Ultimi in produttività? : Lavorare meglio, non di più

sole 24 ore produttività

Questa indagine, che ho scoperto grazie ad uno dei preziosi interventi di Mariano su linkedin, conferma ancora una volta una situazione disastrosa delle aziende italiane. Per capire meglio il perché di questa bocciatura, tuttavia è necessario comprendere il tessuto economico italiano.

Il nostro paese è fatto da  PMI, molte delle quali padronali e micro. Queste sono imprese  che noi  conosciamo bene, perché anche ne facciamo parte e ci scontriamo con gli stessi problemi. Sappiamo che lo smart working e la tecnologia sono spesso le ultime priorità per loro. La maggior parte di esse lotta per la sopravvivenza con il fisco e l’INPS, che sono i primi azionisti, ed anche il commercialista è una spesa non indifferente. Quando pagano i dipendenti devono versare quasi la stessa cifra dello stipendio all’INPS per pagare le pensioni a chi ha ancora questo beneficio,e magari lo ha acquisito dopo appena 15 anni di lavoro, in tempi non sospetti.

E’ vero che non sanno motivare i collaboratori, tuttavia comprendono che essi sono la risorsa (e la spesa) principale e spesso non conoscono sistemi per aiutarli ad essere più produttivi, perché essi stessi non sanno gestire bene il loro tempo ed il loro lavoro. Del resto chi è al vertice, c’è arrivato per le conoscenze o per eredità, non certo grazie alla tecnologia o alle competenze, quindi non comprende il valore della crescita personale. Questa è la norma nelle aziende italiane che guadagnano bene, ma  investono male perché non hanno competenze in gestione e navigano a vista, del resto questi imprenditori spezzo non hanno eredi che vogliano o siano in grado di subentrare, quindi sanno che l’impresa o si vende o muore con loro.

Le vie di uscita da questa situazione, che ci distacca dal resto del mondo, ci sarebbero ma sono lunghe:

  1. Creare una scuola meritocratica, far crescere l’intelligenza emotiva nelle persone e la motivazione nei ragazzi. Le nozioni si trovano su internet, è spesso sufficiente insegnare loro il senso critico, come navigare nell’overload di informazioni e stimoli senza essere sommersi, la matematica, le lingue (incluso italiano), la storia recente, e il pensiero filosofico ma non solo quello occidentale.
  2. Fare lavorare i ragazzi in azienda molto presto, secondo i loro desideri, aiutarli a comprendere il lavoro per obiettivi
  3. Abolire il lavoro a tempo nelle aziende per legge, tuttavia monitorare per la sicurezza le presenze in ufficio con sistemi biometrici, non invasivi.
  4. Insegnare a tutti i collaboratori la meritocrazia, e aiutare i talenti ad emergere, e le persone che desiderano essere “tranquille” a trovare un ruolo stabile (sappiamo bene che il valore del “cartellino” per il dipendente “a tempo” sta nel fatto che finito il tempo dedicato all’azienda comincia il vero tempo della vita)
  5. Aiutare manager ed imprenditori a utilizzare le moderne tecniche di gestione, organizzazione e marketing.
  6. Diminuire la tassazione INPS sul lavoro ed i privilegi ingiustificati.

Queste sono le prime cose che dovremmo fare come sistema paese e noi in piccolo stiamo facendo con le aziende nostre clienti, che sono piccole e micro. Trasferiamo le metodologie più efficaci per aumentare la produttività e la redditività dell’impresa, tuttavia noi riusciamo solo ad attrarre clienti che hanno già compreso il valore dell’innovazione e del cambiamento, che hanno già capito che oggi non è possibile fare business con le stesse regole di 10 anni fa. Restano fuori dal nostro radar le aziende che,pur fatturando anche bene, non riescono a comprendere quante opportunità si stanno perdendo e che la loro perdita di posizione dominante è sicura, ed è solo questione di tempo.

samrt working

Agli imprenditori che desiderano cambiare e lavorare in modo moderno, anche per attrarre i giovani talenti innanzitutto insegniamo il lavoro per obiettivi, la gestione del tempo e l’equilibrio tra vita privata, professionale e tempo creativo. Con il workshop sulla felicità ed il benessere in azienda attiviamo il potenziale delle persone e aumentiamo la motivazione.

La produttività, per noi, passa attraverso il benessere, la condivisione e la collaborazione efficace e soprattutto attraverso la motivazione a lavorare “bene” in un ambiente sano, che dovrebbe essere un diritto per tutte le persone a partire dal management.

“Il pesce puzza dalla testa” diciamo ai nostri clienti e chi vuole intendere, comincia a farsi le giuste domande. Ammettiamo che esistono i dipendenti tipo “..cade la penna”, tuttavia chi ha davvero le risorse per aiutare anche i propri collaboratori a cambiare atteggiamento è l’imprenditore, quindi non ci sono scuse.

Applicare le regole della crescita personale e del coaching alle imprese, ha favorito il cambiamento dei nostri clienti.

http://www.awan.it

 

A scuola di impresa

Negli ultimi anni abbiamo cambiato pelle. Ci siamo resi conto che i nostri progetti Marketing e rinnovamento tecnologico servivano a poco perché gli imprenditori che incontravamo più che di questo avevano bisogno di “scuola di impresa”.

“Il marketing è quella magia che ti porta dove vuoi andare” raccontavamo a chi, in realtà, ci stava chiedendo “ma noi dove dobbiamo andare ?”

Non voglio dire che non sapessero fare il proprio lavoro, tuttavia a causa di una gestione del tempo migliorabile, non dedicavano risorse all’aggiornamento sul tema chiave: come si fa impresa oggi nell’era digitale, quando tutto è cambiato? 

Sapevano che il “si è sempre fatto così” non funziona più e vedevano nascere realtà nuove da cui erano anche superati, ma non riuscivano a capire come approcciare in modo professionale e strutturato il nuovo modo di fare azienda oggi.

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Ci siamo poi accorti che questo nuovo modo di fare impresa  è molto più vicino al mondo delle start-up che a quello delle aziende tradizionali, quindi per 2 anni abbiamo studiato da Starboost e abbiamo inventato il nostro personale approccio “leggero” per il rinnovamento delle PMI che abbiamo applicato a quelli che  umilmente abbiamo chiamato “Progetti Marketing”.

