#andratuttomeglio

Tutti parlano dell’emergenza Covid-19, una delle più grandi sciagure degli ultimi anni con troppe persone decedute in condizioni di solitudine affettiva. Il primo pensiero va ovviamente a tutti quanti sono stati colpiti direttamente dal dramma e alle persone che stoicamente continuano ad operare in prima linea per garantirci un ritorno alla situazione di normalità.

033120_1759_ANDRATUTTOM1.jpg

Questo momento epocale ci porta a ragionare sull’essere “persona”, sulla riscoperta delle relazioni, su valori umani e di rispetto che forse il più bieco interesse economico aveva fatto perdere di vista.

Oltre i discorsi personali vorrei condividere con gli imprenditori, alcune riflessioni sulle occasioni di rinnovamento e r-evoluzione del proprio fare impresa in questo periodo.

Questo virus ha messo in ginocchio non solo la salute delle persone ma anche l’economia. Quasi tutte le aziende hanno subito un blocco nel business: negozi chiusi, ordini annullati, produzione azzerata.

Il Governo ha cercato di andare incontro alle esigenze dando la possibilità di usufruire degli ammortizzatori sociali, del lavoro Agile e di altre forme di agevolazione per “tamponare” il periodo.

Cosa fanno gli imprenditori, invece?

Siamo così sicuri che sia una crisi passeggera e che tutto tornerà alla normalità? Possiamo approfittare di questo momento di stasi nel business per avviare dei processi di riorganizzazione, di ingaggio dei propri collaboratori che permettano di affrontare la ripresa in tempi più rapidi e che garantiscano nel futuro di essere preparati ad altre “ibernazioni economiche” come questa?

Mi riferisco a strategie che garantiscano business continuity, quindi: sistemi di monitoraggio dei rischi attuali e futuri, la redazione di un piano d’azione, l’attivazione non solo nell’immediato ma anche per il futuro del lavoro Agile, azioni migliorative e di snellimento su organizzazione e processi.

Analizzando alcuni settori vediamo cosa è successo:

tabella covid19

Quindi non tutte le aziende sono al tracollo. Molte imprese hanno preferito agire anziché sperare solo in aiuti e continuare a lamentarsi.

Le realtà aziendali snelle nei processi, con un elevato coinvolgimento dei collaboratori,  con un rapporto di fiducia nelle proprie persone fortemente marcato e soprattutto con la mancanza di tutti quei livelli gerarchici che inficiano i flussi approvativi sono riusciti in brevissimo tempo a mettere in piedi nuovi modelli commerciali, talvolta nuovi modelli di business e/o nuove produzioni. Diverse realtà hanno cominciato fin da subito a prevedere nuovi modelli organizzativi futuri a garanzia di poter ripartire alla fine dell’isolamento più forti di prima.

Mi vengono in mente alcuni esempi “virtuosi” italiani che spaziano dalla realtà artigianale/familiare fino alla media industria.

Ristorazione , cultura e sport: pizzerie che si sono dotate di un sistema di consegna rapida ed efficace, ristoranti e agriturismi che organizzano pranzi e cene a domicilio (consegnano cibo di alta qualità direttamente a casa del cliente su ordinazione) , musei che grazie alle moderne tecnologie sono riusciti a mantenere il contatto con i visitatori mettendo a disposizione sale e collezioni visualizzabili online, Amici DJ e musicisti che grazie agli strumenti di condivisione web organizzano serate “a domicilio” on the air. Per ultime le palestre che hanno organizzato corsi di fitness online.

Esercenti: hanno implementato gli ordini online e tramite strumenti digitali, hanno cercato di ridurre il contatto con il denaro preferendo i pagamenti con moneta elettronica. Alcune grosse catene mancano ancora di controlli sulla quantità di generi comprati online (persone comprano online 4-5 prodotti magari acquistabili dal negozio di alimentari vicino a casa e occupano così ½ ora di tempo che altre persone avrebbero utilizzato per quantitativi di spesa superiori)

E-commerce e presenza online: diverse aziende, anche piccole hanno colto l’occasione per sviluppare e/o migliorare la comunicazione online e attivare canali di vendita online. Sono state fatte intervenire nei progetti anche le persone dell’azienda che lavoravano in smart working per direzionare parte delle

attività produttive precedenti verso queste nuove modalità di vendita online (assistenza , chat, gestione catalogo prodotti). Tra coloro che hanno implementato l’e-commerce ci sono quelli che hanno produzioni che non rientrano tra i generi di prima necessità e che hanno visto chiudere le saracinesche dei propri negozi. Molti di questi prodotti non sono al momento remunerativi in quanto le persone, che in questo periodo hanno anche meno denaro a disposizione, non sono propense all’acquisto, tuttavia le aziende hanno approfittato del momento per formarsi e crescere nel mondo digitale ed essere più preparati nel futuro.

