Donne nell’era digitale

Il giorno 16 maggio mi recai presso l’Agenzia delle Entrate per registrare come Presidente la nuova Associazione di Promozione Sociale Senzabollette (www.senzabollette.org)  che ha lo scopo di divulgare portando a conoscenza di tutti le possibilità di vivere in modo più sano dal punto di vista psico-fisico in case ad alta efficienza energetica nel pieno concetto delle energie rinnovabili per una corretta tutela ambientale e sostenibilità economica.

Quando l’impiegato dello sportello ha letto lo scopo dell’Associazione ed ha recepito chi ero  esordì con un:  “sarebbe lei il Presidente di queste cose ?”

Nel mese di Giugno, invece, visitando la Grande Fiera di Cuneo mi sono imbattuta in uno stand che presentava un prodotto innovativo interessante ai fini della nostra Associazione. Ho stretto relazione con l’espositore per illustrargli i nostri scopi e trovare un accordo ai fini di proporre un evento divulgativo per gli associati proprio su questi prodotti. Dopo aver ascoltato mi risponde: “ma adesso anche le donne si occupano di impianti ed energie rinnovabili?”; sono sicura che lo ha detto come battuta ma, come diceva mio padre, dietro a ogni battuta c’è sempre un fondo di verità. In ogni caso una ventina di stand più avanti un operatore con meno, chiamamole, “credenze” ha accettato la proposta e così potrà relazionarsi con un pubblico attento all’ambiente e al portafoglio.

Battuta per battuta 🙂  : leadership-femminile-lavoro

Perché ho raccontato questi due aneddoti? Giusto per introdurre qualche osservazione che vorrei fare come imprenditrice sul ruolo delle DONNE in questo periodo molto particolare non tanto di trasformazione digitale quanto di evoluzione economica, politica, organizzativa ma soprattutto culturale.

Sin dai tempi antichi, a parte alcune culture completamente matriarcali come le civiltà precolombiane estinte da tempo, il ruolo della donna è sempre stato di secondo piano. Anche la cultura greca, pur raccontandoci di tante Dee o di figure femminili nelle tragedie e nelle commedie, è sempre pervasa da un costante maschilismo dove la donna è consideratamedusa puramente una madre di famiglia oppure un oggetto sessuale. Anche la lingua italiana predilige il sesso maschile: si pensi a quando ci si rivolge ad una platea eterogenea e nei plurali viene sempre utilizzato il sostantivo maschile. Inoltre, culturalmente, a parte alcune rare eccezioni non è da dimenticare che quando una donna si sposa assume il cognome del marito, quasi ne fosse una proprietà.

E’ sempre stato scomodo dare voce al cosiddetto “sesso debole”, forse perché si ha paura di perdere in potere o in prestigio?

Dal punto di vista biologico una donna è normalmente meno competitiva, più collaborativa ed attenta ai dettagli e alle sfumature e capace di passare velocemente durante il lavoro da una situazione all’altra. Per il fatto di essere deputata alla generazione della prole, soprattutto diventando madre, non sente la necessità di ricercare un’approvazione o un prestigio da parte degli altri. Ha già raggiunto il massimo potere che si possa ottenere e lo manterrà per tutta la vita.  Se vuole mettersi in gioco come imprenditrice, politica, magistrato o altre posizioni di potere non è sicuramente per affermare la propria supremazia ma solo per essere veramente d’aiuto ed efficaci in qualsiasi situazione.

Nel 2017 ci sono sicuramente già molte più donne in posizioni di potere rispetto a dieci anni fa ma sono sempre in minoranza e comunque obbligate a confrontarsi quotidianamente con un modello mentale e culturale decisamente maschile.