In realtà applicando la nostra metodologia i clienti hanno scoperto nuovi approcci e nuove opportunità per sviluppare il proprio business in linea con le loro passioni, e hanno, a volte autonomamente,  con rinnovata energia, realizzato  iniziative di innovazione che hanno portato loro risultati oltre le aspettative iniziali.

Oggi possiamo dire che il nostro approccio e la nostra metodologia sono stati vincenti in tutti i casi e per ogni tipologia di cliente, quindi abbiamo deciso passare al livello successivo: chiamarla per nome e sintetizzarla in modo efficace in modo da riuscire a rispondere a chi ci chiede “cosa fate?”

RENEW-UP (rinnovamento e crescita)

“SCOMPONIAMO IL MODELLO DI BUSINESS DELL’AZIENDA, E RITORNIAMO ALL’ORIZZONTE DI SENSO DELL’IMPRENDITORE, QUINDI RIGENERIAMO L’IMPRESA COME FOSSE UNA START-UP,  INNESTANDO LE NUOVE REGOLE E TECNOLOGIE DEL  MONDO DIGITALE.”

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Ecco questo, in poche parole, quello che AWAN ha fatto nell’ultimo anno.

Le fasi del progetto che dura almeno 6 mesi sono le seguenti:

  1. Analisi dell’impresa in relazione ai trend di settore ed ai concorrenti reali e potenziali
  2. Progettazione del Marketing e Vendite e dell’Organizzazione per raggiungere obiettivo
  3. Preparazione del template piano Marketing annuale e impostazione del piano per il prossimo periodo
  4. Assistenza all’esecuzione del piano, follow up e passaggio consegne

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Dietro a queste generiche descrizioni si nasconde una vera e propria rivoluzione che crea una organizzazione “sense and respond” orientata al cliente e non più solamente autoreferenziale basata sulle proprie competenze.

Da questo progetto nascono tanti altri progetti che coordinati insieme trasformano l’azienda poco a poco, mentre l’imprenditore senza accorgersene impara a navigare nel mondo digitale senza naufragare e realizza il suo sogno di avere una impresa che sa reinventarsi e innovare continuamente come le start-up di successo oggi diventate famose.

Con noi l’imprenditore impara a navigare nel mondo moderno con metodologie che gli permettono di sviluppare l’azienda e questo scatena nuovi progetti interni e sul mercato che fanno crescere l’azienda.

“avanguardia”, storia di una impresa sociale

Quando conobbi Giuseppe Padovani, presentato dal nostro comune amico Franco Amicucci, fui folgorato dalla sua storia, e dal progetto che stava realizzando. Senza esitazione decidemmo di offrire tutte le nostre competenze e metodologie per aiutare questa impresa sociale a decollare. Da Verona il team si trasferì per un week-end nei nostri uffici di Pocapaglia, e tra una passeggiata nel verde e un pranzo conviviale, ponemmo ad Ottobre le basi di quella che è oggi la nostra collaborazione.

Ma cos’è AVANGUARDIA: abbiamo sintetizzato la visione e la missione insieme a Giuseppe oltre a quello che lui scrive su sito www.avanguardiaverona.it

Crediamo che tutte le persone come i materiali debbano liberare la loro essenza e potenzialità”.   QUINDI:Smontiamo il prodotto e torniamo alla materia con cui è stato fatto togliendogli così la funzione per cui è stato creato. Rigeneriamo quella materia in poesia facendola diventare qualcosa che non ha una sola funzione perché ne può avere mille, milioni ancora, come infinita è la nostra immaginazione. Tutto torna al cuore delle persone che lo realizzano.”

In queste parole sta l’essenza dell’impresa sociale Avanguardia che oggi produce oggetti e arredamenti di design utilizzando materiali recuperati da cooperative sociali che impiegano persone disagiate e nella produzione, insegna a queste persone un mestiere e le aiuta ad inserirsi nella società con una abilità artigiana e di consapevolezza che abbiamo definito “Artigianato Intellettuale”.

Il progetto funziona e piace, e ha ricevuto diversi riconoscimenti, ed è assolutamente in linea con la nostra sensibilità sociale per il miglioramento del pianeta. Riciclare e offrire opportunità a chi è stato escluso da questo sistema sociale profondamente iniquo, ma noi cosa ci facciamo ?

Con la nostra metodologia abbiamo velocemente sintetizzato il progetto con il team:

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e con i modelli di proposta di valore abbiamo descritto meglio il valore dell’offerta per i vari segmenti di clienti che potrebbero avere e già hanno:

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Quindi con il nuovo modello Mktg Canvass di nostra creazione, stiamo preparando le campagne di marketing ed il piano marketing per aiutarli a comunicare correttamente il loro progetto, successivamente prepareremo con loro il pitch per possibili investitori. Per ora l’Opera del Murialdo di Torino a cui il progetto è piaciuto è entrata con  finanziamenti e con una nuova opportunità di realizzare presso un’area attrezzata della circoscrizione Borgo Vittoria una “AVANGUARDIA TORINO”, con cui collaboriamo a che qui a focalizzare l’idea fono alla realizzazione  e lancio.

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Il progetto di Giuseppe è ambizioso e noi abbiamo deciso di affiancarlo investendo il nostro tempo e le nostre competenze in questa iniziativa sociale, tuttavia se si realizzerà sarà una delle realtà sociali più innovative nell’abito della riforma del “terzo settore”, per questo dobbiamo esserci, intanto abbiamo verificato che le nostre nuove metodologie di lavoro funzionano bene per lanciare nuove iniziative di successo. Oggi Avanguardia, con la visione di Giuseppe ed il nostro supporto sta seguendo diversi progetti in giro per l’Italia, e li ha anche organizzati con una strategia coerente.

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Dopo “WOrk Smarter” …l’evento

Mercoledì’ corso a Milano abbiamo partecipato come sponsor al primo evento di Teamleader CRM in Italia. Il nome ci sembra adeguato “ Work Smarter” = Lavora Meglio, non di più. Gli strumenti “Cloud” che da quando siamo nati offriamo alle piccole aziende a questo servono e sono tutti attinenti al nostro “Orizzonte di Senso” “Semplificare l’utilizzo della tecnologia e offrire servizi di alta qualità alle PMI”.

Sembrerebbe tutto perfetto, infatti i nostri clienti sono soddisfatti, e mi aspetterei la coda di aziende che si dotano di strumenti evoluti per lavorare meglio, cambiare pelle e diventare sostenibili e produttive.

