Qualcosa si sta muovendo?

Stamattina ho buttato l’occhio su alcune notizie che portano alla ribalta la volontà di stimolare la digitalizzazione de nostro paese. Non è che con questa volontà che il lavoro è fatto, ma se da più parti esiste una convergenza di intenti forse qualcosa nel tempo si realizza. La direzione sembra quella giusta: Agenda digitale, investimenti delle PMI in Hardware e software, orientamento al Cloud Computing, sono segnali che fanno sperare.

http://www.corrierecomunicazioni.it/it-world/25860_parisi-aiutare-le-pmi-italiane-a-digitalizzarsi.htm.

Il presidente di Confindustria Digitale dà la sua ricetta:”Bisogna superare la logica dei pacchetti e cercare soluzioni web che aiutino l’impresa a cambiare pelle, innovarsi e cercare nuovi mercati”

http://www.corrierecomunicazioni.it/it-world/25838_nuova-sabatini-25-miliardi-per-le-pmi.htm

Via alla convenzione tra Abi, Cdp e ministero per lo Sviluppo economico. I fondi a sostegno anche delle imprese che investono in hardware e software.

http://www.economyup.it/startup/610_renzi-made-in-italy-e-start-up-ecco-il-who-s-who-dei-consiglieri.htm

Su innovazione, imprenditoria giovanile ed eccellenza italiana il segretario Pd ha un parterre di amici fidati: da Prada a Barilla, da Barberis (Nana Bianca) a Farinetti (Eataly). E il nuovo ufficio stampa Pd è un blogger “figlio” di Twitter

Anche Microsoft nel suo piccolo offre finanziamenti a 0% di interessi attraverso un accordo con le banche, eppure trovare qualcuno che oggi abbia voglia di rinnovare il parco software per motivi differenti dall’obsolescenza è difficile.

Noi speriamo che qualcosa si muova, ma soprattutto che la velocità del movimento sia superiore a quella a cui ci aveva abituati il Governo precedente, intanto andiamo a cercare le sacche di eccellenza che nel nostro paese ci sono e guarda caso solo le aziende che hanno innovato i processi e la tecnologia negli anni passati, in tempi non sospetti.

Chi vuole passare al Cloud riducendo costi e aumentando i servizi per lavorare meglio ha ancora molte opportunità, ma deve affrettarsi, i tempi sono più che maturi oggi.

Una prospettiva di uscita dal tunnel?

La situazione delle aziende italiane non è rosea, ormai questo non fa notizia. Alcune ce la faranno ad uscire ed altre no, però esiste una formula che non è magica ma “accademica” che può aiutarci a definire le giuste strategie per l’uscita dal tunnel e proverò a spiegarlo.

Innanzitutto, gli esperti ci dicono che nella riconversione in atto, anche con la migliore buona volontà e competenza il 30% circa di aziende e relativi prodotti che oggi conosciamo scompariranno perché saranno surclassati da prodotti di aziende simili che hanno investito meglio in passato e oggi hanno la giusta situazione per continuare a fare il proprio business. Diciamo che nell’era dell’abbondanza in cui viviamo, è normale, inoltre scompariranno sicuramente prodotti non in linea con i trend emergenti che sono sempre i soliti: contenuti sempre più gratis, ricerca del benessere e del divertimento, nessun apprezzabile valore nelle commodities, la Cina che aumenta qualità e prezzo, costo del lavoro USA 30$ ora, Italia 40$ ora, Messico 6,5$ ora, Polonia 10$ ora etc…

La malattia la conosciamo e non ci possiamo aspettare che sia risolta da qualsiasi politico o dal governo.

Partendo dall’assunto che paesi ricchi in passato devono puntare il loro vantaggio competitivo sulla CONOSCENZA, per evitare di avere ruoli marginali nel nuovo assetto economico, possiamo ipotizzare una via di uscita anche per il nostro paese con la diffusione di questo prezioso bene immateriale.

Perché? Perché attraverso la conoscenza si aumenta la produttività che oggi vede un gap del 100% dell’Italia rispetto ad altri paesi industrializzati, anche qui, non ci concentriamo sulle cause perché ognuno dice la sua, ma sugli effetti. L’effetto è che siamo “fuori” come paese che produce molti beni, ma possiamo ancora vincere la sfida di chi produce eccellenze, che tutti ci invidiano e ovviamente acquistano da noi perché solo noi abbiamo.

Faccio un esempio, la California è diventata, per una serie di motivi la fucina di talenti del mondo digitale che hanno creato milionarie start up di successo. Ma li tutti si conoscevano, si incontravano nei bar, studiavano nelle miglior scuole e scambiavano la CONOSCENZA su quei temi. La California non supererà mai l’Italia nella produzione vitivinicola, perché strutturalmente non può avere la stessa varietà di vitigni, la competenza diffusa anche tra i consumatori locali, le migliori scuole. Alba (CN) per fare un esempio, nel cuore delle Langhe, possiede una delle migliori scuole per diventare produttori di vini, e i ragazzi che prendono il diploma dopo 6 anni di studio complesso e duro, non hanno laurea, ma solo un diploma, e trovano al 100% il lavoro essendo richiesti dai produttori di vini di tutto il mondo.

La CONOSCENZA però non serve quindi solo per inventare nuove tecnologie e prodotti, ma anche per inventare nuovi modi di uso di queste tecnologie e prodotti.

Ebbene noi abbiamo perso la scommessa della tecnologia, dell’innovazione “hard” perché non investiamo abbastanza in R&D, in molti settori, ma non in tutti, ed alcune società italiane che esportano nel mondo lo dimostrano. Sicuramente abbiamo perso la guerra per quanto riguarda la tecnologia digitale; i perché sono molti, però se aumentiamo almeno un po’ velocemente le nostre CONOSCENZE delle nuove tecnologie e dei modelli che esse hanno abilitato, possiamo sicuramente con la nostra creatività inventare NUOVI MODI D’USO. Facciamo un esempio: l’elettricità, e di conseguenza il motore elettrico sono tecnologie e prodotti nuovi, che successivamente ed ancor oggi hanno creato e stimolano ancora molti diversi modi d’uso.

La conoscenza deve essere moltiplicata e noi possiamo farlo a costi bassi con la creatività che ci contraddistingue e non dovrebbe essere difficile trovare continuamente nuovi “modi di uso” della tecnologia, innovando e riutilizzare questa innovazione con le reti, le filiere organizzate etc… facendo leva sulla socialità della nostra cultura.

Un esempio potrebbe essere investire sul design del software, sulla bellezza e semplicità delle soluzioni non solo sulla loro affidabilità e produttività. Prima di tutto è necessario che le persone comprendano le invenzioni ed i modi d’uso che hanno sostenuto l’innovazione tecnologica fino ad oggi, e da queste partano per raggiungere nuovi livelli di innovazione collegati alla nostra cultura italiana. Non copiare il mondo anglosassone, ma utilizzarlo a nostro favore.

Questa soluzione non è sicuramente innovativa ma una via di uscita realizzabile. E’ necessario contemporaneamente però accelerare sul fronte delle infrastrutture per vivere in un mondo digitalizzato, e quindi le tempistiche dell’Agenda Digitale” del governo sono indispensabili per agire da termometro della volontà o meno di proseguire nella direzione giusta per uscire dal tunnel.