28 Giugno 2011: perché cambiano le regole dell’ICT

Microsoft è sempre Microsoft e quando si muove lo fa alla grande. Il 28 giugno esce Office 365 in molti paesi nel mondo compresa l’Italia. Da quel giorno le regole non saranno più le stesse. il nome intanto è più adeguato rispetto a BPOS (Business Productivity Online Services) che era, oggi possiamo dirlo, proprio brutto per gli italiani. Ma la rivoluzione si porta dietro un nuovo modo di pensare all’Office. Non c’è bisogno e non è possibile usare le ultime versioni di Office senza pagare le licenze, non solo perché è illegale, ma soprattutto perché non è più conveniente per nessuna azienda, avendo a disposizione tutto quello che serve per una micro azienda a pochi €.

Parliamoci chiaro, l’imprenditore che sa fare il proprio mestiere, lavora con strumenti professionali, è seguito almeno da un commercialista valido, e tratta bene i proprii dipendenti, valorizzando il loro lavoro, non solo con una adeguata retribuzione ma dando loro i migliori strumenti per lavorare. L’imprenditore sa che il suo principale investimento sono i dipendenti ed i collaboratori e sa che il loro tempo è prezioso; lavorare con strumenti Office di Microsoft aggiornati permette di raggiungere livelli di produttività elevati, ma fino ad oggi molti hanno rinunciato forse perché il prezzo / valore non era più adeguato ai tempi.

Office 365 cambia le regole del gioco.  Se ho 10 dipendenti o collaboratori e voglio che lavorino bene collaborando con i migliori strumenti posso spendere da €630 all’anno fino €3.060 se voglio le funzionalità più evolute di telefonia e l’Office Desktop. Soprattutto ho sempre le ultime versioni delle applicazioni e non spendo un € in Hardware e assistenza tecnica di base.

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Queste sono le configurazioni denominate Enterprise acquistabili da tutti, inoltre le imprese con meno di 50 postazioni di lavoro possono avere una versione ancora più conveniente ritagliata per loro a 5,25€ al mese per persona. Cosa perdono? Una maggiore segmentazione delle funzioni amministrative e funzionalità di amministrazione più evolute, oltre al supporto diretto ed alcuni tools di migrazione. Microsoft ha creato per le micro e piccole imprese questa versione con sono strumenti a cui si può rinunciare se si acquista il PC con Office ultima versione dalla distribuzione normale. Se all’interno dell’azienda si hanno alcune competenze tecniche o si  è seguiti da un partner di Microsoft an con poca spesa tutte le organizzazioni possono usare per il lavoro gli stessi strumenti delle grandi imprese.

Sotto una simulazione dei costi per utenti all’anno nelle diverse configurazioni e per dimensione di azienda.

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Si consideri che queste non sono “licenze” solamente ma è il costo completo dell’informatica per la produttività del proprio business ai massimi livelli. Per fare una corretta valutazione è corretto però aggiungere altrettanti € per la consulenza all’avviamento e l’assistenza annuale esempio:  €630 servizi pagati Microsoft + 630€ di consulenza (eventuale) avviamento + 630€ all’anno se si vuole l’assistenza di un partner come Cloudea che ha offerte in abbonamento all’anno, adeguate ai servizi Cloud. Costo totale, meno di 2.000 € il primo anno e meno di 1.300€ gli anni successivi all’incirca per avere 10 utenze Cloud che comprendono:

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Una casella mail di Exchange 2010 con 25 Gb di spazio e possibilità di inviare allegati fino a 30 Mb, un sistema di videocomunicazione su IP per comunicare in modo istantaneo con le persone in linea, fare riunioni virtuali e conferenze web, una gestione documentale e di collaborazione web completa di workflow, strumenti social etc…

Con questo si possono costruire dei mini CRM, archiviare i documenti aziendali accedere alla posta e calendario da qualsiasi PC collegato a internet e da Smartphone. Insomma si può lavorare in modo professionale con strumenti adeguati.

il 28 Giugno è dietro l’angolo e chi sta provando la versione beta potrà trasformarla in TRIAL per 1 mese ancora senza pagare, poi finalmente acquistare con carta di credito i servizi.

Europa indietro su Cloud Computing secondo ricerca AMD, e l’Italia? niente di nuovo sotto il sole……

Sono 1.513 le interviste fatte per questa nuova ricerca di AMD, in US, Asia ed Europa. Organizzazioni con più di 100 dipendenti sono state interrogate sui loro piani riguardo all’adozione delle tecnologie Cloud. Il risultato? Qui trovate la ricerca originale.