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Invece nonostante tutto continuiamo a lottare come molti in un economia difficile ed in un ecosistema che non aiuta chi fa innovazione, perché refrattario al cambiamento. Sono ancora troppo poche le PMI che si dotano di sistemi Cloud e processi snelli e produttivi. Sembra che gli imprenditori abbiano paura di cambiare, e i giovani che restano cercano il posto fisso, programmati dalla scuola per questo.

Il motto “abbiamo sempre fatto così” impera e scardinare le rendite di posizione è impossibile. Un messaggio di speranza ce la danno i progetti di successo che vediamo spesso, tuttavia sono troppo pochi per un paese che dovrebbe svoltare di 180 gradi la rotta per diventare di nuovo “vivibile”.

Oggi a distanza di una settimana un bell’articolo sull’Internazionale riportato dal Financial Times mi da una sferzata di realismo. Inutile sognare. L’articolo riporta dei grafici in sui si vede chiaramente che l’Italia è ultima in tutte le classifiche positive e prima in tutte quelle negative.

Non aggiungo altro, mi solleva il fatto che noi stiamo con fatica lavorando perché le competenze e la produttività del tessuto economico che rappresenta il 95% del paese, le piccole aziende, tornino a livelli europei, ma che fatica. Riporto qui sotto i grafici del Financial Times, che parlano da soli.

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Grafici italia 2

Italia interessi sul debito pubblico

Italia Investimenti Diretti stranieri

italia stato di diritto

Temi caldi per l’autunno

Non è semplice scegliere il tema del Blog perché oggi i temi caldi sono diversi. La scorsa settimana c’è stato SMAU a Milano. Oggi (30 Ottobre 2018) c’è il convegno dell’Osservatorio sullo Smart Working del MIP al Politecnico di Milano. Sto leggendo un libro che pone dei quesiti e offre delle risposte e osservazioni fuori dagli schemi. Stiamo portando avanti con successo un progetto di Marketing su un piccolo cliente secondo una nuova metodologia che abbiamo creato che aumenta la consapevolezza del cliente e lo predispone a realizzare il cambiamento, ed i risultati ci sono. E infine stiamo scoprendo una nuova figura che secondo noi avrà successo nel prossimo futuro: l’artigiano intellettuale e digitale.

Ognuno di questi argomenti richiederebbe un approfondimento e magari lo farà nei prossimi Blog, tuttavia riporto qui alcune brevi riflessioni su tutti questi punti.

SMAU 2018 – sottotono, anche secondo gli operatori. Abbiamo l’impressione che le tecnologie presentate non abbiano più niente di innovativo. Anche le Start-up ora che siamo nel loro modo, spesso presentano soluzioni ed offerte per nulla di successo. E’ difficile trovare spunti nel modo del digitale. imageQuello che più ci ha colpito è la presenza di società che nascono da esperienze artigiane e di design, che propongono oggetti belli e funzionali inserite in un contesto di trasformazione digitale e di modo di vivere più sostenibile. Le startup sono importanti, tuttavia serve maggiore cultura tra gli operatori su quella che è la “vera innovazione” e quali sono i trend emergenti e per il futuro, al fine di evitare di sviluppare idee che nascono già vecchie e lanciarle in un “oceano  rosso”

Osservatorio sullo Smart Working 2018 – presenta tanti casi di successo che ormai sono presenti nelle grandi aziende e no sono neanche una novità. Purtroppo l’Osservatorio non riesce a creare impatto e cambiamento nel modo di lavorare del tipico imprenditore italiano che non solo non ha tempo sm10

di informarsi e seguire i convegni, ma persiste nel considerare i proprii dipendenti carne da macello e schiavi che devono lavoraresm19 in ufficio per essere controllati meglio e non hanno flessibilità di orario. Non si rende conto che se compra il loro tempo difficilmente questi gli daranno anche la loro testa. Noi cerchiamo di incontrare e parlare con questi imprenditori per insegnare non solo a delegare, ma anche a vivere meglio e ricavare di più dai collaboratori aiutandoli ad essere più soddisfatti.

21 Lezioni per il XXI secolo.- cito” …Per la gente comune sarà molto difficile contrastare questo processo. Al momento, la gente è felice di elargire la propria risorsa più preziosa – i dati personali – in cambio imagedi servizi di posta elettronica gratuita e simpatici video di gattini. È un po’ com’è accaduto agli africani e agli indiani d’America, che hanno sconsideratamente venduto grandi territori agli imperialisti europei in cambio di perline colorate e paccottiglia. Se in futuro la gente comune cercherà di bloccare il flusso di dati, scoprirà che nel frattempo l’impresa è diventata molto più difficile, soprattutto perché tutti dipendono dalla rete per qualsiasi decisione, persino per la salute e per la sopravvivenza fisica. Esseri umani e macchine saranno così strettamente associati che gli esseri umani non potranno sopravvivere se non connessi alla rete. Saranno in rete fin dalla nascita, e se nel corso della loro esistenza decidessero di uscirne, le compagnie assicurative potrebbero rifiutarsi di assicurarli, i datori di lavoro potrebbero rifiutarsi di assumerli e i servizi sanitari potrebbero rifiutarsi di curarli. Nella grande battaglia tra salute e privacy, è molto probabile che la salute vincerà a mani basse. Quando flussi di dati sempre più impetuosi attraverseranno sensori….

Harari, Yuval Noah. 21 lezioni per il XXI secolo (Italian Edition) . Bompiani.

Queste ed altre riflessioni che basano la loro origine dall’IA e dall’automazione spinta vede come fondamentali in futuro il ruolo degli “ Algoritmi” più ancora dei Robot, ed fa riflettere su come già oggi siamo dipendenti da essi. Un esempio su tutto … Google Maps per i nostri spostamenti. Riflettiamo finché siamo in tempo. I cambiamenti in corso potrebbero creare un futuro che in cui noi “Uomini Sapiens” saremo irrilevanti.

Progetti di AWAN per reinventare l’impresa e fare Marketing – Applicando la metodologia imageStarboost per la creazione di Startup di successo e la nostra esperienza di Marketing e Produttività abbiamo creato una metodologia leggera per le piccole aziende che vogliono cambiare ed evolvere la loro azienda verso un nuovo modo di fare impresa, più digitale, sostenibile e con il coinvolgimento attivo delle risorse chiave e dei collaboratori, ma soprattutto con la delega che porta vivere meglio.

