Deutsche Bank fuori di testa: tassa sullo Smartworking!!

Questo mese ha fatto scalpore la proposta della Deutsche Bank di una tassa sullo Smartworking. Potete trovare varie informazioni sul web.

https://www.huffingtonpost.it/entry/una-tassa-del-5-per-chi-lavora-in-smart-working-lultima-follia-lanciata-dai-banchieri_it_5fad1d36c5b6d647a39c465c

https://smartworkersunion.it/smartworking/no-alla-tassa-sullo-smart-working/

https://www.corriere.it/economia/lavoro/20_novembre_14/tassa-smart-working-non-piace-sindacati-l-ipotesi-deutsche-bank-4afa4b9a-25e0-11eb-9464-032251e7abf1.shtml

Andando a fondo si nota che è solo una delle tante idee, in parte inutili, in parte creative inserite nello studio
che sta facendo molto discutere. Immaginata dal macro strategist dell’istituto tedesco Luke Templeman, la smart working tax prevede di applicare una tassa del 5% a tutti quei lavoratori che continuano la propria attività in Smartworking, con l’obiettivo di aiutare ‘le vittime’ economiche di questa pandemia, ossia coloro che non possono lavorare da casa (o da qualsiasi altra parte) e che sono costrette ad andare in ufficio.

Perché è fuori di testa?

In un momento come questo non esistono categorie fortunate per una serie di motivi:

  • Molte aziende hanno scambiato lo Smartworking con il remote working, quindi le persone che lavorano da casa, non hanno sostanzialmente migliorato la loro vita, perché hanno ritmi più stressanti e meno tempi morti e possibilità di relazione.
  • Le persone sono disorientate perché non hanno ricevuto chiari obiettivi e non sanno se il loro lavoro remoto sarà valutato di valore in azienda (come gli studenti a cui viene detto che le interrogazioni remote valgono di meno)
  • Tutte le categorie di lavorati in modo differente sono in crisi perché non ha certezze sul futuro.
  • …..

Alla luce dei recenti avvenimenti aziende molto più lungimiranti hanno predisposto un servizio di coaching interno per aiutare le persone immerse nella solitudine del lavoro da casa e remoto, perché si sono rese conto che il bilancio tra benefici e difficoltà, anche per i collaboratori non era completamente positivo per tutti. Infatti il Dott. Valerio Perinelli della Sace BT (che è un manager illuminato e coach della scuola di Marina Osnaghi) raccogliendo le impressioni dei suoi collaboratori ha chiaramente espresso in queste slide le sensazioni dapprima positive e poi scavando, anche negative, di questa categoria di lavoratori.

Il vero SMARTWORKING non è quello improvvisato dalle aziende in questo periodo, ma una evoluzione della società, che crea benefici per l’ambiente, l’economia ed il lavoro che non devono essere fermati e tassati proprio perché tutti in qualche modo potranno beneficiarne in un futuro non remoto quando il lavoro come lo conosciamo oggi sarà cambiato.

E’ vero che ci sono molti benefici per le organizzazioni che hanno fatto un progetto di Smartworking in tempi non sospetti, e non basato sull’urgenza. In tal caso più che il dipendente è la stessa azienda a risparmiare molte risorse, come lo spazio, gli strumenti di lavoro, il tempo di viaggio dei collaboratori e a raggiungere gli obiettivi più velocemente perché le persone sono più focalizzate e produttive nel lavorare da casa. Non è però sempre cosi, infatti stanno nascendo luoghi per lo Smarworking al di fuori della casa, come hotel, aree attrezzate distribuite sul territorio che le aziende mettono a disposizione e altre possibilità agevolate dalla tecnologia.

E’ il lavoro che cambia, sono i comportamenti che devono cambiare con l’aiuto della tecnologia.

Il fatto che lo stratega di una banca faccia una proposta simile ci da solo la conferma di come ragionano le persone che oggi hanno posizioni privilegiate: ogni cambiamento lo vedono come nocivo allo status quo e quindi vogliono frenarlo.

Proporre tasse di questo tipo è come proporre la distruzione delle fabbriche che facevano i LUDDISTI all’inizio della rivoluzione industriale. Non ho molti altri commenti da fare, del resto questo periodo difficile ha messo in luce l’inettitudine di molti cosiddetti “leader” e ne ha creati altri che hanno saputo gestire in modo migliore la situazione. La mia speranza è che l’onda del cambiamento che ha costretto aziende e persone a riorganizzare il proprio modo di lavorare non si fermi ma sia razionalizzata, strutturata e organizzata con progetti di vero Smartworking in cui le aziende imparano a remunerare i propri collaboratori, non a tempo lavorato, ma ad obiettivi raggiunti ed i lavoratori che oggi non lo accettano, imparino ad apprezzarlo perché anche per loro ci saranno molti benefici. Tutto questo dipende solo dalla classe dirigente….Aihme!!