 

Formazione: le scuole hanno attivato i servizi online a loro disposizione e proseguono le lezioni. Noi avevamo fatto una formazione all’Istituto Elvetico di Lugano sull’utilizzo delle nuove tecnologie Office 365 per la produttività e il lavoro a distanza. Grazie a ciò sono riusciti a organizzare aule, docenti, alunni e lezioni in breve tempo e non hanno perso neppure 1 giorno di scuola.

Le agenzie formative hanno implementato la formazione a distanza (anche quella tramite i fondi interprofessionali) e speriamo che questa tendenza si protragga nel tempo con meno vincoli di certificazione legati al mondo cartaceo.

PMI: alcuni nostri clienti, avendo in corso con noi percorsi evolutivi di trasformazione e riorganizzazione grazie al Metodo Awan® hanno voluto fortemente approfittare di questo momento tranquillo rispetto alla quotidianità per velocizzare il processo di rinnovamento tecnologico ed arrivare ad essere operativi con i nuovi processi già entro la fine del periodo di crisi. Anche il ricorso alla cassa integrazione non è stata un ostacolo ma un’occasione, impostata a rotazione di persone e giorni, di far crescere i propri progetti interni che altrimenti si sarebbero protratti per lunghissimo tempo.

SmartWorking: le persone che lavorano da remoto sono più produttive, hanno più chiari gli obiettivi della giornata lavorativa, durante le riunioni online riescono ad essere maggiormente concentrate e hanno voglia di imparare e apprendere. Si sentono più libere seppur sempre nel rispetto degli orari lavorativi, sono più collaborative e disponibili e non per ultimo meno stressate. L’utilizzo delle chat, degli “stati” nell’instant messaging, delle riunioni pianificate, dei calendari condivisi riduce il numero di telefonate e il numero di interruzioni durante le attività da remoto.

Questo sarebbe il momento proficuo per le aziende di occupare il tempo per la crescita delle competenze professionali e personali, sperimentazioni organizzative, gestire gli obiettivi in modo efficace per incentivare il lavoro Agile anche in futuro, per il rinnovamento tecnologico dei propri sistemi informativi e dei processi che per tanto tempo erano stati accantonati per seguire il ritmo incalzante del business.

Certi dell’efficacia del Metodo Awan® nel far emergere le potenzialità delle imprese, abbiamo deciso come solidarietà digitale di mettere a disposizione un corso formativo online gratuito one-to-one. E’ sufficiente contattarci in mail info@awan.it per accordarsi su tempi e modalità.

Olivetti: Il valore del lavoro, l’idea di comunità

Quest’anno sono stata invitata a partecipare nella giuria tecnica del Premio Olivetti – AIF Awards 5° edizione in qualità di Socio AIF, Business Coach della scuola di Marina Osnaghi di Milano e Advisor Starboost.

E’ stata un’esperienza molto interessante ed un’occasione di apprendimento nell’ambito di un evento dedicato all’Alta Formazione.

Adriano Olivetti, in un periodo storico in cui si fronteggiavano due grandi potenze: capitalismo e comunismo, credeva che fosse possibile creare un equilibrio tra solidarietà sociale e profitto, tanto che l’organizzazione del lavoro comprendeva un’idea di felicità collettiva che generava efficienza. Meritocrazia, aspetti retributivi, benefit aziendali e rispetto per l’ambiente circostante erano motori all’interno dell’organizzazione.

Durante le pause i dipendenti potevano servirsi delle biblioteche, ascoltare concerti, seguire dibattiti, e non c’era una divisione netta tra ingegneri e operai, in modo che conoscenze e competenze fossero alla portata di tutti.

L’azienda accoglieva anche artisti, scrittori, disegnatori e poeti, poiché l’imprenditore Adriano Olivetti riteneva che la fabbrica non avesse bisogno solo di tecnici ma anche di persone in grado di arricchire il lavoro con creatività e sensibilità.

Si sta parlando del primo dopoguerra. Queste idee dove sono finite da allora fino ai giorni nostri? Fagocitate da una classe imprenditoriale avida di profitto e maniaca del controllo che non lascia nulla allo sviluppo delle persone e che preferisce comprarne il “tempo” anziché valorizzarne la “testa”.

Oggi, quando tutti parlano di “Trasformazione Digitale” e “Intelligenza Artificiale” stiamo assistendo ad una rinascita del potenziale umano in tutte le sue forme e, nelle piccole aziende, ad una migrazione da “modello dinastico” a “modello manageriale”.

Al concorso siamo stati invitati ad esprimerci proprio su 5 aree: Innovazione, Cambiamento, Trasferibilità, Utilità Sociale ed Efficacia

Nelle varie giornate in cui ho partecipato sono stati presentati più di 35 case history suddivise tra “Ricerca & Innovazione” , “Competitività e Mercato” e “Sanità, Benessere Personale & Organizzativo “.

Si è passati da innovazioni progettuali e metodologiche a cambiamenti organizzativi e scalabilità dei percorsi formativi anche in altre aree per concludere, nell’ultima giornata di concorso, con progetti dal taglio decisamente più sociale e di pubblica utilità.

