione per allinearla con le proprie nuove passioni o conoscenze. Per questo abbiamo creato PMI rEvolution, per affiancare alla visione gli strumenti e le metodologie giuste, e che hanno già dato risultati nelle più innovative aziende internazionali che conosciamo tutti.

Abbiamo descritto questo studio originale nel “White Paper” che trovi sul sito su cui puoi cominciare impostare la strategia evolutiva dell’impresa. Con PMI rEvolution proporremo il Metodo Awan® più tutta una serie di servizi molto semplici e adatti alle PMI, che passano attraverso il trasferimento delle competenze per rendere i nostri clienti autonomi nel processo di evoluzione.

Nei prossimi mesi prima di tutto scriveremo molti articoli formativi ed informativi per aiutare le PMI a districarsi negli investimenti in innovazione e nei finanziamenti per aiutarle ad intraprendere, dopo questa buffata di digitale, la corretta strada evolutiva.

Siamo ovviamente disponibili a qualsiasi confronto che oggi è semplice, perché online, con chi vuole approfondire meglio la propria realtà dal punto di vista evolutivo e darci degli spunti di miglioramento del nostro neonato approccio.

Poiché il business deve essere prima di tutto passione, per rendere il tutto più piacevole abbiamo anche creato un giochino online molto semplice in cui ognuno si può cimentarsi per capire quali sono le proprie caratteristiche personali distintive rispondendo tre semplici domande scoprirai quali sono le tue caratteristiche nel mondo del business tutto questo detto il sito di avere PMI rEvolution

Il “White Paper” lo trovate sul sito dopo avere fatto il gioco

17 Febbraio 2011 – 2021 : 10 anni di Cloudea

Il diritto all’e.commerce sostenibile

Nel 2020 una vera e propria rivoluzione si è abbattuta sul comportamento “online” degli italiani che erano più restii a cogliere le opportunità del modo digitale. E’ una delle poche cose positive legate alle restrizioni per la Pandemia. Il numero di persone attive sulla rete è aumentato sensibilmente. Quello che più è cambiato è la predisposizione agli acquisti online, infatti nel 2020 l’aumento dell’ecommerce è stato del 26%, mai così alto in passato. Il 2020 è l’anno di svolta per il digitale in Italia, fanalino di coda dell’Europa e nel mondo. Ora non si torna indietro!

Ci sono però ancora troppe attività che non riescono a superare il “digital divide” quindi alcune strategie sostenibili per l’ecommerce devono essere comprese prima di avventurarsi in questo mondo.

Prima di tutto è necessario capire bene la quantità dei prodotti che si vuole mettere online.

Se sono pochi e non si ha una gestione di magazzino, è sufficiente aprire negozi su Shopify, Ebay e Amazon e cominciare a proporre i propri prodotti con campagne prezzo e contenuti di valore su Facebook. Aiutare il cliente a comprendere il valore distintivo dei prodotti che abbiamo è fondamentale, per distinguersi dai concorrenti.

Se invece si vuole cominciare seriamente a vendere molti prodotti e serve una gestione di magazzino, l’occasione è ottima per evitare gli errori fatti in passato da tanti gestori di negozi online: concentrarsi sullo shop online come gestione separata dal magazzino e spendere in mal funzionanti integrazioni.

Oggi esiste la possibilità di usare gestionali che permettono di avere il magazzino gestito con la contabilità e tutte le funzioni necessarie e contemporaneamente avere l’ecommerce con i dati, le categorie e le giacenze aggiornati online in tempo reale perché collegati direttamente al gestionale del magazzino in modo nativo.

Software come questi permettono di avviare un e.commerce di seconda generazione partendo dal proprio magazzino, sono quindi alla portata di tutte le aziende che vendono prodotti e rappresentano la frontiera più evoluta dell’e.commerce. Per lanciare il proprio negozio online una volta avviato il gestionale è necessario però conoscere anche le logiche di comunicazione emarketing online e anche qui ci vengono in aiuto migliaia di giovani consulenti online che ci possono gestire campagne di comunicazione su Facebook e Advertising Google. Ci sono esperti specializzati in singoli social network e spesso solo le grandi agenzie hanno l’offerta completa, ma l’investimento non è sostenibile per una piccola realtà.

Fortunatamente sono nate oggi piccole realtà, come la nostra, che aiutano le piccole imprese a districarsi nella giungla del web marketing offrendo servizi sostenibili e integrati, ma soprattutto trasferendo le competenze digitali al cliente in modo che possa essere autonomo. Per noi è fondamentale che il cliente cresca dal punto di vista digitale e non abbia più bisogno di supporto perché l’alfabetismo digitale è come quello linguistico.