Una figura emergente: L’artigiano Intellettuale. Avete mai pensato che oggi gli artigiani sono completamente differenti da quelli che immaginiamo. Sono giovani, usano strumenti imagedigitali e a volte sono laureati. Nasce “l’artigiano Intellettuale” che è una figura importantissima per il nostro paese pieno di creatività e risorse. Queste persone devono essere nutrite con competenze e conoscenze che vengono dalle aziende più strutturate e contemporaneamente la loro creatività deve essere salvaguardata. Imparano a vendere all’estero con internet le loro creazioni e hanno una qualità della vita ed una motivazione altissima se usano le opportunità che offrono la digitalizzazione e l’arte. Abbiamo fortunatamente clienti così che ci stanno dando molti stimoli e conferme che siamo sulla strada giusta.

DE – CIDERE

Qual è una delle cose più complesse da fare al giorno d’oggi sia dal punto di vista personale/professionale che aziendale?  DECIDERE

Prendere decisioni è qualcosa che chiunque sia nel possesso delle proprie facoltà mentali fa per tutta la vita, fin da quando, piccolissimo, conquista un primo, microscopico ambito di libertà (quale compagno di banco voglio a scuola? Chiedo a nonna la caramella o la Nutella?).

Secondo la psico-economista Sheena Iynegar, l’americano medio compie circa 70 scelte al giorno. Il medio amministratore delegato affronta 139 complessi compiti a scelta multipla ogni settimana. E in questi numeri saranno comprese anche le “non scelte” che sono pur sempre delle decisioni?

vocabolario dec

Nell’etimologia della parola il vero significato sta in una scelta che “taglia via” le altre possibilità. Forse è proprio questo che psicologicamente alla base blocca le nostre scelte. La paura di perdere una strada invece di quella quella che poteva essere la possibilità corretta. Tutti noi vorremmo poter provare le due strade contemporaneamente e vedere quale sarebbe la migliore e ovviamente poi perseguire solo quest’ultima. Purtroppo molte volte ciò non è possibile e allora cominciano a nascere i disagi.

Prima di tutto occorre ragionare sul fatto che non esistono delle scelte in cui non è presente una percentuale di aforisma 73 indecisione speranza coraggio Simone Nardonerischio che le cose non vadano come ci si aspettava, oltre al fatto che non è la prima volta che ci si trova di fronte ad una scelta difficile e che le volte, in cui è capitato di aver fatto la scelta sbagliata, si è stati in grado di accettare l’errore, andando avanti.

 

 

Non dimentichiamo che scegliere implica sempre un’assunzione di responsabilità e la capacità di affrontare e gestire i cambiamenti che una decisione importante inevitabilmente comporta e che, inoltre, scegliere in assoluta autonomia permette di sperimentare, al di là delle conseguenze della scelta (positive o negative), una sensazione di libertà e di non provare nessun genere di rimpianto.

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Da molto tempo vengono suggeriti strumenti e metodi come aiuto alla decisione, tipo:

  • Gary Clain con la sua “proiezione nel futuro”, ovvero immaginare di vedere in una sfera di cristallo le conseguenze della propria decisione scoprendo che tutto è andato storto e chiedersi come mai. Questo sistema costituirebbe la maniera efficace di trovare i punti deboli.
  • La Harvard Business Review invece dice che il vero modo per “guarire la piaga nascosta dell’incoerente processo decisionale degli esseri umani” è affidarsi agli algoritmi.
  • stilare una lista dei vantaggi e degli svantaggi e optare per una scelta ragionata sulla base degli stessi o addirittura un’analisi SWOT
  • il sistema della gallina, utilizzato da alcune tribù africane che consiste nell’avvelenare una gallina e aspettare per vedere se vive o muore o il meno traumatico lancio della monetina
  • Analisi dati e situazioni, esperienza e intuizione

Io propendo inoltre, anche, per vedere le cose in forma positiva e da una prospettiva diversa: domandarsi “cosa mi trattiene?” “cosa mi attira?”

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In qualsiasi caso è necessario a questo punto chiedersi se si hanno tutte le informazioni a disposizione per effettuare la scelta ed eventualmente recuperare quelle che servono.

Ma nella nostra epoca, oltre alle informazioni la scelta “giusta” risulta difficile per molti fattori:

  • Il tempo del cambiamento e del mercato troppo veloci per lo spirito di adattamento delle persone e delle aziende
  • La mancanza di analisi su dati storici e di riferimento
  • Usare solo la ragione o solo le emozioni
  • L’incapacità di analisi sui rischi e benefici delle scelte con la conseguenza di esagerare le conseguenze o di protrarsi inutilmente nella ricerca della scelta perfetta
  • Le credenze e le abitudini
  • La vastità di informazione e la difficoltà di reperire quelle interessanti (avere troppe alternative)
  • La scarsa conoscenza di visione sul futuro sia dei mercati che dei comportamenti umani

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Se da un lato un percorso di coaching individuale di crescita personale è efficace sia per sapersi assumere le responsabilità della scelta che per la capacità di affrontare e gestire i cambiamenti con variazione di credenze ed abitudini, dal lato aziendale e business ci si puo’ appoggiare anche ad altri supporti:

  • Percorsi formativi per il riconoscimento, l’inquadramento e il corretto utilizzo delle informazioni reperite nel web
  • Strumenti per reperire dati di competitor e dei mercati, dati storici e di riferimento e metterli a confronto (Business Intelligence)
  • Strumenti per l’elaborazione di modelli di analisi rischi/benefici e per il Decision Making
  • Percorsi formativi sulla gestione dell’intelligenza emotiva, sulle tecniche di Problem Solving, sulla felicità e sulla resilienza
  • Incontri di aggiornamento sui principali trend di sviluppo socio-economico

Cambiare e trasformare digitalmente le nostre aziende passa inevitabilmente tramite un percorso decisionale, proprio a tal fine AWAN sta proponendo incontri, eventi e Workshop di “envisioning” su andamenti, trend di mercato, comportamenti e nuove organizzazioni.

comportamenti

Paola Pezzuto

 

Donne nell’era digitale

Il giorno 16 maggio mi recai presso l’Agenzia delle Entrate per registrare come Presidente la nuova Associazione di Promozione Sociale Senzabollette (www.senzabollette.org)  che ha lo scopo di divulgare portando a conoscenza di tutti le possibilità di vivere in modo più sano dal punto di vista psico-fisico in case ad alta efficienza energetica nel pieno concetto delle energie rinnovabili per una corretta tutela ambientale e sostenibilità economica.

