Deutsche Bank fuori di testa: tassa sullo Smartworking!!

Questo mese ha fatto scalpore la proposta della Deutsche Bank di una tassa sullo Smartworking. Potete trovare varie informazioni sul web.

https://www.huffingtonpost.it/entry/una-tassa-del-5-per-chi-lavora-in-smart-working-lultima-follia-lanciata-dai-banchieri_it_5fad1d36c5b6d647a39c465c

https://smartworkersunion.it/smartworking/no-alla-tassa-sullo-smart-working/

https://www.corriere.it/economia/lavoro/20_novembre_14/tassa-smart-working-non-piace-sindacati-l-ipotesi-deutsche-bank-4afa4b9a-25e0-11eb-9464-032251e7abf1.shtml

Andando a fondo si nota che è solo una delle tante idee, in parte inutili, in parte creative inserite nello studio
che sta facendo molto discutere. Immaginata dal macro strategist dell’istituto tedesco Luke Templeman, la smart working tax prevede di applicare una tassa del 5% a tutti quei lavoratori che continuano la 

Premio Olivetti per l’eccellenza formativa 2020

Anche quest’anno abbiamo partecipato all’evento di premiazione delle eccellenze formative italiane, come soci di AIF (associazione italiana formatori). Abbiamo ascoltato e valutato tantissimi progetti interessanti ed innovativi

che vanno dal turismo, all’economia circolare passando attraverso l’educazione finanziaria. Progetti che hanno coinvolto sia grandi aziende come Reale Mutua ed Edison, per citarne 2, sia organizzazioni come i Vigili del Fuoco a livello nazionale e startup.

Al di la della classifica ufficiale provo a stilare la mia classifica personale con categorie definite da me. Ecco sotto la mia classifica:

Curioso: un progetto per formare le persone che lavorano all’estero a contatto con diverse culture sugli usi e costumi nelle relazioni personali di ognuna di queste culture, al fine di creare un efficace ponte di comunicazione con le persone del luogo avvicinandosi a loro.

Sfidante: Il progetto di formazione in e.learning assistito ai volontari dei vigili del fuoco sulla sicurezza personale, per il passaggio di profilo. Ha coinvolto 103 dipartimenti e 668 persone con il risultato di 608 positivi.

Innovativo: il Medical Drama, un vero e proprio film formativo realizzato al fine di formare gli operatori sanitari ed i medici sul trattamento del melanoma cutaneo.

Ad alto impatto: bisognerebbe citare più progetti, ma dovendo scegliere ne riporto 2 che mi hanno colpito: una iniziativa di formazione destinata a tutti gli operatori del mercato Retail che ha coinvolto 25.000 persone, con e.learning esponenziale, e una dedicata all’economia circolare, con laboratori tecnici che spigano la seconda vita dei rifiuti ed altre tecnologie e le fanno testare agli studenti ed ai cittadini .

Interessante: il progetto per insegnare a studenti e manager anche pubblici il Fundraising, disciplina più che mai utile oggi nella sharing economy. Trovare nuove fonti di finanziamento anche per le amministrazioni pubbliche può fare la differenza importante per evitare aumenti della tassazione, e realizzare progetti sociali.

 

La formazione non si ferma ed oggi più che mai crediamo che sia fondamentale il trasferimento delle competenze, per permettere a più persone possibile di cambiare il proprio modo di pensare ed agire, al fine di essere pronti per il mondo nuovo in cui stiamo vivendo.

Iniziative come quella del Premio Olivetti, che quest’anno si è tenuta online, permettono di fare emergere le esperienze migliori e sono di esempio a molti altri progetti che non sono portati all’evidenza, ma hanno anch’essi realizzato risultati significativi.

Noi continuiamo a proporre la formazione continua alle organizzazioni attraverso l’e.learning di soft skills di Skilla.com e con i nostri corsi online per favorire l’adoption delle tecnologie.

Molto utile anche l’esperienza di formazione gratuita sul Metodo Awan® per la r-evoluzione dell’impresa che da un anno proponiamo su Corsidia.org, a cui tutti possono accedere per apprendere un nuovo modo di fare impresa.

Dopo l’abbuffata online…Voglia di contatto umano

Sono mesi ormai che la maggior parte delle attività che facciamo si svolgono online.

La formazione, la consulenza, le dimostrazioni di prodotti, le riunioni con i colleghi, i webinar sono tutte cose che ormai non hanno più segreti per noi e ci hanno abituati ad un nuovo modo di lavorare.

Ma esagerare nello Smart Working è cosi efficace?

Io credo di no, e alcune ricerche sui benefici del contatto fisico stanno riprendendo temi di psicologia del benessere ante COVID, e indicando aspetti negativi di questo periodo attività online

Fortunatamente nella vita privata si vedono gli amici e si vede la famiglia, tuttavia anche sul lavoro si comincia a sentire una certa insofferenza da parte delle persone, perché la perdita del contatto umano diminuisce gli stimoli creativi.

Incontrare le persone per lavoro e viaggiando, implica anche gli spostamenti che sono attività a basso valore aggiunto. Tuttavia gli stimoli visivi e in generale la dinamica di comunicazione che si instaura con persone in un rapporto fisico sono indubbiamente fonte di serenità e aumentano la propria salute mentale.

https://lamenteemeravigliosa.it/il-contatto-fisico-7-sorprendenti-benefici/

https://www.ultimavoce.it/astinenza-da-contatto-fisico-quanto-influisce-sulla-nostra-psiche-il-distanziamento-sociale/

https://it.mashable.com/coronavirus/3254/ho-rischiato-il-burnout-da-smart-working-cosi-lavorare-da-casa-per-alcuni-e-diventato-un-incubo

Senza dubbi il mondo online appiattisce la nostra capacità di inventare, di sognare e di sviluppare idee. Oltre a problemi reali di salute legate a stress per troppo lavoro, orari dilatati e mancanza di sonno.