Leggere e scrivere fanno parte di noi, oggi tutti dovrebbero vendere online, trovare clienti con “advertising online” e comunicare con i propri clienti con riunioni online. Il mondo reale con il distanziamento ha bisogno del mondo virtuale per sopravvivere e rifiorire. Tutto ciò è possibile e noi vi insegniamo a farlo con successo.

(tra le fonti il convegno di Ottobre 2020 dell’osservatorio E.commerce del Politecnico di Milano)

Evviva il 2021 – ma quale rinascita vogliamo?

Mai come quest’anno, tutti sperano che finisca presto!

Riponiamo molte aspettative nel 2021. I vaccini che ci danno speranza, si tornerà a viaggiare, ci si abbraccerà ovunque e dopo il tonfo dell’economia non può esserci altro che una ripresa con il PIL che schizzerà alle stelle…WoW!

Noi preferiamo parlare di “nuova normalità”, e di sostenibilità. Non crediamo ai pifferai magici, che sono gli stessi che ci hanno portato a questa situazione, e siamo realisti. Nel 2021 non ci sarà alcuna crescita per l’Italia, forse un rimbalzino, perché l’economia dei paesi sviluppati non può andare molto oltre, all’interno di questo sistema di leggi ed interessi consolidati che appartengono al passato. Ed il nostro paese, purtroppo, nell’ambito dei paesi “ricchi” è quello che ha realizzato meno riforme strutturali per creare i presupposti di una rinascita. Vediamo intorno a noi piccoli cambiamenti: qualche linea a banda larga in più, maggiore flessibilità per i lavoratori costretti dal Covid, qualche identità digitale in più, maggiori pagamenti elettronici etc…, ma sono piccole cose per muovere un paese che rispetto agli altri sconta una distanza incolmabile senza una vera rivoluzione, un cambiamento di marcia importante.

Oltretutto stiamo agendo per evolvere verso un sistema economico e sociale che a livello internazionale è già stato messo in discussione dalle popolazioni più giovani, perché crea profonde iniquità, ingiustizie e tensioni.

A livello globale ci sono diversi focolai di protesta per il rinnovamento, ma sono purtroppo soggiogati dalle inevitabili crisi che si susseguono, tant’è che esse sembrano addirittura “programmate” da alcuni economisti (gli “esperti”) e dai governanti che li ascoltano (i “non esperti”). Noi sappiamo che “crisi” significa anche “cambiamento” e cerchiamo di agire per evolvere velocemente verso un sistema economico e sociale diverso da quello attuale.

Per esempio, nel 2020 abbiamo assistito alla stessa dinamica per quanto riguarda la gestione della pandemia. Gli “esperti” dettano legge e i governanti “inesperti” li ascoltano, mentre le voci dissonati e fuori dal coro sono zittite; nonostante ciò, qualcosa di positivo l’abbiamo visto: sempre più persone hanno perso fiducia nelle informazioni allineate con il pensiero prevalente e hanno cercato altrove dati e verità.

Ritornando all’economia: più che di crescita, che significa solamente aumento dei capitali posseduti da pochi avidi individui, ed impoverimento della maggior parte delle persone, auspichiamo una redistribuzione della ricchezza e delle pari opportunità di crescita personale e delle piccole imprese a livello nazionale. Sappiamo bene che la prospettiva di benessere e ricchezza di una persona cambia se nasce in un paese piuttosto che in un altro, e lo stesso vale per la famiglia, se i patrimoni sono molto differenti. Anche le imprese sono soggette alla stessa dinamica: quelle piccole e sottocapitalizzate avranno sempre maggiori difficoltà, tuttavia, se con molto studio e duro lavoro una persona può, in alcuni casi, elevare il proprio status sociale, così con la consapevolezza e l’innovazione economica l’imprenditore può creare capitali e benessere per la propria famiglia e per i propri collaboratori.

L’equità e la sostenibilità del sistema economico attraverso la redistribuzione della ricchezza, è quello che servirebbe. La discesa del PIL non ci spaventerebbe, se ci fosse una redistribuzione della ricchezza, perché non saremmo dipendenti dal lavoro per vivere, come non lo sono le persone che hanno accumulato i capitali e sanno farli lavorare per il loro reddito. Se poi l’equità economica fosse accompagnata dalla certezza della giustizia, dalla mancanza della corruzione e dalla libertà di pensiero e di parola, certamente si potrebbe parlare di RINASCITA.

Se dopo questa crisi sanitaria ed economica, il mondo ritornasse alle vecchie e malsane abitudini, aspettiamoci nuove crisi sempre più violente fino a quando questo
sistema sociale iniquo per gli uomini e per la natura sarà spazzato via.

