Approccio “Lean” e “Cloud”, riflessione sulla semplicità

Mi sono  chiesto spesso perché le organizzazioni sono così complesse e creano processi oltremodo complicati, che poi i sistemi ICT devono gestire, aggiungendo anch’essi una propria complicazione intrinseca, quella del linguaggio tecnico, per arrivare infine allo spreco inutile di risorse (la frase è volutamente contorta Smile).

Il detto “complicare degli affari semplici” è più che mai azzeccato per molte organizzazioni, ma  non basta, perché per risolvere questi aspetti ci si rivolge ai migliori consulenti che aggiungono ulteriore complessità.

Perché i processi sono complicati? Perché le persone trasferiscono su di essi le proprie frustrazioni e la propria umanità oltre che gli aspetti relazionali ed organizzativi

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Condivido questa rappresentazione che sta alla base del pensiero “lean” dedicato ai processi nell’area dei servizi. Un nuovo approccio alla re-ingegnerizzazione dei processi aziendali che, nel calo attuale di risorse disponibili,  diventa una necessità per la sopravvivenza di molte aziende.

Un mio amico Fabio Gambaro, esperto di questa metodologia, sta diffondendo il “verbo” nelle imprese e mai come oggi ha avuto tanto interesse intorno alle tecniche “lean” per ridurre gli sprechi nelle organizzazioni.

Ebbene, mi piace paragonare, quando parlo con lui il “lean” al “cloud” o perlomeno ad un aspetto importante del “cloud”: quello che mi permette di utilizzare solo le risorse che servono di volta in volta e quindi eliminare lo spreco delle risorse inutilizzate ed acquistate in conto capitale.

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Oggi io credo che nell’area ICT ci siano ancora molti sprechi, non a caso alcuni manager continuano a ridurre le risorse ICT.

Non è utile alla gestione del business ridurre le risorse senza rivoluzionare i processi operativi e questa rivoluzione nell’area ICT significa, acquistare i servizi infrastrutturali e di produttività all’esterno, dai migliori specialisti del mercato come Amazon e Microsoft ad esempio.

Hardware ed infrastruttura di server virtuali e tutto il mondo Office per la gestione di documenti, mail, riunioni virtuali, archiviazione e condivisione in mobilità anche su smartphone etc…sono commodities che possono essere affittati su internet con carta di credito per le funzionalità e  la durata che servono, senza investimenti in conto capitale.

Creare un Business leggero dal punto di vista finanziario significa non fare troppi investimenti in conto capitale che poi portano ad ammortamenti e spesso nell’ area dell’innovazione il ciclo di rinnovo degli strumenti è molto più veloce dell’ammortamento. Ecco perché la realtà è piena di aziende con Hardware vecchio, programmi obsoleti e costi di gestione di essi molto alti.

E per chi gli investimenti li ha già fatti? Occorre valutare serenamente se continuare ad utilizzare la propria infrastruttura comparando i costi reali di possesso con i prezzi di affitto di servizi analoghi, considerando che quelli che sono disponibili sul pubblico mercato oggi sono spesso superiori.

Ci vorrebbero manager conoscitori oltre che delle leve finanziare anche di ICT, per sapere indirizzare l’innovazione delle aziende verso le strategie di profitto o almeno di sopravvivenza in questo periodo critico. Non solo persone che “tagliano” budget già bassi, per la complessità che devono gestire oggi, ma umili studenti di tecnologia in grado di decidere autonomamente come spendere, senza affidarsi tropo ai propri uomini ICT che temono di perdere il lavoro se viene tolta loro la complessità, che nel tempo hanno creato.

E i veri manager ICT dovrebbero ingaggiare i propri colleghi con proposte coraggiose di migrazione verso servizi “cloud pubblici” con razionalizzazione delle risorse interne invece di chiedere nuovi investimenti per dotarsi di “sistemi cloud privati” creando ulteriore complessità interna alle aziende.

Semplificare quindi secondo il pensiero “lean” anche nell’area ICT con la scelta dei servizi “cloud” oggi è possibile, se si affronta l’innovazione con il coraggio dell’imprenditore che rischia in modo controllato a fronte di grandi benefici, a fronte di una conversione delle risorse pianificata e realizzata bene.