 

 

Chi lavora molto da casa, come me, si accorge subito che è molto faticoso interagire davanti ad uno schermo e ci dovrebbero essere delle regole ben precise e pause.

Mi sono quindi messo a cercare online degli articoli che spiegassero i benefici del contatto fisico e ho scoperto che la maggior parte di essi era stata scritta prima del 2020.

Nel 2020, dopo lo spavento del COVID e l’abbuffata dello Smart Working, per cui tutti hanno cercato di favorire il DISTANZIAMENTO, stanno timidamente riapparendo alcune voci fuori dal coro che indicano alcuni problemi legati al nuovo modo di lavorare a distanza.

Riassumendo ci sono 3 macro problematiche che cito da questo articolo che condivido:

https://www.nonsprecare.it/problemi-smart-working

“…Il primo è l’isolamento delle persone. Il lavoro è anche creatività relazione, discussione, contatto umano, contaminazione di braccia e di  idee. Vicinanza. Questo patrimonio non può spegnersi con il clic dell’interruttore tecnologico: è un errore fatale, che danneggia le aziende e chi lavoro al loro interno. Solo se non smontiamo una più che secolare cultura del loro possiamo immaginare che l’innovazione possa continuare a fare il suo percorso e andare a seminare nuovo vantaggi per tutti e non per il club dei soliti noti. D’altra parte provate a pensare a ciò che hanno realizzato, in termini di cambiamento, aziende come Google, Facebook, Apple: avrebbero mai potuto farlo senza consentire a  migliaia di  persone di condividere, dal vivo, in un ambiente di lavoro fisico e non virtuale, l’innovazione tecnologica e i relativi cambiamenti? 

“…Il secondo spreco riguarda il microcosmo dell’ufficio. Non è una banalità, e non è un mondo irrilevante. Un’intera economia, fatta di bar, ristoranti, paninoteche ed enoteche, negozi al dettaglio e supermercati di quartiere, si regge sul sistema del lavoro dal vivo. Per esempio sui consumi durante le pause pranzo. Spostare troppo gli equilibri organizzativi verso lo smart working  significa fare danni irreversibili a un sistema fatto di filiere, dal produttore al consumatore, che non possono reinventarsi con facilità. Anche in questo caso, e specie nelle grandi città, serve senso della misura, responsabilità e realismo. Senza stare a suonare retorici inni a favore di una specifica soluzione lavorativa, ma consentendo una sana competizione tra le diverse possibilità organizzative del lavoro.

Il terzo problema è la rete infrastrutturale del paese che non regge il lavoro a distanza e non è stata adeguatamente ampliata, dal momento che siamo ancora molto indietro nelle classifiche europee legate al digital divide. In base a questa ricerca nel 2020 siamo ancora al terzultimo posto.

https://d110erj175o600.cloudfront.net/wp-content/uploads/2020/06/report-italia.pdf

E qui veniamo al problema vero, la disonestà che spinge alcuni manager e imprenditori ad approfittare della situazione contingente per scaricare sui dipendenti i loro disagi con la scusa dello Smart Working . “…ci risultano aziende che hanno messo in cassa integrazione i loro lavoratori che non avevano un buon collegamento con la rete Internet. Oppure che hanno chiesto ai dipendenti svantaggiati, per la minore dotazione tecnologica da casa e quindi per la minore reperibilità e garanzia di qualità del lavoro, di accettare una riduzione dello stipendio. E questo più che smart working si chiama ricatto.

In questo articolo per semplicità parlo di Smart Working, tuttavia ho solo conosciuto aziende e persone che fanno REMOTE WORKING, perché il sistema di incentivazione del lavoro per obiettivi invece che a tempo, non è stato implementato grazie al COVID, anzi si sono fermati tutti i progetti di Benessere Organizzativo ed stata fatta man bassa si ammortizzatori sociali.

Siamo nella giusta direzione, ma contro vento!

Alla fine della lettura dell’ultimo libro di Simon Sinek ho avuto ancora una volta la conferma che il nostro pensiero sulle organizzazioni ed il mondo del business oggi è assolutamente in linea con i pensatori più innovativi e dirompenti. Simon ha trovato una bellissima metafora per classificare velocemente il comportamento delle società e degli imprenditori nel business. Lui parla di grandi Corporation e di strategie e di marketing, tuttavia gli stessi concetti si applicano alle piccole e medie aziende italiane perché i business è simile in ogni paese, purtroppo però le teorie innovative da noi arrivano qualche anno dopo. In Italia, nell’ambito della consulenza alle PMI siamo nel pieno dell’applicazione delle teorie del controllo tradizionale e delle strategie competitive, che per Sinek rappresentano l’essenza della partecipazione al “Gioco Infinito” del business con tecniche da “Gioco finito”. Spesso ci sentiamo troppo distanti dal medio-pensiero dell’imprenditore italiano per come ci viene presentato, infatti crediamo a volte di essere stati fortunati a trovare clienti che ci seguono con successo, e leggendo questo libro abbiamo ricevuto ulteriori conferme della correttezza del nostro approccio.

Noi crediamo che le aziende debbano essere organizzate in Teams e lo stesso imprenditore è un teamleader. Tutti all’interno del team ha molto valore e se manca un componente il team non funziona bene. Nessun manager o top manager dovrebbe guadagnare molto di più degli altri componenti del team perché come gli altri è al servizio dell’organizzazione e come gli altri ed ha semplicemente un ruolo differente. Certo, la responsabilità conta, e qualcuno non la vuole, tuttavia è più importante il Leader che le persone seguono per la sua visione, a volte è incarnato dall’imprenditore che ha creato l’azienda, di qualsiasi “manager” che lavora solo per lo stipendio ed i benefit.