Quando l’impiegato dello sportello ha letto lo scopo dell’Associazione ed ha recepito chi ero  esordì con un:  “sarebbe lei il Presidente di queste cose ?”

Nel mese di Giugno, invece, visitando la Grande Fiera di Cuneo mi sono imbattuta in uno stand che presentava un prodotto innovativo interessante ai fini della nostra Associazione. Ho stretto relazione con l’espositore per illustrargli i nostri scopi e trovare un accordo ai fini di proporre un evento divulgativo per gli associati proprio su questi prodotti. Dopo aver ascoltato mi risponde: “ma adesso anche le donne si occupano di impianti ed energie rinnovabili?”; sono sicura che lo ha detto come battuta ma, come diceva mio padre, dietro a ogni battuta c’è sempre un fondo di verità. In ogni caso una ventina di stand più avanti un operatore con meno, chiamamole, “credenze” ha accettato la proposta e così potrà relazionarsi con un pubblico attento all’ambiente e al portafoglio.

Battuta per battuta 🙂  : leadership-femminile-lavoro

Perché ho raccontato questi due aneddoti? Giusto per introdurre qualche osservazione che vorrei fare come imprenditrice sul ruolo delle DONNE in questo periodo molto particolare non tanto di trasformazione digitale quanto di evoluzione economica, politica, organizzativa ma soprattutto culturale.

Sin dai tempi antichi, a parte alcune culture completamente matriarcali come le civiltà precolombiane estinte da tempo, il ruolo della donna è sempre stato di secondo piano. Anche la cultura greca, pur raccontandoci di tante Dee o di figure femminili nelle tragedie e nelle commedie, è sempre pervasa da un costante maschilismo dove la donna è consideratamedusa puramente una madre di famiglia oppure un oggetto sessuale. Anche la lingua italiana predilige il sesso maschile: si pensi a quando ci si rivolge ad una platea eterogenea e nei plurali viene sempre utilizzato il sostantivo maschile. Inoltre, culturalmente, a parte alcune rare eccezioni non è da dimenticare che quando una donna si sposa assume il cognome del marito, quasi ne fosse una proprietà.

E’ sempre stato scomodo dare voce al cosiddetto “sesso debole”, forse perché si ha paura di perdere in potere o in prestigio?

Dal punto di vista biologico una donna è normalmente meno competitiva, più collaborativa ed attenta ai dettagli e alle sfumature e capace di passare velocemente durante il lavoro da una situazione all’altra. Per il fatto di essere deputata alla generazione della prole, soprattutto diventando madre, non sente la necessità di ricercare un’approvazione o un prestigio da parte degli altri. Ha già raggiunto il massimo potere che si possa ottenere e lo manterrà per tutta la vita.  Se vuole mettersi in gioco come imprenditrice, politica, magistrato o altre posizioni di potere non è sicuramente per affermare la propria supremazia ma solo per essere veramente d’aiuto ed efficaci in qualsiasi situazione.

Nel 2017 ci sono sicuramente già molte più donne in posizioni di potere rispetto a dieci anni fa ma sono sempre in minoranza e comunque obbligate a confrontarsi quotidianamente con un modello mentale e culturale decisamente maschile.

Facendo un’analisi del personale docente in alcune Università italiane, la percentuale di docenti femminile è molto al di sotto del 30% e nelle Università più importanti non si vedono rettori donne.  Questo, in un periodo di profonda trasformazione come stiamo attraversando, potrebbe sfavorire un’apertura mentale dei nostri futuri laureati verso nuove visioni e nuovi modelli culturali e di business.

classifica donne in politica

Ci sono molte classifiche sulla presenza femminile nei parlamenti dei vari stati. Al primo posto c’è il Rwanda con il 60% di donne,  l’Italia è 32° , la Francia 44°. Vista la classifica e i paesi nelle prime posizioni verrebbe da pensare che dove ci sono percentuali alte di donne la situazione del paese non è “felice” (a  parte i paesi nord-europei) ma se analizziamo a fondo i modelli di questi Stati ci rendiamo conto che proprio dove c’è una forte presenza femminile non è lì che viene esercitato il potere.

managerincongedoI paesi del Nord Europa si distinguono per le loro organizzazioni ed economie. Fu interessante l’articolo apparso sui quotidiani un paio d’anni fa riguardante un manager d’azienda in piena carriera che aveva deciso di usufruire del congedo parentale per la nascita del figlio (anche in Italia l’uomo potrebbe usufruire dello stesso fino ad un anno di età del bambino). Non solo non ha subito conseguenze negative nel gesto, anzi ha ricevuto più velocemente la promozione per cui lavorava. A detta dei suoi responsabili “se è in grado di prendersi cura di un figlio SICURAMENTE sarà capace di prendersi cura della nostra azienda”.

Questo fatto apre le porte ad un cambiamento nei modelli. Fino ad oggi le donne si sono dovute far strada a suon di gomitate e sono praticamente escluse dalle “sfere di cristallo” che decidono per il bene o il male nelle varie situazioni. E’ importante che le percentuali di “quote rosa” siano in aumento ma le stesse dovrebbero poter agire secondo indole e inclinazioni a loro tipiche.

Pensiamo  in ottica di Smart Manager: quanto puo’ essere

Mother and daughter (4-5) in home office

smart una donna moglie e mamma 😊 : è un manager a tempo pieno, capace di gestire il bilancio familiare, attenta agli sprechi, in grado di gestire le attività proprie e del team (i figli , i mariti , gli animali domestici e molte volte anche i nonni), è insegnante, psicologa, sensibile e capace di soluzioni alternative.

In un periodo di profonda trasformazione come quella che stiamo vivendo è il momento di “dare voce” all’universo femminile. Occorre farlo con occhi nuovi e nuovi modelli organizzativi e iter procedurali. E’ inutile far ricoprire ruoli pensati prettamente per un’audience maschile: la donna è profondamente diversa e i benefici della sua mentalità si riscontrano maggiormente in organizzazioni più inclini alla sua personalità.

