Diversamente intelligenti

Oggi volevo fare delle considerazioni tra intelligenza umana e tecnologia.

Ero a conoscenza di un fenomeno del secolo scorso denominato “effetto Flynn” ovvero una crescita costante del QI (Quoziente Intellettivo) medio mondiale di quasi 3 pt ogni decennio. Ciò probabilmente grazie ad un insieme di fattori: miglioramenti nell’alimentazione, nella salute, nell’ educazione , nell’igiene e altri, con un’impennata iniziale soprattutto nei primi 60 anni del 1900.

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Inoltre negli anni ’90 si è anche tracciata una mappatura di differenza tra i QI medi in base ai 3 tipi di caratteri somatici Mondiali

 

 

E nell’immagine qui sotto si evidenzia la distribuzione del QI medio a livello mondiale

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Dove si evince che i QI più alti si presentano nei paesi orientali (Cina) mentre quelli più bassi nelle zone Africane. (I colori vanno dal minimo in rosso al massimo in viola)

Ora sembra che la tendenza si sia invertita. Una ricerca condotta da Bernt Bratsberg e Ole Rogeberg del Centro Ragnar Frisch per la Ricerca Economica in Norvegia ha preso in esame i risultati dai test del QI di 730mila ragazzi norvegesi di 18-19 anni valutati per il servizio militare obbligatorio. Dal 1970 al 2009, sono state reclutate tre generazioni di uomini nati tra il 1962 e il 1991. Tra i nati dopo il 1975, si è registrato un calo di punteggi medi pari a 7 punti per ogni generazione.

Bratsberg e Rogeberg suggeriscono possibili spiegazioni per il fenomeno: oltre a fattori ambientali, potrebbero essere responsabili anche cambiamenti nello stile di vita e nei sistemi educativi, insieme alla tendenza dei bambini di oggi a preferire i videogiochi ai libri.

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Vediamo nel grafico un confronto tra i valori QI medi tra il 2006 e il 2012 e possiamo notare che sono pressochè tutti in calo tranne alcuni paesi nord europei e il Canada. L’Italia, nella fattispecie, è uno dei paesi che ha avuto il crollo maggiore perdendo 6 punti in 6 anni.

 

Tali cali si riscontano anche all’ interno delle stesse famiglie, tra fratelli maggiori e minori, portando a pensare che il motivo non sarebbe tanto di carattere demografico, come l’accumulo di determinati geni in fasce particolari della popolazione, quanto piuttosto sia da ricercare nei cambiamenti degli stili di vita e nelle abitudini dei ragazzi.

Oggi leggono di meno? Cosa leggono? Come trascorrono il tempo libero? Che tipo di istruzione ricevono? Come si rapportano con gli altri ? Come collaborano e lavorano in gruppo ?

Ebbene, se da un lato pare che l’intelligenza si sia involuta, dall’ altro c’è chi suppone che comunque non ci sia stato un adattamento del test del QI all’ intelligenza di oggi. Insomma, oggi chi definisce l’intelligenza moderna decisamente più “fluida”, cioè più connessa alla capacità di vedere nuove connessioni e trovare soluzioni originali e creative, probabilmente dovrà rivedere il rapporto con i rigidi risultati accademici.

diversamente intelligente

Sorge spontanea una domanda: “Stiamo diventando tutti Stupidi ?” oppure dobbiamo variare il modo di relazionarci all’ intelligenza ?

Forse è necessario valutare altri fattori per capire come possiamo rapportarci a questo mondo che sta avanzando con la tecnologia e passare ad essere “diversamente intelligenti”

Recentemente sono giunti alcuni dati confortanti per quanto concerne i comportamenti quotidiani e le attitudini. Anche qui ci vengono in aiuto altri soldati in leva negli anni 1980-1994 e  controllati a posteriori in Finlandia tra il 1990 e il 2016 e i cui risultati della ricerca sono stati resi disponibili pochi mesi fa:

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Come possiamo notare in totale contrapposizione al “calo intellettivo” si sono fortemente sviluppate altre doti personali: la fiducia in se stessi, la socievolezza, la capacità di leadership e le capacità di impegnarsi per raggiungere un obiettivo.  Tali doti permettono di acquisire maggiori competenze in campo lavorativo e soprattutto ricoprire incarichi di maggiore responsabilità con conseguenti stipendi di entità superiore.

Dal punto di vista delle aziende esse hanno a disposizione persone e tecnologia e stanno sempre più adottando (Europa secondo solo agli USA) e sviluppando le tecnologie cognitive.Ci sono buone ragioni peradottare e sviluppare queste tecnologie:

  • poter prendere migliori decisioni Birth of Artificial Intelligence - Binary Burstelaborando enormi quantitativi di dati, strutturati e non
  • aumentare le capacità personali dei dipendenti, grazie al risparmio di tempo e alla conoscenza aumentata
  • migliorare il servizio clienti, attraverso il machine learning e il riconoscimento vocale.