Facendo un’analisi del personale docente in alcune Università italiane, la percentuale di docenti femminile è molto al di sotto del 30% e nelle Università più importanti non si vedono rettori donne.  Questo, in un periodo di profonda trasformazione come stiamo attraversando, potrebbe sfavorire un’apertura mentale dei nostri futuri laureati verso nuove visioni e nuovi modelli culturali e di business.

classifica donne in politica

Ci sono molte classifiche sulla presenza femminile nei parlamenti dei vari stati. Al primo posto c’è il Rwanda con il 60% di donne,  l’Italia è 32° , la Francia 44°. Vista la classifica e i paesi nelle prime posizioni verrebbe da pensare che dove ci sono percentuali alte di donne la situazione del paese non è “felice” (a  parte i paesi nord-europei) ma se analizziamo a fondo i modelli di questi Stati ci rendiamo conto che proprio dove c’è una forte presenza femminile non è lì che viene esercitato il potere.

managerincongedoI paesi del Nord Europa si distinguono per le loro organizzazioni ed economie. Fu interessante l’articolo apparso sui quotidiani un paio d’anni fa riguardante un manager d’azienda in piena carriera che aveva deciso di usufruire del congedo parentale per la nascita del figlio (anche in Italia l’uomo potrebbe usufruire dello stesso fino ad un anno di età del bambino). Non solo non ha subito conseguenze negative nel gesto, anzi ha ricevuto più velocemente la promozione per cui lavorava. A detta dei suoi responsabili “se è in grado di prendersi cura di un figlio SICURAMENTE sarà capace di prendersi cura della nostra azienda”.

Questo fatto apre le porte ad un cambiamento nei modelli. Fino ad oggi le donne si sono dovute far strada a suon di gomitate e sono praticamente escluse dalle “sfere di cristallo” che decidono per il bene o il male nelle varie situazioni. E’ importante che le percentuali di “quote rosa” siano in aumento ma le stesse dovrebbero poter agire secondo indole e inclinazioni a loro tipiche.

Pensiamo  in ottica di Smart Manager: quanto puo’ essere

Mother and daughter (4-5) in home office

smart una donna moglie e mamma 😊 : è un manager a tempo pieno, capace di gestire il bilancio familiare, attenta agli sprechi, in grado di gestire le attività proprie e del team (i figli , i mariti , gli animali domestici e molte volte anche i nonni), è insegnante, psicologa, sensibile e capace di soluzioni alternative.

In un periodo di profonda trasformazione come quella che stiamo vivendo è il momento di “dare voce” all’universo femminile. Occorre farlo con occhi nuovi e nuovi modelli organizzativi e iter procedurali. E’ inutile far ricoprire ruoli pensati prettamente per un’audience maschile: la donna è profondamente diversa e i benefici della sua mentalità si riscontrano maggiormente in organizzazioni più inclini alla sua personalità.

L’intelligenza emotiva non è solo un vantaggio nella vita, ma un vero e proprio valore competitivo e lavorativo, capace di influire in modo determinante sull’andamento del business.

Una ricerca risalente al 2016 utilizzando lo strumento Esci (Emotiional and Social Competency Inventory) ha preso in considerazione 12 parametri: orientamento al risultato; capacità di adattamento; abilità in formazione e tutoraggio di nuove risorse; gestione dei conflitti; empatia; autoconsapevolezza emotiva; propensione alla leadership; ruolo di influencer; consapevolezza organizzativa; visione positiva; lavoro di squadra; autocontrollo.

leadershipfemminile

Risultato? Le donne hanno un punteggio più alto in tutti gli aspetti dell’intelligenza emotiva, fatta eccezione per l’autocontrollo, dove non si osservano differenze di genere. Nello specifico la ricerca rivela che:

  • Le donne hanno l’86% di probabilità in più degli uomini di essere considerate come esempio di autoconsapevolezza emotiva
  • Le donne hanno il 45% in più di probabilità di mostrare empatia.
  • Il margine minore di differenza riscontrato tra i due generi è nell’avere un’ottica positiva. Le donne hanno infatti probabilità di dimostrarla solo il 9% in più rispetto agli uomini.
  • I manager percepiti come carenti di intelligenza emotiva hanno il doppio dei dipendenti che programmano di lasciare entro 12 mesi l’organizzazione