Il livello è sempre stato altissimo in tutte le sessioni sia dal punto di vista dei progetti presentati che dall’attenzione dei giurati. E’ sicuramente emersa da tutti la necessità di operare sul fattore umano all’interno delle aziende, delle associazioni, della PA e delle scuole per migliorare le competenze trasversali e migliorare il giusto equilibrio tra lavoro-tempo creativo e relazioni.

In alcuni progetti sono stati elaborati elementi di importanza sociale per aumentare il benessere non solo all’interno dell’azienda ma anche nella comunità circostante.

In un’epoca dove la robotica, l’informatica, l’internet-connessione, la velocità, i dati, sicuramente si è evinta un’evoluzione dei paradigmi legati all’essere umano e quanto sia importante cambiare il mind-set per poter governare i nuovi strumenti digitali.

Mi ha particolarmente toccato la tematica delle life Skills riconosciute dall’OMS. Skills che ci appartengono e che la formazione dovrebbe aiutarci a nutrire fin dall’infanzia.

Esse possono essere raggruppate in tre aree

  • EMOTIVE- consapevolezza di sè, gestione delle emozioni, gestione dello stress

  • RELAZIONALI – empatia, comunicazione efficace, relazioni efficaci
  • COGNITIVE – risolvere i problemi, prendere decisioni,pensiero critico, pensiero creativo

Tali Skills rendono la persona capace di trasformare le conoscenze, gli atteggiamenti ed i valori in reali capacità, cioè sapere cosa fare e come farlo.

Le Life Skills, così come noi le intendiamo, possono essere insegnate ai giovani come abilità che si acquisiscono attraverso l’apprendimento e l’allenamento e non di meno possono essere introdotte in azienda, come si è visto durante il concorso, con metodologie innovative ed efficaci.

Le Life Skills rendono la persona capace di trasformare le conoscenze, gli atteggiamenti ed i valori in reali capacità, cioè sapere cosa fare e come farlo.

Acquisire e applicare in modo efficace le Life Skills può influenzare il modo in cui ci sentiamo rispetto a noi stessi e agli altri ed il modo in cui noi siamo percepiti dagli altri.

Se inserite accuratamente e professionalmente in ambito aziendale portano ad una maggiore consapevolezza delle capacità e potenzialità proprie e del gruppo di lavoro rendendo accessibili nuove frontiere per il proprio business e per il benessere aziendale e personale


Pensando alle mie life skills le parole SENTIERO – CONSAPEVOLEZZA – ALLEANZA mi portano ad una riflessione:

“Immagino il sentiero come il percorso da intraprendere per arrivare da “A” a “B”. Più allargo gli orizzonti di “A” e “B”, quanto più chiaro è il punto di arrivo “B” esplorando bene e guardandolo da diversi punti di vista tanto più breve sarà la distanza che mi separa per il raggiungimento del mio obiettivo. A questo punto devo acquisire la consapevolezza di avere le risorse per affrontare il viaggio che per essere di successo deve avvalersi di diverse collaborazioni/alleanze. Non bisogna aver paura di sbagliare ma bisogna essere capaci di apprendere dagli errori, occorre saper lavorare in team, saper leggere tra le righe dei milioni di dati che ci accompagnano ormai ogni giorno e ultimo ma non meno importante dotarsi degli strumenti digitali e non che ci facilitano nel percorso: formazione, coaching, competenze trasversali, collaborazione, condivisione, strumenti informatici e digitali professionali, metodologie innovative e digitalizzazione.”

Dal comunicato stampa relativo alla manifestazione:

“Il Premio AIF “Adriano Olivetti” ha la finalità di diffondere le buone pratiche riguardanti percorsi innovativi di apprendimento e valorizzazione delle persone e di sviluppo delle organizzazioni di riferimento.

A tal fine intende identificare e segnalare professionisti, enti di formazione, aziende, pubbliche amministrazioni, gruppi e persone che abbiano ideato e realizzato progetti formativi e di valorizzazione del capitale umano e che si sono contraddistinti per i risultati di apprendimento ed evolutivi ottenuti a livello individuale, di team e organizzativi.”

Gli investimenti di Cloudea sono rivolti all’essere sempre formati sull’eccellenza e competenti sugli strumenti e le metodologie attive nel nuovo mondo digitale.

In futuro vogliamo sfidarci nell’accompagnare un numero ancora maggiore di PMI nella r-evoluzione grazie al nostro apporto in termini di consulenza, formazione, coaching e Metodologia AWAN.

Far arrivare alcune di loro al Premio Olivetti è stimolante soprattutto per evidenziare che evolvere è possibile se si crede nelle persone e nel loro potenziale.


La consulenza per la Trasformazione Digitale diventa formazione

Questo mese riflettendo su come estendere l’utilizzo della potente metodologia che abbiamo creato per rinnovare in chiave digitale le imprese già consolidate, abbiamo condiviso, la possibilità di farla diventare una formazione gratuita.

