Nelle mani di chi la trasformazione digitale e il futuro delle imprese?

Il Microsoft Forum si è chiuso questo mese con interessanti interventi e speach.

L’evento mette a conoscenza le industrie italiane di ciò che la tecnologia può fare per migliorare il loro business, affiancandole nella digital trasformation: un cloud intelligente che sfrutta il dato come elemento chiave a supporto delle decisioni, reinventa produttività e processi di business e immagina nuove modalità di interazione, più naturali, personalizzate ed efficienti.

L’intervento di Alec Ross ha dato uno “spaccato” molto interessante della situazione economica delle imprese italiane e delle loro possibilità di sviluppo. Risultati immagini per alec ross

“La digitalizzazione ha creato migliaia di miliardi di euro di valore e centinaia di migliaia di lavori ben remunerati. Questa tendenza alla digitalizzazione è destinata a proseguire e a impattare positivamente e in modo sempre più diretto l’Italia e gli italiani. La Penisola è stata un centro di innovazione per centinaia di anni e sono certo che continuerà a distinguersi per la sua capacità creativa. L’ingegno innovativo ha caratterizzato il passato del Paese grazie al lavoro di scienziati e artisti, ma ne potrà guidare anche il futuro attraverso una nuova classe di professionisti capaci di cavalcare il cambiamento senza lasciarsi intimorire dagli sviluppi tecnologi, anzi volgendoli a proprio vantaggio per inaugurare nuovi modelli di produttività e business”.

Una frase però ci ha colpito particolarmente:  “Quando io siedo ai tavoli direzionali italiani sono il più giovane, quando siedo a quelli di Silicon Valley sono il più vecchio“…

Questa trasformazione digitale implica molti cambiamenti, primo tra tutti l’approccio.: utilizzare le nuove tecnologie con vecchi sistemi non porta a nulla di produttivo, anzi puo’ essere controproducente; in secondo luogo bisogna rivedere gli assetti organizzativi delle imprese e ultimo ma non meno importante ci vuole un forte “committment” da parte delle dirigenze d’impresa.

Chi meglio dei giovani puo’ essere d’aiuto a comprendere i nuovi paradigmi delle necessità dei consumatori, i nuovi modi di comunicare, condividere e collaborare. I giovani sono i nostri “nativi digitali” e da loro possiamo trarre grandi ispirazioni per rendere maggiormente produttive le imprese e sviluppare nuovi business anche di grande successo.

Pensiamo ad alcuni casi di successo: Whatsapp creato nel 2009 da due ex impiegati yahoo di 33 e 37 anni, Facebook creata da  Mark Zuckerberg a soli 19 anni, Instagram da Systrom e Krieger di soli 27 e 30 anni, Uber da Garett Camp a 31 anni, le stesse Microsoft e Apple hanno fatto storia.

E l’Italia ?

Anche in Italia ci stiamo muovendo con le “startup, come cita Forbes ” After A Slow Burn, Italy’s Tech Startups Turn Up The Heat. Ovvero, dopo una partenza lenta, le startup italiane vanno verso il successo. Titola così Forbes, che guarda all’ecosistema delle startup italiane e dei suoi protagonisti: «Devastati dalla recessione e dall’aumento della disoccupazione, gli italiani più intraprendenti hanno deciso di diventare imprenditori di se stessi» in un pezzo dove si raccontano alcuni dati incoraggianti «colme la crescita degli investimenti da parte dei venture capital (56 milioni di dollari nei primi sei mesi del 2015 che fanno il 12% in più dei 50 milioni investiti nell’ anno precedente».

I giovani intraprendenti con il loro, come affermato da Alec Ross, ingegno innovativo stanno costituendo start-up. E quelli che già lavorano all’interno di aziende ? imparaadattaNon dovrebbero essere loro i nuovi centri di interesse dello sviluppo delle imprese ?  Potrebbero proprio essere loro a supportare, in un’ottica di “reverse mentoring”, i responsabili di più lunga esperienza nell’adozione profittevole di tutte le nuove tecnologie che si affacciano sul mercato digitale di oggi. Quantomeno sarebbe opportuno concepire nuovi modelli di business, nuovi modelli di utilizzo, essere consapevoli dei nuovi “bisogni del mercato e della società” integrando proprio queste figure giovanili all’interno dei gruppi di lavoro, sfruttando appieno il loro apporto e facendone dei “focal point” aziendali.

Sicuramente le aziende devono rivedere le proprie organizzazioni interne per creare dei network dinamici che sperimentano e collaborano con un’intensa efficacia di risultati. Si potrebbe inizialmente sovrapporre alle organizzazioni tradizionali questa struttura “reticolare” con “punti di interesse” almeno per tutto ciò che concerne il flusso delle informazioni e la collaborazione.

Quindi , in un mondo economico che viaggia alla velocità della luce solo chi è fortemente adattivo è destinato a sopravvivere e sicuramente questa sopravvivenza è data dalla trasformazione digitale, dalla disruption e dall’open innovation.