Noi vogliamo confrontarci con paesi in cui l’indice di felicità è il principale indicatore per cui vale la pena di lottare.

Oggi l’italia è al trentesimo posto, al di sotto di paesi che consideriamo sottosviluppati. Crescere in questa classifica è quello per cui vorremmo vedere impegnate le persone e chi ci governano nei prossimi anni.

L’indice di felicità ha molte componenti: dalla giustizia, alla libertà, attraverso il supporto sociale, mentre il PIL /pro capite, è solo una di queste.

Quello che auspichiamo per le persone nel prossimo futuro, cerchiamo di realizzarlo con le piccole aziende, nostre clienti, che oggi hanno sempre più bisogno di supporto. Noi ci siamo, e, non potendo agire sulla redistribuzione della ricchezza, lavoriamo per la redistribuzione della consapevolezza, aiutando le imprese a sviluppare il proprio potenziale, con il Metodo Awan®. Il processo di crescita personale non è molto differente dal processo di consapevolezza delle potenzialità aziendali che porta alla rinascita. Soprattutto crediamo nella redistribuzione della conoscenza del contesto economico e sociale, delle metodologie di successo e dei migliori strumenti cloud, dalle grandi aziende verso le piccole e le startup innovative a cui auguriamo un 2021 foriero di rivincite.

Deutsche Bank fuori di testa: tassa sullo Smartworking!!

Questo mese ha fatto scalpore la proposta della Deutsche Bank di una tassa sullo Smartworking. Potete trovare varie informazioni sul web.

https://www.huffingtonpost.it/entry/una-tassa-del-5-per-chi-lavora-in-smart-working-lultima-follia-lanciata-dai-banchieri_it_5fad1d36c5b6d647a39c465c

https://smartworkersunion.it/smartworking/no-alla-tassa-sullo-smart-working/

https://www.corriere.it/economia/lavoro/20_novembre_14/tassa-smart-working-non-piace-sindacati-l-ipotesi-deutsche-bank-4afa4b9a-25e0-11eb-9464-032251e7abf1.shtml

Andando a fondo si nota che è solo una delle tante idee, in parte inutili, in parte creative inserite nello studio
che sta facendo molto discutere. Immaginata dal macro strategist dell’istituto tedesco Luke Templeman, la smart working tax prevede di applicare una tassa del 5% a tutti quei lavoratori che continuano la propria attività in Smartworking, con l’obiettivo di aiutare ‘le vittime’ economiche di questa pandemia, ossia coloro che non possono lavorare da casa (o da qualsiasi altra parte) e che sono costrette ad andare in ufficio.

Perché è fuori di testa?

In un momento come questo non esistono categorie fortunate per una serie di motivi:

  • Molte aziende hanno scambiato lo Smartworking con il remote working, quindi le persone che lavorano da casa, non hanno sostanzialmente migliorato la loro vita, perché hanno ritmi più stressanti e meno tempi morti e possibilità di relazione.
  • Le persone sono disorientate perché non hanno ricevuto chiari obiettivi e non sanno se il loro lavoro remoto sarà valutato di valore in azienda (come gli studenti a cui viene detto che le interrogazioni remote valgono di meno)
  • Tutte le categorie di lavorati in modo differente sono in crisi perché non ha certezze sul futuro.
  • …..

Alla luce dei recenti avvenimenti aziende molto più lungimiranti hanno predisposto un servizio di coaching interno per aiutare le persone immerse nella solitudine del lavoro da casa e remoto, perché si sono rese conto che il bilancio tra benefici e difficoltà, anche per i collaboratori non era completamente positivo per tutti. Infatti il Dott. Valerio Perinelli della Sace BT (che è un manager illuminato e coach della scuola di Marina Osnaghi) raccogliendo le impressioni dei suoi collaboratori ha chiaramente espresso in queste slide le sensazioni dapprima positive e poi scavando, anche negative, di questa categoria di lavoratori.

Il vero SMARTWORKING non è quello improvvisato dalle aziende in questo periodo, ma una evoluzione della società, che crea benefici per l’ambiente, l’economia ed il lavoro che non devono essere fermati e tassati proprio perché tutti in qualche modo potranno beneficiarne in un futuro non remoto quando il lavoro come lo conosciamo oggi sarà cambiato.

E’ vero che ci sono molti benefici per le organizzazioni che hanno fatto un progetto di Smartworking in tempi non sospetti, e non basato sull’urgenza. In tal caso più che il dipendente è la stessa azienda a risparmiare molte risorse, come lo spazio, gli strumenti di lavoro, il tempo di viaggio dei collaboratori e a raggiungere gli obiettivi più velocemente perché le persone sono più focalizzate e produttive nel lavorare da casa. Non è però sempre cosi, infatti stanno nascendo luoghi per lo Smarworking al di fuori della casa, come hotel, aree attrezzate distribuite sul territorio che le aziende mettono a disposizione e altre possibilità agevolate dalla tecnologia.