Le aziende che hanno una organizzazione adatta a stare nel business trattano i loro collaboratori come vorrebbero che essi si prendano cura dei clienti. Empatia, assertività, rispetto e partecipazione sono valori imprescindibili per avere un team di successo, che permette alle aziende di successo di stare non gioco infinito. Il profitto diventa un effetto “collaterale”. Chi invece persegue solo il profitto prima o dopo fallisce. Questo è quello che emerge dalla ricerca di Simon Sinek, che fa molti esempi importanti di errori strategici che hanno creato disastri annunciati.

La cosa più dirompente è comprendere come questa mentalità “sbagliata” è nata:

“… In un articolo spartiacque del 1970, Milton Friedman, l’economista premio Nobel considerato uno dei grandi teorici dell’odierna forma di capitalismo, gettò le basi per la teoria del primato degli azionisti, al cuore di larga parte del business attuale, così improntato a un orizzonte finito. «In un sistema di libera impresa e proprietà privata», scriveva, «un dirigente aziendale è un dipendente dei proprietari dell’azienda. Ha una responsabilità diretta nei confronti dei suoi datori di lavoro. Questa responsabilità è condurre l’azienda in accordo con l’interesse dei proprietari, che in genere sarà quello di fare più soldi possibili rispettando le regole di base della società, sia quelle incarnate dalla legge sia quelle incarnate dai costumi etici.»

E poi Simon aggiunge:

“… Per un’alternativa più votata all’infinito rispetto alla definizione di responsabilità di impresa formulata da Friedman, basterà tornare indietro fino a Adam Smith. Il filosofo ed economista scozzese del XVIII secolo è universalmente considerato il padre dell’economia e del capitalismo moderni. «Il consumo», scriveva Smith in La ricchezza delle nazioni, «è l’unico fine e scopo del produrre, e l’interesse del produttore andrebbe preso in considerazione solo nella misura in cui può essere necessario per promuovere quello del consumatore.» Per poi chiosare: «La massima è così perfettamente autoevidente che sarebbe assurdo tentare di dimostrarla».3 In parole povere, gli interessi dell’azienda dovrebbero essere sempre secondari rispetto a quelli del consumatore (per ironia della sorte, eccomi qua a scrivere un libro intero su questo punto che per Smith era così «evidente» da ritenere assurda ogni dimostrazione)”.

Questa è l’essenza del pensiero da recuperare dopo l’abbuffata di profitti, stipendi ingiustificati dei Top Manager delle aziende e strategie di mercato volte a fare del male ai consumatori pur di aumentare i profitti, che hanno costretto tanti governi a correre ai ripari con leggi che garantiscono una cosa che dovrebbe essere naturale per tutti: l’etica.

Chi oggi pensa solo al profitto, a misurare in modo maniacale le performances, per raggiungere primati (vincere gare) contro i concorrenti passando sopra alle esigenze di benessere dei collaboratori e dei clienti è assolutamente nel posto sbagliato, eppure sono ancora in tanti a dirigere imprese con il pensiero di Friedman, che viene ancora studiato nelle università

Oggi è il momento di imprese che siano “eticamente organizzate” e governate per condividere i risultati con i propri collaboratori, che abbiano a cuore i loro interessi e le loro vite e che trasferiscano questo amore per il loro prodotto e servizio verso i clienti. Le aziende che sono gestite con questi valori, sono anche quelle che, a dispetto degli amanti della competizione, hanno più probabilità di crescere e avere successo e profitti.

E’ il momento di cambiare le regole del business che, come dice Simon, è un gioco infinito, non ci sono ne vincitori ne vinti ma solo aziende che “durano” nel tempo creando valore e benessere nel mondo, partendo dai collaboratori e dai clienti, non solo per gli investitori e i proprietari.

Questo pensiero è quello che ci guida in ogni “Assessment Strategico”, ridefinizione della strategia, dei valori e dell’organizzazione insieme ai nostri clienti.

La nuova economia: informazioni e tecnologia

Dopo aver letto una serie di libri sul tema dell’evoluzione del mondo economico e aziendale in corso, abbiamo cercato di fare una sintesi per i workshop del Metodo Awan®. E’ stata una proficua sessione di Brainstorming che ci ha portato a disegnare in una presentazione animata esattamente cosa sta succedendo oggi nel mondo del business. Provo a spiegarlo qui come lo raccontiamo ai nostri clienti del Metodo Awan®.

In pratica se andiamo a vedere come si sono spostati gli investimenti finanziari negli anni passati, registriamo che è in atto un fortissimo spostamento di capitali verso le società tecnologiche di successo, in particolare quelle che detengono in monopolio dei dati e delle informazioni.

L’economia sta diventando più immateriale. Questo non significa che vivremo in un mondo in cui non ci sarà bisogno degli oggetti e del petrolio, però il peso economico delle attività tradizionali e consolidate diminuisce a livello globale, mentre quello delle attività legate al mondo delle informazioni aumenta. Sembra di rivivere il detto “Informazione è potere”.

Dal punto di vista del comune cittadino questo ha portato ad un aumento delle conoscenze condivise e delle possibilità di contribuire all’intelligenza distribuita che internet ci permette di avere. Praticamente significa avere un mondo di informazioni utili per la vita di tutti i giorni, e quindi vivere meglio.

Comportamenti come: imparare dalla rete, fare corsi universitari americani da casa, lavorare ovunque, divertirsi e guardare spettacoli ovunque e a qualsiasi ora e cercare soluzioni a qualsiasi problema con il motore di ricerca online, e fare tutto questo con lo smartphone, sono attività normali oggi ma impensabili fino a 10 anni fa.