 

Si stima che entro la fine del 2020:

  • Il 75% dei lavoratori che utilizzano applicazioni aziendali avrà accesso  a personal assistant  artificiali che potenzieranno i loro skill e capacità cognitive
  • Il 30% delle aziende implementerà ruoli di chief robotics officer role e definirà funzioni dedicate alla robotica all’ interno delle organizzazioni.
  • La crescita della robotica accellererà la ricerca di talenti, con un gap del 35% di posizioni vacanti e un aumento medio dei relativi stipendi del 60%
  • Il 20% delle aziende dedicherà propri dipendenti alla supervisione e guida di reti neurali

Quindi funzionalità cognitive, IA e Machine Learning si svilupperanno velocemente. Le API saranno lo strumento primario per connettere dati distribuiti sulle catene dell’economia digitale, dei cloud e dei datacenter

Il 30% delle applicazioni commerciali di servizio avranno business model di “”Robot as a Service”, riducendo i costi dello sviluppo robotico.

Sembra che queste tecnologie abbiano sostituito alcune delle competenze che erano elaborate nei driver dei test sul QI, dobbiamo quindi misurarci su altri piani intellettivi e saperci differenziare. Non dobbiamo combattere contro la tecnologia ma farla nostra alleata. Essa puo’ renderci la vita più semplice e permetterci di avere più tempo da dedicare al nostro nuovo sviluppo cognitivo.

gallinaI giovani sono abituati ad un mondo connesso, veloce e sempre più digitale. Passano molte ore davanti ai piccoli schermi e poco tempo sui libri. Non vedono l’utilità del nozionismo scolastico e con molta probabilità hanno bisogno di incrementare una mentalità dinamica ed adattiva. Allo stesso tempo le generazioni che gestiscono ora le aziende hanno bisogno di cambiare atteggiamento ed evolvere verso nuove competenze digitali. Le due attitudini devono diventare sinergiche in totale collaborazione.

Occorre lavorare sulle soft skill ma affiancandole al mondo “digitale” e sociale: comunicazione, contenuti, progettazione, pianificazione, auto realizzazione, conoscenza delle reti, sostenibilità, lavoro agile, creatività, pensiero laterale sono solo alcune delle abilità richieste.

Come si diventerà vincenti, come persone e come aziende nei prossimi anni ?

Attivandosi in un mondo digitale con un occhio alla sostenibilità, favorire l’economia circolare, abbattere le intermediazioni, rivedere le strutture organizzative, sviluppare business con nuove metodologie, applicare il design thinking e se necessario avvalersi di appositi “coach” abilitanti in questo momento di transizione. Sono i passi necessari per ovviare al calo di QI in attesa che vengano rivisti i protocolli di valutazione e avviarsi verso una “diversificazione intellettiva”.

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IL CORAGGIO DI FARSI DA PARTE

intelligenza artificiale

Ogni giorno sentiamo parlare di tecnologia, IoT, Block Chain, Industry 4.0, AI e molte altre parole altisonanti inneggianti ad un mondo digitale in crescente sviluppo.

Osservando i giovani sicuramente si può osservare come i loro comportamenti siano digitali, ovvero siano “sempre connessi”. I ragazzi sono online per ascoltare musica o radio, per guardare video e serie TV, per fare ricerche per la scuola, per curiosare e navigare nel web, per fare acquisti e non ultimo chattare.

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Il mondo dei giovani è nello smartphone. Anche il nozionismo dato dalla scuola comincia ad essere anacronistico. Ormai tutto quello che serve viene trovato in Internet. La scuola per i ragazzi dovrebbe abbracciare percorsi di consapevolezza, analisi, problem solving, team building, crescita personale, indipendenza, imprenditorialità.

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Ci si dovrebbe concentrare di più sulla pratica, sulla velocità con cui si risolvono i problemi. Tutta la teoria che fanno la maggior parte delle scuole italiane serve relativamente a formare una persona che sempre prima viene catapultata in una realtà totalmente diversa: il mondo del lavoro non rispecchia affatto quanto imparato a scuola.

E’ giusto conoscere le proprie origini, tuttavia bisogna anche saper guardare avanti in un mondo in cui le innovazioni vanno sempre piú veloci e non aspettano nessuno e saper esporre le proprie idee in un confronto costruttivo con gli altri.

D’altro lato della comunità attiva si trova la nostra generazione, i genitori di questi ragazzi “always on” nativianalogici, che è dotata degli stessi strumenti tecnologici, che spesso non sa o non vuole utilizzare.

La nostra società si sta dividendo quindi sempre più in due segmenti: gli utilizzatori di tecnologia a fini di studio, divertimento o lavoro e una grande fetta di analogici che hanno ritmi ben diversi e che non solo non si adeguano, ma non hanno interesse a farlo.

