Cloud Professionale vs. Cloud Personale

Mi collego ad una indagine di MSN – Microsoft  uscita prima dell’estate, che trovate qui, per comprendere meglio quali sono le dinamiche delle persone e delle piccole e microimprese quando si avvicinano ai servizi di Cloud Computing.

In questa indagine, come in ogni articolo divulgativo che è uscito da quando si parla di Cloud, si considerano “Cloud” anche i servizi online che erano diffusi già prima che la tecnologia del “Cloud Computing” fosse nata. In realtà tutti questi servizi, come la mail pubblica gratuita, gli spazi documentali e i web sites pubblici in spazi gratuitamente offerti in cambio di attenzione pubblicitaria sono sempre esistiti.

La novità del Cloud Computing è nel proporre una alternativa più professionale e sicura  oltre che non gratuita, e non invasa da pubblicità, per utilizzare servizi online di Information Technology anche in sostituzione di quelli che sono i tradizionali software di informatica  installati su server in azienda o presso terzi.

Questa doverosa puntualizzazione non è casuale, ma è legato a quanto emerge dall’indagine di MSN – Microsoft, che confronta il comportamento degli italiani verso gli altri paesi Europei.

Saltano agli occhi:

  1. Solamente il 33% degli italiani utilizza più di 1 device per connettersi al Cloud (83% solo dal PC di casa, contro la media del 25%), verso gli Ungheresi ad esempio per cui il 77% ha almeno 2 dispositivi collegati. Da questo si deduce che sulla strada verso la internet mobility è ancora lunga. Se colleghiamo questo alla mole di telefoni cellulari (2 a testa) e alla, ancora bassa, penetrazione degli Smartphone in Italia (solo 19% verso 37% di media Europea), il risultato è che: per gli italiani in mobilità il modo per collaborare e comunicare è “telefonare” con il cellulare, eventualmente alla segretaria o al collega per chiedere le informazioni, anziché collegarsi alla rete e cercarsele da soli.
  2. 16% la diffusione dei laptop personali contro la media del 54% degli altri paesi conferma una tendenza al lavoro stanziale, dei ufficio o alle attività internet da casa e non in mobilità. Mancanza di una infrastruttura wireless e Wi-Fi realmente efficace, mancanza di abitudine a lavorare da casa o fuori ufficio, impedimenti legali…diversi sono i motivi però il risultato è che siamo poco predisposti al lavoro ovunque.
  3. Avendo meno esperienze lavorative mobili e quindi non mettendo in Cloud dati sensibili, siamo meno spaventati dalla perdita dei dati e delle informazioni e della privacy:“…solo il 14% teme che l’azienda che offre il servizio Cloud che sono abituati ad usare possa guardare i documenti caricati, all’opposto dei sospettosi tedeschi (46%). Inoltre, solo il 27% degli italiani teme che le proprie credenziali possano essere rubate, diversamente da ungheresi (44%) e finlandesi (40%).
  4. La ragione che spinge gli italiani all’utilizzo dei servizi online è abbastanza ordinaria: 42% per condividere foto con amici, 30% per condividere documenti anche di lavoro, 23% per condividere contatti. Ingenerale anche per accedere ovunque ai propri dati e documenti.  Rispetto ad altri però non pensiamo di poter pagare un riscatto per riavere indietro i propri dati, del resto probabilmente l’utilizzo che ne fanno gli italiani è ancora marginale e quindi poco rischioso.
  5. Tutto questo però gli italiani lo fanno con un approccio “fai da te….”. Solo il 9% si affida infatti a consigli, raccomandazioni e quindi si può dedurre un approccio poco professionale ai servizi Cloud, intesi come strumenti veloci per risolvere problemi di condivisione immediata e non come una infrastruttura professionale per tutto il proprio lavoro che va gestita con l’aiuto di consulenti specializzati. Il 40% degli italiani però fa un’attenta valutazione delle condizioni offerte e della semplicità di accesso da diversi dispositivi. Su che basi di competenza mi verrebbe da chiedere….spesso sembra solamente sul costo.

10.15 - 12.00 corso geometri - 2 OttobreMi sembra di ricordare la pubblicità di qualche tempo fa “viaggio fai da te?” No Alpitour? ahi ahi ahi….” anche se l’indagine era prevalentemente rivolta ai consumatori.

Niente di nuovo sul fronte Italiano quindi. Salvo eccezioni ovvie visto che le indagini per definizione sono approssimative e statistiche, l’approccio delle nostre micro e piccole aziende ricalca l’approccio del consumatore di Cloud perché le aziende sono appunto “unipersonali” “padronali” etc.. quindi come vive i servizi online l’imprenditore così viene imposto all’azienda.

Quindi, anche nelle aziende, le tendenze sono:

  • La poca mobilità nell’accesso ai dati
  • La mancanza di dispositivi adeguati
  • La scarsa attenzione alla sicurezza e privacy
  • Come conseguenza la scelta di servizi non professionali ma per definizione “gratuiti” per mancanza di competenza e attenzione ai temi informatici.

Spero che le generazioni che entreranno nel mondo del lavoro abbiano un approccio più Europeo a queste problematiche, del resto loro da sempre utilizzano i servizi online e riescono a fare le differenze.