Il nostro obiettivo è avere tante persone che come noi traggono beneficio dall’utilizzo dei Canvas, che sono diventati il nostro strumento di lavoro, e soprattutto diventano consapevoli di quale futuro scegliere per la propria impresa. Forti del successo dei nostri clienti vogliamo che altri comincino a adottare una Metodologia potente che permette di raggiungere risultati concreti in breve tempo.

I workshop sono ormai consolidati e anche i risultati di questi workshop sono chiaramente definiti.

Quello che più stupisce ogni volta è che semplicemente applicando la nostra metodologia dei Canvas l’imprenditore acquisisce consapevolezza degli sviluppi futuri possibili per la propria azienda e diventa motivato a cambiare per ottenere ciò che ha visto potrebbe fare per i propri clienti, cioè quello che i clienti vogliono ed emerge dal workshop “Value Proposition Canvas”.

Esempio 1: un cliente aveva pensato di offrire 4 servizi ai propri clienti, dopo l’applicazione della Metodologia AWAN ha realizzato che essi acquisterebbero da loro altri 10 servizi e che con poco investimento sarebbero in grado realizzare.

Esempio 2: un piccolo  cliente con un punto vendita ha duplicato il fatturato in 1 anno e raggiunto la consapevolezza di come è possibile crescere con il giusto approccio.

Successivamente avendo acquisito la fiducia nel metodo e nelle proprie possibilità di cambiare concretamente per adeguare l’azienda al nuovo mondo digitale, il cliente sente l’esigenza di avviare progetti di trasformazione digitale consapevole della importanza dell’investimento.

I progetti possono essere avviati anche autonomamente e l’impegno di risorse è commisurato ai risultati che si vedono già nei primi sei mesi. La potenza della metodologia è la creazione della consapevolezza di intraprendere un percorso che porta l’impresa al successo nel nuovo mondo digitale, e questo oggi non è cosa da poco considerando il comune disorientamento collettivo degli imprenditori del nostro paese

Noi adottiamo le metodologie “Agile” e “Lean” per implementare gli strumenti rigorosamente “Cloud” al fine di dare velocemente risultati attesi e aumentare la fiducia dell’imprenditore sul metodo e sulla Trasformazione Digitale. E’ Importante lavorare su 3 assi (Tecnologia, Persone, Processi) e a volte anche sul 4° asse dei modelli di business che oggi diventa fondamentale per creare nuovo valore. I progetti che nascono dall’approccio strategico iniziale sono di cambiamento organizzativo e di crescita delle persone, in linea con i paradigmi e le tecnologie del nuovo mondo digitale.

Il risultato di questo processo di crescita dell’imprenditore è la consapevolezza che la trasformazione digitale è possibile e questa colloca l’azienda avanti rispetto ai competitor di settore e permette di controllare il proprio futuro invece di sentirsi in balia di eventi troppo veloci da poter essere gestiti.

Sotto un esempio di progetti realizzati presso un cliente al termine del periodo “Strong” della pianificazione evolutiva.

Siamo davvero soddisfatti, anche se ci rendiamo conto che diventare nostri clienti per questa tipologia di progetti non è facile poiché richiede una rara apertura al cambiamento da parte dell’imprenditore.

Tuttavia crediamo che sempre più aziende stanno cercando una risposta alla decrescita del loro business attuale e alla nascita di competitor “digitali” dirompenti che cambiano le regole del settore, e acquisiscono velocemente quote di mercato. Noi ce l’abbiamo!

Questo effetto della digitalizzazione e dell’utilizzo delle nuove tecnologie da parte delle start-up colpisce ogni settore anche nel nostro arretrato paese, e anche l’imprenditore che oggi si sente al sicuro, avrà bisogno di un supporto metodologico nuovo per riacquistare fiducia nelle possibilità della propria azienda.

Per questo motivo abbiamo scelto di divulgare questa nostra esperienza attraverso la formazione ed il coaching e non solo con la consulenza che già attuiamo.

Se vuoi partecipare al gratuito di 1 giorno sulla Metodologia AWAN per lo sviluppo dell’impresa

PRENOTA
QUI

Oppure scrivi a:

marketing@cloudea.it

Talenti e digitalizzazione per imprese di successo

human-capital-360x240Mai come oggi, periodo di profondi cambiamenti e rivoluzioni digitali, le aziende che vogliono aver successo devono puntare sul capitale umano.

La valutazione delle competenze classiche e digitali sono sicuramente un obbligo ma sempre più il mondo della gestione HR ricerca risorse con i cosiddetti “soft skills”, ovvero qualità che vanno oltre formalismi e tecnicismi accademici o meno e conseguentemente sono alla ricerca di talenti.

Creatività, problem solving, spirito critico, assertività sono solo alcuni dei campi in cui i talenti possono esprimersi.

competenze.jpg

Quali sono alcuni indicatori permettono di individuare capacità basilari per trovare persone chiave in azienda ?

