Italia in testa alla classifica… del corona virus

Cosa c’entra l’innovazione con il Corona Virus con la tecnologia vi chiederete. E’ curioso che tutte le aziende chiedano ai propri collaboratori di lavorare da casa, quando per anni sono state maniache del controllo visivo del loro lavoro. Con questo tentativo maldestro, si accorgono che, non avendo preparato l’infrastruttura per il telelavoro, in tempi non sospetti, quello che vorrebbero, non è facilmente realizzabile. Non parliamo di Smart Working, che in Italia pochi stanno veramente realizzando, e ovviamente queste aziende ne stanno traendo vantaggio, ma solo del telelavoro. Per chi non lo sapesse la differenza sostanziale è che lo Smart Working significa lavorare ad obiettivi e risultati, il telelavoro semplicemente lavorare a tempo come sempre, ma anche a distanza con l’aiuto della tecnologia.

Ebbene siamo in testa alla classifica per infetti da corona virus in Europa, ma ultimi in innovazione. Questo si vede anche in questi momenti di crisi, infatti i collaboratori che possono lavorare da casa, subiscono gli effetti del traffico sulle linee Internet sottodimensionate, che le nostre Telco hanno mal distribuito sul territorio lasciando zone importanti completamente scoperte per correre dietro i profitti…”tanti (non ce la faccio a scrivere pochi), maledetti e subito”. Del resto come dare loro torto, in un certo senso se le persone e le aziende non hanno bisogno di più velocità di connessione o non sono disposte a pagarla perché la considerano inutile (dal momento che non usano abbastanza i servizi cloud e di videocomunicazione ed il lavoro in mobilità, le Telco si adeguano alla crescita logaritmica della richiesta di banda….(ricordate il mio blog…In italia l’unica banda che si conosce è quella musicale).

Contemporaneamente a queste riflessioni leggo un blog di Digital 360 sullo stato dell’imprenditoria Italiana verso l’innovazione e ho ulteriori conferme sulla desolazione nell’area PMI della situazione, però condivido l’analisi delle cause. L’articolo dal titolo Agli imprenditori manca davvero la volontà di innovare? Propone interessanti spunti che vanno oltre alle colpe imprenditoriali che pur ci sono, e son già ampiamente condivise. I più significativi sono questi che cito di seguito:

Esiste davvero un premio all’innovazione? In un Paese in cui si tende a privilegiare l’aiuto pubblico rispetto al mercato, in cui si tende a sovvenzionare e tenere in vita le realtà decotte siamo proprio sicuri che chi innova abbia il giusto premio in termini di crescita aziendale e quote di mercato quando il sistema tende a mantenere in vita artificialmente i suoi concorrenti?

Siamo sicuri inoltre che il mondo dei servizi e della consulenza fornisca il giusto supporto sia in termini di qualità dell’offerta che di trasparenza e sincerità della stessa?

In effetti l’ecosistema non aiuta e spesso ho rilevato che esiste una popolazione dei tecnici informatici “refrattaria” all’innovazione perché per loro significherebbe dover imparare cose continuamente nuove, e cambiare modello di business. E poi, in questo ecosistema profondamente ingiusto e malsano, perché non meritocratico, serve veramente “sbattersi” quando le rendite di posizione hanno potere e ricchezza ancora oggi e possono chiudere le porte a tutte le novità salvaguardando con ogni mezzo il loro status? Io credo di sì, perché di esempi virtuosi ce ne sono anche da noi, ed, avendo lavorato per anni in multinazionali con sede in Italia mi accorgo che l’approccio internazionale, che ha maggior visione e competenza, alla fine premia rispetto quello chiuso e retrogrado di molte aziende italiane.

La regola di business “il pesce puzza dalla testa” anche in questo caso è salvaguardata. Se aumentano i casi di aziende che fanno innovazione “vera” come i nostri clienti, si cercano nuove vie per eccellere e nuovi oceani blu da sviluppare e le rendite di posizione si troveranno da sole in un oceano rosso sempre più piccolo che non permetterà a loro di sopravvivere. Ci vuole coraggio? Si, però quando pensiamo all’imprenditore pensiamo ad una figura temeraria, altrimenti è molto più comodo fare il dipendente o il manager.

Se l’imprenditore non rischia, non cerca continuamente soluzioni nuove ai vecchi problemi e non usa la tecnologia fondamentale per evolvere nel mondo di oggi, ha fallito il suo ruolo. Fare soldi non è l’obiettivo dell’impresa!! Creare benessere sociale e per i collaboratori in primis deve essere il suo mantra.

Dallo scorso anno, per aiutare le imprese a innovare, mi sono iscritto, come tanti, al registro degli Innovation Manager del Mise, e ho già un bel progetto in corso; inoltre ho accettato di partecipare al PID, punto impresa digitale della camera di commercio di Torino che offre consulenza Pro-bono agli imprenditori che vogliono orientarsi nella Digital Transformation.

Non saprei cosa fare di più per aiutare il mio paese a innovare, e conosco persone che come me offrono la loro competenza anche gratuitamente all’inizio, pur di sbloccare la situazione. Fortunatamente la volontà di evoluzione, da parte dell’offerta è grande, speriamo che crei il giusto impatto nel miglioramento del tessuto economico del nostro amato paese.

www.silviofilippi.it