Trasformazione, economia, lavoro e nuove tecnologie.

Il posto di lavoro è sicuramente la prima preoccupazione degli Italiani.

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Stiamo vivendo un periodo di profonda trasformazione strutturale del tessuto delle imprese italiane. Le vecchie imprese che si concentrano ed ostinano solo su vetuste quote di mercato ormai sature ed abbondantemente inflazionate dai nuovi “mercati emergenti” sono destinate a scomparire se non attuano programmi di intervento mirati a innovare (sia i processi che i modi d’uso) , a valorizzare il capitale umano e a stringere partnership anche per ampliare la gamma di prodotti offerti.

Dal punto di vista meramente del posto di lavoro occorre tenere presente 7 aspetti fondamentali del panorama attuale:

  1. Ormai la parola “dipendente” perde il suo significato nel contesto storico attuale e si affaccia invece prepotentemente la nuova parola “INTRAPRENDENTE”. Sempre più spesso i giovani , ma anche gli ultra quarantenni usciti dalle aziende, decidono di intraprendere il cammino imprenditoriale creando nuove imprese , nuovo artigianato e reti di imprese sociali. I temi ricorrenti sono: made in Italy per l’artigianato, nuove tecnologie, innovazione e digitalizzazione per le nuove imprese e social economy per le reti di impresa in ambito no-profit.clip_image004
  2. Ci sarà bisogno di un incremento dei servizi per l’occupazione del lavoro. Un aumento del numero di sportelli che assistono e guidano nella ricerca di nuove occupazioni. Compresa la costituzione di imprese di servizi di connessione tra il mondo dei neo-diplomati e delle necessità delle imprese che facciano da tramite per le società erogatrici di formazione ad Hoc .
  3. Non ci puo’ essere rinascita dei posti di lavoro e creare occupazione anche all’interno delle nuove imprese neo-nate se non viene diminuito il costo del lavoro. Inoltre più soldi in busta paga comporterebbero un aumento del capitale disponibile per gli acquisti di prodotti/servizi da parte della popolazione. Questo vuol dire che il “bonus” di 10 miliardi di euro per 10 milioni di lavoratori sotto i 25.000 euro sono solo un palliativo al momento che non permette nel lungo termine il rilancio di aziende già esistenti e l’accrescimento di posti di lavoro. Si dovrebbe accompagnare il tutto da manovre di sgravi su contribuzione e fiscalità clip_image006
  4. Occorre analizzare a fondo nuovi mercati possibili e soprattutto settori economici che possono essere trainanti quali agro-alimentari, green economy, meccanica di precisione , cultura, energie sostenibili, ecc…. tralasciando quei settori vecchi ed obsoleti che non hanno più margini di sbocco per la nostra economia né in Italia né all’estero.
  5. Ci sarebbe la necessità di creare reti di servizi per le neo-imprese che facilitino l’apertura di nuove attività. Tutto questo deve essere collegato ad una ridotta burocrazia. Perfino le banche potrebbero (grazie ai vari sportelli già esistenti sul territorio) assumere questo incarico e garantire servizi per le neo-imprese e le PMI che vanno anche oltre quelli puramente finanziari.
  6. Bisogna rivalutare i vecchi lavori e mestieri lasciati un po’ in disparte dalla maggioranza degli italiani. E’ vero che nelle aziende c’è bisogno di manager ma c’è anche bisogno di manutentori, tecnici specializzati, progettisti e quant’altro occorre ad una ripianificazione industriale di alto livello. Sempre più spesso questi lavori sono snobbati e lasciati in disparte. Ma il manager di un’azienda sarebbe responsabile di quali risorse umane se non ne ha a disposizione oppure se è costretto a trovarle fuori dall’ambito aziendale ?
  7. Ultimo punto e chiave vincente per la sfida del lavoro è la FORMAZIONE . Dovranno nascere e stanno già nascendo nuove “fabbriche dell’informazione” pubbliche e private. I corsi on-line saranno da prediligere. Ci dovrà essere l’introduzione di nuove strutture per l’erogazione di corsi post-diploma (non universitari) che soddisfino i requisiti richiesti dalle imprese. Corsi che prevedano studio e lavoro. clip_image008La formazione continua e il miglioramento delle competenze costituiscono la base del long-life-learning necessario come linfa per la competitività delle imprese. Una formazione che deve essere mirata non tanto a creare dei manager d’azienda quanto degli IMPRENDITORI perché solo questi possono costituire il futuro di crescita del Pil del nostro paese e garantire una certa ripresa economica.