  • adattivitaCompetenza e flessibilità: competenza, esperienza e preparazione nel proprio ambito abbinate però ad una certa flessibilità e curiosità. Non basta essere solo ben preparati ma anche essere disposti ad addentrarsi e a conoscere ambiti diversi dal proprio, per accrescere le proprie competenze e cimentarsi in nuove sfide lavorative. Sostanzialmente non bisogna aver timore di affrontare nuovi “campi di battaglia”.

 

  • attitudine-positiva.jpgAtteggiamento positivo: affrontare le sfide e i problemi in modo positivo e propositivo, adoperarsi per una soluzione il più rapida ed efficace in uno stile collaborativo

 

 

    • Iniziativa: questa forse è la caratteristica più importante. Una risorsa di talento proattivo.jpgprende l’iniziativa, si porta avanti piuttosto che aspettare o farsi limitare nella
      realizzazione dei propri compiti.

 

 

  • teamsSpirito di squadra: Collaborazione e condivisione. Coordinazione e coesione per arrivare al risultato. Il lavoro in team non si esime dall’autonomia di controllo, disciplina e gestione efficace. Il collaboratore di talento è un pilastro fondamentale della squadra e capisce che non esiste un “proprio orticello” ma un obiettivo comune e un “giusto mix di individui-talenti-competenze” per raggiungerlo

 

  • Apertura al cambiamento: le persone di talento non hanno paura del cambiamento, anzi lo ricercano e lo cavalcano. Sono sempre contenti di affrontare positivamente una nuova sfida, sono alla ricerca di nuove idee e soluzioni e non si irrigidiscono sulle vecchie posizioni. Come diceva il noto sociologo Alessandro Chelo, facendo un confronto con il mondo animale:

 

fish-leadership-1080x390.jpg

“i delfini si ammalano e muoiono se non fanno mai qualcosa di diverso, gli squali sono estremamente conservatori e sono disturbati dalle cose differenti e poi ci sono le meduse gregarie, svogliate che seguono massa e corrente. Negli ambienti lavorativi normalmente si trovano un 20% di Delfini e un 20% di squali e tutto il resto sono meduse”.

Le aziende di successo vogliono aumentare la percentuale in azienda di delfini anche perché così facendo le meduse rimanenti non fanno che seguire i migliori

  • Motivazione all’apprendimento: nei corsi di formazione, nel lavoro, nello studio quando le persone sono motivate ad apprendere, a migliorarsi e a perfezionare le proprie competenze, ciò equivale nella maggioranza dei casi al raggiungimento dell’obiettivo in minor tempo e con risultati sopra la media.

376174_motivazione_ralf

Gli strumenti digitali per facilitare lo sviluppo degli indicatori ci sono tutti , come ad esempio Office 365 con Teams, quello che manca alle aziende è una propensione all’evoluzione dell’individuo:

  • Formazione soft-skills, visto che le scuole italiane non preparano in tal senso
  • Lavoro per obiettivi
  • Smart-working
  • Collaboration
  • Coaching
  • Delega
  • Organizzazioni reticolari

Visto che al momento non si puo’ agire sul fronte scuola per incrementare i talenti e in ogni caso il personale impiegato è già numeroso le aziende che vogliono evolvere seriamente e ampliare i propri orizzonti e di conseguenza il proprio business devono impegnarsi in prima persona ma possono essere coadiuvate dai fondi professionali formativi , da formatori esperti e da consulenti , come quelli di Awan, che approcciano alle organizzazioni con metodologie innovative.

awan.JPG

Ultimi in produttività? : Lavorare meglio, non di più

sole 24 ore produttività

Questa indagine, che ho scoperto grazie ad uno dei preziosi interventi di Mariano su linkedin, conferma ancora una volta una situazione disastrosa delle aziende italiane. Per capire meglio il perché di questa bocciatura, tuttavia è necessario comprendere il tessuto economico italiano.

Il nostro paese è fatto da  PMI, molte delle quali padronali e micro. Queste sono imprese  che noi  conosciamo bene, perché anche ne facciamo parte e ci scontriamo con gli stessi problemi. Sappiamo che lo smart working e la tecnologia sono spesso le ultime priorità per loro. La maggior parte di esse lotta per la sopravvivenza con il fisco e l’INPS, che sono i primi azionisti, ed anche il commercialista è una spesa non indifferente. Quando pagano i dipendenti devono versare quasi la stessa cifra dello stipendio all’INPS per pagare le pensioni a chi ha ancora questo beneficio,e magari lo ha acquisito dopo appena 15 anni di lavoro, in tempi non sospetti.

E’ vero che non sanno motivare i collaboratori, tuttavia comprendono che essi sono la risorsa (e la spesa) principale e spesso non conoscono sistemi per aiutarli ad essere più produttivi, perché essi stessi non sanno gestire bene il loro tempo ed il loro lavoro. Del resto chi è al vertice, c’è arrivato per le conoscenze o per eredità, non certo grazie alla tecnologia o alle competenze, quindi non comprende il valore della crescita personale. Questa è la norma nelle aziende italiane che guadagnano bene, ma  investono male perché non hanno competenze in gestione e navigano a vista, del resto questi imprenditori spezzo non hanno eredi che vogliano o siano in grado di subentrare, quindi sanno che l’impresa o si vende o muore con loro.