E’ il lavoro che cambia, sono i comportamenti che devono cambiare con l’aiuto della tecnologia.

Il fatto che lo stratega di una banca faccia una proposta simile ci da solo la conferma di come ragionano le persone che oggi hanno posizioni privilegiate: ogni cambiamento lo vedono come nocivo allo status quo e quindi vogliono frenarlo.

Proporre tasse di questo tipo è come proporre la distruzione delle fabbriche che facevano i LUDDISTI all’inizio della rivoluzione industriale. Non ho molti altri commenti da fare, del resto questo periodo difficile ha messo in luce l’inettitudine di molti cosiddetti “leader” e ne ha creati altri che hanno saputo gestire in modo migliore la situazione. La mia speranza è che l’onda del cambiamento che ha costretto aziende e persone a riorganizzare il proprio modo di lavorare non si fermi ma sia razionalizzata, strutturata e organizzata con progetti di vero Smartworking in cui le aziende imparano a remunerare i propri collaboratori, non a tempo lavorato, ma ad obiettivi raggiunti ed i lavoratori che oggi non lo accettano, imparino ad apprezzarlo perché anche per loro ci saranno molti benefici. Tutto questo dipende solo dalla classe dirigente….Aihme!!

Premio Olivetti per l’eccellenza formativa 2020

Anche quest’anno abbiamo partecipato all’evento di premiazione delle eccellenze formative italiane, come soci di AIF (associazione italiana formatori). Abbiamo ascoltato e valutato tantissimi progetti interessanti ed innovativi

che vanno dal turismo, all’economia circolare passando attraverso l’educazione finanziaria. Progetti che hanno coinvolto sia grandi aziende come Reale Mutua ed Edison, per citarne 2, sia organizzazioni come i Vigili del Fuoco a livello nazionale e startup.

Al di la della classifica ufficiale provo a stilare la mia classifica personale con categorie definite da me. Ecco sotto la mia classifica:

Curioso: un progetto per formare le persone che lavorano all’estero a contatto con diverse culture sugli usi e costumi nelle relazioni personali di ognuna di queste culture, al fine di creare un efficace ponte di comunicazione con le persone del luogo avvicinandosi a loro.

Sfidante: Il progetto di formazione in e.learning assistito ai volontari dei vigili del fuoco sulla sicurezza personale, per il passaggio di profilo. Ha coinvolto 103 dipartimenti e 668 persone con il risultato di 608 positivi.

Innovativo: il Medical Drama, un vero e proprio film formativo realizzato al fine di formare gli operatori sanitari ed i medici sul trattamento del melanoma cutaneo.

Ad alto impatto: bisognerebbe citare più progetti, ma dovendo scegliere ne riporto 2 che mi hanno colpito: una iniziativa di formazione destinata a tutti gli operatori del mercato Retail che ha coinvolto 25.000 persone, con e.learning esponenziale, e una dedicata all’economia circolare, con laboratori tecnici che spigano la seconda vita dei rifiuti ed altre tecnologie e le fanno testare agli studenti ed ai cittadini .

Interessante: il progetto per insegnare a studenti e manager anche pubblici il Fundraising, disciplina più che mai utile oggi nella sharing economy. Trovare nuove fonti di finanziamento anche per le amministrazioni pubbliche può fare la differenza importante per evitare aumenti della tassazione, e realizzare progetti sociali.

 

La formazione non si ferma ed oggi più che mai crediamo che sia fondamentale il trasferimento delle competenze, per permettere a più persone possibile di cambiare il proprio modo di pensare ed agire, al fine di essere pronti per il mondo nuovo in cui stiamo vivendo.

Iniziative come quella del Premio Olivetti, che quest’anno si è tenuta online, permettono di fare emergere le esperienze migliori e sono di esempio a molti altri progetti che non sono portati all’evidenza, ma hanno anch’essi realizzato risultati significativi.

Noi continuiamo a proporre la formazione continua alle organizzazioni attraverso l’e.learning di soft skills di Skilla.com e con i nostri corsi online per favorire l’adoption delle tecnologie.

Molto utile anche l’esperienza di formazione gratuita sul Metodo Awan® per la r-evoluzione dell’impresa che da un anno proponiamo su Corsidia.org, a cui tutti possono accedere per apprendere un nuovo modo di fare impresa.

Dopo l’abbuffata online…Voglia di contatto umano

Sono mesi ormai che la maggior parte delle attività che facciamo si svolgono online.