Si tratta di dati che “suggeriscono la necessità di avere più donne che assumano ruoli di leadership nelle organizzazioni”, sottolinea Daniel Goleman : “Storicamente nei luoghi di lavoro, è stata registrata la tendenza per le donne di considerarsi come meno competenti, mentre gli uomini tendono a sopravvalutarsi. La ricerca dimostra, tuttavia, che la realtà è spesso il contrario. Se fossero di più gli uomini ad adottare le competenze emotive e sociali come le impiegano le donne, sarebbero più efficienti nel loro lavoro”.

Molto della storia passata è stato frutto di grandi uomini che avevano sempre grandi donne alle spalle che li aiutavano e sostenevano nell’ombra e in silenzio… In un momento storico dove tutto si spinge sulla collaborazione, la condivisione, la capacità progettuale e di ricerca di soluzioni differenti, l’attenzione ai dettagli, il “sentiment”, l’analisi, il pensiero laterale e le nuove idee occorre dare un volto a queste “ombre” e lasciarle libere di esprimersi. Le nuove tecnologie digitali sono sicuramente le uniche abilitanti in un’ottica di perfetto equilibrio : lavoro-affetti-hobby.

SI FA PRESTO A DIRE SITO WEB

image DAll’osservatorio Digitale sulle PMI emerge quanto segue:

  • Sebbene oltre il 90% possieda un sito web, solo il 38% lo ha ottimizzato per poter esser visualizzato da mobile devices, e solo una minoranza lo promuove tramite attività SEO (Search Engine Optimisation), il 25%, o SEM (Search Engine Marketing), il 14%;
  • Oltre il 45% utilizza strumenti di e-mail marketing per inviare newsletter e/o offerte commerciali, ma solo il 20% vende online (e-commerce);
  • Le aziende che hanno creato applicazioni innovative (APP) per i dispositivi mobile sono meno del 28%.

Tra le attività svolte da Cloudea ci sono quelle di consulenza e formazione in ambito di Marketing strategico. Proprio in queste occasioni abbiamo riscontrato come lo scarso utilizzo dei nuovi strumenti digitali provenga da una debole conoscenza dei modi di utilizzo degli stessi all’interno delle PMI.

Normalmente buona parte delle aziende pensano che creare un sito web sia sufficiente ad essere presenti sul web. Questo non è vero: occorre anche tutta una infrastruttura social a corredo del sito : blog, fotografie, condivisione documenti, Facebook, linkedin, twitter ecc….

Il sito Web e tutti i social collegati sono come la vetrina fisica di un negozio: vanno variati periodicamente, devono sempre essere aggiornati sui prezzi, sulle promozioni e sulle ultime novità e soprattutto devono rispondere alle esigenze della clientela. Alle spalle della propria presenza sul web è come se ci fosse un commesso pronto a rispondere ad ogni richiesta del cliente, esattamente come succede in un negozio fisico.

Un aspetto da non dimenticare è il confronto con gli altri competitor che sul Web è decisamente più veloce e più semplice rispetto ad un negozio fisico: sul web le distanze non esistono… ogni negozio è come se avesse il suo diretto concorrente nella stessa strada e nella porta accanto. Per avere un’idea di quello che accade è un po’ come essere sul Ponte Vecchio a Firenze dove ci sono tutti i negozi di orafi e gioiellieri uno accanto all’altro: “cosa possiamo proporre di distintivo che risponda a desideri o necessità al cliente potenziale da noi individuato per fare in modo che entri nel nostro negozio? “

Quali strumenti utilizzano i navigatori del web per ricercare le informazioni ?

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In Italia ci sono più di 35 milioni di utenti su internet di cui almeno l’80% sono navigano anche i social network e li utilizzano quotidianamente anche più volte al giorno.