Le vie di uscita da questa situazione, che ci distacca dal resto del mondo, ci sarebbero ma sono lunghe:

  1. Creare una scuola meritocratica, far crescere l’intelligenza emotiva nelle persone e la motivazione nei ragazzi. Le nozioni si trovano su internet, è spesso sufficiente insegnare loro il senso critico, come navigare nell’overload di informazioni e stimoli senza essere sommersi, la matematica, le lingue (incluso italiano), la storia recente, e il pensiero filosofico ma non solo quello occidentale.
  2. Fare lavorare i ragazzi in azienda molto presto, secondo i loro desideri, aiutarli a comprendere il lavoro per obiettivi
  3. Abolire il lavoro a tempo nelle aziende per legge, tuttavia monitorare per la sicurezza le presenze in ufficio con sistemi biometrici, non invasivi.
  4. Insegnare a tutti i collaboratori la meritocrazia, e aiutare i talenti ad emergere, e le persone che desiderano essere “tranquille” a trovare un ruolo stabile (sappiamo bene che il valore del “cartellino” per il dipendente “a tempo” sta nel fatto che finito il tempo dedicato all’azienda comincia il vero tempo della vita)
  5. Aiutare manager ed imprenditori a utilizzare le moderne tecniche di gestione, organizzazione e marketing.
  6. Diminuire la tassazione INPS sul lavoro ed i privilegi ingiustificati.

Queste sono le prime cose che dovremmo fare come sistema paese e noi in piccolo stiamo facendo con le aziende nostre clienti, che sono piccole e micro. Trasferiamo le metodologie più efficaci per aumentare la produttività e la redditività dell’impresa, tuttavia noi riusciamo solo ad attrarre clienti che hanno già compreso il valore dell’innovazione e del cambiamento, che hanno già capito che oggi non è possibile fare business con le stesse regole di 10 anni fa. Restano fuori dal nostro radar le aziende che,pur fatturando anche bene, non riescono a comprendere quante opportunità si stanno perdendo e che la loro perdita di posizione dominante è sicura, ed è solo questione di tempo.

samrt working

Agli imprenditori che desiderano cambiare e lavorare in modo moderno, anche per attrarre i giovani talenti innanzitutto insegniamo il lavoro per obiettivi, la gestione del tempo e l’equilibrio tra vita privata, professionale e tempo creativo. Con il workshop sulla felicità ed il benessere in azienda attiviamo il potenziale delle persone e aumentiamo la motivazione.

La produttività, per noi, passa attraverso il benessere, la condivisione e la collaborazione efficace e soprattutto attraverso la motivazione a lavorare “bene” in un ambiente sano, che dovrebbe essere un diritto per tutte le persone a partire dal management.

“Il pesce puzza dalla testa” diciamo ai nostri clienti e chi vuole intendere, comincia a farsi le giuste domande. Ammettiamo che esistono i dipendenti tipo “..cade la penna”, tuttavia chi ha davvero le risorse per aiutare anche i propri collaboratori a cambiare atteggiamento è l’imprenditore, quindi non ci sono scuse.

Applicare le regole della crescita personale e del coaching alle imprese, ha favorito il cambiamento dei nostri clienti.

http://www.awan.it

 

A scuola di impresa

Negli ultimi anni abbiamo cambiato pelle. Ci siamo resi conto che i nostri progetti Marketing e rinnovamento tecnologico servivano a poco perché gli imprenditori che incontravamo più che di questo avevano bisogno di “scuola di impresa”.

“Il marketing è quella magia che ti porta dove vuoi andare” raccontavamo a chi, in realtà, ci stava chiedendo “ma noi dove dobbiamo andare ?”

Non voglio dire che non sapessero fare il proprio lavoro, tuttavia a causa di una gestione del tempo migliorabile, non dedicavano risorse all’aggiornamento sul tema chiave: come si fa impresa oggi nell’era digitale, quando tutto è cambiato? 

Sapevano che il “si è sempre fatto così” non funziona più e vedevano nascere realtà nuove da cui erano anche superati, ma non riuscivano a capire come approcciare in modo professionale e strutturato il nuovo modo di fare azienda oggi.

image

Ci siamo poi accorti che questo nuovo modo di fare impresa  è molto più vicino al mondo delle start-up che a quello delle aziende tradizionali, quindi per 2 anni abbiamo studiato da Starboost e abbiamo inventato il nostro personale approccio “leggero” per il rinnovamento delle PMI che abbiamo applicato a quelli che  umilmente abbiamo chiamato “Progetti Marketing”.

In realtà applicando la nostra metodologia i clienti hanno scoperto nuovi approcci e nuove opportunità per sviluppare il proprio business in linea con le loro passioni, e hanno, a volte autonomamente,  con rinnovata energia, realizzato  iniziative di innovazione che hanno portato loro risultati oltre le aspettative iniziali.