La formazione, la consulenza, le dimostrazioni di prodotti, le riunioni con i colleghi, i webinar sono tutte cose che ormai non hanno più segreti per noi e ci hanno abituati ad un nuovo modo di lavorare.

Ma esagerare nello Smart Working è cosi efficace?

Io credo di no, e alcune ricerche sui benefici del contatto fisico stanno riprendendo temi di psicologia del benessere ante COVID, e indicando aspetti negativi di questo periodo attività online

Fortunatamente nella vita privata si vedono gli amici e si vede la famiglia, tuttavia anche sul lavoro si comincia a sentire una certa insofferenza da parte delle persone, perché la perdita del contatto umano diminuisce gli stimoli creativi.

Incontrare le persone per lavoro e viaggiando, implica anche gli spostamenti che sono attività a basso valore aggiunto. Tuttavia gli stimoli visivi e in generale la dinamica di comunicazione che si instaura con persone in un rapporto fisico sono indubbiamente fonte di serenità e aumentano la propria salute mentale.

https://lamenteemeravigliosa.it/il-contatto-fisico-7-sorprendenti-benefici/

https://www.ultimavoce.it/astinenza-da-contatto-fisico-quanto-influisce-sulla-nostra-psiche-il-distanziamento-sociale/

https://it.mashable.com/coronavirus/3254/ho-rischiato-il-burnout-da-smart-working-cosi-lavorare-da-casa-per-alcuni-e-diventato-un-incubo

Senza dubbi il mondo online appiattisce la nostra capacità di inventare, di sognare e di sviluppare idee. Oltre a problemi reali di salute legate a stress per troppo lavoro, orari dilatati e mancanza di sonno.

 

 

Chi lavora molto da casa, come me, si accorge subito che è molto faticoso interagire davanti ad uno schermo e ci dovrebbero essere delle regole ben precise e pause.

Mi sono quindi messo a cercare online degli articoli che spiegassero i benefici del contatto fisico e ho scoperto che la maggior parte di essi era stata scritta prima del 2020.

Nel 2020, dopo lo spavento del COVID e l’abbuffata dello Smart Working, per cui tutti hanno cercato di favorire il DISTANZIAMENTO, stanno timidamente riapparendo alcune voci fuori dal coro che indicano alcuni problemi legati al nuovo modo di lavorare a distanza.

Riassumendo ci sono 3 macro problematiche che cito da questo articolo che condivido:

https://www.nonsprecare.it/problemi-smart-working

“…Il primo è l’isolamento delle persone. Il lavoro è anche creatività relazione, discussione, contatto umano, contaminazione di braccia e di  idee. Vicinanza. Questo patrimonio non può spegnersi con il clic dell’interruttore tecnologico: è un errore fatale, che danneggia le aziende e chi lavoro al loro interno. Solo se non smontiamo una più che secolare cultura del loro possiamo immaginare che l’innovazione possa continuare a fare il suo percorso e andare a seminare nuovo vantaggi per tutti e non per il club dei soliti noti. D’altra parte provate a pensare a ciò che hanno realizzato, in termini di cambiamento, aziende come Google, Facebook, Apple: avrebbero mai potuto farlo senza consentire a  migliaia di  persone di condividere, dal vivo, in un ambiente di lavoro fisico e non virtuale, l’innovazione tecnologica e i relativi cambiamenti? 

“…Il secondo spreco riguarda il microcosmo dell’ufficio. Non è una banalità, e non è un mondo irrilevante. Un’intera economia, fatta di bar, ristoranti, paninoteche ed enoteche, negozi al dettaglio e supermercati di quartiere, si regge sul sistema del lavoro dal vivo. Per esempio sui consumi durante le pause pranzo. Spostare troppo gli equilibri organizzativi verso lo smart working  significa fare danni irreversibili a un sistema fatto di filiere, dal produttore al consumatore, che non possono reinventarsi con facilità. Anche in questo caso, e specie nelle grandi città, serve senso della misura, responsabilità e realismo. Senza stare a suonare retorici inni a favore di una specifica soluzione lavorativa, ma consentendo una sana competizione tra le diverse possibilità organizzative del lavoro.

Il terzo problema è la rete infrastrutturale del paese che non regge il lavoro a distanza e non è stata adeguatamente ampliata, dal momento che siamo ancora molto indietro nelle classifiche europee legate al digital divide. In base a questa ricerca nel 2020 siamo ancora al terzultimo posto.

https://d110erj175o600.cloudfront.net/wp-content/uploads/2020/06/report-italia.pdf

E qui veniamo al problema vero, la disonestà che spinge alcuni manager e imprenditori ad approfittare della situazione contingente per scaricare sui dipendenti i loro disagi con la scusa dello Smart Working . “…ci risultano aziende che hanno messo in cassa integrazione i loro lavoratori che non avevano un buon collegamento con la rete Internet. Oppure che hanno chiesto ai dipendenti svantaggiati, per la minore dotazione tecnologica da casa e quindi per la minore reperibilità e garanzia di qualità del lavoro, di accettare una riduzione dello stipendio. E questo più che smart working si chiama ricatto.