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In Europa il 39% delle organizzazioni intervistate non ha ancora investigato le opportunità del Cloud Computing, ma il dato di quelle che l’hanno provato e rifiutato è basso ovunque, segno che prima o dopo ci arriveranno molte organizzazioni anche qui ai confini dell’impero tecnologico. Ma non parliamo dell’Italia che non è neanche presa in considerazione dalla ricerca, che ha preso in considerazione solo Francia, Germania e UK….ovviamente. In Italia l’unico osservatorio sempre pronto ad analizzare le nuove tendenze è quello del Politecnico di Milano che proprio qualche settimana fa presentava il rapporto del 2011 del suo Osservatorio Cloud e qui, pur con l’analisi di un campione meno significativo i risultati erano questi

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Nelle 168 grandi organizzazioni Italiane intervistate dal Politecnico la tendenza è quella di utilizzare il Cloud per ridurre i costi di Hosting delle applicazioni, quindi nella suo utilizzo basico e iniziale offerto da Amazon.com. Non a caso questa offerta è la più conosciuta tra gli operatori dei centri ICT. A sorpresa però un buon 63% utilizza a vario titolo delle applicazioni SaaS che dagli analisti sono citate come

“applicazioni di gestione delle Risorse Umane, i portali aziendali, la posta elettronica, la Unified Communication & Collaboration e i sistemi di conservazione sostitutiva. Meno diffusi, ma comunque in crescita, CRM e sistemi di produttività individuale e scambio documentale. Più di nicchia, infine, eCommerce, sistemi di business intelligence, sales force automation, amministrazione finanza e controllo.”

Secondo me le applicazioni di gestione risorse umane ed i portali per i dipendente collegati portano i alto la percentuale delle organizzazioni che adottano il SaaS. Queste applicazioni infatti sono spesso gestite in Outsourcing. Di qua a parlare di vero e proprio Cloud però ce ne passa.

Si fa presto a dire Cloud e non basta utilizzare la tecnologia di virtualizzazione per le applicazioni interne o gestire il cedolino presso una società esterna. Il Public Cloud sulla Collaboration ed il CRM o altro con IBM lotuslive, Microsoft  BPOS o CRM Online , Google apps, Saleforce.com, Telecomitalia nuvola italiana o Vodafone Rete Unica sono quasi vere applicazioni Cloud e neanche tutte nativamente multi tenant, figuriamoci se le grandi aziende le hanno adottate in Italia per il 63% !!!. I realtà queste applicazioni sono efficaci per la PMI perché con l’economia di scala permettono di innovare senza investimenti iniziali. Sempre la ricerca del Politecnico ci dice per le PMI “… il quadro cambia radicalmente: a
fronte di indubbie potenzialità e di un interesse prospettico rilevante, pari al 20% per la
parte di SaaS e al 30% per la parte IaaS, il mercato delle soluzioni di Cloud per le PMI si
trova ad oggi in una fase embrionale. Il livello di diffusione del SaaS è ancora nell’ordine
del 2-3% per le applicazioni più diffuse e riguarda principalmente CRM, sistemi di videoconferenza, “pacchetti semplici” a supporto di attività amministrative e contabili e servizi
a supporto delle attività amministrative del personale, di controllo delle presenze e gestione
delle trasferte. Meglio non va per i servizi infrastrutturali con il 6% di aziende che usa
servizi di storage, sicurezza e backup dei dati e il 3% capacità elaborativa in modalità as a
Service. “

Siamo alle solite, la grande azienda italiana si vanta di fare innovazione, mentre il reale tessuto produttivo del nostro paese: le PMI stanno al palo in altre faccende affaccendate senza accedere se non in casi sporadici alle competenze ed alle tecnologie più innovative.

Vediamo però cosa dice ancora la ricerca di AMD sul valore di business riferito alle aziende che hanno già adottato da tempo il Cloud.

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Interessante notare che i paesi più all’avanguardia hanno anche saputo misurare il ROI e soprattutto fare gli investimenti giusti per massimizzarlo.

La parte più interessante però è quella degli skills, qui mentre dalla ricerca AMD emerge che il personale ICT dei paesi intervistati si sente comunque pronto per affrontare la sfida.

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In Italia dalla ricerca della business school del Politecnico di Milano emerge una realtà differente, le direzioni ICT che si sentono pronte sono solo il 10%

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La conversione delle competenze è ancora indietro e senza le adeguate competenze la “rivoluzione” non decolla. In effetti niente di nuovo sotto il sole Open-mouthed smile)