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Inoltre sempre più gente naviga ormai principalmente da tablet/smartphone quindi è importantissimo che il sito Web e le attività siano mobile-oriented: sito responsive, mobile-friendly, app mobile.

Per affrontare il mondo digitale bisogna pensare con la mente del visitatore, ovvero bisogna chiedersi “se io dovessi cercare la mia azienda e i miei prodotti, quale ricerca farei su google? “.

Facciamo qualche esempio:

· Perché si cerca uno psicologo ? non perché si conosce la propria malattia ma normalmente perché si ha un problema e non si sa come affrontarlo, è quindi pensabile che il visitatore ricerchi su internet informazioni sui propri sintomi e problemi.

· Perché e come si cerca un’azienda di serramenti ? perché si ha bisogno di serramenti basso-emissivi, perché si vuole usufruire di una detrazione del 55%, perché si cerca un’offerta sul mercato di riferimento, perché si cerca un certo marchio o un certo brand e quindi si vuole trovare il rivenditore migliore in zona….

· Perché e come si cerca un computer ? ho bisogno di un portatile, di un tablet e voglio trovarlo con certe caratteristiche al prezzo migliore offerto dal mercato. Con molta probabilità se sono in questo caso utilizzerò i portali come “trovaprezzi” o altro che già fanno una scrematura dei prezzi e che mi danno dei feedback da parte di altri utenti.

Il normale visitatore, non potendo direttamente e di persona interagire con il “negozio virtuale” cerca informazioni e conferme sulla reputazione dell’azienda direttamente sul web. Analizza i commenti, i feedback e confronta con altri competitor in tempo reale. Con molta probabilità il normale visitatore non si sofferma molto sulle pagine del sito Web mentre passa molto più tempo a verificare commenti ed analizzare proposte alternative. Per questo nei primi 15 secondi di visualizzazione deve essere ben chiaro al visitatore cosa viene offerto, cosa c’è di distintivo e soprattutto creare il feeling giusto per instaurare un rapporto di fiducia che permetta di continuare la navigazione.

A questo punto, riprendendo i dati dell’Osservatorio si evince che gli strumenti digitali devono entrare a pieno titolo nei piani marketing delle PMI , non sono un accessorio ma un importante mezzo di vendita non solo dei prodotti ma anche e soprattutto della propria reputazione. Non si dovrebbe più parlare di SEO e SEM ma necessariamente di Content Search sulle quali occorre effettuare investimenti corretti. Le piattaforme di e-commerce di mercato offrono strumenti potenti per aprire il proprio negozio virtuale da associare alla vetrina che è il sito Web ma è necessario ricordare che il negozio non si “autogestisce” in modo automatico ma ha bisogno di manutenzione e di essere aggiornato quotidianamente come un negozio effettivo: sconti, promozioni, variazioni di listini e tariffe ecc…

Come consulenti e formatori in ambito marketing ci rendiamo conto che l’alfabetizzazione digitale nasce non tanto dalla conoscenza degli strumenti web che si hanno a disposizione quanto da “come utilizzarli al meglio”, come correlarli ai propri discorsi di redditività , come saper gestire e valutare il lavoro effettuato dai fornitori di servizi web e soprattutto dalla formazione e cultura alla redazione di un piano marketing che li includa e consideri come mezzi importanti per lo sviluppo dell’Impresa.

–> ECCO COSA FACCIAMO <–

Paola.

MAI DIRE CLOUD ….

pagina doc con word   pagina doc con google doc

La pagina di sinistra è il documento Hayden-Management.docx aperto con Office 365 Word online

La pagina di destra è lo stesso documento aperto con Google Docs

Provate voi stessi con lo stesso o altri esempi

Se avete lo stesso problema venite a vedere QUI

 

Trasformazione, economia, lavoro e nuove tecnologie.

Il posto di lavoro è sicuramente la prima preoccupazione degli Italiani.

