A che punto siamo con la Trasformazione Digitale delle PMI Italiane?

Senza dubbio il tessuto imprenditoriale italiano è fatto di piccole e medie aziende. Con un’importante presenza nel settore manifatturiero (31% del totale delle PMI), nel commercio (18%) e nell’alloggio e ristorazione (13%), le piccole medie imprese sono più presenti nel Nord del Paese (58%), nelle aree metropolitane e a maggiore densità di popolazione.

A che punto sono queste aziende con la Trasformazione Digitale? Per capire ci viene in aiuto una ricerca del Politecnico di Milano. In primis bisogna considerare che “…Con l’avvento della crisi del 2020, le imprese di piccole e medie dimensioni hanno sofferto in maniera importante: durante il primo lockdown (marzo-aprile 2020), la percentuale di PMI che dichiara di aver registrato una riduzione di fatturato risulta essere pari all’84% a fronte del 75% delle grandi, mentre durante la seconda parte dell’anno (giugno- ottobre 2020) è il 68% contro il 63% delle grandi…” leggiamo nel rapporto.

I principali punti emersi dall’indagine son i seguenti:

LA CULTURA DIGITALE: C’È INTERESSE MA MANCANO LE COMPETENZE PER METTERE A TERRA GLI INVESTIMENTI

NELLA DIGITALIZZAZIONE DEI PROCESSI PRIMARI SONO PIÙ INDIETRO LE PICCOLE IMPRESE MANIFATTURIERE E DI PRODOTTO

IL DIGITALE NEI PROCESSI DI SUPPORTO10: CRESCE L’ADOZIONE, MA I BENEFICI SONO RIDOTTI DA
INFRASTRUTTURE IT NON ALLO STATO DELL’ARTE

Per quanto riguarda un confronto con le imprese Europee il Politecnico di Milano evidenzia i seguenti 3 punti:

  • le PMI italiane scontano un ritardo rispetto alle imprese europee su vari fronti (quali utilizzo dei Big Data ed impiego di risorse con competenze specialistiche), anche se in quasi tutti i casi lo stesso ritardo si riscontra guardando alle grandi imprese; ciò segnala quindi problemi a livello strutturale di sistema Paese, più che di categoria d’impresa;
  • emerge sia un altissimo grado di penetrazione della fattura elettronica – successo ormai consolidato – sia il poderoso balzo in avanti del Cloud: nel 2018 solo il 10% delle PMI italiane aveva investito in servizi in Cloud di alto livello, contro l’11% delle PMI europee;
  • in negativo, si evidenzia il tema delle competenze ICT: poche piccole e medie imprese hanno addetti che operano con le tecnologie digitali, pochi specialisti ICT popolano le PMI italiane
    e si fa ancora poca formazione. La causa risiede in buona parte nella bassa domanda di competenze da parte delle imprese, non solo nella scarsa offerta sul mercato del lavoro.

l’Osservatorio ha poi calcolato per ciascuna impresa un indice di maturità digitale, considerando 22 indicatori afferenti a due dimensioni. I valori così ottenuti per l’indice consentono di segmentare le PMI in quattro differenti approcci verso la trasformazione digitale:

Analogico (7% delle PMI): Esse gestiscono i propri processi e attività in modalità per lo più manuale, hanno una conoscenza estremamente ridotta delle tecnologie digitali e la visione strategica sul digitale è quasi ovunque assente.

Timido (40% delle PMI): include le PMI che hanno cominciato a digitalizzare alcuni processi, nella maggior parte dei casi in risposta ad un obbligo normativo (qua- le la fatturazione elettronica) o ad uno stimolo esterno.

Convinto (44% delle PMI): comprende le PMI che hanno cominciato a rivedere parte dei propri processi aziendali in chiave digitale

Avanzato (9% delle PMI): si tratta delle imprese che “pensano in digitale”, ossia strutturano i loro processi attorno agli strumenti e alle potenzialità che il digitale può offrire, con un approccio proattivo, cercando di anticipare il cambiamento, e soprattutto con un buon livello di competenze

Mentre le aziende con un livello di digitalizzazione basso soffrono di più la crisi e molte di esse sono state spazzate dalla pandemia. Quelle con un livello alto di competenza digitale hanno avuto i seguenti benefici:

le PMI più digitalmente mature mostrano una più elevata resilienza e migliori performance economiche.

Infatti, esse registrano rispetto alle aziende meno digitali un utile netto maggiore del 28%, un margine di profitto più alto del 18%, un valore aggiunto dell’11% migliore, un capitale circolante netto maggiore del 24% e un margine EBITDA più alto dell’11%.

Noi abbiamo creato www.pmirevolution.it perche’ crediamo che agire strategicamente sulla maturità digitale delle imprese, in particolare delle PMI, significa quindi contribuire significativamente alla loro produttività, al loro sviluppo dimensionale e, di conseguenza, alla crescita del Paese.