Il potere informativo scaricato su chiunque possieda uno smartphone con Internet è impressionante e in futuro accederanno alla rete sempre più persone da continenti in via di sviluppo, attraverso le telecomunicazioni locali e la possibilità di acquistarne uno.

Il fattore di complessità da gestire oggi è la sovrabbondanza di informazioni disponibili. Ecco perché i Big Data e l’intelligenza artificiale, oltre tutti i filtri per evitare le “fake news” ci vengono in aiuto, però il percorso è segnato. Chi impara a gestire il flusso informativo adeguatamente ne ricaverà ulteriore vantaggio.

Il nostro assessment strategico con il Metodo Awan® parte proprio dalla consapevolezza che le società tecnologiche sono come le società petrolifere di ieri (Exxon, Shell, e PetrolChina sono state sostituite da Apple, Amazon, Alphabet e Facebook), e tutto il business ruota intorno ai temi: INFORMAZIONI E TECNOLOGIA.

Al cuore del modello economico di domani stanno quindi le società che gestiscono tutte le piattaforme ed i processi per offrire al mercato INFORMAZIONI E TECNOLOGIA. Intorno a questo nucleo si sviluppano le idee più proficue e “girano” i maggiori investimenti. Si sta parlando prevalentemente di Silicon Valley e poche altre realtà globali. I paesi asiatici già detengono il monopolio dell’hardware tecnologico e la Russia sta investendo molto per offrire servizi finanziari alla popolazione, mentre l’Europa è un satellite degli USA, come sempre a seguito della Seconda Guerra Mondiale in cui siamo stati conquistati politicamente e culturalmente.

I consumatori hanno imparato a convivere con i servizi digitali che permettono di scegliere liberamente i prodotti e scardinare le filiere storiche nate sulla mancanza di informazioni da parte dei clienti. Questo fenomeno permette di vivere e lavorare meglio con gli strumenti tecnologici digitali e di raggiungere il proprio equilibrio nella gestione del tempo e della salute psico-fisica.

Ci sono però alcune controindicazioni alla bulimia tecnologica in atto:

  1. Aumentando il numero di informazioni disponibili, per essere efficaci nella scelta, le persone devono farsi aiutare da intermediari e da algoritmi che analizzano i dati offrendo informazioni decisionali pronte all’uso. Essi potrebbero in futuro rivelarsi poco trasparenti e portarci verso un controllo delle decisioni con una sorta di persuasione occulta verso le opzioni pilotate soprattutto per la nostra pigrizia di approfondire.
  2. Le aziende tradizionali in cui le persone lavorano sono spesso tecnologicamente più retrograde sia per la mancanza di investimenti nel rinnovamento digitale in campo tecnologico e comportamentale sia per non scardinare le rendite di posizione del management, soprattutto quello intermedio che spesso ha una età anagrafica “analogica”. Questa distonia sposta i “talenti” verso le aziende più moderne e digitali e crea insoddisfazione nelle persone rimanenti che si vedono costrette a lavorare in un ambiente più arretrato rispetto al loro smartphone.

In Italia molte aziende non riescono a cogliere veramente le opportunità dalla trasformazione digitale, mentre alcune aziende di successo hanno compreso a pieno il percorso da fare per evolvere e sono in pieno cambiamento. Queste ultime governeranno il business domani, insieme alle start up che per definizione basano i loro modelli su INFORMAZIONI E TECNOLOGIA.

Le aziende di successo offrono servizi di valore ai clienti e si riconoscono dal modo con cui riescono ad attrarli e servirli e sono sempre solide anche in momenti di crisi. Esse hanno compreso come gestire il proprio mercato invece di subire le incertezze economiche.

Anche i clienti e i collaboratori di queste aziende evolute della seconda fascia hanno imparato a usare INFORMAZIONI E TECNOLOGIA per semplificare la vita ed il lavoro e si trovano a disagio quando interagiscono con aziende vecchie e con la burocrazia della pubblica amministrazione. Per loro il mondo sarebbe migliore se le aziende comprendessero le esigenze dei clienti e fossero tutte “moderne”.

Siamo in un momento di transizione. Molte aziende spariscono e ne nascono di nuove. La crisi pandemica in corso ha contribuito ad accelerare il processo di svecchiamento perché ha costretto tante aziende a lavorare in modo differente. Diverse aziende che non erano pronte però hanno sofferto e sebbene si siano attrezzate in urgenza, l’evoluzione non era nel proprio radar quindi adesso stanno ritornando nella zona di confort, cioè cercano di fare come hanno sempre fatto, fine del Remote Working, fine della delega e responsabilità ai collaboratori, i manager ritornano saldamente in capo all’azienda con la solita organizzazione gerarchica ed i soliti processi NON collaborativi.

Le aziende più accorte hanno approfittato di questo momento storico per evolvere il modello di business ad esempio verso l’e-commerce e adottare in modo completo il Remote Working. Poche hanno il coraggio di passare allo Smart Working introducendo il metodo OKR (obiettivi e risultati) o similari per responsabilizzare i collaboratori ed evolvere definitivamente l’organizzazione il modello usato dalle aziende tecnologiche di successo, quelle del nucleo INFORMAZIONI E TECNOLOGIA. Per aiutare queste aziende ad essere più efficaci e veloci nell’evoluzione, noi abbiamo sviluppato sia una metodologia che modelli di controllo che aiutano le aziende a fare questo passaggio organizzativo e con il Metodo Awan® in poche settimane aiutiamo l’imprenditore a visualizzare, attraverso i business canvas, il modello evolutivo della sua azienda di successo.

Mai più come prima…magari!

Se è vero che il comportamento delle persone e delle organizzazioni è difficile da cambiare, non approfittare dei nuovi modi d’uso che le aziende e le persone hanno dato alla tecnologia, in questi mesi passati, è pura follia.