L’intelligenza emotiva non è solo un vantaggio nella vita, ma un vero e proprio valore competitivo e lavorativo, capace di influire in modo determinante sull’andamento del business.

Una ricerca risalente al 2016 utilizzando lo strumento Esci (Emotiional and Social Competency Inventory) ha preso in considerazione 12 parametri: orientamento al risultato; capacità di adattamento; abilità in formazione e tutoraggio di nuove risorse; gestione dei conflitti; empatia; autoconsapevolezza emotiva; propensione alla leadership; ruolo di influencer; consapevolezza organizzativa; visione positiva; lavoro di squadra; autocontrollo.

leadershipfemminile

Risultato? Le donne hanno un punteggio più alto in tutti gli aspetti dell’intelligenza emotiva, fatta eccezione per l’autocontrollo, dove non si osservano differenze di genere. Nello specifico la ricerca rivela che:

  • Le donne hanno l’86% di probabilità in più degli uomini di essere considerate come esempio di autoconsapevolezza emotiva
  • Le donne hanno il 45% in più di probabilità di mostrare empatia.
  • Il margine minore di differenza riscontrato tra i due generi è nell’avere un’ottica positiva. Le donne hanno infatti probabilità di dimostrarla solo il 9% in più rispetto agli uomini.
  • I manager percepiti come carenti di intelligenza emotiva hanno il doppio dei dipendenti che programmano di lasciare entro 12 mesi l’organizzazione

Si tratta di dati che “suggeriscono la necessità di avere più donne che assumano ruoli di leadership nelle organizzazioni”, sottolinea Daniel Goleman : “Storicamente nei luoghi di lavoro, è stata registrata la tendenza per le donne di considerarsi come meno competenti, mentre gli uomini tendono a sopravvalutarsi. La ricerca dimostra, tuttavia, che la realtà è spesso il contrario. Se fossero di più gli uomini ad adottare le competenze emotive e sociali come le impiegano le donne, sarebbero più efficienti nel loro lavoro”.

Molto della storia passata è stato frutto di grandi uomini che avevano sempre grandi donne alle spalle che li aiutavano e sostenevano nell’ombra e in silenzio… In un momento storico dove tutto si spinge sulla collaborazione, la condivisione, la capacità progettuale e di ricerca di soluzioni differenti, l’attenzione ai dettagli, il “sentiment”, l’analisi, il pensiero laterale e le nuove idee occorre dare un volto a queste “ombre” e lasciarle libere di esprimersi. Le nuove tecnologie digitali sono sicuramente le uniche abilitanti in un’ottica di perfetto equilibrio : lavoro-affetti-hobby.

Nelle mani di chi la trasformazione digitale e il futuro delle imprese?

Il Microsoft Forum si è chiuso questo mese con interessanti interventi e speach.

L’evento mette a conoscenza le industrie italiane di ciò che la tecnologia può fare per migliorare il loro business, affiancandole nella digital trasformation: un cloud intelligente che sfrutta il dato come elemento chiave a supporto delle decisioni, reinventa produttività e processi di business e immagina nuove modalità di interazione, più naturali, personalizzate ed efficienti.

L’intervento di Alec Ross ha dato uno “spaccato” molto interessante della situazione economica delle imprese italiane e delle loro possibilità di sviluppo. Risultati immagini per alec ross

“La digitalizzazione ha creato migliaia di miliardi di euro di valore e centinaia di migliaia di lavori ben remunerati. Questa tendenza alla digitalizzazione è destinata a proseguire e a impattare positivamente e in modo sempre più diretto l’Italia e gli italiani. La Penisola è stata un centro di innovazione per centinaia di anni e sono certo che continuerà a distinguersi per la sua capacità creativa. L’ingegno innovativo ha caratterizzato il passato del Paese grazie al lavoro di scienziati e artisti, ma ne potrà guidare anche il futuro attraverso una nuova classe di professionisti capaci di cavalcare il cambiamento senza lasciarsi intimorire dagli sviluppi tecnologi, anzi volgendoli a proprio vantaggio per inaugurare nuovi modelli di produttività e business”.

Una frase però ci ha colpito particolarmente:  “Quando io siedo ai tavoli direzionali italiani sono il più giovane, quando siedo a quelli di Silicon Valley sono il più vecchio“…

Questa trasformazione digitale implica molti cambiamenti, primo tra tutti l’approccio.: utilizzare le nuove tecnologie con vecchi sistemi non porta a nulla di produttivo, anzi puo’ essere controproducente; in secondo luogo bisogna rivedere gli assetti organizzativi delle imprese e ultimo ma non meno importante ci vuole un forte “committment” da parte delle dirigenze d’impresa.

Chi meglio dei giovani puo’ essere d’aiuto a comprendere i nuovi paradigmi delle necessità dei consumatori, i nuovi modi di comunicare, condividere e collaborare. I giovani sono i nostri “nativi digitali” e da loro possiamo trarre grandi ispirazioni per rendere maggiormente produttive le imprese e sviluppare nuovi business anche di grande successo.

Pensiamo ad alcuni casi di successo: Whatsapp creato nel 2009 da due ex impiegati yahoo di 33 e 37 anni, Facebook creata da  Mark Zuckerberg a soli 19 anni, Instagram da Systrom e Krieger di soli 27 e 30 anni, Uber da Garett Camp a 31 anni, le stesse Microsoft e Apple hanno fatto storia.

E l’Italia ?

Anche in Italia ci stiamo muovendo con le “startup, come cita Forbes ” After A Slow Burn, Italy’s Tech Startups Turn Up The Heat. Ovvero, dopo una partenza lenta, le startup italiane vanno verso il successo. Titola così Forbes, che guarda all’ecosistema delle startup italiane e dei suoi protagonisti: «Devastati dalla recessione e dall’aumento della disoccupazione, gli italiani più intraprendenti hanno deciso di diventare imprenditori di se stessi» in un pezzo dove si raccontano alcuni dati incoraggianti «colme la crescita degli investimenti da parte dei venture capital (56 milioni di dollari nei primi sei mesi del 2015 che fanno il 12% in più dei 50 milioni investiti nell’ anno precedente».