In questo articolo per semplicità parlo di Smart Working, tuttavia ho solo conosciuto aziende e persone che fanno REMOTE WORKING, perché il sistema di incentivazione del lavoro per obiettivi invece che a tempo, non è stato implementato grazie al COVID, anzi si sono fermati tutti i progetti di Benessere Organizzativo ed stata fatta man bassa si ammortizzatori sociali.

Siamo nella giusta direzione, ma contro vento!

Alla fine della lettura dell’ultimo libro di Simon Sinek ho avuto ancora una volta la conferma che il nostro pensiero sulle organizzazioni ed il mondo del business oggi è assolutamente in linea con i pensatori più innovativi e dirompenti. Simon ha trovato una bellissima metafora per classificare velocemente il comportamento delle società e degli imprenditori nel business. Lui parla di grandi Corporation e di strategie e di marketing, tuttavia gli stessi concetti si applicano alle piccole e medie aziende italiane perché i business è simile in ogni paese, purtroppo però le teorie innovative da noi arrivano qualche anno dopo. In Italia, nell’ambito della consulenza alle PMI siamo nel pieno dell’applicazione delle teorie del controllo tradizionale e delle strategie competitive, che per Sinek rappresentano l’essenza della partecipazione al “Gioco Infinito” del business con tecniche da “Gioco finito”. Spesso ci sentiamo troppo distanti dal medio-pensiero dell’imprenditore italiano per come ci viene presentato, infatti crediamo a volte di essere stati fortunati a trovare clienti che ci seguono con successo, e leggendo questo libro abbiamo ricevuto ulteriori conferme della correttezza del nostro approccio.

Noi crediamo che le aziende debbano essere organizzate in Teams e lo stesso imprenditore è un teamleader. Tutti all’interno del team ha molto valore e se manca un componente il team non funziona bene. Nessun manager o top manager dovrebbe guadagnare molto di più degli altri componenti del team perché come gli altri è al servizio dell’organizzazione e come gli altri ed ha semplicemente un ruolo differente. Certo, la responsabilità conta, e qualcuno non la vuole, tuttavia è più importante il Leader che le persone seguono per la sua visione, a volte è incarnato dall’imprenditore che ha creato l’azienda, di qualsiasi “manager” che lavora solo per lo stipendio ed i benefit.

Le aziende che hanno una organizzazione adatta a stare nel business trattano i loro collaboratori come vorrebbero che essi si prendano cura dei clienti. Empatia, assertività, rispetto e partecipazione sono valori imprescindibili per avere un team di successo, che permette alle aziende di successo di stare non gioco infinito. Il profitto diventa un effetto “collaterale”. Chi invece persegue solo il profitto prima o dopo fallisce. Questo è quello che emerge dalla ricerca di Simon Sinek, che fa molti esempi importanti di errori strategici che hanno creato disastri annunciati.

La cosa più dirompente è comprendere come questa mentalità “sbagliata” è nata:

“… In un articolo spartiacque del 1970, Milton Friedman, l’economista premio Nobel considerato uno dei grandi teorici dell’odierna forma di capitalismo, gettò le basi per la teoria del primato degli azionisti, al cuore di larga parte del business attuale, così improntato a un orizzonte finito. «In un sistema di libera impresa e proprietà privata», scriveva, «un dirigente aziendale è un dipendente dei proprietari dell’azienda. Ha una responsabilità diretta nei confronti dei suoi datori di lavoro. Questa responsabilità è condurre l’azienda in accordo con l’interesse dei proprietari, che in genere sarà quello di fare più soldi possibili rispettando le regole di base della società, sia quelle incarnate dalla legge sia quelle incarnate dai costumi etici.»

E poi Simon aggiunge:

“… Per un’alternativa più votata all’infinito rispetto alla definizione di responsabilità di impresa formulata da Friedman, basterà tornare indietro fino a Adam Smith. Il filosofo ed economista scozzese del XVIII secolo è universalmente considerato il padre dell’economia e del capitalismo moderni. «Il consumo», scriveva Smith in La ricchezza delle nazioni, «è l’unico fine e scopo del produrre, e l’interesse del produttore andrebbe preso in considerazione solo nella misura in cui può essere necessario per promuovere quello del consumatore.» Per poi chiosare: «La massima è così perfettamente autoevidente che sarebbe assurdo tentare di dimostrarla».3 In parole povere, gli interessi dell’azienda dovrebbero essere sempre secondari rispetto a quelli del consumatore (per ironia della sorte, eccomi qua a scrivere un libro intero su questo punto che per Smith era così «evidente» da ritenere assurda ogni dimostrazione)”.