Il lavoro da remoto con strumenti a volte improvvisati ha permesso a molte organizzazioni di sopravvivere e obbligato le persone a riorganizzare la propria giornata in casa. Questa enorme opportunità di evoluzione, verso un maggior benessere personale e sociale legato alla flessibilità del lavoro agile, va assolutamente mantenuta anzi deve diventare il nuovo mondo del lavoro per la maggior parte delle persone.

Mai più inutili viaggi, tempo speso in inutili spostamenti casa / ufficio o visite ai clienti / fornitori inutili, ma pianificazione della giornata con riunioni online efficaci, avvalendosi di strumenti professionali e sicuri: questo vogliono le persone. Tutti ci siamo accorti che lavorando da casa, non solo siamo più produttivi e concentrati, ma riusciamo ad aumentare il benessere nella nostra vita e diminuire lo stress dovuto agli spostamenti con i mezzi di trasporto.

Perché dovremmo tornare a lavorare come prima?

I motivi per cui ,temo, si ritornerà come prima purtroppo sono molti, tuttavia il più importante è che il Management della PMI Italiana, ed il Middle Management (i capetti) della grande azienda non erano pronti prima del LOCK DOWN a gestire i propri collaboratori da remoto e non vedono l’ora di tornare ad opprimere i dipendenti in ufficio per affermare il proprio ruolo di “responsabile”.

Non si spiegherebbe diversamente il caso di aziende, che in pieno blocco e con tutti i dipendenti a casa, hanno registrato Manager che regolarmente e stoicamente continuavano ad andare in ufficio, costringendo la stessa azienda a chiedere ufficialmente di evitare questo comportamento dannoso.

E’ triste constatare l’esistenza di persone che non hanno una vera vita privata al di fuori del lavoro, ed altre che hanno la mania del controllo. Troppo spesso queste stesse persone sono riuscite a fare carriera nelle perverse organizzazioni aziendali fordiane.

Proprio costoro non vedono l’ora che si ritorni alla “normalità” e raramente parlano di NUOVA NORMALITA’.

Non ho elementi per dire se i cambiamenti virtuosi realizzati in emergenza si stabilizzeranno e subentreranno nella nostra vita, creando un nuovo modo non solo di vivere e di lavorare, ma di gestire i processi e le organizzazioni in modo da creare benessere ed aumentare la produttività.

E’ necessario un cambiamento di mentalità del lavoro da LAVORARE TANTO (siamo il popolo che sta più tempo al lavoro) al LAVORARE IN MODO INTELLIGENTE (Smart Working).

Per fare questo però tutto il sistema di valutazione del successo delle persone in azienda deve essere ripensato, devono essere applicati metodi come l’OKR (Objective and Key results) che hanno reso grandi Intel e Google (ad esempio) e le persone devono avere chiari gli obiettivi da raggiungere e non solo i compiti da svolgere!

In questa fase, in cui tutto sembra finito, è il momento di introdurre il vero SMART WORKING, un concetto di cui molti, in questi mesi, si sono riempiti la bocca purtroppo confondendolo con il “Remote Working”. Le aziende devono chiedere ai collaboratori se vogliono aderire ad un contratto di tipo “lavoro Agile” e di conseguenza fornire gli obiettivi, le valutazioni, la crescita professionale, tutti gli strumenti adeguati per il lavoro a distanza, etc…

Riguardo agli strumenti, ovviamente le aziende avvantaggiate sono quelle che avevano già creato l’infrastruttura tecnologica per il “remote working” in tempi non sospetti, avvalendosi del Cloud.

I nostri clienti, con Office 365, non hanno avuto particolari problemi, tuttavia si sono resi conto che erano talvolta carenti di una adeguata formazione per ricavare il massimo ritorno dall’investimento fatto e aiutare le persone a lavorare con produttività utilizzando tutte le funzionalità messe a disposizione della piattaforma.

 

Noi abbiamo aiutato organizzazioni a cambiare velocemente, adottando in modo efficace gli strumenti a disposizione. Ci siamo resi conto dei numerosi blocchi legati a vecchi modi di pensare che non possono essere superati solo con la formazione: ci vogliono talvolta azioni di forza da parte dell’organizzazione, come mettere da parte persone che hanno paura del cambiamento perché vogliono mantenere il proprio potere personale.

L’esperienza ci insegnato che, appena si potrà, la maggior parte delle persone e delle organizzazioni cercherà di tornare nella propria “zona di comfort”. Fortunatamente altre saranno cambiate e diventate più consapevoli che l’innovazione si può realizzare, come noi già sapevamo, solo se c’è un obiettivo più grande da raggiungere…in questi mesi era dettato dalla sicurezza e la salute dei collaboratori, o almeno per evitare sanzioni.

Quale sarà il prossimo obiettivo che aiuterà le persone e le organizzazioni a mantenere i comportamenti virtuosi? Ad ognuno il suo, però trovatelo presto.

Un aiutino…Resilienza e la sopravvivenza dell’organizzazione!

 

Un nuovo modo di lavorare e di vivere (verso la coesistenza e una nuova normalità)

Non credo che il questo post potrò essere esaustivo e coprire tutte le problematiche di questo periodo tuttavia vorrei fare alcune riflessioni su quanto stiamo vivendo e partendo dalle giornate attuali cercare di prefigurare il futuro fino a quando la pandemia in corso non sarà conclusa e diventerà un ricordo ed una avventura da raccontare ai nipoti.

Proviamo a pensare come si svolge la giornata per noi, lavoratori della conoscenza, impiegati, formatori, professionisti, etc… che in questo periodo abbiamo lavorato da casa. Ovviamente per le persone che hanno continuato ad andare in ufficio alcune cose sono diverse ma essi stessi hanno dovuto lavorare con altre persone che invece erano a casa quindi anche per loro il lavoro è cambiato. Per altri che hanno l’attività chiusa e hanno dovuto attrezzarsi a passare in modo produttivo questo tempo le cose sono differenti e non ne parlerò perché le soluzioni a cui sono giunti sono così tante e sono fuori dalla mia conoscenza.