I giovani intraprendenti con il loro, come affermato da Alec Ross, ingegno innovativo stanno costituendo start-up. E quelli che già lavorano all’interno di aziende ? imparaadattaNon dovrebbero essere loro i nuovi centri di interesse dello sviluppo delle imprese ?  Potrebbero proprio essere loro a supportare, in un’ottica di “reverse mentoring”, i responsabili di più lunga esperienza nell’adozione profittevole di tutte le nuove tecnologie che si affacciano sul mercato digitale di oggi. Quantomeno sarebbe opportuno concepire nuovi modelli di business, nuovi modelli di utilizzo, essere consapevoli dei nuovi “bisogni del mercato e della società” integrando proprio queste figure giovanili all’interno dei gruppi di lavoro, sfruttando appieno il loro apporto e facendone dei “focal point” aziendali.

Sicuramente le aziende devono rivedere le proprie organizzazioni interne per creare dei network dinamici che sperimentano e collaborano con un’intensa efficacia di risultati. Si potrebbe inizialmente sovrapporre alle organizzazioni tradizionali questa struttura “reticolare” con “punti di interesse” almeno per tutto ciò che concerne il flusso delle informazioni e la collaborazione.

Quindi , in un mondo economico che viaggia alla velocità della luce solo chi è fortemente adattivo è destinato a sopravvivere e sicuramente questa sopravvivenza è data dalla trasformazione digitale, dalla disruption e dall’open innovation.

 

IL FUTURO NON E’ PER TUTTI

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Oggi le aziende:

  • hanno a disposizione tantissimi dati provenienti sia dall’interno che dall’esterno,
  • tutte le tecnologie sono disponibili sui mercati
  • possono osservare come i comportamenti dei consumatori neo-sobri stanno velocemente trasformandosi,
  • non hanno mai avuto un panorama macro-economico così favorevole per lo sviluppo.

Ma come mai sono poche quelle che saputo trarre benefici da una situazione così rivoluzionaria?

Forse perché non sanno come utilizzare e monetizzare i dati disponibili, quali strategie utilizzare per costruire una nuova intelligenza digitale, quali sono gli acceleratori odierni per l’innovazione oppure, ultimo e non meno importante conoscere come far si che le competenze tradizionali riescano a digitalizzarsi ed essere integrate.

Alcuni studi hanno evidenziato una fatica generale nell’indirizzamento degli investimenti per la crescita. Un nodo cruciale sta nella ricerca delle aree di business sulle quali investire, nella mancanza di talenti adeguati per affrontare il cambiamento che oggi è più culturale che di business vero e proprio e soprattutto nello scarso utilizzo dei tool di analytics a tutti i livelli aziendali. cambiamentoculturale

Ormai la tecnologia ci mette a disposizione tutti gli strumenti di cui abbiamo bisogno: non bisogna più adeguare la propria operatività e le proprie organizzazioni in base ai software/hardware che si trovano sul mercato ma è sufficiente pensare a cosa si vuole fare e quali risultati si vogliono ottenere e poi la tecnologia più adeguata per perseguire i propri scopi si trova sicuramente.

Sempre maggiore attenzione dovrebbe essere posta dalle aziende non tanto nel guardare i propri fatturati in rapporto agli anni precedenti o in rapporto a perimetrkpi-298x300i interni di analisi, ma questi dati dovrebbero essere confrontati con dati di mercato disponibili a quasi tutti i livelli, essere confrontati in base all’effort richiesto per particolari business e alle risorse disponibili. Le aziende, soprattutto le PMI dovrebbero utilizzare criteri di redditività anziché criteri di fatturazione nella valutazione delle proprie performance, utilizzare i dati che il web ci regala ogni giorno ed imparare ad analizzare il business non solo secondo i modelli tradizionali ma confrontarli con quelli nuovi ed emergenti.

La digitalizzazione  è un ottimo alleato per ottimizzare i modelli operativi, dimezzare i costi e costruire organizzazioni a “network” anziché a “silos”.   Occorre però cambiare la propria “forma mentis” rendendola dinamica e portare le aziende ad essere adattive nelle proprie tre “P”: Persone, Processi e Prodotti.  Nell’ambito dei processi bisogna relegare le verticalizzazioni a favore dei processi circolari e trasversali mentre , in merito ai prodotti occorre ridisegnare la customer journey e arricchire il proprio prodotto o servizio con informazioni, contenuti social o interattivi, connettività (Intelligence of products), mentre per quanto riguarda le persone bisogna implementare piattaforme di collaborazione e scambio dati che siano naturalmente adattive e quindi in molti casi ridisegnare/reimmaginare il modo di lavorare della propria workforce.

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Un’attività imprenditoriale di successo al giorno d’oggi si basa su questi tre principi fondamentali:

  • Mantenere il sistema in movimento
  • Sfruttare l’intelligenza evolutiva della rete
  • Pensare in grande ma agire da start up

La radicalizzazione nell’operatività del passato e soprattutto nelle organizzazioni di tipo gerarchico/funzionale non permettono la nascita veloce di nuovi business; la scarsa conoscenza degli strumenti digitali a supporto dell’analisi dei dati non permette di essere rapidi nell’affinamento dei nuovi processi e molte volte comporta ingenti spese per attività consulenziali di tipo tradizionale lente e spesso inefficaci.

Inoltre c’è una radicale ritrosia all’utilizzo di tutti gli strumenti “social” o comunque aperti al mondo internet all’interno delle PMI. Si tende ancora e troppo ad inibire l’utilizzo delle varie app con la paura di essere “imbrogliati” dai propri dipendenti, ovvero che questi preferiscano passare il loro tempo sul web anziché lavorare. Una possibile alternativa a questa paura potrebbe essere quella di responsabilizzare le persone nel loro lavoro variando l’organizzazione e i modelli remunerativi, impostando i workflow operativi con nuovi modelli più produttivi, favorire lo smart working … in poche parole favorire il lavoro “agile” di quello che è l’investimento più grande ed importante delle aziende.

2-brand-ambassadorFacciamo un esempio: un’azienda di moda ha a disposizione circa 10.000 dipendenti, ognuno dei quali come minimo ha almeno un centinaio di contatti sui social network e quindi almeno 1.000.000 di persone raggiungibili via web per un’attività di marketing praticamente gratuita. Questa azienda invece applica policy interne durante l’orario di lavoro di assoluta inibizione verso tutto quello che è il mondo dei social (facebook , linkedin, twitter, blog, ecc…) o altri siti internet che potrebbero essere direttamente collegati all’attività.  Tra i lavoratori inibiti non solo non si troveranno dei  “brand ambassador”  ma addirittura si raggiunge l’effetto opposto, ovvero critiche e commenti in molti casi lesivi all’immagine dell’azienda stessa.