Questa è l’essenza del pensiero da recuperare dopo l’abbuffata di profitti, stipendi ingiustificati dei Top Manager delle aziende e strategie di mercato volte a fare del male ai consumatori pur di aumentare i profitti, che hanno costretto tanti governi a correre ai ripari con leggi che garantiscono una cosa che dovrebbe essere naturale per tutti: l’etica.

Chi oggi pensa solo al profitto, a misurare in modo maniacale le performances, per raggiungere primati (vincere gare) contro i concorrenti passando sopra alle esigenze di benessere dei collaboratori e dei clienti è assolutamente nel posto sbagliato, eppure sono ancora in tanti a dirigere imprese con il pensiero di Friedman, che viene ancora studiato nelle università

Oggi è il momento di imprese che siano “eticamente organizzate” e governate per condividere i risultati con i propri collaboratori, che abbiano a cuore i loro interessi e le loro vite e che trasferiscano questo amore per il loro prodotto e servizio verso i clienti. Le aziende che sono gestite con questi valori, sono anche quelle che, a dispetto degli amanti della competizione, hanno più probabilità di crescere e avere successo e profitti.

E’ il momento di cambiare le regole del business che, come dice Simon, è un gioco infinito, non ci sono ne vincitori ne vinti ma solo aziende che “durano” nel tempo creando valore e benessere nel mondo, partendo dai collaboratori e dai clienti, non solo per gli investitori e i proprietari.

Questo pensiero è quello che ci guida in ogni “Assessment Strategico”, ridefinizione della strategia, dei valori e dell’organizzazione insieme ai nostri clienti.

La nuova economia: informazioni e tecnologia

Dopo aver letto una serie di libri sul tema dell’evoluzione del mondo economico e aziendale in corso, abbiamo cercato di fare una sintesi per i workshop del Metodo Awan®. E’ stata una proficua sessione di Brainstorming che ci ha portato a disegnare in una presentazione animata esattamente cosa sta succedendo oggi nel mondo del business. Provo a spiegarlo qui come lo raccontiamo ai nostri clienti del Metodo Awan®.

In pratica se andiamo a vedere come si sono spostati gli investimenti finanziari negli anni passati, registriamo che è in atto un fortissimo spostamento di capitali verso le società tecnologiche di successo, in particolare quelle che detengono in monopolio dei dati e delle informazioni.

L’economia sta diventando più immateriale. Questo non significa che vivremo in un mondo in cui non ci sarà bisogno degli oggetti e del petrolio, però il peso economico delle attività tradizionali e consolidate diminuisce a livello globale, mentre quello delle attività legate al mondo delle informazioni aumenta. Sembra di rivivere il detto “Informazione è potere”.

Dal punto di vista del comune cittadino questo ha portato ad un aumento delle conoscenze condivise e delle possibilità di contribuire all’intelligenza distribuita che internet ci permette di avere. Praticamente significa avere un mondo di informazioni utili per la vita di tutti i giorni, e quindi vivere meglio.

Comportamenti come: imparare dalla rete, fare corsi universitari americani da casa, lavorare ovunque, divertirsi e guardare spettacoli ovunque e a qualsiasi ora e cercare soluzioni a qualsiasi problema con il motore di ricerca online, e fare tutto questo con lo smartphone, sono attività normali oggi ma impensabili fino a 10 anni fa.

Il potere informativo scaricato su chiunque possieda uno smartphone con Internet è impressionante e in futuro accederanno alla rete sempre più persone da continenti in via di sviluppo, attraverso le telecomunicazioni locali e la possibilità di acquistarne uno.

Il fattore di complessità da gestire oggi è la sovrabbondanza di informazioni disponibili. Ecco perché i Big Data e l’intelligenza artificiale, oltre tutti i filtri per evitare le “fake news” ci vengono in aiuto, però il percorso è segnato. Chi impara a gestire il flusso informativo adeguatamente ne ricaverà ulteriore vantaggio.

Il nostro assessment strategico con il Metodo Awan® parte proprio dalla consapevolezza che le società tecnologiche sono come le società petrolifere di ieri (Exxon, Shell, e PetrolChina sono state sostituite da Apple, Amazon, Alphabet e Facebook), e tutto il business ruota intorno ai temi: INFORMAZIONI E TECNOLOGIA.

