Perché in Italia il PIL non cresce…e non crescerà per un po’

Perché negli anni passati abbiamo investito molto male i nostri soldi e perché continuiamo ad investire male.

Insomma secondo le analisi descritte in un libro: “Will your organization still be here in 10 years? “ di Donald N. Sull esiste un approccio comune a tutte le aziende che sono fallite in questo periodo di crisi profonda e di cambiamento del sistema: hanno investito tutte in modo vecchio, ritornando alle origini,  senza cambiare veramente e senza comprendere quanto il mondo fuori sia realmente diverso.

Quando un’ azienda è in crisi perché il contesto è cambiato, incattivirsi facendo le stesse cose di sempre, seppur meglio, e ritornare alle origini “sarà romantico” dice Francesco Sacco, ma non porta da nessuna parte, anzi ci si schianta più velocemente. 

Francesco Sacco, Professore della Bocconi, giornalista di Nova del Sole IMG_130124ore (http://francescosacco.nova100.ilsole24ore.com/), e  consulente del governo per l’Agenda Digitale  ha parlato all’evento Digitali per crescere tenutosi il 23 Ottobre a Torino. (http://didattica.unibocconi.it/docenti/cv.php?rif=49114).

E’ quello che è successo al nostro sistema paese e succederà se non parte il circolo virtuoso: INNOVAZIONE TECNOLOGICA, FINANZA, INFRASTRUTTURE PAESE, che all’inizio del secolo scorso ci hanno visti primeggiare nel mondo della meccanica e dell’automobile in particolare. A quel tempo, quando si capì che le auto potevano servire meglio delle carrozze a sviluppare gli affari e piacevano alla popolazione, si investi in strade asfaltate ed autostrade, oggi si continua ad investire in strade ed autostrade come allora, treni ad alta velocità, per spostare persone, invece di investire nelle autostrade  che trasportano informazioni. Ad esempio solo la tratta di Alta Velocità Torino Milano costa la metà della cablatura dell’intero paese ad Alta Velocità Internet per fare ovunque Videoconferenze efficaci a basso costo.

Secondo il Prof . Sacco , di cui vi darò in fondo il link al video che ho caricato su youtube, con parte della sua presentazione: “…il 21esimo secolo, quando eravamo giovani, lo vedevamo come l’era della fantascienza, dove si parcheggiava l’astronave sotto casa, i computer IMG_1303erano intelligenti ed i robot ci aiutavano, e noi avremmo dovuto solo imparare come gestire tutta questa innovazione, e vivere tranquilli, invece siamo qui ad investire sempre nelle solite cose, le fabbriche, le presse, le catene di montaggio, e quanto emerge da una approfondita analisi che ci è stata presentata all’evento di Microsoft.

Secondo questa indagine, che spiega in modo scientifico perché atri paesi stanno uscendo lentamente dalla crisi e noi siamo qui ancora a metà del guado, è sufficiente vedere come negli ultimi 30 anni sono stati fatti gli investimenti nei vari paesi per capire che potenzialità sono riusciti a sviluppare per emergere nel nuovo contesto tecnologico sociale che si sta delineando.

Le linee di investimento analizzate sono quelle che hanno impatto sul PIL di un paese:

  1. Il capitale umano, la competenza, conoscenza e informazione delle persone +
  2. L’ICT nelle sue 3 componenti: telecomunicazioni, Hardware, Software +
  3. Il mondo non ICT: presse, rinnovamento delle macchine utensili, vie di comunicazione etc…investimenti tradizionali +
  4. L’ Ecosistema di produttività, stimoli governativi, semplificazioni leggi etc….

= crescita del PIL

Ebbene l’indagine che misura queste componenti di investimento negli anni, mostra numericamente come, rispetto alla media dei paesi sviluppati, noi abbiamo investito sopra la media di moltissimo solo nelle Telecomunicazioni, come componente del mondo ICT, e di poco sopra nel mondo non ICT, mentre per tutte le altre componenti: competenze, hardware, software ed ecosistema IMG_1305di produttività abbiamo investito molto a di sotto della media; il risultato è che il nostro PIL decresce.

