Dopo l’abbuffata online…Voglia di contatto umano

Sono mesi ormai che la maggior parte delle attività che facciamo si svolgono online.

La formazione, la consulenza, le dimostrazioni di prodotti, le riunioni con i colleghi, i webinar sono tutte cose che ormai non hanno più segreti per noi e ci hanno abituati ad un nuovo modo di lavorare.

Ma esagerare nello Smart Working è cosi efficace?

Io credo di no, e alcune ricerche sui benefici del contatto fisico stanno riprendendo temi di psicologia del benessere ante COVID, e indicando aspetti negativi di questo periodo attività online

Fortunatamente nella vita privata si vedono gli amici e si vede la famiglia, tuttavia anche sul lavoro si comincia a sentire una certa insofferenza da parte delle persone, perché la perdita del contatto umano diminuisce gli stimoli creativi.

Incontrare le persone per lavoro e viaggiando, implica anche gli spostamenti che sono attività a basso valore aggiunto. Tuttavia gli stimoli visivi e in generale la dinamica di comunicazione che si instaura con persone in un rapporto fisico sono indubbiamente fonte di serenità e aumentano la propria salute mentale.

https://lamenteemeravigliosa.it/il-contatto-fisico-7-sorprendenti-benefici/

https://www.ultimavoce.it/astinenza-da-contatto-fisico-quanto-influisce-sulla-nostra-psiche-il-distanziamento-sociale/

https://it.mashable.com/coronavirus/3254/ho-rischiato-il-burnout-da-smart-working-cosi-lavorare-da-casa-per-alcuni-e-diventato-un-incubo

Senza dubbi il mondo online appiattisce la nostra capacità di inventare, di sognare e di sviluppare idee. Oltre a problemi reali di salute legate a stress per troppo lavoro, orari dilatati e mancanza di sonno.

 

 

Chi lavora molto da casa, come me, si accorge subito che è molto faticoso interagire davanti ad uno schermo e ci dovrebbero essere delle regole ben precise e pause.

Mi sono quindi messo a cercare online degli articoli che spiegassero i benefici del contatto fisico e ho scoperto che la maggior parte di essi era stata scritta prima del 2020.

Nel 2020, dopo lo spavento del COVID e l’abbuffata dello Smart Working, per cui tutti hanno cercato di favorire il DISTANZIAMENTO, stanno timidamente riapparendo alcune voci fuori dal coro che indicano alcuni problemi legati al nuovo modo di lavorare a distanza.

Riassumendo ci sono 3 macro problematiche che cito da questo articolo che condivido:

https://www.nonsprecare.it/problemi-smart-working

“…Il primo è l’isolamento delle persone. Il lavoro è anche creatività relazione, discussione, contatto umano, contaminazione di braccia e di  idee. Vicinanza. Questo patrimonio non può spegnersi con il clic dell’interruttore tecnologico: è un errore fatale, che danneggia le aziende e chi lavoro al loro interno. Solo se non smontiamo una più che secolare cultura del loro possiamo immaginare che l’innovazione possa continuare a fare il suo percorso e andare a seminare nuovo vantaggi per tutti e non per il club dei soliti noti. D’altra parte provate a pensare a ciò che hanno realizzato, in termini di cambiamento, aziende come Google, Facebook, Apple: avrebbero mai potuto farlo senza consentire a  migliaia di  persone di condividere, dal vivo, in un ambiente di lavoro fisico e non virtuale, l’innovazione tecnologica e i relativi cambiamenti? 

“…Il secondo spreco riguarda il microcosmo dell’ufficio. Non è una banalità, e non è un mondo irrilevante. Un’intera economia, fatta di bar, ristoranti, paninoteche ed enoteche, negozi al dettaglio e supermercati di quartiere, si regge sul sistema del lavoro dal vivo. Per esempio sui consumi durante le pause pranzo. Spostare troppo gli equilibri organizzativi verso lo smart working  significa fare danni irreversibili a un sistema fatto di filiere, dal produttore al consumatore, che non possono reinventarsi con facilità. Anche in questo caso, e specie nelle grandi città, serve senso della misura, responsabilità e realismo. Senza stare a suonare retorici inni a favore di una specifica soluzione lavorativa, ma consentendo una sana competizione tra le diverse possibilità organizzative del lavoro.

Il terzo problema è la rete infrastrutturale del paese che non regge il lavoro a distanza e non è stata adeguatamente ampliata, dal momento che siamo ancora molto indietro nelle classifiche europee legate al digital divide. In base a questa ricerca nel 2020 siamo ancora al terzultimo posto.

https://d110erj175o600.cloudfront.net/wp-content/uploads/2020/06/report-italia.pdf

E qui veniamo al problema vero, la disonestà che spinge alcuni manager e imprenditori ad approfittare della situazione contingente per scaricare sui dipendenti i loro disagi con la scusa dello Smart Working . “…ci risultano aziende che hanno messo in cassa integrazione i loro lavoratori che non avevano un buon collegamento con la rete Internet. Oppure che hanno chiesto ai dipendenti svantaggiati, per la minore dotazione tecnologica da casa e quindi per la minore reperibilità e garanzia di qualità del lavoro, di accettare una riduzione dello stipendio. E questo più che smart working si chiama ricatto.

In questo articolo per semplicità parlo di Smart Working, tuttavia ho solo conosciuto aziende e persone che fanno REMOTE WORKING, perché il sistema di incentivazione del lavoro per obiettivi invece che a tempo, non è stato implementato grazie al COVID, anzi si sono fermati tutti i progetti di Benessere Organizzativo ed stata fatta man bassa si ammortizzatori sociali.