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Stiamo vivendo un periodo di profonda trasformazione strutturale del tessuto delle imprese italiane. Le vecchie imprese che si concentrano ed ostinano solo su vetuste quote di mercato ormai sature ed abbondantemente inflazionate dai nuovi “mercati emergenti” sono destinate a scomparire se non attuano programmi di intervento mirati a innovare (sia i processi che i modi d’uso) , a valorizzare il capitale umano e a stringere partnership anche per ampliare la gamma di prodotti offerti.

Dal punto di vista meramente del posto di lavoro occorre tenere presente 7 aspetti fondamentali del panorama attuale:

  1. Ormai la parola “dipendente” perde il suo significato nel contesto storico attuale e si affaccia invece prepotentemente la nuova parola “INTRAPRENDENTE”. Sempre più spesso i giovani , ma anche gli ultra quarantenni usciti dalle aziende, decidono di intraprendere il cammino imprenditoriale creando nuove imprese , nuovo artigianato e reti di imprese sociali. I temi ricorrenti sono: made in Italy per l’artigianato, nuove tecnologie, innovazione e digitalizzazione per le nuove imprese e social economy per le reti di impresa in ambito no-profit.clip_image004
  2. Ci sarà bisogno di un incremento dei servizi per l’occupazione del lavoro. Un aumento del numero di sportelli che assistono e guidano nella ricerca di nuove occupazioni. Compresa la costituzione di imprese di servizi di connessione tra il mondo dei neo-diplomati e delle necessità delle imprese che facciano da tramite per le società erogatrici di formazione ad Hoc .
  3. Non ci puo’ essere rinascita dei posti di lavoro e creare occupazione anche all’interno delle nuove imprese neo-nate se non viene diminuito il costo del lavoro. Inoltre più soldi in busta paga comporterebbero un aumento del capitale disponibile per gli acquisti di prodotti/servizi da parte della popolazione. Questo vuol dire che il “bonus” di 10 miliardi di euro per 10 milioni di lavoratori sotto i 25.000 euro sono solo un palliativo al momento che non permette nel lungo termine il rilancio di aziende già esistenti e l’accrescimento di posti di lavoro. Si dovrebbe accompagnare il tutto da manovre di sgravi su contribuzione e fiscalità clip_image006
  4. Occorre analizzare a fondo nuovi mercati possibili e soprattutto settori economici che possono essere trainanti quali agro-alimentari, green economy, meccanica di precisione , cultura, energie sostenibili, ecc…. tralasciando quei settori vecchi ed obsoleti che non hanno più margini di sbocco per la nostra economia né in Italia né all’estero.
  5. Ci sarebbe la necessità di creare reti di servizi per le neo-imprese che facilitino l’apertura di nuove attività. Tutto questo deve essere collegato ad una ridotta burocrazia. Perfino le banche potrebbero (grazie ai vari sportelli già esistenti sul territorio) assumere questo incarico e garantire servizi per le neo-imprese e le PMI che vanno anche oltre quelli puramente finanziari.
  6. Bisogna rivalutare i vecchi lavori e mestieri lasciati un po’ in disparte dalla maggioranza degli italiani. E’ vero che nelle aziende c’è bisogno di manager ma c’è anche bisogno di manutentori, tecnici specializzati, progettisti e quant’altro occorre ad una ripianificazione industriale di alto livello. Sempre più spesso questi lavori sono snobbati e lasciati in disparte. Ma il manager di un’azienda sarebbe responsabile di quali risorse umane se non ne ha a disposizione oppure se è costretto a trovarle fuori dall’ambito aziendale ?
  7. Ultimo punto e chiave vincente per la sfida del lavoro è la FORMAZIONE . Dovranno nascere e stanno già nascendo nuove “fabbriche dell’informazione” pubbliche e private. I corsi on-line saranno da prediligere. Ci dovrà essere l’introduzione di nuove strutture per l’erogazione di corsi post-diploma (non universitari) che soddisfino i requisiti richiesti dalle imprese. Corsi che prevedano studio e lavoro. clip_image008La formazione continua e il miglioramento delle competenze costituiscono la base del long-life-learning necessario come linfa per la competitività delle imprese. Una formazione che deve essere mirata non tanto a creare dei manager d’azienda quanto degli IMPRENDITORI perché solo questi possono costituire il futuro di crescita del Pil del nostro paese e garantire una certa ripresa economica.

