Con Vodafone e Microsoft i servizi di Collaboration professionali alla portata della piccola e media impresa

Vodafone amplierà a brevissimo l’offerta di Rete Unica con i servizi di Produttività Online di Microsoft. In questo momento è in corso l’addestramento della forza vendita che offrirà alle aziende non solo i servizi di telefonia e mobilità con devices Nokia in abbonamento ma anche i servizi di produttività di Microsoft con due prodotti: Rete Unica Mail che comprende solo la mail di Exchange Online e Rete Unica Mail e Collaboration che include oltre alla mail in mobilità anche l’accesso a SharePoint Online, Live meeting e Office Communications Online.

Anche se per gli addetti al lavoro questo è business as usual, io credo sia una vera e propria rivoluzione perché tre importanti operatori del settore telecomunicazione, telefonia e software ICT convergono in una offerta per la micro e piccola impresa, assolutamente nuova e di alta qualità professionale, a prezzi veramente competitivi. Le piccole organizzazioni hanno a disposizione tutti gli stessi servizi di Collaboration che hanno le grandi aziende affittandoli un tanto al mese ma questa volta non è un operatore lontano come Microsoft che li offre, ma una società vicina come Vodafone, che darà anche il supporto telefonico. Non ci sono altre offerte simili nel panorama italiano per il momento e la semplicità ed efficacia dell’attivazione e la potenza dei servizi credo proprio che premierà questa soluzione. Ecco una realizzazione pratica del cloud, senza tanti fronzoli e molto concreta. Del resto con Rete Unica Vodafone da tempo offre alle aziende il centralino virtuale ed il numero unificato fisso mobile, quindi l’ampliamento dei servizi con la mail e gli strumenti di collaborazione sono una naturale evoluzione dell’offerta che ha trovato in Microsoft e Nokia partner naturali per contrastare l’egemonia ormai ingiustificata di dei servizi mobile di Blackberry e contrastare presso le aziende la diffusione dei servizi Enterprise di Google.

Allineare ICT al Business: missione impossibile?

Colgo lo spunto della CIO survey di Net Consulting presentata ormai qualche mese fa (Settembre 2010) ma più che mai attuale per parlare di un tema che mi sta da sempre molto a cuore. L’allineamento delle scelte di investimento ICT al Business. vediamo innanzitutto cosa emerge dalla survey

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Al primo posto nelle priorità dei CIO nel 2010 è “finalmente” l’allineamento delle strategie al Business, mentre nel 2009 al primo posto c’era ancora un tema ICT come la virtualizzazione. In realtà conosco molte aziende che sono ancora nel bel mezzo del piano di consolidamento e e virtualizzazione ma diciamo che il trend dell’allineamento è rilevante per quelle aziende più innovatrici che hanno saputo negli anni scorsi risolvere i problemi di infrastruttura obsoleta e creare una solida base per ripartire con i servizi di business veramente utili alle persone invece che auto referenziarsi con i soliti investimenti da esperti in camice bianco.

Ma vediamo in pratica cosa significa

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Innanzitutto emerge prepotente il tema dell’analisi dei dati, della Business Intelligence, che insieme al CRM  ed al Content Management rappresentano le principali crescite di investimento dal 2009 al 2010. Le aziende do ogni dimensione stanno prendendo coscienza che il mondo delle informazioni va gestito, analizzato e da esso si possono trarre molti vantaggi competitivi sui concorrenti. SharePoint 2010 che è uscito proprio a metà del 2010 possiede una suite completa per l’analisi e la visualizzazione dei dati ed il CRM di Microsoft è costruito su base documentale SharePoint ed integrato con Office. A settembre inoltre Gartner posiziona SharePoint come migliore infrastruttura di portale, Allineare ICT al Business vuol anche dire dare finalmente alle persone che lavorano dei servizi semplici e familiari e integrati nel mondo di Office, non fornire applicazioni frammentate che risolvono ognuna un solo problema e costringono le persone ad imparare diversi tool informatici per svolgere il proprio lavoro. Da anni i “tecnici” per mantenere il proprio ruolo, si complicano la vita e complicano la vita agli “utenti” con scelte costose e complesse da gestire. Ora che abbiamo più tecnologia semplice ed efficace a casa che in ufficio, i budget dell’ICT negli Stati Uniti sono addirittura rigirati in buona parte al business che può liberamente scegliere device e soluzioni all’interno di un portafoglio gestito dall’infrastruttura con un buon grado di libertà. Allineare ICT al business significa anche attrezzare l’ICT per seguire la variabilità e velocità delle scelte di business che sono necessario per essere competitivi, che spero facciano tramontare definitivamente le risposte dei “tecnici” del passato che di fronte alle richieste del business rispondevano con un secco “non si può fare”.