Intanto è da considerare anche il fatto che le aspettative dei giovani cambiano e la propensione all ‘ Home Working sta assolutamente prendendo piede in molte attività imprenditoriali nuove.

Le nuove tecnologie e l’avvento del digitale permettono la creazione di nuovi modelli lavorativi che non necessitano di spostamenti in luoghi fisici di lavoro ma che possono trovare compimento addirittura tra le mura domestiche.

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Questo fenomeno si sta quanto mai diffondendo e sono sempre di più le persone che cercano di lavorare da casa. Purtroppo molti ostacoli ci sono ancora sulla strada: leggi sulla sicurezza del luogo di lavoro che insinuano che la casa non è un “luogo di lavoro sicuro” …. Quindi per i nostri legislatori è più sicuro salire su un automobile, guidare per magari 60-100 km per raggiungere il posto di lavoro ? Agli occhi di un attento “padre di famiglia” questo sembra un’eresia. Lavorando da casa si ha la possibilità di abbattere i costi di trasporto, diminuire l’inquinamento ambientale, non esporsi a pericoli derivanti dalla circolazione, poter usufruire di un contatto diretto magari con la propria famiglia (senza perdere ore preziose in inutili spostamenti) .

Le nuove tecnologie digitali permettono il compimento di tutto questo:

  • Internet e tutto quanto gravita intorno ad esso (es: il web , il social, il big-data)
  • Riunioni on-line con strumenti di videocomunicazione ( es. Lync Online di Microsoft)
  • Sistemi di messaggistica istantanea sia su pc che su telefonino che su tablet
  • Possibilità di condividere i progetti , i documenti, le foto e quant’altro in tempo reale e senza troppi passaggi di mail e/o chiavette (es. SharePoint online)
  • Network aziendali online per la gestione dei progetti di gruppo (es. Yammer o Ning)
  • Sistemi di vetrine virtuali ed e-commerce sempre più evoluti e di facile gestione
  • Programmi gestionali, amministrativi, tributari on-line e su abbonamento
  • Formazione online (anche i docenti on-line) (es. Skilla.com oppure i corsi sui MOOC)

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Ormai la gente, soprattutto i giovani, è pronta per raccogliere queste nuove sfide di innovazione dei propri processi. Occorre solo che anche il governo ed il legislatore si adoprino per garantire lo sbocco di tutto questo: agenda digitale, ampliamento e potenziamento della fibra internet, sgravi, facilitazioni per le nuove attività, ecc…..

Il futuro è nelle mani di INTRAPRENDENZA (ed imprenditorialità) , FORMAZIONE e NUOVE TECNOLOGIE DIGITALI.

Noi di Cloudea abbiamo già capito da diverso tempo quale direzione dovevano prendere i nuovi business e quindi offriamo tutto il nostro supporto a livello di assistenza/formazione e consulenza proprio per tutte quelle realtà che hanno una buona idea di attività sia la stessa nuova o una necessità di cambiamento all’interno della propria azienda, che hanno una ridotta disponibilità economica e che vogliono essere guidate per attuarla.

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Un commento all’articolo: “Parisi a Renzi: Sconti a chi assume nel digitale"

Il presidente di Confidustria digitale Parisi promuove i tagli al cuneo fiscale decisi dal Governo: “Bene la riforma, ma non basta”. E propone al premier sgravi per 4 anni sui nuovi contratti e voucher ai giovani laureati per digitalizzare le piccole imprese.