Per cominciare vi racconto la mia giornata e quella di mia moglie che anche lei lavora da casa, oltre che quella dei figli, uno studente universitario ed uno studente delle superiori. CI vediamo a colazione, a volte, a pranzo sempre ed a cena sempre. Ognuno ha le sue attività online con differenti strumenti e, non avendo una rete sola performante, ognuno si è attrezzato come può. Dove abitiamo e io lavoro con la mia attività abbiamo una 20 Mbit di un operatore tradizione + una linea satellitare internet e 3 router mobili di 2 operatori diversi oltre a 4 smartphone di 3 operatori diversi, non tutti coperti allo stesso modo dal wireless. Abbiamo ovviamente una W-WI-FI di casa e anche la rete cablata in tutta la casa. Ciò nonostante abbiamo in questo periodo finito i Gigabyte dei router wireless e dovuto fare una estensione e stressato le linee fisse e satellitare tanto da avere delle riduzioni di servizio per troppi dati in upload.

Ovviamente tra formazioni online fatte e ricevute, video riunioni, video upload e download etc… la banda internet è la risorsa più limitata. Un’altra risorsa da considerare è la disponibilità di apparati audiovideo di qualità per seguire le lezioni o per fare formazione e riunioni online. Dovendo acquistare 2 webcam professionali abbiamo visto che online sono praticamente introvabili, essendo rimaste solo quelle con prezzo superiore ai 1000€ fino a fine Maggio.

La giornata comincia alle 8.30 o 9 secondo gli impegni e con una pausa pranzo veloce finisce alle 19 o addirittura alle 20 quando si smaltiscono le ultime telefonate.

E’ stancante seguire riunioni online, fare formazione online tutto il giorno però è impagabile stare insieme alla famiglia, non perdere tempo in viaggi. Sapete come mai ci stanchiamo tanto a seguire e partecipare alle riunioni online? Perché dobbiamo aumentare l’utilizzo della nostra parte cognitiva, del linguaggio e della comunicazione e meno la parte “limbica” delle sensazioni perché attraverso l’audio video non si riescono a trasferire bene i messaggi del corpo che sono la maggioranza in una comunicazione di persona.

Tralasciando l’allenamento a cambiare il nostro modo di comunicare che come quando si impara un nuovo sport o un nuovo comportamento all’inizio necessita di disciplina, l’effetto del lavoro a distanza è positivo sugli affetti, sull’organizzazione del tempo, sull’organizzazione e gli spazi delle aziende e sull’ambiente, e spero vivamente che non si torni a lavorare come prima.

Nel periodo di COESITENZA, quello in cui il distanziamento sociale è ancora fortemente incentivato, credo che le aziende che hanno compreso il valore del lavoro a distanza per alcune popolazioni di personale non abbiano nessun interesse ad aumentare il rischio sicurezza per i propri collaboratori facendoli tornare massivamente in azienda.

Questo è il momento in cui potrebbero ripensare gli spazi, il lavoro e prepararsi alla NUOVA NORMALITA’.

Questa fase finale in cui il mondo del lavoro soprattutto sarà cambiato (speranza forte) non ci saranno problemi di “banda internet” e di dispositivi o apparati di comunicazione a distanza. Le case e le persone ne saranno dotati, quindi la nostra attività potrà svolgersi indifferentemente a casa o negli spazi ufficio dedicati alla socializzazione delle aziende che ci accolgono.

Se in questo nuovo ambiente fisico-tecnologica le aziende sapranno organizzare il lavoro per Obiettivi e Risultati (OKR) e non in base al solo parametro “tempo” come ieri, i cambiamento sarà importante e si assisterà ad un nuovo mondo del lavoro in cui esiste la meritocrazia e le persone in gamba e quindi anche le donne possono emergere senza sacrificare la famiglia e gli affetti rincorrendo il tempo che non c’è, solo per allineare il proprio comportamento al passato tipo “tirare lungo in ufficio” per fare vedere al capo che si lavora.

Il ruolo dei manager sarà fondamentale e sopravviveranno solo i “leader” e scompariranno i “capetti”, i maniaci del controllo, quelli che amano l’organizzazione Fordiana del lavoro che serviva per le fabbriche e oggi non ha senso di esistere neanche in fabbrica dove saranno i robot a farla da padrone.

Fatemi sognare una NUOVA NORMALITA’, dopo questo choc forte, in cui le organizzazioni e le persone vivono e lavorano in un modo diverso con l’aiuto della tecnologia delle informazioni e delle comunicazioni potenziata ed a disposizione di tutti, e per il miglioramento del benessere personale, sociale e ambientale.

Italia in testa alla classifica… del corona virus

Cosa c’entra l’innovazione con il Corona Virus con la tecnologia vi chiederete. E’ curioso che tutte le aziende chiedano ai propri collaboratori di lavorare da casa, quando per anni sono state maniache del controllo visivo del loro lavoro. Con questo tentativo maldestro, si accorgono che, non avendo preparato l’infrastruttura per il telelavoro, in tempi non sospetti, quello che vorrebbero, non è facilmente realizzabile. Non parliamo di Smart Working, che in Italia pochi stanno veramente realizzando, e ovviamente queste aziende ne stanno traendo vantaggio, ma solo del telelavoro. Per chi non lo sapesse la differenza sostanziale è che lo Smart Working significa lavorare ad obiettivi e risultati, il telelavoro semplicemente lavorare a tempo come sempre, ma anche a distanza con l’aiuto della tecnologia.