Nei paesi, invece,  in cui si è investito in modo bilanciato in tutte le componenti ICT e nelle competenze delle persone, e si è investito meno della media nel mondo tradizionale non ICT, come negli Stati Uniti ad esempio, il PIL cresce.

Non è solo colpa del governo che non ha investito in con le infrastrutture digitali. Si parla anche di come hanno investito le PMI in questi anni.

Ovviamente gli imprenditori investono in beni che comprendono e di cui sanno valutare i benefici e poiché la cultura informatica nel nostro paese è a livelli bassi anche a causa  della incompetenza degli insegnanti  e delle scuole, abbiamo una situazione non facilmente recuperabile e irrimediabilmente sbilanciata solo sul mondo delle telecomunicazioni che dovendo vendere i loro servizi alla massa li hanno semplificati, standardizzati, spiegati e venduti in modo commercialmente molto aggressivo. Se anche l’informatica fosse venduta come le Telecomunicazioni forse qualche punto in più l’avremmo per questo dobbiamo puntare molto sul  Cloud Computing che permette all’informatica ed alle telecomunicazioni di convergere. I sevizi gestiti ed erogati da Internet sono più efficaci, efficienti e meno costosi, purché le aziende siano in grado di semplificare e standardizzare i processi, abbandonando l’inutile complessità informatica creata “dai tecnici” in passato per risparmiare sulle componenti finite e vendere i loro servizi di consulenza per l’integrazione.

Sempre il prof Francesco Sacco ha poi spiegato come a questo punto non si possa recuperare il gap acquisito senza alcuni interventi dello Stato su inefficienze interne che minano alla base ogni incrementi di produttività, raccontando all’evento quali sono le priorità del piano per l’Italia Digitale, molto più ridotto e concreto ma rivoluzionario. Gli interventi necessari prima di tutti gli altri sono:

1- L’anagrafe unica centralizzata, dal momento che ogni comune ha la sua anagrafe e su questo ruota tutto il lavoro del comune c’è un dispendio di risorse inutili solo per campanilismo e per dare lavoro a personale pubblico senza nessuna utilità, e questo abbassa il livello di produttività, aumenta la spesa e l’affidabilità dei dati. Attraverso il codice fiscale noi siamo già tracciati quindi si tratta di trasferire centralmente il modello di aggiornamento delle informazioni e la veridicità del dato togliendo questo onere e anche onore ai comuni. E’ una rivoluzione che in Cile esiste da più di 20 anni!!

2- L’identità digitale che va oltre la carta di identità elettronica con i propri dati sensibili, che esiste in altri paesi, ma traguarda la possibilità di acquistare servizi online e di colloquiare con la pubblica amministrazione essendo garantito dallo Stato Italiano il riconoscimento, un po’ come avviene quando ci si registra ad un sito attraverso l’autenticazione Facebook. Anche qui posso condividere la mia conoscenza del Cile, convivendo con una persona che è nata in quel paese e quando ha acquistato un dominio internet cileno ha usato il suo codice di identità Cilena denominato R.U.T. (unificando tutti i codici in uno). e lo stesso numero per fare il Passaporto etc… 

3- Infine la fatturazione elettronica intorno alle aziende ed alla pubblica amministrazione. Basta carta, ma dati che entrano direttamente negli scadenziari e pagamenti certi e veloci una volta concordati i termini di credito. Non vorrei ripetermi sul CileSorriso

Sono interventi così basici e non c’è niente di innovativo ed entusiasmante nel realizzarli, ma senza questi non riparte alcuna economia contemporanea nel nostro paese e la produttività del sistema paese continua a diminuire rispetto agli altri paesi sviluppati e non.

E consolante sapere che almeno questa volta il governo ha delle priorità chiare che pongono le basi dello sviluppo moderno del paese, però se non le realizzerà a breve è inutile pensare che qualcosa cambi nell’economia  del nostro paese e andiamo sicuramente verso il commissariamento, allora ci servirà a poco sapere le motivazioni del disastro.

Link al video dell’a presentazione di Francesco Sacco (una parte) all’evento Digitali per Crescere del 23 Ottobre 2013 a Torino: http://youtu.be/TadM7cEP4UY