Olivetti: Il valore del lavoro, l’idea di comunità

Quest’anno sono stata invitata a partecipare nella giuria tecnica del Premio Olivetti – AIF Awards 5° edizione in qualità di Socio AIF, Business Coach della scuola di Marina Osnaghi di Milano e Advisor Starboost.

E’ stata un’esperienza molto interessante ed un’occasione di apprendimento nell’ambito di un evento dedicato all’Alta Formazione.

Adriano Olivetti, in un periodo storico in cui si fronteggiavano due grandi potenze: capitalismo e comunismo, credeva che fosse possibile creare un equilibrio tra solidarietà sociale e profitto, tanto che l’organizzazione del lavoro comprendeva un’idea di felicità collettiva che generava efficienza. Meritocrazia, aspetti retributivi, benefit aziendali e rispetto per l’ambiente circostante erano motori all’interno dell’organizzazione.

Durante le pause i dipendenti potevano servirsi delle biblioteche, ascoltare concerti, seguire dibattiti, e non c’era una divisione netta tra ingegneri e operai, in modo che conoscenze e competenze fossero alla portata di tutti.

L’azienda accoglieva anche artisti, scrittori, disegnatori e poeti, poiché l’imprenditore Adriano Olivetti riteneva che la fabbrica non avesse bisogno solo di tecnici ma anche di persone in grado di arricchire il lavoro con creatività e sensibilità.

Si sta parlando del primo dopoguerra. Queste idee dove sono finite da allora fino ai giorni nostri? Fagocitate da una classe imprenditoriale avida di profitto e maniaca del controllo che non lascia nulla allo sviluppo delle persone e che preferisce comprarne il “tempo” anziché valorizzarne la “testa”.

Oggi, quando tutti parlano di “Trasformazione Digitale” e “Intelligenza Artificiale” stiamo assistendo ad una rinascita del potenziale umano in tutte le sue forme e, nelle piccole aziende, ad una migrazione da “modello dinastico” a “modello manageriale”.

Al concorso siamo stati invitati ad esprimerci proprio su 5 aree: Innovazione, Cambiamento, Trasferibilità, Utilità Sociale ed Efficacia

Nelle varie giornate in cui ho partecipato sono stati presentati più di 35 case history suddivise tra “Ricerca & Innovazione” , “Competitività e Mercato” e “Sanità, Benessere Personale & Organizzativo “.

Si è passati da innovazioni progettuali e metodologiche a cambiamenti organizzativi e scalabilità dei percorsi formativi anche in altre aree per concludere, nell’ultima giornata di concorso, con progetti dal taglio decisamente più sociale e di pubblica utilità.

Il livello è sempre stato altissimo in tutte le sessioni sia dal punto di vista dei progetti presentati che dall’attenzione dei giurati. E’ sicuramente emersa da tutti la necessità di operare sul fattore umano all’interno delle aziende, delle associazioni, della PA e delle scuole per migliorare le competenze trasversali e migliorare il giusto equilibrio tra lavoro-tempo creativo e relazioni.

In alcuni progetti sono stati elaborati elementi di importanza sociale per aumentare il benessere non solo all’interno dell’azienda ma anche nella comunità circostante.

In un’epoca dove la robotica, l’informatica, l’internet-connessione, la velocità, i dati, sicuramente si è evinta un’evoluzione dei paradigmi legati all’essere umano e quanto sia importante cambiare il mind-set per poter governare i nuovi strumenti digitali.

Mi ha particolarmente toccato la tematica delle life Skills riconosciute dall’OMS. Skills che ci appartengono e che la formazione dovrebbe aiutarci a nutrire fin dall’infanzia.

Esse possono essere raggruppate in tre aree

  • EMOTIVE- consapevolezza di sè, gestione delle emozioni, gestione dello stress

  • RELAZIONALI – empatia, comunicazione efficace, relazioni efficaci
  • COGNITIVE – risolvere i problemi, prendere decisioni,pensiero critico, pensiero creativo

Tali Skills rendono la persona capace di trasformare le conoscenze, gli atteggiamenti ed i valori in reali capacità, cioè sapere cosa fare e come farlo.

Le Life Skills, così come noi le intendiamo, possono essere insegnate ai giovani come abilità che si acquisiscono attraverso l’apprendimento e l’allenamento e non di meno possono essere introdotte in azienda, come si è visto durante il concorso, con metodologie innovative ed efficaci.

Le Life Skills rendono la persona capace di trasformare le conoscenze, gli atteggiamenti ed i valori in reali capacità, cioè sapere cosa fare e come farlo.

Acquisire e applicare in modo efficace le Life Skills può influenzare il modo in cui ci sentiamo rispetto a noi stessi e agli altri ed il modo in cui noi siamo percepiti dagli altri.

Se inserite accuratamente e professionalmente in ambito aziendale portano ad una maggiore consapevolezza delle capacità e potenzialità proprie e del gruppo di lavoro rendendo accessibili nuove frontiere per il proprio business e per il benessere aziendale e personale


Pensando alle mie life skills le parole SENTIERO – CONSAPEVOLEZZA – ALLEANZA mi portano ad una riflessione:

“Immagino il sentiero come il percorso da intraprendere per arrivare da “A” a “B”. Più allargo gli orizzonti di “A” e “B”, quanto più chiaro è il punto di arrivo “B” esplorando bene e guardandolo da diversi punti di vista tanto più breve sarà la distanza che mi separa per il raggiungimento del mio obiettivo. A questo punto devo acquisire la consapevolezza di avere le risorse per affrontare il viaggio che per essere di successo deve avvalersi di diverse collaborazioni/alleanze. Non bisogna aver paura di sbagliare ma bisogna essere capaci di apprendere dagli errori, occorre saper lavorare in team, saper leggere tra le righe dei milioni di dati che ci accompagnano ormai ogni giorno e ultimo ma non meno importante dotarsi degli strumenti digitali e non che ci facilitano nel percorso: formazione, coaching, competenze trasversali, collaborazione, condivisione, strumenti informatici e digitali professionali, metodologie innovative e digitalizzazione.”

Dal comunicato stampa relativo alla manifestazione:

“Il Premio AIF “Adriano Olivetti” ha la finalità di diffondere le buone pratiche riguardanti percorsi innovativi di apprendimento e valorizzazione delle persone e di sviluppo delle organizzazioni di riferimento.

A tal fine intende identificare e segnalare professionisti, enti di formazione, aziende, pubbliche amministrazioni, gruppi e persone che abbiano ideato e realizzato progetti formativi e di valorizzazione del capitale umano e che si sono contraddistinti per i risultati di apprendimento ed evolutivi ottenuti a livello individuale, di team e organizzativi.”

Gli investimenti di Cloudea sono rivolti all’essere sempre formati sull’eccellenza e competenti sugli strumenti e le metodologie attive nel nuovo mondo digitale.

In futuro vogliamo sfidarci nell’accompagnare un numero ancora maggiore di PMI nella r-evoluzione grazie al nostro apporto in termini di consulenza, formazione, coaching e Metodologia AWAN.

Far arrivare alcune di loro al Premio Olivetti è stimolante soprattutto per evidenziare che evolvere è possibile se si crede nelle persone e nel loro potenziale.


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