Intanto è da considerare anche il fatto che le aspettative dei giovani cambiano e la propensione all ‘ Home Working sta assolutamente prendendo piede in molte attività imprenditoriali nuove.

Le nuove tecnologie e l’avvento del digitale permettono la creazione di nuovi modelli lavorativi che non necessitano di spostamenti in luoghi fisici di lavoro ma che possono trovare compimento addirittura tra le mura domestiche.

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Questo fenomeno si sta quanto mai diffondendo e sono sempre di più le persone che cercano di lavorare da casa. Purtroppo molti ostacoli ci sono ancora sulla strada: leggi sulla sicurezza del luogo di lavoro che insinuano che la casa non è un “luogo di lavoro sicuro” …. Quindi per i nostri legislatori è più sicuro salire su un automobile, guidare per magari 60-100 km per raggiungere il posto di lavoro ? Agli occhi di un attento “padre di famiglia” questo sembra un’eresia. Lavorando da casa si ha la possibilità di abbattere i costi di trasporto, diminuire l’inquinamento ambientale, non esporsi a pericoli derivanti dalla circolazione, poter usufruire di un contatto diretto magari con la propria famiglia (senza perdere ore preziose in inutili spostamenti) .

Le nuove tecnologie digitali permettono il compimento di tutto questo:

  • Internet e tutto quanto gravita intorno ad esso (es: il web , il social, il big-data)
  • Riunioni on-line con strumenti di videocomunicazione ( es. Lync Online di Microsoft)
  • Sistemi di messaggistica istantanea sia su pc che su telefonino che su tablet
  • Possibilità di condividere i progetti , i documenti, le foto e quant’altro in tempo reale e senza troppi passaggi di mail e/o chiavette (es. SharePoint online)
  • Network aziendali online per la gestione dei progetti di gruppo (es. Yammer o Ning)
  • Sistemi di vetrine virtuali ed e-commerce sempre più evoluti e di facile gestione
  • Programmi gestionali, amministrativi, tributari on-line e su abbonamento
  • Formazione online (anche i docenti on-line) (es. Skilla.com oppure i corsi sui MOOC)

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Ormai la gente, soprattutto i giovani, è pronta per raccogliere queste nuove sfide di innovazione dei propri processi. Occorre solo che anche il governo ed il legislatore si adoprino per garantire lo sbocco di tutto questo: agenda digitale, ampliamento e potenziamento della fibra internet, sgravi, facilitazioni per le nuove attività, ecc…..

Il futuro è nelle mani di INTRAPRENDENZA (ed imprenditorialità) , FORMAZIONE e NUOVE TECNOLOGIE DIGITALI.

Noi di Cloudea abbiamo già capito da diverso tempo quale direzione dovevano prendere i nuovi business e quindi offriamo tutto il nostro supporto a livello di assistenza/formazione e consulenza proprio per tutte quelle realtà che hanno una buona idea di attività sia la stessa nuova o una necessità di cambiamento all’interno della propria azienda, che hanno una ridotta disponibilità economica e che vogliono essere guidate per attuarla.

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Un commento all’articolo: “Parisi a Renzi: Sconti a chi assume nel digitale"

Il presidente di Confidustria digitale Parisi promuove i tagli al cuneo fiscale decisi dal Governo: “Bene la riforma, ma non basta”. E propone al premier sgravi per 4 anni sui nuovi contratti e voucher ai giovani laureati per digitalizzare le piccole imprese.

