Le PMI ed i professionisti confusi dal Cloud

Quando ci confrontiamo con il panorama americano delle imprese dobbiamo imparare una terminologia differente: per i nostri colleghi oltreoceano PMI viene assegnato ad una impresa per noi paragonabile a Ferrero o Finmeccanica, al di sotto si chiamano SOHO, Small Office Home Office, quello di cui l’Italia è piena.

Proprio il nostro mercato di SoHo altrimenti detto microimprese, spesso famigliari, o anche PMI nostrane, che sono  più grandi ma sempre a gestione famigliare, stenta a comprendere ancora oggi tutti i cambiamenti in atto e soffre di incertezza e pessimismo verso il rinnovamento.

E’ quanto emerge dai risultati dell’attività di 1 anno del nostro call center che ha contattato circa 700  persone in tutto il paese, inizialmente interessate al Cloud ed in particolare ad Office 365, che poi hanno in varia misura scelto in gran parte soluzioni tradizionali, o altri operatori abbandonando l’idea di innovare in modo professionale la propria infrastruttura di comunicazione e collaborazione.

Di tutti quelli contattati, è utile analizzare le risposte dei NON INTERESSATI che sono la parte maggiore 244.

Motivazione Conteggio di non interessati Totale %
altro prodotto 35 14,34%
calo attività 10 4,10%
cambio attività 21 8,61%
complessità 19 7,79%
curiosità 11 4,51%
già su cloud 6 2,46%
infrastruttura interna 5 2,05%
inutilità 46 18,85%
inutilità alti costi 4 1,64%
problemi linea 4 1,64%
richiesta clientela 3 1,23%
Altro 80 32,79%
Totale complessivo 244 100,00%

Di questi le motivazioni sono varie e a parte quelli classificati come  ALTRO (= non interessato , non specifica, hanno già altri partner, sono partner) gli altri danno un’idea della confusione che c’è ancora nel mercato relativamente ai servizi Cloud per la produttività.

Quando si parla di “Cloud” per quanto riguarda email, videocomunicazione, e documenti online, molti utilizzano cosa simili ma guardate la differenza tra una web mail e d una di Exchange (professionale) come la vedono i vostri clienti

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Questa è una email con altre collegate come arriva alle aziende con cui lavorate, che molto spesso hanno sistemi professionali.

Si capisce che chi ha inviato la mail non utilizza un sistema professionale, cosa oggi tollerata da professionisti, ma poco dalle aziende.

I sistemi non professionali sono le WEBMAIL dei provider del sito internet ed alcune mail FREE.

Una mail di Exchange mantiene la firma e anche quando è inserita in conversazione mantiene la formattazione che la rende più leggibile, anche le immagiimageni sono messe al posto giusto e non come allegato sia in entrata che in uscita.

Questo utilizzando Outlook. Se poi si usa l’interfaccia web, l’efficacia e la semplicità di Outlook Web incluso in Office 265 non ha rivali.

Si fa presto a dire “mail” ma non tutti i servizi sono uguali e una mail di Exchange a 3,57 € al mese per persona con 25Gb di spazio di casella oggi la può offrire solo Microsoft stessa. Se poi parliamo delle mail sullo SmartPhone molti pensano solo  a Blackberry mentre con questo strumenti tutti i telefoni con sistemi operativi moderni hanno la possibilità di avere i servizi di Blackberry Enterprise, gratuitamente nel prezzo della sottoscrizione grazie all’accordo con Microsoft.

imageSe parliamo della videocomunicazione poi le persone sono altrettanto confuse…basta usare Skype: sono d’accordo, anche io lo uso per le cose personali, ma quando devo fare una videochiamata con un cliente o più di uno o con fornitori e voglio ascoltare in qualità e condividere il mio lavoro o fare vedere una presentazione Lync Online mi aiuta e si presenta come uno strumento professionale. Ho fatto webcast di marketing con quasi 100 persone collegate senza problemi di audio e video.

Anche qui molti sottovalutano l’efficacia ed il risparmio di costi che uno strumento come Lync Online (che costa solo 5 € al mese per persona) porterebbe, se introdotto nella propria organizzazione, fare risparmiare molti soldi in viaggi inutili e attivare scenari nuovi come il lavoro da casa, aumentando la produttività delle persone oltre che la loro qualità della vita.

imageIl massimo della confusione poi lo vediamo parlando dei documenti online accessibili da web ovunque. Quando nasce l’esigenza, molti ora la risolvono con Dropbox. Anche io uso Dropbox, e Google Drive, e Skydrive, però quando devo mettere i documenti riservati e addirittura le scansioni delle carte di credito, i codici e le password di accesso ai miei dati online, non li metto certo su un servizio pubblico “consumer” e gratuito che sono i primi ad essere attaccati. Metto i dati aziendali su uno strumento professionale come SharePoint Online (5€ al mese) e ho di base 10 Gb di spazio per i miei documenti (non solo 2 come Dropbox gratuito). Ovviamente non è un servizio gratuito, ma offre tanti vantaggi anche nella gestione delle autorizzazioni e degli accessi esterni in sicurezza.

In particolare SharePoint apre scenari che molte persone e aziende neanche immaginano quanto siano semplici da realizzare e gestire. Noi quando abbiamo attivato il call center dalla parte opposta dell’Italia e seguire il loro lavoro, abbiamo creato liste con le chiamate che le persone in remoto aggiornano ad ogni telefonata e siamo sempre pronti a seguire le opportunità. Loro lo chiamano CRM, per noi è una semplice area di SharePoint progettata e realizzata in 2 ore, e le liste son importate automaticamente da file excel.

Si potrebbero fare mille esempi di come le aziende piccole ed i professionisti italiani migliorerebbero il proprio modo di lavorare adottando strumenti professionali come Office 365, ma purtroppo il problema è ancora a monte ed è di due tipologie:

Da una parte ci sono le persone che  pensano che la propria attività sia da gestire come gestiscono la propria casa, quindi risparmiando solamente, senza investimenti se non le spese obbligatorie. Dall’altra gli imprenditori nostrani spesso si fidano di consulenti che spostano i budget non sulla tecnologia ma sui propri servizi quindi alla fine la spesa per mantenere una azienda è alta ma i soldi vanno nella direzione sbagliata.

Manca la cultura digitale e la formazione va in una direzione differente: tanti soldi spesi per la formazione spesso inutile sulla sicurezza, potrebbero essere dirottati sui temi dell’innovazione rendendo obbligatori per gli imprenditori almeno i concetti di base sulla produttività e sulle nuove tecnologie per permettere alle aziende di competere con il panorama internazionale.