Ebbene siamo in testa alla classifica per infetti da corona virus in Europa, ma ultimi in innovazione. Questo si vede anche in questi momenti di crisi, infatti i collaboratori che possono lavorare da casa, subiscono gli effetti del traffico sulle linee Internet sottodimensionate, che le nostre Telco hanno mal distribuito sul territorio lasciando zone importanti completamente scoperte per correre dietro i profitti…”tanti (non ce la faccio a scrivere pochi), maledetti e subito”. Del resto come dare loro torto, in un certo senso se le persone e le aziende non hanno bisogno di più velocità di connessione o non sono disposte a pagarla perché la considerano inutile (dal momento che non usano abbastanza i servizi cloud e di videocomunicazione ed il lavoro in mobilità, le Telco si adeguano alla crescita logaritmica della richiesta di banda….(ricordate il mio blog…In italia l’unica banda che si conosce è quella musicale).

Contemporaneamente a queste riflessioni leggo un blog di Digital 360 sullo stato dell’imprenditoria Italiana verso l’innovazione e ho ulteriori conferme sulla desolazione nell’area PMI della situazione, però condivido l’analisi delle cause. L’articolo dal titolo Agli imprenditori manca davvero la volontà di innovare? Propone interessanti spunti che vanno oltre alle colpe imprenditoriali che pur ci sono, e son già ampiamente condivise. I più significativi sono questi che cito di seguito:

Esiste davvero un premio all’innovazione? In un Paese in cui si tende a privilegiare l’aiuto pubblico rispetto al mercato, in cui si tende a sovvenzionare e tenere in vita le realtà decotte siamo proprio sicuri che chi innova abbia il giusto premio in termini di crescita aziendale e quote di mercato quando il sistema tende a mantenere in vita artificialmente i suoi concorrenti?

Siamo sicuri inoltre che il mondo dei servizi e della consulenza fornisca il giusto supporto sia in termini di qualità dell’offerta che di trasparenza e sincerità della stessa?

In effetti l’ecosistema non aiuta e spesso ho rilevato che esiste una popolazione dei tecnici informatici “refrattaria” all’innovazione perché per loro significherebbe dover imparare cose continuamente nuove, e cambiare modello di business. E poi, in questo ecosistema profondamente ingiusto e malsano, perché non meritocratico, serve veramente “sbattersi” quando le rendite di posizione hanno potere e ricchezza ancora oggi e possono chiudere le porte a tutte le novità salvaguardando con ogni mezzo il loro status? Io credo di sì, perché di esempi virtuosi ce ne sono anche da noi, ed, avendo lavorato per anni in multinazionali con sede in Italia mi accorgo che l’approccio internazionale, che ha maggior visione e competenza, alla fine premia rispetto quello chiuso e retrogrado di molte aziende italiane.

La regola di business “il pesce puzza dalla testa” anche in questo caso è salvaguardata. Se aumentano i casi di aziende che fanno innovazione “vera” come i nostri clienti, si cercano nuove vie per eccellere e nuovi oceani blu da sviluppare e le rendite di posizione si troveranno da sole in un oceano rosso sempre più piccolo che non permetterà a loro di sopravvivere. Ci vuole coraggio? Si, però quando pensiamo all’imprenditore pensiamo ad una figura temeraria, altrimenti è molto più comodo fare il dipendente o il manager.

Se l’imprenditore non rischia, non cerca continuamente soluzioni nuove ai vecchi problemi e non usa la tecnologia fondamentale per evolvere nel mondo di oggi, ha fallito il suo ruolo. Fare soldi non è l’obiettivo dell’impresa!! Creare benessere sociale e per i collaboratori in primis deve essere il suo mantra.

Dallo scorso anno, per aiutare le imprese a innovare, mi sono iscritto, come tanti, al registro degli Innovation Manager del Mise, e ho già un bel progetto in corso; inoltre ho accettato di partecipare al PID, punto impresa digitale della camera di commercio di Torino che offre consulenza Pro-bono agli imprenditori che vogliono orientarsi nella Digital Transformation.

Non saprei cosa fare di più per aiutare il mio paese a innovare, e conosco persone che come me offrono la loro competenza anche gratuitamente all’inizio, pur di sbloccare la situazione. Fortunatamente la volontà di evoluzione, da parte dell’offerta è grande, speriamo che crei il giusto impatto nel miglioramento del tessuto economico del nostro amato paese.

www.silviofilippi.it

 

Come possono le PMI diventare efficaci con la tecnologia? Con Microsoft !!

Per la prima volta da quando abbiamo creato la nostra società partner di Microsoft partecipo a questo evento a Milano. Non mi aspettavo certo la magnificenza degli aventi americani a cui ero abituato, tuttavia ho apprezzato l’organizzazione di stile anglosassone e il format assolutamente copiato dagli eventi d’oltre oceano. Ovviamente a costi molto inferiori e l’obiettivo di condividere con un’ampia popolazione di clienti e partner l’innovazione, a mio parere, è raggiunto.

Una cosa che mi ha colpito è stata la capacità di Microsoft di inserire l’Intelligenza artificiale in tutti i suoi servizi e piattaforme. Questo non è ancora ben compreso dalla maggior parte della popolazione tecnica, tuttavia ritengo sia dirompente il desiderio di democraticizzare l’AI.

L’evento si è svolto al Convention Center di Milano, comoda location che ha sullo sfondo i più bei grattacieli della Milano rinnovata. Le sessioni specialistiche sono le stesse del Microsoft Ignite di Luglio dell’anno precedente, e gli speakers in parte italiani in parte Europei ovviamente spiegano in inglese. Ci sono learning path che rappresentano le priorità definite da Microsoft all’inizio dell’anno fiscale 2020 che va da luglio 2019 a giugno 2020: Teams, AI, Azure e Security a cui si aggiunge un interessante percorso sul Change Management e l’Adoption, da sempre il problema principale della tecnologia di Microsoft, piena di funzionalità ma poco utilizzata dalle persone che l’acquistano.