Un altro esempio: un’azienda medio grande italiana ha una struttura organizzativa interna basata su almeno 5 livelli gerarchici in modalità top-down e una pressochè inesistente piattaforma collaborativa interna… quanto puo’ essere veloce e competitiva sul mercato? In quanto tempo puo’ sviluppare nuove idee di business? ognuno di questi livelli quanto pesa sulla redditività (aumento del costo del prodotto)?

Molti parlano di crisi, ma siamo nel pieno progresso di una rivoluzione. Le crisi si affrontano con soluzioni di fortuna, le rivoluzioni si affrontano cambiando il proprio modo di pensare e di agire. Poche PMI purtroppo hanno sviluppato le risorse e le competenze disponibili per il processo di trasformazione digitale in atto, tuttavia sono nate società giovani e dinamiche che offrono nuovi servizi differenti dalla tradizionale consulenza organizzativa o web, che possono aiutare nel processo di evoluzione. Ingaggiare queste nuove competenze a proprio vantaggio è comunque una sfida che mette in discussione le proprie credenze, in ambito business, perché sono cambiate le regole del mercato, al contrario però non resta che rassegnarsi alla crisi. Il futuro non è per tutti.

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ALLA RICERCA SPASMODICA DEL VALORE AGGIUNTO

Nel 2015 c’erano tutte le condizioni perfette per un rilancio dell’economia e delle imprese.

I tassi erano al minimo, il prezzo del petrolio al minimo storico, l’euro era svalutato ma non è cambiato nulla, perché?

Molto probabilmente non ci accorgiamo che questo non è un momento di crisi passeggeraghigliottina

 

ma è una vera e propria RIVOLUZIONE in quanto tutto è diverso dal passato e nulla tornerà come prima.

 

Si sente dire che i consumatori non hanno soldi, che gli stipendi sono ridotti, che c’è una grande disoccupazione. Se da un lato queste affermazioni sono reali, in effetti si vede una generale inflessione del potere di acquisto, ci rendiamo però perfettamente conto che la raccolta nei fondi di investimento non è mai stata alta come in questo periodo e che ad una diminuzione per esempio del 40% degli stipendi non corrisponde una diminuzione del 40% della spesa nel suo globale.

In effetti le persone continuano a spendere ma in modo differente. Ci si è resi conto che se anche non si cambiano le auto di proprietà ogni tre anni o i vestiti ogni anno si vive bene lo stesso.

Oggi si deve parlare di consumatori NEO-SOBRI e non neo-poveri come nell’accezione comune. La pubblicità Indotta del tempo passato non influenza più gli acquisti. I NEOSOBRI sono alla ricerca spasmodica del SERVIZIO, del valore aggiunto che accompagna prodotti apparentemente uguali ed in forte concorrenza tra loro.

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Per esempio le persone ricercano il valore aggiunto, ad esempio, nella ristorazione, nell’elettronica, nel settore dei trasporti:

  • Vincono le catene della ristorazione come “rosso pomodoro” dove si mangia discretamente, spendendo poco ma dove il servizio è al “top” e le persone sono formate a servire. Dove vengono accettate tutte le carte di credito e tutte le forme di pagamento e al momento del conto non ci sono sorprese
  • Si preferisce andare nel ristorante con chef stellato una volta all’anno perché poi si puo’ raccontare tutto l’anno l’avventura che non andare tante volte in ristoranti di media qualità con prezzi medio-alti
  • i ragazzi si privano di molte cose ma non sicuramente dello smartphone di ultima generazione che permette loro di essere continuamente collegati ed informati.
  • Si predilige il car-sharing ai taxi e il noleggio a lungo termine rispetto all’acquisto di auto nuove il primo perché permette di ridurre sensibilmente i costi e favorisce le relazioni interpersonali e il secondo per avere sempre auto efficienti con copertura di garanzia totale senza avere importanti esborsi finanziari in un prodotto altamente deperibile

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La ricerca di prodotti/servizi ad alto valore aggiunto è favorita dall’utilizzo della rete in quanto qui le informazioni a disposizione hanno messo a nudo la concorrenza e riportato il mercato a prezzi equi.

Se una volta si andava in un ristorante del quale non si sapeva niente e che quindi poteva tenere prezzi anche medio-alti ora con TripAdvisor tutti possono trovare informazioni su qualità del cibo, qualità del servizio , velocità del servizio e soprattutto rapporto qualità prezzo. C’è quindi un ampio ventaglio di scelte possibili e i consumatori sempre più prendono le decisioni verso ciò che soddisfa i propri gusti personali, ciò che permette di essere “protagonisti”, ciò che apporta benessere dal punto di vista psico-fisico, ciò che non fa perdere tempo.

Le persone, siano esse consumatori o lavoratori presso aziende, sempre più ricercano la propria felicità data dall’equilibrio tra lavoro, hobby e benessere e famiglia. Una leva importante diventa quella del tempo e della qualità.

E’ iguanaquindi un momento storico di profonda trasformazione, rivoluzione dove i tempi sono veloci, le tecnologie incalzanti, il mercato in continuo fermento e movimento e solo le aziende più adattive troveranno l’opportunità di non solo rimanere in piedi
ma addirittura di espandersi. Chi non evolve sarà destinato all’estinzione.

 

E’ il momento giusto di vedere la realtà con occhi differenti, rivedere i propri processi, sviluppare business anche collaterali a quello “core” con l’utilizzo di metodi completamente nuovi , attivare sistemi organizzativi a network e collaborativi, valorizzare le risorse interne , saper sfruttare le nuove tecnologie e non aver paura delle stesse.

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Oggi più che mai è il momento di concentrarsi principalmente sul “fare business” e non sui “mezzi per fare business” … i  mezzi ci sono e basta saperli sfruttare. I consumatori ci sono e continuano a fare acquisti anche se in una modalità differente. La rete offre opportunità mai avute prima.

Di questo e di molto altro parleremo durante l’evento del 6 maggio all’Istituto Boella in collaborazione con Cloudea, OfficinaFuturo e Wattajob, proprio perché si prenda consapevolezza delle possibilità del momento e di come reperire le giuste competenze per “evolversi”.

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