Al cuore del modello economico di domani stanno quindi le società che gestiscono tutte le piattaforme ed i processi per offrire al mercato INFORMAZIONI E TECNOLOGIA. Intorno a questo nucleo si sviluppano le idee più proficue e “girano” i maggiori investimenti. Si sta parlando prevalentemente di Silicon Valley e poche altre realtà globali. I paesi asiatici già detengono il monopolio dell’hardware tecnologico e la Russia sta investendo molto per offrire servizi finanziari alla popolazione, mentre l’Europa è un satellite degli USA, come sempre a seguito della Seconda Guerra Mondiale in cui siamo stati conquistati politicamente e culturalmente.

I consumatori hanno imparato a convivere con i servizi digitali che permettono di scegliere liberamente i prodotti e scardinare le filiere storiche nate sulla mancanza di informazioni da parte dei clienti. Questo fenomeno permette di vivere e lavorare meglio con gli strumenti tecnologici digitali e di raggiungere il proprio equilibrio nella gestione del tempo e della salute psico-fisica.

Ci sono però alcune controindicazioni alla bulimia tecnologica in atto:

  1. Aumentando il numero di informazioni disponibili, per essere efficaci nella scelta, le persone devono farsi aiutare da intermediari e da algoritmi che analizzano i dati offrendo informazioni decisionali pronte all’uso. Essi potrebbero in futuro rivelarsi poco trasparenti e portarci verso un controllo delle decisioni con una sorta di persuasione occulta verso le opzioni pilotate soprattutto per la nostra pigrizia di approfondire.
  2. Le aziende tradizionali in cui le persone lavorano sono spesso tecnologicamente più retrograde sia per la mancanza di investimenti nel rinnovamento digitale in campo tecnologico e comportamentale sia per non scardinare le rendite di posizione del management, soprattutto quello intermedio che spesso ha una età anagrafica “analogica”. Questa distonia sposta i “talenti” verso le aziende più moderne e digitali e crea insoddisfazione nelle persone rimanenti che si vedono costrette a lavorare in un ambiente più arretrato rispetto al loro smartphone.

In Italia molte aziende non riescono a cogliere veramente le opportunità dalla trasformazione digitale, mentre alcune aziende di successo hanno compreso a pieno il percorso da fare per evolvere e sono in pieno cambiamento. Queste ultime governeranno il business domani, insieme alle start up che per definizione basano i loro modelli su INFORMAZIONI E TECNOLOGIA.

Le aziende di successo offrono servizi di valore ai clienti e si riconoscono dal modo con cui riescono ad attrarli e servirli e sono sempre solide anche in momenti di crisi. Esse hanno compreso come gestire il proprio mercato invece di subire le incertezze economiche.

Anche i clienti e i collaboratori di queste aziende evolute della seconda fascia hanno imparato a usare INFORMAZIONI E TECNOLOGIA per semplificare la vita ed il lavoro e si trovano a disagio quando interagiscono con aziende vecchie e con la burocrazia della pubblica amministrazione. Per loro il mondo sarebbe migliore se le aziende comprendessero le esigenze dei clienti e fossero tutte “moderne”.

Siamo in un momento di transizione. Molte aziende spariscono e ne nascono di nuove. La crisi pandemica in corso ha contribuito ad accelerare il processo di svecchiamento perché ha costretto tante aziende a lavorare in modo differente. Diverse aziende che non erano pronte però hanno sofferto e sebbene si siano attrezzate in urgenza, l’evoluzione non era nel proprio radar quindi adesso stanno ritornando nella zona di confort, cioè cercano di fare come hanno sempre fatto, fine del Remote Working, fine della delega e responsabilità ai collaboratori, i manager ritornano saldamente in capo all’azienda con la solita organizzazione gerarchica ed i soliti processi NON collaborativi.

Le aziende più accorte hanno approfittato di questo momento storico per evolvere il modello di business ad esempio verso l’e-commerce e adottare in modo completo il Remote Working. Poche hanno il coraggio di passare allo Smart Working introducendo il metodo OKR (obiettivi e risultati) o similari per responsabilizzare i collaboratori ed evolvere definitivamente l’organizzazione il modello usato dalle aziende tecnologiche di successo, quelle del nucleo INFORMAZIONI E TECNOLOGIA. Per aiutare queste aziende ad essere più efficaci e veloci nell’evoluzione, noi abbiamo sviluppato sia una metodologia che modelli di controllo che aiutano le aziende a fare questo passaggio organizzativo e con il Metodo Awan® in poche settimane aiutiamo l’imprenditore a visualizzare, attraverso i business canvas, il modello evolutivo della sua azienda di successo.