Siamo nella giusta direzione, ma contro vento!

Alla fine della lettura dell’ultimo libro di Simon Sinek ho avuto ancora una volta la conferma che il nostro pensiero sulle organizzazioni ed il mondo del business oggi è assolutamente in linea con i pensatori più innovativi e dirompenti. Simon ha trovato una bellissima metafora per classificare velocemente il comportamento delle società e degli imprenditori nel business. Lui parla di grandi Corporation e di strategie e di marketing, tuttavia gli stessi concetti si applicano alle piccole e medie aziende italiane perché i business è simile in ogni paese, purtroppo però le teorie innovative da noi arrivano qualche anno dopo. In Italia, nell’ambito della consulenza alle PMI siamo nel pieno dell’applicazione delle teorie del controllo tradizionale e delle strategie competitive, che per Sinek rappresentano l’essenza della partecipazione al “Gioco Infinito” del business con tecniche da “Gioco finito”. Spesso ci sentiamo troppo distanti dal medio-pensiero dell’imprenditore italiano per come ci viene presentato, infatti crediamo a volte di essere stati fortunati a trovare clienti che ci seguono con successo, e leggendo questo libro abbiamo ricevuto ulteriori conferme della correttezza del nostro approccio.

Noi crediamo che le aziende debbano essere organizzate in Teams e lo stesso imprenditore è un teamleader. Tutti all’interno del team ha molto valore e se manca un componente il team non funziona bene. Nessun manager o top manager dovrebbe guadagnare molto di più degli altri componenti del team perché come gli altri è al servizio dell’organizzazione e come gli altri ed ha semplicemente un ruolo differente. Certo, la responsabilità conta, e qualcuno non la vuole, tuttavia è più importante il Leader che le persone seguono per la sua visione, a volte è incarnato dall’imprenditore che ha creato l’azienda, di qualsiasi “manager” che lavora solo per lo stipendio ed i benefit.

Le aziende che hanno una organizzazione adatta a stare nel business trattano i loro collaboratori come vorrebbero che essi si prendano cura dei clienti. Empatia, assertività, rispetto e partecipazione sono valori imprescindibili per avere un team di successo, che permette alle aziende di successo di stare non gioco infinito. Il profitto diventa un effetto “collaterale”. Chi invece persegue solo il profitto prima o dopo fallisce. Questo è quello che emerge dalla ricerca di Simon Sinek, che fa molti esempi importanti di errori strategici che hanno creato disastri annunciati.

La cosa più dirompente è comprendere come questa mentalità “sbagliata” è nata:

“… In un articolo spartiacque del 1970, Milton Friedman, l’economista premio Nobel considerato uno dei grandi teorici dell’odierna forma di capitalismo, gettò le basi per la teoria del primato degli azionisti, al cuore di larga parte del business attuale, così improntato a un orizzonte finito. «In un sistema di libera impresa e proprietà privata», scriveva, «un dirigente aziendale è un dipendente dei proprietari dell’azienda. Ha una responsabilità diretta nei confronti dei suoi datori di lavoro. Questa responsabilità è condurre l’azienda in accordo con l’interesse dei proprietari, che in genere sarà quello di fare più soldi possibili rispettando le regole di base della società, sia quelle incarnate dalla legge sia quelle incarnate dai costumi etici.»

E poi Simon aggiunge:

“… Per un’alternativa più votata all’infinito rispetto alla definizione di responsabilità di impresa formulata da Friedman, basterà tornare indietro fino a Adam Smith. Il filosofo ed economista scozzese del XVIII secolo è universalmente considerato il padre dell’economia e del capitalismo moderni. «Il consumo», scriveva Smith in La ricchezza delle nazioni, «è l’unico fine e scopo del produrre, e l’interesse del produttore andrebbe preso in considerazione solo nella misura in cui può essere necessario per promuovere quello del consumatore.» Per poi chiosare: «La massima è così perfettamente autoevidente che sarebbe assurdo tentare di dimostrarla».3 In parole povere, gli interessi dell’azienda dovrebbero essere sempre secondari rispetto a quelli del consumatore (per ironia della sorte, eccomi qua a scrivere un libro intero su questo punto che per Smith era così «evidente» da ritenere assurda ogni dimostrazione)”.

Questa è l’essenza del pensiero da recuperare dopo l’abbuffata di profitti, stipendi ingiustificati dei Top Manager delle aziende e strategie di mercato volte a fare del male ai consumatori pur di aumentare i profitti, che hanno costretto tanti governi a correre ai ripari con leggi che garantiscono una cosa che dovrebbe essere naturale per tutti: l’etica.

Chi oggi pensa solo al profitto, a misurare in modo maniacale le performances, per raggiungere primati (vincere gare) contro i concorrenti passando sopra alle esigenze di benessere dei collaboratori e dei clienti è assolutamente nel posto sbagliato, eppure sono ancora in tanti a dirigere imprese con il pensiero di Friedman, che viene ancora studiato nelle università

Oggi è il momento di imprese che siano “eticamente organizzate” e governate per condividere i risultati con i propri collaboratori, che abbiano a cuore i loro interessi e le loro vite e che trasferiscano questo amore per il loro prodotto e servizio verso i clienti. Le aziende che sono gestite con questi valori, sono anche quelle che, a dispetto degli amanti della competizione, hanno più probabilità di crescere e avere successo e profitti.

E’ il momento di cambiare le regole del business che, come dice Simon, è un gioco infinito, non ci sono ne vincitori ne vinti ma solo aziende che “durano” nel tempo creando valore e benessere nel mondo, partendo dai collaboratori e dai clienti, non solo per gli investitori e i proprietari.

Questo pensiero è quello che ci guida in ogni “Assessment Strategico”, ridefinizione della strategia, dei valori e dell’organizzazione insieme ai nostri clienti.

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