Se anche i medici utilizzano strumenti “consumer” la nostra “privacy” è a rischio?

Bella domanda no? Eppure i medici inglesi a sentire questa notizia

http://247.libero.it/focus/19119913/3/-ti-visito-via-skype-i-medici-potranno-curare-tramite-internet-e-smartphone/

non se la sono fatta o probabilmente hanno deciso che non era fondamentale.

Il fatto che alle persone in UK sia proposto di  comunicare con il proprio medico via Skype è molto discutibile perché per gestire informazioni sensibili è stato scelto uno strumento  “consumer” che, come tale, non ha livelli di sicurezza adeguati; anzi la sua velocità, dovuta ai pochi controlli ed anche alla mancanza di  cifratura della comunicazione e la capacità di penetrazione di ogni firewall sono un punto di forza.

E’ comprensibile che la sanità di ogni paese cerchi di ridurre i costi e quindi siamo favorevoli alle iniziative tecnologicamente innovative, ma questa notizia che ha fatto un po’ di scalpore nasconde una certa ignoranza nei possibili approcci che oggi la sanità di ogni paese potrebbe utilizzare per realizzare il progetto di “visita o consulto via internet” e tra tutti gli strumenti possibili, considerando l’attenzione doverosa alla privacy delle informazioni sanitarie, la scelta di Skype o di altri strumenti similari come i Messenger pubblici non è proprio condivisibile.

La vera notizia dentro notizia è che le persone e le organizzazioni anche in UK stanno “consumerizzando” le proprie scelte tecnologiche con scelte molto miopi e discutibili, infatti invece di dotarsi di strumenti analoghi ma “professionali” usano anche per il business esattamente gli stessi strumenti “consumer” gratuiti che si sono diffusi per la loro semplicità di uso e gratuità, ma intrinsecamente come tutti gli strumenti “free” presentano degli inconvenienti che quelli “professionali” non hanno pur essendo oggi a basso costo, grazie alla tecnologia “Public Cloud Computing”.

La pubblica amministrazione inglese, evidentemente come la nostra, basa le proprie scelte sui temi di spesa immediata e non considera i costi accessori e i temi di privacy. Le aziende fortunatamente hanno altri criteri di scelta e sebbene siano tante quelle che oggi utilizzano strumenti “consumer” per svolgere il proprio business, grazie al “Cloud Computing”, che offre una alternativa a basso costo, alcune stanno cominciando ad usare servizi analoghi ma professionali come Office 365 di Microsoft o Lotuslive di IBM.

Consumer vs. Professional, Gratis (apparentemente)vs. basso costo certo è la percezione che il Cloud Computing nei servizi di comunicazione e collaborazione deve modificare per penetrare nel mercato. Quando parlo con l’imprenditore di una piccola azienda che utilizza ancora Gmail o altra mail gratuita faccio sempre l’esempio della dichiarazione dei redditi. Non credo esista in Italia un imprenditore che fa la dichiarazione dei redditi della propria impresa “gratis”  utilizzando internet, mentre tutti si appoggiano al Commercialista che ha dei costi anche alti. Il fatto che gli stessi imprenditori invece utilizzino strumenti informatici gratuiti e pubblici per la propria impresa é una incongruenza frutto solo dell’ignoranza, segno che il valore delle informazioni, della privacy è basso per loro rispetto alla cura degli aspetti fiscali. E poi gli stessi imprenditori dicono che non vogliono esternalizzare i server per paura della fuga di informazioni e copia dei documenti aziendali, parlando di cose che in realtà non conoscono.

Quanta strada deve ancora fare l’imprenditore della micro e piccola impresa italiana per imparare ad utilizzare i nuovi servizi di comunicazione e collaborazione che il “Cloud Computing” mette a disposizione a costi sicuramente inferiori al commercialista, che però garantiscono oggi alta affidabilità e sicurezza superiore a qualsiasi strumento “consumer”

Sarà il fatto che questa tecnologia è nuova mentre le alternative “gratuite” sono presenti sul mercato da più tempo, oppure che le stesse multinazionali che propongono questi servizi non accelerano la loro penetrazione che andrebbe a cannibalizzare altre rendite di posizione sulle vendite tradizionali di Hardware, Software e Servizi, tant’è che i pochi che stanno utilizzando tali servizi non ritornano a Skype per la loro collaborazione aziendale mentre magari lo usano ancora a casa per chattare con gli amici, o telefonare a basso costo ad una persona lontana.

Il “Public Cloud Computing” è una opportunità che le aziende e le amministrazioni non devono perdere per aumentare la propria produttività e ridurre i costi di gestione senza diminuire i livelli di sicurezza e privacy. Se volete approfondire venite a trovarci in www.cloudea.it.

La nostra sanità non avrebbe problemi ad accordarsi con Microsoft per esempio per dare ai medici un servizio professionale come Live meeting o Lync Online che a costi contenuti permettono di avere oltre alla videoconferenza, la possibilità di visualizzare documenti come le analisi, scrivere le ricette e trasmettere tutte le informazioni in modo criptato in massima sicurezza. Il tutto a costi contenuti data anche l’importanza strategica e la dimensione dell’iniziativa.

Avanti allora sulla strada dell’innovazione e ben vengano queste notizie ma invitiamo i giornalisti a spiegare anche quali sarebbero state le alternative più professionali e sicure a questa scelta che una amministrazione pubblica dovrebbe adottare per garantire meglio la privacy delle informazioni e dei propri cittadini.

Io avrei riscritto il titolo così: “in Inghilterra i medici usano Skype per comunicare con i pazienti, noi possiamo fare i meglio con il “Cloud Computing”……speriamo.