Preparare una strategia di migrazione della propria infrastruttura ICT verso il Cloud Computing oggi non è ancora una cosa che possono fare tutti da soli, ci sono infatti, come per il “lean”, i consulenti, che per primi imagedevono essere consapevoli gli investimenti delle aziende sono limitati. I consulenti “lean” e “cloud” devono  inserirsi in un modello che prevede l’affitto di servizi condivisi, magari offerti in remoto per ridurre costi inutili di trasferte, in linea con quanto diceva già Toyota nel 1978.

Le aziende devono imparare anche ad evitare inutili riunioni e perdite di tempo in discussioni inconcludenti per fare scelte opinabili e in tutto questo un consulente “lean” o un “cloud” possono aiutare, senza appesantire i budget essendo entrambi figli di questo periodo di ottimizzazione della ricchezza, che in realtà non avrà fine e ci porterà verso una nuova normalità.

Nuova ricerca di Zerouno sugli impatti organizzativi del Cloud Computing: siamo tutti cloud….o quasi !!

Le aziende medio grandi applicheranno il modello Private Cloud, al massimo l’Hybrid Cloud, le organizzazioni più piccole informaticamente analfabete sono al palo, anche se incuriosite, e si fanno mille problemi inesistenti prima di trarre vantaggi dal Public Cloud.

Nelle grandi organizzazioni il cambiamento è in mano ai soliti noti dell’ICT quindi non si prevedono rivoluzioni ma evoluzioni verso una nuova infrastruttura tecnologia più efficiente ed efficace nella comunicazione con il business, ammesso che i processi di distribuzione della  spesa interna si avvalgano dei risultati di questa tecnologia.

Nelle piccole organizzazioni l’ignoranza informatica deve essere sconfitta prima di convincere gli imprenditori a buttare fuori il proprio tecnico di fiducia, che ancora oggi  fa spendere migliaia di € in hardware e consulenza per implementare la nuova soluzione basata su software Open Source da istallare in locale, prima che egli scopra che basta abbonarsi con pochi € al mese ad una applicazione Cloud professionale dei grandi fornitori come Microsoft, IBM, Google  ma anche Telecomitalia e Vodafone, per configurare tutto quello che serve per la produttività dei propri collaboratori.

La ricerca ha come panel un campione di 73 aziende di diversi settori con maggioranza di servizi (47,9%); il 65,7% delle risposte vengono dall’area ICT e le altre sono divise tra Line of Business, consulenti e Imprenditori. Il 62,9% delle aziende hanno più di 250 addetti e la maggioranza di questi (39,7%) opera con più di 1000 persone. E’ stata interrogata tuttavia una percentuale non trascurabile di aziende più piccole, 17,8% cono meno di 50 addetti.

Queste aziende hanno dichiarato in maggioranza che il budget ICT dal 2010 al 2011 è rimasto stabile, ma il 38,4 % ha dichiarato una spesa ICT in diminuzione contro il 21, % che l’ha presentata in aumento, anche qui nulla di nuovo.

La vera novità, e qui ho qualche dubbio sulla sincerità nelle risposte, è che il 35,7% delle grandi e medie imprese intervistate dichiara di avere già implementato il Cloud nelle loro infrastrutture ICT. Vuol dire forse che tutte queste aziende sono in grado di ribaltare il costo di utilizzo delle risorse gli utenti finali per utilizzo di una applicazione o di storage in modo puntale ed istantaneo? o semplicemente che hanno intrapreso un percorso di virtualizzazione dei server o messo qualche applicazione su Amazon per risparmiare. Purtroppo dire Cloud non basta, allora la ricerca chiede se si tratta di progetti SaaS, PaaS o IaaS e qui il 78,6% delle aziende medio-grandi dichiara che il Cloud utilizzato è un Cloud applicativo, mentre le piccole sono appena al 58,3%, un successone!! Se fosse un campione rappresentativo della realtà italiana, mentre credo che chi ha risposto già facesse parte di un gruppo di aziende all’avanguardia in quanto lettori di Zerouno ed informati sulle innovazioni.

