Smart working, fake e tecnologie

 

Questa mattina mi trovavo all’evento annuale “L’Internazionale a Ferrara” e precisamente alla sessione dedicata alle “Notizie fuori scena”, internazionale.jpg ovvero come le false informazioni manipolano opinione pubblica e condizionano la politica.  Gli interventi sono stati tutti molto interessanti e tesi a ribadire che da sempre esistono le fake news, solo che oggi ci sono molte più notizie e soprattutto dati che viaggiano nel web velocemente e quindi la distinzione tra vero e falso è alquanto complessa.

 

 

Dopo la sessione e ripensando alle settimane passate mi è venuta in mente una considerazione legata al mondo dell’imprenditoria nelle PMI italiane.

Una decina di giorni fa partecipavo ad un tavolo di lavoro sull’adozione delle nuove tecnologie per favorire l’innovazione all’interno delle PMI, tra i vari argomenti trattati mi sembrava doveroso parlare anche dello smart working. Quando citai questa parola, una imprenditrice più o meno della mia stessa età prese il cellulare in mano e commentò ad alta voce: “Ecco…una cosa che proprio non serve a nulla” e alzando lo smartphone indicò un articolo apparso su Wired  https://www.wired.it/economia/lavoro/2017/06/08/ibm-marcia-indietro-smart-working/) dicendo “anche IBM dice che non serve a nulla!”.

1496922600_ibmok

Non ho continuato nel discorso preoccupandomi di approfondire l’articolo nella sua totalità, prima di esprimermi in qualsiasi tipo di opinione. Successivamente mi sono resa conto che in Italia, si identifica la parola “smart working” semplicemente con “telelavoro” o “lavoro remoto”, tuttavia il vero significato inglese della frase non è “lavoro intelligente”? Intelligente non vuol dire solo poter lavorare da casa, ma credo che implichi alcuni aspetti fondamentali, tra cui:

  • Maggiore produttività
  • Lavoro per obiettivi
  • Utilizzo di tecnologie abilitanti
  • Work-life balance
  • Gestione ottimale delle risorse
  • Gestione del tempo e dello spazio

Sulla base di questi presupposti e conoscendo IBM, che da anni lavora nel rispetto di tutti i punti di cui sopra, ma che nell’ ultimo periodo deve far fronte ad un suo posizionamento di mercato non particolarmente innovativo, comprendo che abbia deciso di favorire la CREATIVITA  nell’ ambito dei propri prodotti e servizi  e quindi creare condizioni lavorative in “ufficio” migliorative rispetto a quelle attuali e garantire l’incontro tra i suoi collaboratori.

smartworking pillar

Adottare lo smart working se inteso solo come “telelavoro” non serve a nulla. Occorre sempre e comunque avere dei momenti di condivisione delle idee tra i colleghi. La progettazione e le strategie vanno definite in team, mentre il “paper-work”, ovvero il lavoro operativo nell’ambito dei processi gestionali può sicuramente essere svolto anche da remoto.

Le nostre PMI familiari, hanno sicuramente molti ostacoli da affrontare per rendere le loro aziende maggiormente produttive e innovative. I problemi non rientrano solo nel gap tecnologico o nella mancanza di prodotti, ma anche e soprattutto negli ambiti organizzativi e di leadership: la paura di perdere il controllo, l’incapacità di condivisione e gestione degli obiettivi, l’incapacità di delega e soprattutto mancanza di fiducia. Tutti ambiti che sono i presupposti dello smart working e quindi delle smart factories.

Imparare a gestire la propria azienda, utilizzando le tecnologie corrette e a volte con l’aiuto di un coach, lavorando su obiettivi, delega e fiducia permettono di liberare tempo prezioso che potrà essere dedicato non solo ad incrementare il proprio business ed essere più creativi nelle soluzioni in questo periodo di cambiamento, ma anche ad avere il tempo di leggere un articolo fino al fondo senza trarre conclusioni affrettate in base alle prime 2 righe del titolo e divulgandolo in modo errato tra gli altri imprenditori trasformandolo così in un “Fake”.

time-to-change