Microsoft abbassa i prezzi della versione Enterprise di Office 365

Questa notte sono stai modificati al ribasso quasi tutti i prezzi dei prodotti Office 365 nella versione Enterprise. E’ rimasto invariato invece il prezzo, già competitivo, della versione per piccole aziende e professionisti (5,25€ per Exchange online, Lync Online, SharePoint Online e Office Web Apps…tutti insieme!!).

Le versioni più leggere come le K e Lync Plan 1 che avevano già prezzo basso sono rimaste invariate mentre le versioni intermedie e alte hanno avuto un notevole ribasso % fino al 20% in meno, quindi dove prima si pagavano 9€ oggi si pagano 7,25 e la suite E3 che è la più gettonata includendo anche Office Professional Plus  in abbonamento da 22,15€ a 19€ al mese per sottoscrizione.

Sul nostro sito trovate la nuova tabella dei prezzi.

A questo i clienti che usano Blackberry potrebbero preferire alla P1 la E1 che costa solo 2€ in più a postazione ma ha possibilità di integrazione con l’active directory di un server on premise e  permette di utilizzare in modo completo il Blackberry, condividendo anche i calendari ele attività.

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Il cloud crea posti di lavoro ma l’Italia investe poco e male in tecnologia

Saltano agli occhi due articoli recenti che sembrano contraddittori ma essendo entrambi visioni del futuro, forse non lo sono, nel senso che probabilmente il nostro futuro sarà diverso da entrambi.

Sto parlando di QUESTOInvestire in innovazione digitale per rilanciare l’economia italiana, dall’amico Andrea Rangone e QUEST’ALTROIl Cloud Computing fra nuovi posti di lavoro e ripresa economica entrambi apparsi su www.ict4executive.it.

Come mai il futuro sarà differente? perché la storia dell’ICT in Italia e l’impossibilità di creare quello shock culturale che Andrea cita nel suo articolo. La ricerca di Microsoft invece è mondiale, quindi in essi numeri italiani sono dedotti da parametri standard, che non considerano le peculiarità “politiche” del nostro paese. Caratteristiche uniche del mondo del lavoro che non permette di creare molti posti di lavoro ai costi attuali di contribuzione ma solo alcune competenze e professionisti che supporteranno il cambiamento lento dell’ICT ma non creeranno impatto.

Gli articoli che vi segnalo restano però 2 contributi importanti nel panorama di immobilismo attuale perché entrambi creano speranze, ma soprattutto quello di Andrea, molto concreto lancia con i numeri un messaggio che all’estero è già interiorizzato da anni. L’evoluzione dell’economia dell’informazione ha un impatto sensibile sulla riduzione del deficit e sull’aumento del PIL del paese che investe in innovazione delle tecnologie.

Sembra quasi banale però tradotto in “italiano” il pensiero ricorrente è ancora: “quando il personal computer sarà morto lo sostituirò con uno nuovo”, questa è l’innovazione delle nostre PMI.

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Come vedete dalla tabella, dall’aumento della produttività alla riduzione delle burocrazia si passa attraverso una riduzione di spesa notevole nella Pubblica Amministrazione. Risultato che si otterrebbe con appena l’aumento del 2,5% della spesa per l’ICT nella PA.

L’aumento dei posti di lavoro invece sarebbero prevalentemente legati al mondo degli Smartphone e Tablet e ai data center. Peccato che molti dei servizi più innovativi siano serviti da Data Center stranieri e che la produzione dei dispositivi sia fatta dalle multinazionali dell’hardware che hanno poca presenza in Italia, quindi a noi restano i servizi e la vendita, che per la maggior parte potrebbe avvenire “via internet” con poca assistenza.

Quindi? Tutto interessante ma io credo che il treno è già perso e ci sarà comunque una crescita dell’utilizzo dei servizi Cloud da parte delle aziende italiane se comprendono che possono portare a razionalizzazione dei costi, ma non vedo grandi incrementi in occupazione.

Per quanto riguarda  la Pubblica Amministrazione sembra che le vere priorità siano incrementare le entrate e ridurre le spese e non  investire in innovazione. Staremo a guardare e se il panorama dovesse cambiare, sono felice di essermi sbagliato.

Siamo agli inizi, ma il tema dei dati è già scottante…

Quando i clienti ci chiedono qual è la sicurezza dei propri dati nel CLOUD la risposta viene costruita partendo dalle varie certificazioni che le società che forniscono tali servizi sono costrette ad avere per essere sul mercato. Successivamente si fa il parallelo con l’Internet Banking e con le cassette di sicurezza delle banche che sono percepite da alcuni più sicure delle casseforti di casa, da altri meno sicure, è una questione di fiducia oggi, domani sarà la normalità.

Queste argomentazioni possono convincere i clienti che per la prima volta si avvicinano ai servizi CLOUD ma non sono la vera motivazione per cui le persone scelgono di affidare i propri dati a fornitori esterni. In realtà il nome e la reputazione o in alternativa la vicinanza geografica dei fornitori è molto importante. Esistono però dei rischi che come in ogni scelta devono esseresicurezza-informatica-caratteristiche spiegati.

Come quando  facciamo un investimento finanziario ci viene fatto firmare il prospetto dei “rischi” in modo analogo con il CLOUD le persone devono scegliere consapevolmente sapendo che i loro dati sono soggetti a rischi. Del resto anche se li mantenessero sui server nell’azienda e questi server sono connessi ad internet i rischi ci sono, ma sono ormai noti e gestiti, diciamo che qui ci sono rischi differenti non più alti, semplicemente differenti e dobbiamo imparare a conoscerli.

A tale proposito ci viene in aiuto un recente articolo di due ingegneri americani che hanno classificato questi rischi in sei categorie partendo dagli aspetti a cui i clienti che acquistano i servizi dovrebbero considerare.

riservatezza (segretezza dei dati per non autorizzati),

integrità (non permettere cambiamenti ai dati senza autorizzazione),

disponibilità (dati accessibili a chi è autorizzato),

utilità (i dati possono essere elaborati dagli autorizzati),

autenticità (validazione dei dati) e

possesso certo (gli utenti autorizzati devono avere il pieno controllo dei propri dati).

Consigliamo quindi ai clienti dei servizi CLOUD di leggere attentamente i contratti che sono utilizzati dai propri fornitori e scoprire le garanzie di tutte queste voci. Noi lo facciamo per i nostri clienti a cui forniamo assistenza legale, perché crediamo che non tutti i fornitori di CLOUD siano uguali e chi già oggi offre maggiori garanzie deve essere privilegiato per creare un mercato sicuro domani.