Cloud e innovazione in Italia: la speranza è l’ultima a morire!

Ieri a Milano presso Il Politecnico l’ormai famoso gruppo del Prof. Umberto Bertelè, guidato dai Prof. Mariano Corso e Stefano Mainetti a cui si sta aggiungendo il Prof. Alessandro Piva, ha presentato i risultati della ricerca sul Cloud Computing in Italia giunta ormai al terzo anno, questa volta aveva come “claim”: Cambiamento Possibile!

Lo scorso anno il claim fu: “Ultima Chiamata!” e si auspicava un sorpasso grazie alla nuova tecnologia e modalità di utilizzo dell’informatica che portasse l’Italia a recuperare il gap di infrastrutture che la fanno stare ali ultimi posti mondiali nella classifica dei paesi tecnologicamente evoluti. Dalla ricerca presentata ieri emerge chiaramente che non solo non c’è stato alcun sorpasso ma non abbiamo neanche messo la freccia per effettuarlo. Il ritmo di crescita della diffusione dei servizi Cloud in Italia è molto sotto la media mondiale ed in Europa, fanalino di coda, solo la Spagna fa peggio di noi, ma parte da una posizione migliore, quindi senza alcun dubbio siamo “ultimi”.

Segnali di ripresa dell’innovazione della tecnologia informatica: nelle PMI nessuno. Sempre e solo le grandi aziende rischiano, investono un pochino, innovano, almeno cercano di cambiare qualcosa. Ad un anno di distanza dall’Ultima Chiamata, sembra che pochissime, troppo poche sono le PMI che hanno ascoltato. Ma veniamo ai numeri

3% la spesa dell’ICT dedicata in qualche modo ai sistemi e servizi Cloud uguale a 493 mln € (lo scorso anno erano 443)

46% dedicata al Public Cloud (la vera innovazione) 54% dedicata al Private Cloud (l’evoluzione dell’infrastruttura ICT interna delle grandi aziende)

Nella classifica stilata con fonti esterne alla ricerca basata su ICT development Index e crescita aggregata del Public Cloud siamo ultimi nonostante le grandi aziende, nelle aree in cui hanno applicato i servizi Cloud abbiano rilevato enormi benefici quantificati in aumento di produttività composto da: 77% aumento di Virtualità, 73% Agilità, 67% Apertura, 55% Personalizzazione.

 

 

 

 

Dopo Mariano Corso è il momento di Alessandro Piva che ci deve raccontare in dettaglio cosa avviene secondo la ricerca nelle aziende Italiane divise per segmento. Dai numeri si evince come le aziende che dovrebbero avere più vantaggi dai servizi innovativi del Public Cloud cioè le PMI siano ancora molto indietro e molte non conoscono ancora il fenomeno e le opportunità che ne conseguono. Le motivazioni non sono descritte ma nei dati successivi emergono riduzioni di budget per l’innovazione significative in questi anni e poca propensione all’innovazione, quindi niente di nuovo. Il fenomeno è ben noto a Cloudea che opera sul mercato delle PMI. Aggiungerei che la bassa cultura informatica dei nostri imprenditori e dirigenti unita alla paura del cambiamento anche degli esperti ICT che non vogliono delegare all’esterno servizi per evitare rischi di perdita di potere, fanno il resto. Il risultato è che stiamo scivolando sempre di più verso il basso in termini di produttività e l’economia del Paese ne fa le spese. Infatti la crescita degli investimenti in Cloud di +14% e + 16% rispettivamente per grandi imprese e PMI in un budget ICT che decresce mediamente del 4%, su numeri comunque piccoli genera poche risorse per fare qualsiasi tipo di sorpasso sperato un anno fa.

Nell’ambito dei servizi i più innovati con il Cloud sia attualmente che in previsione sono l’Office e la posta elettronica seguiti dal CRM e le infrastrutture di base.

 

 

 

 

A Stefano Mainetti resta il compito di raccontare in pratica cosa hanno fatto le aziende per iniziare il loro viaggio verso il Cloud, partendo dalle motivazioni che sono per il 17% per rinnovare le infrastrutture obsolete, 27% per innovare, 56% per migliorare e supportare servizi e processi.

 

 

Stefano ci descrive una situazione in cui l’offerta è pronta e ormai anche completa e con molte opportunità, mentre la domanda è decisamente immatura soprattutto nelle PMI, e fa alcune metafore per farci comprendere meglio la situazione dal punto di vista tecnologico. La prima paragonando la situazione del settore informatico attuale a quello dell’automobile all’inizio del secolo scorso e la sua evoluzione che ha portato dell’artigianato all’industria e successivamente alla forte personalizzazione dei modelli di auto. La seconda che spiega bene le differenze delle opzioni di scelta raccontando i modi che abbiamo oggi per fare il pane: a mano, come una volta, con bassa produttività, con la macchina del pane in casa, che è simile al private Cloud, o acquistarlo in panetteria che è il public Cloud.

E’ emerso anche dalla ricerca che esiste ormai una spaccatura nel mercato tra chi ha già innovato quindi ha acquisito quella velocità e flessibilità necessaria per stare nel business e chi invece è rimasto indietro e si allontanerà sempre di più dai competitors fino ad avere seri problemi di produttività complessiva.

Purtroppo da quello che si evince dalla ricerca dell’osservatorio sul Cloud 2013 nel mercato delle PMI siamo fermi a fare le cose in casa e a mano, e i tempi di cambiamento saranno ancora lunghi ma soprattutto il gap con gli altri paesi Europei e non aumenterà. Continuiamo grazie anche allo stimolo del Politecnico di Milano a divulgare la necessità di innovare, finchè qualcosa cambierà…la speranza appunto è l’ultima a morire. Questa è la mia personale opinione, ovviamente ringraziamo il gruppo di osservatori.net per darci sempre una speranza e la giusta divulgazione affinchè anche il Italia si colgano le opportunità della rivoluzione digitale in corso.