Oggi possiamo dire che il nostro approccio e la nostra metodologia sono stati vincenti in tutti i casi e per ogni tipologia di cliente, quindi abbiamo deciso passare al livello successivo: chiamarla per nome e sintetizzarla in modo efficace in modo da riuscire a rispondere a chi ci chiede “cosa fate?”

RENEW-UP (rinnovamento e crescita)

“SCOMPONIAMO IL MODELLO DI BUSINESS DELL’AZIENDA, E RITORNIAMO ALL’ORIZZONTE DI SENSO DELL’IMPRENDITORE, QUINDI RIGENERIAMO L’IMPRESA COME FOSSE UNA START-UP,  INNESTANDO LE NUOVE REGOLE E TECNOLOGIE DEL  MONDO DIGITALE.”

image

Ecco questo, in poche parole, quello che AWAN ha fatto nell’ultimo anno.

Le fasi del progetto che dura almeno 6 mesi sono le seguenti:

  1. Analisi dell’impresa in relazione ai trend di settore ed ai concorrenti reali e potenziali
  2. Progettazione del Marketing e Vendite e dell’Organizzazione per raggiungere obiettivo
  3. Preparazione del template piano Marketing annuale e impostazione del piano per il prossimo periodo
  4. Assistenza all’esecuzione del piano, follow up e passaggio consegne

image

Dietro a queste generiche descrizioni si nasconde una vera e propria rivoluzione che crea una organizzazione “sense and respond” orientata al cliente e non più solamente autoreferenziale basata sulle proprie competenze.

Da questo progetto nascono tanti altri progetti che coordinati insieme trasformano l’azienda poco a poco, mentre l’imprenditore senza accorgersene impara a navigare nel mondo digitale senza naufragare e realizza il suo sogno di avere una impresa che sa reinventarsi e innovare continuamente come le start-up di successo oggi diventate famose.

Con noi l’imprenditore impara a navigare nel mondo moderno con metodologie che gli permettono di sviluppare l’azienda e questo scatena nuovi progetti interni e sul mercato che fanno crescere l’azienda.

Diversamente intelligenti

Oggi volevo fare delle considerazioni tra intelligenza umana e tecnologia.

Ero a conoscenza di un fenomeno del secolo scorso denominato “effetto Flynn” ovvero una crescita costante del QI (Quoziente Intellettivo) medio mondiale di quasi 3 pt ogni decennio. Ciò probabilmente grazie ad un insieme di fattori: miglioramenti nell’alimentazione, nella salute, nell’ educazione , nell’igiene e altri, con un’impennata iniziale soprattutto nei primi 60 anni del 1900.

qimediobiotipi

Inoltre negli anni ’90 si è anche tracciata una mappatura di differenza tra i QI medi in base ai 3 tipi di caratteri somatici Mondiali

 

 

E nell’immagine qui sotto si evidenzia la distribuzione del QI medio a livello mondiale

qi-mondiale

Dove si evince che i QI più alti si presentano nei paesi orientali (Cina) mentre quelli più bassi nelle zone Africane. (I colori vanno dal minimo in rosso al massimo in viola)

Ora sembra che la tendenza si sia invertita. Una ricerca condotta da Bernt Bratsberg e Ole Rogeberg del Centro Ragnar Frisch per la Ricerca Economica in Norvegia ha preso in esame i risultati dai test del QI di 730mila ragazzi norvegesi di 18-19 anni valutati per il servizio militare obbligatorio. Dal 1970 al 2009, sono state reclutate tre generazioni di uomini nati tra il 1962 e il 1991. Tra i nati dopo il 1975, si è registrato un calo di punteggi medi pari a 7 punti per ogni generazione.

Bratsberg e Rogeberg suggeriscono possibili spiegazioni per il fenomeno: oltre a fattori ambientali, potrebbero essere responsabili anche cambiamenti nello stile di vita e nei sistemi educativi, insieme alla tendenza dei bambini di oggi a preferire i videogiochi ai libri.

tabpaesiQI

 

Vediamo nel grafico un confronto tra i valori QI medi tra il 2006 e il 2012 e possiamo notare che sono pressochè tutti in calo tranne alcuni paesi nord europei e il Canada. L’Italia, nella fattispecie, è uno dei paesi che ha avuto il crollo maggiore perdendo 6 punti in 6 anni.

 

Tali cali si riscontano anche all’ interno delle stesse famiglie, tra fratelli maggiori e minori, portando a pensare che il motivo non sarebbe tanto di carattere demografico, come l’accumulo di determinati geni in fasce particolari della popolazione, quanto piuttosto sia da ricercare nei cambiamenti degli stili di vita e nelle abitudini dei ragazzi.

Oggi leggono di meno? Cosa leggono? Come trascorrono il tempo libero? Che tipo di istruzione ricevono? Come si rapportano con gli altri ? Come collaborano e lavorano in gruppo ?

