Anche per Nextvalue il Cloud è una realtà: ma solo per le grandi imprese

Siamo alla fase 2: finita l’epoca degli innovatori, per i 1.000 intervistati dalla ricerca di Nextvalue, il Cloud con una adozione che passa dal 34% al 69% è una realtà ormai per molte aziende italiane. I benefici poi sono già osservabili e catalogabili. Principalmente l’utilizzo di servizi Cloud Pubblici professionali permette di risolvere uno dei problemi principali cha ha oggi l’ICT verso il business la mancanza di velocità e time to market. Tutto ciò in linea con il trend di riduzione dei costi che è sempre attuale. Sono molti altri gli impatti del Cloud nella organizzazione e sul business e Nextvalue attraverso le interviste a chi lo sta usando ne ha evidenziati sotto alcuni.

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Siamo ancora in una fase in cui la distribuzione della spesa è largamente a favore dell’ICT tradizionale, perché essa prende dentro anche i costi della gestione e solo il 30% del budget viene dedicato mediamente ai nuovi progetti quindi dei 19Mld €di spesa solo 620 Mil. sono dedicati al Cloud ma la crescita è del 57,8% anno su anno mentre altre offerte stanno diminuendo.

imageAl di la del Cloud è interessante notare come le grandi aziende si muovano tutte sugli stessi temi di innovazione che sono ancora ben lontani  dalla diffusione nella PMI. Tutti infatti stanno investendo in Security, Devices (Tablet e Smartphone) e in Byod (Bring your Own Device), In Business Analytics, In Communication e Collaboration, e in Social Media. Le priorità dell’ICT quindi sono molto vicine ai temi di business, più che ai temi infrastrutturale che sono stati in buona parte risolti negli anni passati raggiungendo un buon livello di consolidamento e virtualizzazione dei data center.

What’s Next

Nel futuro il ruolo dell’ICT è destinato ad evolvere da tecnico a broker di servizi per utenti interni ed esterni, il CIO diventa negoziatore, buyer non di competenze e consulenza, ma di servizi ICT e venditore dei propri all’interno dell’azienda ed  ai partner.

Sotto, dall’intervista, le principali aree di investimento nei sistemi Cloud per i prossimo 12 mesi, la tendenza di crescita è ancora delle commodities ma cominciano ad esserci % importanti su applicazioni strategiche come l’ERP, Order Processing e addirittura l’SCM. Sicuramente, passata la moda, si valutano seriamente le innovazioni tecnologiche alla luce della riduzione degli investimenti e la necessità di rinnovamento delle applicazioni ferme da più di 10 anni e non più adeguate.

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Restano alcuni problemi irrisolti ma i passi avanti nella legislazione europea sono molti. La privacy ad esempio si spera abbia a breve una regolamentazione unificata a livello Europeo che tiene conto della diffusione dei servizi Cloud.

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Rispetto al 2011 tante cose sono cambiate ma la conformità percepita rispetto alle normative vigenti è rimasta invariata.

Sono diminuiti sensibilmente invece i dubbi rispetto alle prestazioni ed affidabilità dei servizi Cloud e fortunatamente è aumentata la cultura aziendale dei manager su questi temi e con essa la capacità di negoziazione con i fornitori.

Fin qui nelle grandi aziende, considerando che il panel degli intervistati appartiene ad una dimensione di organizzazione che non è proprio rappresentativa del tessuto economico italiano. Sono sempre le prime aziende a fare innovazione, e le altre?

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La PMI e la piccola impresa, sotto ai 50 e dai 50 ai 100 che più avrebbe da avvantaggiarsi nell’utilizzo dei servizi di Cloud Pubblico è molto più indietro nella cultura informatica e nella ricerca di innovazione, vive alla giornata e sembra tagliata fuori da ogni indagine e approfondimento di questo tipo. La pubblica amministrazione poi, non è stata toccata da questa ricerca e sembra vivere in un passato permanente dove le infrastrutture sono datate, non ci sono fondi per il rinnovamento ed i servizi di Cloud pubblico che potrebbero creare molti vantaggi non sono considerati per pregiudizi relativi alla sicurezza e privacy.

In pratica al di la dell’ottimismo che traspare dalla ricerca di Nextvalue, l’impatto del Cloud sull’economia del nostro paese è lontano da venire e si realizzerà solo quando il tessuto delle aziende più diffuse sul territorio innoverà il modo in cui utilizza i servizi informatici di base.

Infatti più che in valore economico le ricerche di questo tipo dovrebbero misurare la numerosità dell’adozione, in pratica il numero di utenti che sono attivi con i servizi di Cloud Pubblici, e solamente di Cloud professionale, non di Dropbox o Skydrive o Gmail. Sono gli utenti di Google Enterprise o di Office 365, di Azure o di Saleforce e di  Amazon che fanno la differenza nell’adozione del Cloud come rivoluzione tecnologica e organizzativa. Tutto il resto è ICT  as usual o consumer.

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La ricerca la trovate QUI, e nella presentazione del 24 Gennaio in Assintel una particolarità è stata palese, nessuno ha mai citato Microsoft. E’ vero che non faceva parte degli sponsor perché quest’anno ha probabilmente deciso di concentrare le proprie risorse nel lancio della nuova versione di Office 365, però essendo uno dei principali protagonisti della rivoluzione Cloud almeno per completezza credo che avrebbe dovuto essere menzionata, almeno nella parte di Q&A.