Il trend che viene confermato è comunque la percentuale ancora ridotta di adozione del PaaS, cioè la riscrittura delle proprie applicazioni nel Cloud, che è la vera innovazione, dopo l’adozione massiva del Cloud Pubblico. Non vedo invece particolari elementi di innovazione nel mettere le proprie applicazioni nel Cloud, che risulta molto simile all’hosting dell’infrastruttura, oppure confondere il SaaS vero e proprio con l’outsourcing.

Del resto le applicazioni Cloud Offerte dai fornitori devono essere multi tenant e pochi hanno avuto la possibilità in questi periodi di investire nella riscrittura delle proprie applicazioni in tal senso mentre lo sappiamo che tanti espongono semplicemente le proprie applicazioni su internet e poi dichiarano che sono “Cloud”.

Un’altra cosa strana dei risultati è che il 35,7% delle medie aziende utilizzerebbe il Public Cloud mentre al contrario solo il 33,3,% delle piccole lo usa, invece del Private Cloud che nelle piccole detiene quita 41,7%. Io credo che i partecipanti al sondaggio abbiano poca comprensione dei termini. Riuscite ad immaginare piccole aziende che virtualizzano a go go e amalgamano l’infrastruttura con la tecnologia Cloud magari dopo avere risolto il percorso SOA, o la media azienda che acquista a man bassa CRM online o Salesforce.com o Office 365? Io ho qualche dubbio. Mi sembra normale invece che la grande azienda prediliga il Private Cloud (48,3%) rispetto al Public Cloud (13,8%). Qui una larga percentuale è chiamata Private Cloud Esterno…ma a me puzza di Hosting!!

Veniamo ora alla parte importante della ricerca, impatti dell’adozione del Cloud sui modelli di business aziendale: solo il 30,7 % del panel ritiene che il ruolo del Cloud sia limitato ad incrementare l’efficienza ICT ma del restante 70 % solo il 19% ha dichiarato che la sua adozione abbia come obiettivo quello di supportare le strategie di business, il rimanente crede che pur basando i propri obiettivi sull’efficienza ICT l’adozione del Cloud abbia anche un impatto sul modello di Business. Ancora una volta si parte dall’ICT per smuovere il Business. Che questo non sia un approccio vincente ce lo spiega spesso Gartner eppure forse le aziende italiane continuano a ragionare in termini di Innovazione ICT invece di innovare l’organizzazione ed i processi pesantemente facendosi aiutare semmai dall’ICT.

La conferma a questa sensazione viene dalla risposta alla domanda successiva: impatti sull’organizzazione aziendale e sui processi di business. Qui in sostanza le risposte sono simili, tutti sperano con il Cloud, cioè con l’innovazione che parte dalla tecnologia di smuovere i processi e l’organizzazione…niente di nuovo sotto il sole, ricordate l’introduzione dell’ERP? Salvo poi accorgersi che il cambiamento mal governato dei processi di business per mancanza di risorse ha provocato un calo della produttività generale delle persone.

Di seguito ci sono molte altre domande che vi invito a leggere attentamente, unica nota di rilievo è che la Privacy, la Compliance e la Sicurezza sembrano non essere dei blocchi insormontabili nella percezione degli intervistati per l’adozione degli strumenti di Cloud Computing, ma qui il vero impatto è sapere che i propri dati sono in un altro continente, e non credo che le aziende intervistate, visto il basso utilizzo del Public Cloud diverso dall’hosting, abbiano subito questo tipo di impatto.

Dalla ricerca emerge comunque una realtà molto favorevole al  Cloud Computing forse anche troppo considerando che non vedo nelle aziende molte rivoluzioni organizzative in corso anzi stanno tutte ben ferme aspettando l’evoluzione di questo strascico della crisi in corso. I ruoli delle persone, i modelli di business ed  i processi sono sempre gli stessi e non ho visto tutte queste aziende buttare via i server di posta e adottare Office 365 in modo massivo. Segno che dal dire al fare c’è di mezzo il mare o  che tutti dichiarano progetti in embrione come dati di fatto, ma chissà quando li vedremo realizzati pienamente.

Potete comunque richiedere il pdf della ricerca richiedendola qui lasciando i vostri riferimenti QUI, vi verrà spedita a breve giro di mail.