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I punti espressi da Parisi sono assolutamente interessanti nell’ambito della crescita digitale dell’Italia:

  • Utilizzo della proposta dei Maxi-Job estendendola però all’inizio solo sui nuovi occupati con competenze digitali per favorire crescita e sviluppo di nuove imprese.
  • Utilizzo dei contributi UE-2014-2020 per istituire borse di studio annuali che comprenderanno l’inserimento dei giovani in aziende che vogliono evolversi digitalmente : sistemi di collaborazione, archiviazione, fatturazione, pagamento ecc.. completamente elettronici. Ovvero la creazione di “digital angels” per le aziende clip_image003
  • Inserimento nei piani di ristrutturazione edilizia pubblica dell’obbligatorietà delle infrastrutture digitali
  • Rendere obbligatoria nelle scuole superiori una formazione sulle competenze digitali

Confindustria digitale però vuole andare ben oltre ed arrivare ad un ambito più generale e pubblico :

“Ci deve essere l’impegno a spingere l’informatizzazione del settore pubblico – spiega – per migliorarne l’efficienza e semplificare le procedure. Secondo le stime ipotizzate dal commissario Cottarelli l’innovazione digitale può produrre benefici per oltre 30 miliardi sui conti dello Stato. Permette di controllare meglio i dati sull’evasione e di ridurre le spese di acquisto di beni e servizi” . clip_image005

Queste sono le proposte concrete richieste al nuovo premier Renzi nell’ambito italiano. Ovviamente ci vorrebbe anche il supporto della UE per imporre non solo obblighi fiscali agli stati ma anche e soprattutto “obblighi digitali”. La UE dovrebbe mettere a disposizione degli stati fondi per la digitalizzazione e soprattutto parte di questi fondi dovrebbe essere convogliata verso le Università in grado di formare i giovani ai bisogni dei prossimi cinque anni.

clip_image006La pubblica Amministrazione in primis e a seguire le aziende italiane devono capire che solo con l’informatizzazione, l’innovazione digitale c’è una prospettiva di risollevarsi nel futuro e di tornare ad essere competitivi.

Lo Stato dovrebbe rendersi conto che sul diritto d’autore, la protezione dei dati, le copie private abbiamo ritardi e complessità che ostacolano l’adozione delle tecnologie digitali”. Un esempio tra tutti: in Italia sui libri cartacei si paga l’Iva al 4% e sui libri digitali al 22%.

Per quanto riguarda i diversi settori ci sono strumenti che adottati possono portare notevoli benefici in termini di digitalizzazione ed informatizzazione. Non è necessario ricorrere a strumenti “open” e magari non certificati: ormai ci sono strumenti digitali che una volta erano appannaggio delle grandi aziende disponibili per ogni ordine di grandezza di azienda pubblica e privata a costi accessibili.

Alcuni strumenti sono addirittura gratuiti per le scuole ma molti istituti non sono neppure a conoscenza della loro esistenza. Per esempio Microsoft offre molti strumenti gratis per le scuole e sconti per le PA. Andando sul nostro sito www.cloudea.it si possono trovare tutte le informazioni.

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Come si fa a parlare di corsi di formazione sulle competenze digitali nelle scuole superiori se queste stesse per prime non hanno manco ancora adottato il “registro elettronico” e le comunicazioni scuola/casa avvengono ancora tramite diario invece che per mail e/o strumenti di comunicazione moderni ?

Anche i docenti dovrebbero affrontare corsi di formazione sull’innovazione per essere al passo coi tempi e insegnare ai nostri ragazzi com’è veramente il mondo del futuro.

Progetti di collaborazione e policy per il Byod aziendale : il futuro delle aziende.

 

Per essere più produttivi, ed anche per avere maggior tempo disponibile e potersi adattare ad uno stile di vita che richiede sempre di più dinamicità ed equilibrio tra lavoro e vita privata, i dipendenti vogliono poter usare gli strumenti necessari in qualsiasi momento ed ovunque.

Tra il 2010 e il 2012 si è visto un incremento considerevole (+25%) del lavoro da casa e presso la sede del cliente. Una tecnologia valida in termini di collaborazione e Unified Communication non puo’ che giovare sia in termini di tempo che di produttività che di riduzione costi.

