Perché è difficile imparare a “disimparare”?

Vorrei, questo fine anno, unirmi anche io a Gianni Simonato che ha scritto un bellissimo articolo su Linkedin che trovare QUI: 2022: Le 3 + 1 cose da “disimparare”, per riflettere sulla difficoltà che tutti abbiamo nel fare questa operazione, anche se rappresenta la base di ogni rinascita e cambiamento importante nella nostra vita e nelle aziende.

Il momento per me è importante anche sotto un altro aspetto: sto facendo riabilitazione dopo una operazione di protesi di anca per cui devo disimparare l’andatura zoppicante che mi apparteneva ormai da quasi due anni e riprendere con il nuovo arto a fare tutte le attività come prima se non meglio.

Perché è importante “disimparare” oggi in molte organizzazioni? Ormai molte rivoluzioni nel mondo del lavoro si sono realizzate: l’online è la scelta principale di molte aziende, lo smart working è la scelta principale della maggior parte dei lavoratori, l’intelligenza artificiale pervade ogni settore, il marketing è alla portata di tutti, etc… Sono alcuni dei nuovi paradigmi economici globali che ogni azienda moderna sta cavalcando per avere successo.

Eppure, tante aziende, tra cui addirittura alcune con poco più di una decina d’anni d’attività, non riescono a cogliere nuove opportunità perché sono ancorate alla tradizione che le ha portate al successo in tempi completamente diversi.

Si adattano, ma non comprendono fino in fondo le nuove dinamiche e soprattutto i loro manager hanno paura di perdere potere cambiando il loro ruolo in Leader e Team Coach, quello che richiederebbero le organizzazioni giovani e dinamiche di oggi.

Per apprendere un modo diverso di agire nello sport (Gianni cita l’esempio del golf), che porterebbe a superare i propri limiti, oppure adattarsi ad un cambio di contesto, è necessario prima che il nostro cervello “disimpari” il modo vecchio di agire.

Perché è così difficile disimparare? Ho chiesto alla mia collega Paola Pezzuto anche lei Business Coach.

E subito è arrivata la risposta che non mi aspettavo e che condivido con voi.

“…L’uomo è legato a ciò che ha imparato perché gli dà sicurezza e sa di essere apprezzato perché sa fare bene una cosa. L’incertezza di agire in modo diverso implica il mettersi in gioco. Se la nostra sfera personale dell’autostima, nella percezione che abbiamo di noi come individui nell’ambito della socialità, è basata su quello che “facciamo” e non su quello che “siamo” ne consegue che essa ci impedirà di abbandonare la via conosciuta per intraprendere ciò che non ci è noto.

Cambiare mentalità e comportarsi in modo differente ci sembra inattuabile non tanto per la difficoltà di quello che dobbiamo affrontare ma soprattutto per quella molla che ci riporta a ricreare sempre i nostri “pattern” e le nostre abitudini. Sapere di essere bravi, ci da sicurezza e stima nelle organizzazioni e ne siamo confortati dal giudizio altrui, ma non ci permette di trasformare il “rischio” nell’opportunità di passare ad una più alta ed olistica visione di noi stessi e di emanciparci.

“E’ più facile mostrare ciò che sappiamo fare o che abbiamo (“cosa”) invece di esibire chi siamo veramente
(“chi”)”

Ho capito finalmente perché, anche con la più buona volontà, tanti imprenditori, manager e professionisti, hanno difficoltà a cambiare radicalmente il loro comportamento in azienda e la direzione delle loro imprese anche se la posta in gioco è la sua lenta ma inesorabile agonia. Essi fanno scelte mediocri senza coraggio invece di aggredire con nuove modalità e paradigmi il mercato come sarebbe necessario. Prima di tutto essi hanno difficoltà a cambiare loro stessi, le loro credenze e le loro decisioni perché da queste cose dipende la propria autostima. Essi sono ciò che hanno fatto in passato, i successi che hanno ottenuto e non vogliono rischiare di perdere questa identità. Se invece l’identità fosse legata non al “fare” ma all’essere” come i veri leader, nessuna cosa che si è fatta in passato è vincolante e non c’è nessun rischio a cambiare direzione perché quello che vale non sono le realizzazioni esteriori, ma la crescita personale e si sa che crescendo si può cambiare idea su tutto.

Questo concetto sta alla base di ogni attività evolutiva sia personale che aziendale. Se manca il coraggio di rischiare di annullarsi per rinascere, di disimparare a fare per imparare ad agire in modo completamente diverso come richiede il mondo contemporaneo si sarà sempre alla mercè delle startup di ragazzi che hanno sono da imparare senza dover disimparare e forti del nulla da cui provengono raggiungono il successo distruggendo il mercato a blasonate imprese storiche. Questo è il gioco del business oggi!

Il nostro Metodo Awan® serve proprio a questo, ad aiutare le imprese a distruggere per ricostruire sulla carta prima di agire per il proprio successo futuro.

Buon 2022

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