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I punti espressi da Parisi sono assolutamente interessanti nell’ambito della crescita digitale dell’Italia:

  • Utilizzo della proposta dei Maxi-Job estendendola però all’inizio solo sui nuovi occupati con competenze digitali per favorire crescita e sviluppo di nuove imprese.
  • Utilizzo dei contributi UE-2014-2020 per istituire borse di studio annuali che comprenderanno l’inserimento dei giovani in aziende che vogliono evolversi digitalmente : sistemi di collaborazione, archiviazione, fatturazione, pagamento ecc.. completamente elettronici. Ovvero la creazione di “digital angels” per le aziende clip_image003
  • Inserimento nei piani di ristrutturazione edilizia pubblica dell’obbligatorietà delle infrastrutture digitali
  • Rendere obbligatoria nelle scuole superiori una formazione sulle competenze digitali

Confindustria digitale però vuole andare ben oltre ed arrivare ad un ambito più generale e pubblico :

“Ci deve essere l’impegno a spingere l’informatizzazione del settore pubblico – spiega – per migliorarne l’efficienza e semplificare le procedure. Secondo le stime ipotizzate dal commissario Cottarelli l’innovazione digitale può produrre benefici per oltre 30 miliardi sui conti dello Stato. Permette di controllare meglio i dati sull’evasione e di ridurre le spese di acquisto di beni e servizi” . clip_image005

Queste sono le proposte concrete richieste al nuovo premier Renzi nell’ambito italiano. Ovviamente ci vorrebbe anche il supporto della UE per imporre non solo obblighi fiscali agli stati ma anche e soprattutto “obblighi digitali”. La UE dovrebbe mettere a disposizione degli stati fondi per la digitalizzazione e soprattutto parte di questi fondi dovrebbe essere convogliata verso le Università in grado di formare i giovani ai bisogni dei prossimi cinque anni.

clip_image006La pubblica Amministrazione in primis e a seguire le aziende italiane devono capire che solo con l’informatizzazione, l’innovazione digitale c’è una prospettiva di risollevarsi nel futuro e di tornare ad essere competitivi.

Lo Stato dovrebbe rendersi conto che sul diritto d’autore, la protezione dei dati, le copie private abbiamo ritardi e complessità che ostacolano l’adozione delle tecnologie digitali”. Un esempio tra tutti: in Italia sui libri cartacei si paga l’Iva al 4% e sui libri digitali al 22%.

Per quanto riguarda i diversi settori ci sono strumenti che adottati possono portare notevoli benefici in termini di digitalizzazione ed informatizzazione. Non è necessario ricorrere a strumenti “open” e magari non certificati: ormai ci sono strumenti digitali che una volta erano appannaggio delle grandi aziende disponibili per ogni ordine di grandezza di azienda pubblica e privata a costi accessibili.

Alcuni strumenti sono addirittura gratuiti per le scuole ma molti istituti non sono neppure a conoscenza della loro esistenza. Per esempio Microsoft offre molti strumenti gratis per le scuole e sconti per le PA. Andando sul nostro sito www.cloudea.it si possono trovare tutte le informazioni.

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Come si fa a parlare di corsi di formazione sulle competenze digitali nelle scuole superiori se queste stesse per prime non hanno manco ancora adottato il “registro elettronico” e le comunicazioni scuola/casa avvengono ancora tramite diario invece che per mail e/o strumenti di comunicazione moderni ?

Anche i docenti dovrebbero affrontare corsi di formazione sull’innovazione per essere al passo coi tempi e insegnare ai nostri ragazzi com’è veramente il mondo del futuro.

Analfabetismo digitale ormai strutturale, possiamo aiutare!?

Se leggi questo blog probabilmente non hai bisogno del nostro aiuto ma se conosci qualcuno che ha bisogno di essere “scosso” dal puto di vista di crescita di consapevolezza digitare contattaci e gli offriremo un corso gratuito per orientarsi nel pianeta digitale di oggi.