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Sovente, nelle nostre aziende, i reparti IT non sono in grado di sopperire a queste necessità in modo ottimale e quindi sempre più si sta diffondendo il Byod (Bring your Own Device) ovvero l’utilizzo dei propri smartphone, pc o tablet per lavorare. Infatti nella sola Europa (come risulta dall’ultimo rapporto di Forrester) il 63% dei dipendenti usa il proprio Smartphone, il 58% il proprio tablet ed il motivo principale consiste nel fatto che il 46% di loro non è soddisfatto della tecnologia fornita dall’azienda.

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Purtroppo vi è molta “deregulation” sui metodi di utilizzo che sulle policy. Percentuali esigue tra il 9 e il 15% rappresentano l’adozione di Policy su utilizzo di Smartphone e Tablet.

Diverse sono le problematiche per una corretta regolamentazione:

  • – Protezione dei dati aziendali
  • – Protocolli di accesso ad informazioni aziendali condivise e mail
  • – Controllo sugli strumenti e soprattutto app “mobile” utilizzate
  • – Unificazione a livello aziendale delle metodologie di utilizzo dei device per scopi aziendali
  • – Normative nazionali in termini di Privacy sull’utilizzo di dispositivi e applicazioni
  • – Licensing di prodotti e software
  • – Adozione di sistemi di collaborazione e comunicazione efficaci
  • – Monitoraggio devices in caso di furto/smarrimento

Per le imprese non è facile quantificare le soluzioni di “collaboration” e “UC&C” e non ultimo i problemi di prestazione della rete rappresentano un ostacolo all’estensione delle funzionalità.

Così negli ultimi tempi numerose aziende si dedicano allo sviluppo e all’implementazione di reti sicure, affidabili, federate. Si preoccupano della scelta di software di collaboration e Communication di indiscussa stabilità e sicurezza. Le aziende medio/piccole passano ai servizi Cloud come quelli di Microsoft Office 365 per non doversi sobbarcare inutili costi di hardware e maintenance interni. Le aziende che vogliono essere più competitive stanno anche analizzando ad uno ad uno i vari punti problematici della regolamentazione dell’uso del Byod e stanno cercando di porvi rimedio per favorire le condizioni lavorative dei dipendenti.

Sistemi di gestione collaborativa e di UC&C come quello di Microsoft (sono gli strumenti delle grandi aziende per tutti) permettono accesso controllato ai dati, sicurezza sugli stessi e soprattutto permettono di tenere traccia delle attività fatte dai dipendenti sia in termini di “utilizzo personale” che di “utilizzo lavorativo”, senza incorrere in problematiche relative alla privacy dei dipendenti.

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Molte aziende sono partite con l’adozione di soluzioni per la forza vendita e per la logistica in modo da poter quantificare in tempi brevi i vantaggi dell’adozione delle nuove metodologie che successivamente potranno essere estese ad altri comparti aziendali. L’adozione delle nuove tecnologie (cloud e app per mobile) deve garantire lo sviluppo dei nuovi canali di comunicazione trasversali e di intercomunicazione tra sistemi diversi. L’organizzazione deve essere capace di estendersi per ricevere informazioni e stimoli provenienti sempre più spesso da agenti esterni come anche dai business partners e dai clienti.

Creare spazi personalizzabili di lavoro, non importa se fisici o virtuali, per i propri dipendenti e l’adozione di strumenti efficaci sui propri device è e deve essere la nuova frontiera delle aziende del futuro.

Tutto ciò permetterà di sviluppare di più il reale valore di ogni singola persona non tanto con lo svolgimento di compiti ripetitivi, quanto con l’unicità dello specifico apporto umano in termini di apprendimento, scoperta , innovazione, collaborazione in team, attitudini di leadership. Tale valore costituirà il giusto contributo alla crescita di nuovi business e di aziende floride.

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