Come spieghiamo ai corsi, la velocità di acquisto e implementazione delle tecnologie è estremamente veloce oggi, e la loro crescita in complessità e completezza di servizi è esponenziale mentre la capacità cognitiva dell’uomo è logaritmica. Anche quando le aziende investono in formazione frontale, è difficile che le persone dopo i corsi comincino a cambiare in modo significativo i comportamenti.

I corsi che facciamo su Teams e in generale su Office 365 cominciano sempre con una chiara visione della difficoltà e dell’applicazione necessaria per cambiare il proprio comportamento, creare il nuovo percorso neuronale che ci fa agire in modo diverso dall’abitudine consolidata.

Facciamo qui alcuni esempi di cambiamenti abilitati dalla tecnologia che spesso le persone non adottano ricadendo nel vecchio modo di lavorare.

 

La generazione a cui si appartiene è importante nell’adozione di nuovi modi di collaborare e comunicare, tuttavia non è una gabbia. Io faccio parte dei “baby boomers” e non posso paragonarmi alla maggior parte dei tecnici che conosco eppure non ho problemi a usare strumenti digitali per lavorare ovunque. Quando vedo come vivono i miei figli però comprendo cosa significa “nativo digitale”. Per le nuove generazioni semplicemente comunicare attraverso le e.mail non rientra nel loro radar.

Ebbene il percorso di acquisizione di una mentalità digitale al lavoro passa attraverso un cambiamento fatto di tante predisposizioni: curiosità, nessuna paura di sbagliare, voglia di migliorare, obiettivi sfidanti sono solo alcune delle caratteristiche necessarie per essere efficaci oggi e fanno parte di percorsi di crescita persona e di coaching che tutte le aziende dovrebbero intraprendere, partendo dal management. (un paradigma organizzativo in cui crediamo è “il pesce puzza dalla testa”)

Noi abbiamo una metodologia collaudata che può aiutare in questo percorso di cambiamento per usare meglio le tecnologie acquistate, con l’auto della formazione “blended” e di evoluzioni organizzative.

Microsoft sta cercando di creare un impatto della tecnologia più ampio con i percorsi “no code” dove lo smart user fa le sue applicazioni da solo e crea direttamente cosa gli serve con la Power Platform, inclusa in Microsoft 365 e Business Central.

Speriamo tutti che questa sia la strada giusta, tuttavia alla fine di questi eventi si torna alla vita reale e incontro persone che usano “orgogliosi” l’agenda di carta. Quanta strada dobbiamo fare per avvicinarci al resto del mondo nonostante i Tour di Microsoft!!

Sarebbe sufficiente dare spazio ai giovani che sono nati con una capacità cognitiva di tipo differente, che adottano in modo naturale le tecnologie digitali. Togliere le rendite di posizione, pensionare i consigli di amministrazione con persone di età superiore ai 60 anni, e lo dico contro di me che sto raggiungendo quell’età. Vogliamo creare un mondo migliore con l’aiuto della giusta tecnologia utilizzata bene e ci conforta il fatto che noi siamo in prima linea ed i nostri clienti hanno scollinato e vanno avanti da soli sul percorso di evoluzione. Questo è il migliore riconoscimento del nostro lavoro.

EXO: le organizzazioni esponenziali

Ho finito un bellissimo libro che consiglio a tutti di leggere in queste vacanze per ripartire con una buona dose di ottimismo. Leggendo questo libro ho scoperto che molte delle metodologie che stavamo usando per incrementare il business dei nostri clienti sono assolutamente valide e sono state codificate e organizzate da Salim Ismail con la Singularity University e quindi possono essere trasferite in modo ancora più strutturato dei nostri progetti. Per fare questo abbiamo costruito un gruppo di lavoro dedicato alle PMI che utilizzerà la metodologia messa a punto dal “Metodo Awan® per la r-evoluzione d’impresa” unita a quella presentata nel libro Exponential Organization. Abbiamo inoltre codificato l’organizzazione esponenziale e localizzato i processi e le tecnologie che permettono di portare le nostre aziende italiane in quella direzione.

Cosè una “Exponential Organization” o EXO: le “organizzazioni esponenziali”, polverizzano i tempi di crescita mediante le tecnologie, riducendo i costi in modo esponenziale. Se nel business la performance è la chiave principale di valutazione, negli ultimi cinque anni queste realtà emergenti hanno sconvolto i parametri abituali: operano online con accesso a banda larga, immensi capitali in crowdfunding, il cloud computing, la stampa 3D, i sensori, la biologia sintetica, e sfruttano complessi algoritmi elaborati attraverso l’Intelligenza artificiale e i Big Data. Non acquistano asset, ma fanno leva sulle idee e le iniziative delle community che le sostengono. Sono innovatori e cambiano le regole, al proprio interno come all’esterno, rivoluzionando interi mercati.”

Sembra folle parlare di crescita 10 volte superiore ai concorrenti in un paese come il nostro, tuttavia ci sono molti esempi di società e start-up di successo anche da noi, il nostro compito è di portarle all’evidenza degli imprenditori che ancora non conoscono le potenzialità e le modalità di lavoro nel nuovo modo di fare business e di usare la tecnologia.

Serve un approccio nuovo alla consulenza e questo lo è inoltre lo stiamo facendo diventare sostenibile nella maggior parte delle aziende che costituiscono il tessuto economico dell’Italia ed a breve la divulgheremo attraverso un’iniziativa online.

Per il momento vi consiglio di leggere in queste vacanze il libro di Salim Ismail.