A parte questa “promozione” da anni parliamo dell’argomento e questo articolo crediamo sia il migliore riassunto possibile dalla situazione italiana su questo tema

http://www.agendadigitale.eu/infrastrutture/693_le-cause-dell-analfabetismo-digitale-italiano.htm

Resta il fatto che siamo il fanalino di cosa dei paesi “ricchi” d’Europa, ed i primi dei paesi in via di sviluppo. Come essere gli ultimi in serie A, quindi sicuramente stiamo scendendo verso la serie B,

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Vi consiglio di scorrere i dati dell’indagine ISTAT – Noi Italia per avere il quadro reale del nostro paese.

Il corso che offriamo a tutte le associazioni, da un paio di anni, è questo:

http://www.slideshare.net/Silviofilippi/corso-innovazione-per-associazioni-gratuito

dura 4 ore e per i professionisti da diritto ai crediti formativi. Segnalatelo ai vostri amici. Un piccolo contributo per la crescita del nostro paese, meglio che stare fermi ed aspettare il completo annientamento economico.

La banda larga in Italia NON SERVE!!? se non è “mobile”.

E rieccoci, siamo al punto del “nasce prima l’uovo o la gallina” della banda larga.

Interessante articolo del Corriere Comunicazioni http://www.corrierecomunicazioni.it/tlc/26134_banda-larga-gli-italiani-snobbano-i-20-mb.htm

che da una parte non perde occasione per aggiornarci sulle novità dell’Agenda Digitale e della cablatura in fibra del nostro paese, oltre che della % di persone che usano la banda larga, dall’altra stavolta si chiede se le scelte che ci portano verso i disastro digitale siano quasi obbligate per la destinazione dei fondi pubblici, dal momento che mediamente non sappiamo che farcene della banda larga. Perchè?

  1. Non si vuole sviluppare il telelavoro, e preferiamo stare in ufficio piuttosto che a casa
  2. Abbiamo una conoscenza informatica al di sotto della media
  3. Ci piace perdere tempo in riunioni “de visu” e magari anche farci pagare trasferte
  4. QUANDO ABBIAMO ACQUISTATO 20 MB CI SIAMO ACCORTI CHE LA VELOCITA’ EFFETTIVA ERA MOLTO INFERIORE E NON SIAMO PIU’ DISPOSTI A PAGARE PER SERVIZI NON RICEVUTI. (si noti che gli opertori garantiscono solo il 25% della banda nominale)
  5. Siamo spesso in mobilità e usiamo la banda wireless!!??
  6. Varie ed eventuali:-)

Avevamo sollevato il problema in un blog https://cloudeablog.wordpress.com/2011/10/26/banda-larga-o-banda-musicale-decidiamo-noi/ del 26 Ottobre 2011, ed in effetti siamo rimasti allo stesso punto di allora, sembrerebbe. In realtà vediamo una diffusione di apparati mobile, tablet, smartphone che fanno pensare ad uno scenario differente da quello delle televisioni via cavo, e quindi anche via internet, che c’è fuori dall’Italia.

Davanti allo schermo a casa abbiamo anche troppa offerta televisiva e molta di essa gratuita, ma purtroppo ci accontentiamo della bassa qualità. Quando siamo in giro invece, molti guardano anche film interi su tablet, tanti usano i servizi internet con Smartphone. Qui la copertura wireless 3 o 4 G o wifi potrebbe e dovrebbe essere molto migliorata e forse si andrebbe verso un modo differente dagli altri paesi di usare Internet.

Purtroppo i disservizi della copertura wireless del bel paese sono enormi e cade 3 volte la linea su una telefonata in treno tra Torino e Milano, oltre che 2 volte la connessione Internet con chiavetta, figuriamoci la larga banda “mobile.

Però ci consoliamo con questo piccolo grande sogno, per il momento, in attesa dei miracoli del nuovo governo.