Impatto economico di Office 2010

Better together, meglio insieme dice Forrester di Office 2010 e Sharepoint e lo dimostra anche in uno studio di cui trovate qui la presentazione. In sintesi la società di analisti americana ha applicato la sua metodologia TEI (Total Economic  Impact) che consiste in:

  • raccogliere le informazioni dalle ricerche di mercato
  • intervistare le persone di prodotto di Microsoft
  • intervistare in profondità persone di 7 organizzazioni che utilizzano Office 2010 a partire dalla versione beta
  • creare un modello organizzativo che raggruppa le caratteristiche rilevate insieme e popolare il modello finanziario collegato
  • finalizzare i report sui costi e benefici emergenti dal modello finanziario costruito sulle interviste e raccolta dati nelle organizzazioni che usano Office 2010

Questa metodologia forse è l’unica che permette di rappresentare economicamente in modo abbastanza oggettivo le quantità che emergono dal risparmio qualitativo in produttività che spesso vediamo ma non riusciamo a giustificare. I risultati sono importanti perché emerge che nella organizzazione studiata di 5.000 utilizzatori di Office 2007, la migrazione ad Office 2010 porta, secondo Forrester  ad un beneficio di 9M$ in 3 anni (risk adjusted) contro un costo di 1,6M$ con un payback di 5 mesi dell’investimento. Non a caso si studia il periodo di 3 anni perché è il periodo di innovazione di Microsoft, che ogni circa 3 anni lancia un nuovo Office, dove per Office ormai si intende la suite che comprende SharePoint.

Quali sono i principali benefici quantitativi misurati (valori senza risk adjustments)?

  • l’impatto del co-authoring con benefici stimanti in 6,7M$
  • l’impatto dell’uso del nuovo One Note con benefici per 2M$
  • l’impatto dell’eliminazione di video/foto editing tools di terze parti per 70k$
  • l’impatto delle altre nuove funzionalità insieme per 13M$

Ma perché questi grandi numeri: perché in questa tipologia di analisi entra sempre il “costo del lavoro” che è alla base degli studi di produttività. Il costo delle ore lavorate delle persone è un elemento che nel mondo anglosassone è rilevante nelle analisi economiche di investimento, quindi il risparmio in ore lavorate diventa beneficio economico evidente con l’utilizzo delle nuove tecnologie. In sintesi il messaggio finale è questo: se si innovano le tecnologie Office ogni 3 anni e si rinnova l’Enterprise Agreement con Microsoft, a cui vanno aggiunti i costi di deployment cioè di rinnovamento del software e hardware necessari per utilizzare i nuovi prodotti, i benefici sono ampiamente superiori e si ripagano in pochi mesi per organizzazioni di grandi dimensioni. Questo perché moltiplicare le ore risparmiate e valorizzate al costo del lavoro per il numero delle persone porta a grandi numeri.

E in Italia? Da noi purtroppo la produttività non è un elemento discriminante nelle scelte degli investimenti perché il costo del lavoro è considerato una invariante, anzi aumentare la produttività a volte crea problemi di organizzazione del lavoro perché ruoli e mansioni potrebbero cambiare aumentando di livello dal momento che i lavori più ripetitivi sono automatizzati. Quindi alle persone che paghiamo cosa facciamo fare se svolgono il lavoro troppo in fretta? Va da se che gli altri paesi aumentano il divario in produttività e noi andiamo sempre più indietro nelle classifiche internazionali. Questo modo di pensare purtroppo è molto più radicato di quello che si crede ed è il motivo per cui quando si analizzano gli investimenti in tecnologia si prendono in considerazione i costi ed i risparmi in software, hardware e consulenza, ma quasi mai l’impatto in risparmio di costi che questi investimenti potrebbero avere sulle persone. Le funzioni aziendali come AFC e HR dovrebbero entrare di diritto nelle scelte ICT per permettere di misurare il beneficio degli investimenti in innovazione e fare ripartire la produttività delle organizzazioni.

La intranet è uno degli investimenti che dovrebbe essere soggetta a questo tipo di studi preventivi e di  misurazione successiva per valutarne gli innumerevoli benefici e continuare con gli investimenti verso l’Enterprise 2.0.