Ebbene, se da un lato pare che l’intelligenza si sia involuta, dall’ altro c’è chi suppone che comunque non ci sia stato un adattamento del test del QI all’ intelligenza di oggi. Insomma, oggi chi definisce l’intelligenza moderna decisamente più “fluida”, cioè più connessa alla capacità di vedere nuove connessioni e trovare soluzioni originali e creative, probabilmente dovrà rivedere il rapporto con i rigidi risultati accademici.

diversamente intelligente

Sorge spontanea una domanda: “Stiamo diventando tutti Stupidi ?” oppure dobbiamo variare il modo di relazionarci all’ intelligenza ?

Forse è necessario valutare altri fattori per capire come possiamo rapportarci a questo mondo che sta avanzando con la tecnologia e passare ad essere “diversamente intelligenti”

Recentemente sono giunti alcuni dati confortanti per quanto concerne i comportamenti quotidiani e le attitudini. Anche qui ci vengono in aiuto altri soldati in leva negli anni 1980-1994 e  controllati a posteriori in Finlandia tra il 1990 e il 2016 e i cui risultati della ricerca sono stati resi disponibili pochi mesi fa:

valori-finlandesi

Come possiamo notare in totale contrapposizione al “calo intellettivo” si sono fortemente sviluppate altre doti personali: la fiducia in se stessi, la socievolezza, la capacità di leadership e le capacità di impegnarsi per raggiungere un obiettivo.  Tali doti permettono di acquisire maggiori competenze in campo lavorativo e soprattutto ricoprire incarichi di maggiore responsabilità con conseguenti stipendi di entità superiore.

Dal punto di vista delle aziende esse hanno a disposizione persone e tecnologia e stanno sempre più adottando (Europa secondo solo agli USA) e sviluppando le tecnologie cognitive.Ci sono buone ragioni peradottare e sviluppare queste tecnologie:

  • poter prendere migliori decisioni Birth of Artificial Intelligence - Binary Burstelaborando enormi quantitativi di dati, strutturati e non
  • aumentare le capacità personali dei dipendenti, grazie al risparmio di tempo e alla conoscenza aumentata
  • migliorare il servizio clienti, attraverso il machine learning e il riconoscimento vocale.

 

Si stima che entro la fine del 2020:

  • Il 75% dei lavoratori che utilizzano applicazioni aziendali avrà accesso  a personal assistant  artificiali che potenzieranno i loro skill e capacità cognitive
  • Il 30% delle aziende implementerà ruoli di chief robotics officer role e definirà funzioni dedicate alla robotica all’ interno delle organizzazioni.
  • La crescita della robotica accellererà la ricerca di talenti, con un gap del 35% di posizioni vacanti e un aumento medio dei relativi stipendi del 60%
  • Il 20% delle aziende dedicherà propri dipendenti alla supervisione e guida di reti neurali

Quindi funzionalità cognitive, IA e Machine Learning si svilupperanno velocemente. Le API saranno lo strumento primario per connettere dati distribuiti sulle catene dell’economia digitale, dei cloud e dei datacenter

Il 30% delle applicazioni commerciali di servizio avranno business model di “”Robot as a Service”, riducendo i costi dello sviluppo robotico.

Sembra che queste tecnologie abbiano sostituito alcune delle competenze che erano elaborate nei driver dei test sul QI, dobbiamo quindi misurarci su altri piani intellettivi e saperci differenziare. Non dobbiamo combattere contro la tecnologia ma farla nostra alleata. Essa puo’ renderci la vita più semplice e permetterci di avere più tempo da dedicare al nostro nuovo sviluppo cognitivo.

gallinaI giovani sono abituati ad un mondo connesso, veloce e sempre più digitale. Passano molte ore davanti ai piccoli schermi e poco tempo sui libri. Non vedono l’utilità del nozionismo scolastico e con molta probabilità hanno bisogno di incrementare una mentalità dinamica ed adattiva. Allo stesso tempo le generazioni che gestiscono ora le aziende hanno bisogno di cambiare atteggiamento ed evolvere verso nuove competenze digitali. Le due attitudini devono diventare sinergiche in totale collaborazione.

Occorre lavorare sulle soft skill ma affiancandole al mondo “digitale” e sociale: comunicazione, contenuti, progettazione, pianificazione, auto realizzazione, conoscenza delle reti, sostenibilità, lavoro agile, creatività, pensiero laterale sono solo alcune delle abilità richieste.

Come si diventerà vincenti, come persone e come aziende nei prossimi anni ?

Attivandosi in un mondo digitale con un occhio alla sostenibilità, favorire l’economia circolare, abbattere le intermediazioni, rivedere le strutture organizzative, sviluppare business con nuove metodologie, applicare il design thinking e se necessario avvalersi di appositi “coach” abilitanti in questo momento di transizione. Sono i passi necessari per ovviare al calo di QI in attesa che vengano rivisti i protocolli di valutazione e avviarsi verso una “diversificazione intellettiva”.

Digital-DNA