L’ufficio di oggi secondo una ricerca del M.I.P. (Politecnico di Milano)

Per noi che lavoriamo da anni negli uffici definiti “del futuro” e soprattutto da ogni parte del mondo è difficile comprendere come si possa ancora organizzare il proprio tempo lavorativo e privato come 20 anni fa, eppure sembra che la maggior parte delle persone e delle aziende Italiane vivano in una sorta di “fermo immagine” del secolo passato.

Fotografia di un ufficio: scrivania, desktop sotto il tavolo, video piatto (finalmente), telefono con cornetta; al massimo per risparmiare sulla telefonia è stato inserito un centralino digitale con sistema VOIP. Inoltre mondi separati tra applicazioni gestionali, stampanti multifunzione, apparati mobili e documenti.

Il Lavoro sempre uguale da 30 anni almeno : vado in ufficio, devo fare attenzione all’orario, accendo il computer guardo la mail o il sistema gestionale per le bolle, fatture etc…tutto  si basa su documenti, per la maggior parte  obbligatori fiscalmente e legalmente, ma assolutamente inutili nella pratica e su orari organizzativamente super strutturati e senza nessuna attenzione ai risultati del lavoro.

L’organizzazione degli uffici segue il modello che Taylor aveva applicato alla fabbrica nei primi anni del ‘900 in piena rivoluzione industriale, le organizzazioni seguono il modello gerarchico necessario per la costruzione delle ferrovie di inizio  secolo. Ancora oggi la maggior parte delle persone con una tecnologia fine secolo scorso applica modelli organizzativi e di gestione delle persone dei primi anni del secolo scorso !!

Provate invece a pensare che:

  1. Le persone sono la maggiore voce di spesa che avete a bilancio
  2. Le persone che “lavorano” secondo gli schemi predefiniti 100 anni fa hanno un livello di produttività appropriato appunto a 100 anni fa che non è più valido oggi.
  3. Le persone hanno una testa pensante e non dovrebbero sostituire le macchine solo perché non avete voglia di investire nell’automazione dei processi ripetitivi e documentali
  4. Non è vero che innovando si tagliano i posti di lavoro; innovando si rende l’impresa più produttiva e pronta a stare sul mercato di oggi, le parsone devono fare lavori più creativi e di livello “umano” non fare quello che i computer possono fare da soli.
  5. Tutto questo ed altro oggi si può fare  senza investimenti iniziali, solo con servizi in abbonamento o affitto. L’unico valore investito che dovete mantenere e sviluppare sono appunto le persone
  6. Oggi le persone sono già pronte a lavorare in modo nuovo perché con la tecnologia che usano a casa fanno già così, espandendo lo spazio tempo in modo virtuale

Gli spazi di lavoro virtuali sono creati da applicazioni di comunicazione e collaborazione che connettono le persone ai processi attraverso le informazioni ed i documenti accessibili ovunque e in qualsiasi momento.

Ci sono alcuni presupposti che dovrebbero essere alla base di ogni nuova organizzazione oggi:

  1. Il tempo è fluido e non esistono tempi di lavoro regolamentati dall’azienda e tempi privati liberi, esiste solo il tempo di 24 ore 7 giorni su 7 che può essere liberamente impegnato per raggiungere il proprio risultato e quello dei propri collaboratori e dell’organizzazione o delle organizzazioni a cui sono “affiliato” e che retribuiscono il mio tempo e la mia prestazione.
  2. Lo spazio esiste solo per gli oggetti, le esperienze significative e per le relazioni importanti e gli affetti, per tutto il resto l’ambiente virtuale che mi costruisco intorno ed in cui opero va benissimo; lo spazio reale oggi costa più di quello virtuale  ed è anche  quindi meno oggetti (inclusi documenti cartacei)
  3. La comunicazione non verbale che avviene al 70% con il corpo e la relazione empatica non può essere efficace nel mondo virtuale, anche se un sistema costoso di teleconferenza può supportare meglio di uno strumento di lavoro giornaliero come Lync Online, ma spesso non serve, anzi in alcune riunioni operative crea distrazione.
  4. Lo spazio di ufficio quindi dovrebbe essere utilizzato solo per incontri fisici e relazioni sia con colleghi che con clienti, per tutto il resto basta Internet e devices adeguati per elaborare informazioni e documenti.

5…Altro a piacere

I benefici del nuovo modo di lavorare e della nuova infrastruttura che parte dalla Unified Communication sono enormi e solo in parte sintetizzati nella tabella che segue.

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E’ possibile scrivere tante di queste regole che presuppongono una visione del lavoro completamente nuova, ma la realtà purtroppo è deludente: manager che esigono di avere il proprio ufficio e vicino le persone del proprio gruppo, impiegati che comunicano le informazioni importanti solo a voce, persone che non considerano di leggere e rispondere a email fuori dall’orario di lavoro, contratti di lavoro rigidi che valutano solamente il tempo passato in ufficio e non prevedono flessibilità e risultati, etc…

Con queste regole imposte dall’uomo, tutte assolutamente senza senso per il lavoro sulle informazioni e impiegatizio, la produttività delle nostre aziende scende sempre di più in un pianeta che ha globalizzato la conoscenza e fluidificato il tempo.

QUI trovate un interessante ricerca del MIP (Politecnico di Milano) che fa riflettere su tutti gli aspetti dello Smart Office come lo chiamano, e che io definirei semplicemente il lavoro al  giorno di oggi.