Ci troviamo di fronte ad un vero e proprio “gap”: da una parte una schiera di “user” tecnologici, spesso giovani che non conoscono nulla del vero mondo del lavoro, e dall’altra parte ci sono imprenditori, manager e aziende che si avvicinano al web solo come ultima speranza temendo un approccio che non conoscono e perdendo così il reale significato e le reali potenzialità offerte come la collaborazione, la condivisione, la produttività solo per elencarne alcune.

Se già molte persone, che oltretutto detengono anche posizioni di rilievo, OGGI utilizzano in modo basico lo smartphone, non sono presenti nel web e con difficoltà metabolizzano la tecnologia a disposizione non riesco ad immaginare cosa succederà nell’immediato futuro quando saremo inondati da realtà aumentata, intelligenza artificiale e macchine auto-imparanti impegnate in lavori oggi svolti da esseri umani.

Cosa si puo’ fare?

scuola_e_impresa_cfpIn ambito scolastico, per cambiare il metodo di insegnamento ai fini di formare giovani con “forma mentis” dinamica e adattivi al cambiamento repentino della società, la strada è sicuramente lunga e complessa anche se necessaria. E’ Importante lavorare sulla creazione delle idee: i giovani non riescono a contestualizzare le idee che hanno e spesso si perdono buone occasioni per loro e per il mondo del lavoro.

Nel mondo del lavoro si fa tanto parlare di comunicazione e marketing 4.0, ma l’essere umano è pronto a diventare uomo 2.0?

modelliSembra quasi che questa rivoluzione sia qualcosa per pochi eletti e che i più invece ancor stiano brancolando nel buio cercando di arrangiarsi come meglio possano. Trovare soluzioni da soli non è conveniente sarebbe meglio confrontarsi e affrontare il percorso di cambiamento con strategie suffragati da modelli innovativi come quello utilizzato da Awan che unisce tecnologia e persone e, perché no, avvalersi dello spirito digitale che anima i più giovani.

passa il testimone

Occorre uscire dai vecchi preconcetti delle competenze classiche, essere umili, non pensare di sapere già tutto o peggio esordire con la famosa frase “si è sempre fatto così”, investire in formazione personale e tecnologica, avvalersi di coach per massimizzare il proprio potenziale e vedere nella collaborazione e contaminazione tra generazioni il vero potere del cambiamento e nei casi estremi saper delegare e farsi da parte.

 

Abbiamo sempre fatto così

abbiamo sempre fatto cosi

ALLA RICERCA SPASMODICA DEL VALORE AGGIUNTO

Nel 2015 c’erano tutte le condizioni perfette per un rilancio dell’economia e delle imprese.

I tassi erano al minimo, il prezzo del petrolio al minimo storico, l’euro era svalutato ma non è cambiato nulla, perché?

Molto probabilmente non ci accorgiamo che questo non è un momento di crisi passeggeraghigliottina

 

ma è una vera e propria RIVOLUZIONE in quanto tutto è diverso dal passato e nulla tornerà come prima.

 

Si sente dire che i consumatori non hanno soldi, che gli stipendi sono ridotti, che c’è una grande disoccupazione. Se da un lato queste affermazioni sono reali, in effetti si vede una generale inflessione del potere di acquisto, ci rendiamo però perfettamente conto che la raccolta nei fondi di investimento non è mai stata alta come in questo periodo e che ad una diminuzione per esempio del 40% degli stipendi non corrisponde una diminuzione del 40% della spesa nel suo globale.

In effetti le persone continuano a spendere ma in modo differente. Ci si è resi conto che se anche non si cambiano le auto di proprietà ogni tre anni o i vestiti ogni anno si vive bene lo stesso.

Oggi si deve parlare di consumatori NEO-SOBRI e non neo-poveri come nell’accezione comune. La pubblicità Indotta del tempo passato non influenza più gli acquisti. I NEOSOBRI sono alla ricerca spasmodica del SERVIZIO, del valore aggiunto che accompagna prodotti apparentemente uguali ed in forte concorrenza tra loro.

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Per esempio le persone ricercano il valore aggiunto, ad esempio, nella ristorazione, nell’elettronica, nel settore dei trasporti:

  • Vincono le catene della ristorazione come “rosso pomodoro” dove si mangia discretamente, spendendo poco ma dove il servizio è al “top” e le persone sono formate a servire. Dove vengono accettate tutte le carte di credito e tutte le forme di pagamento e al momento del conto non ci sono sorprese
  • Si preferisce andare nel ristorante con chef stellato una volta all’anno perché poi si puo’ raccontare tutto l’anno l’avventura che non andare tante volte in ristoranti di media qualità con prezzi medio-alti
  • i ragazzi si privano di molte cose ma non sicuramente dello smartphone di ultima generazione che permette loro di essere continuamente collegati ed informati.
  • Si predilige il car-sharing ai taxi e il noleggio a lungo termine rispetto all’acquisto di auto nuove il primo perché permette di ridurre sensibilmente i costi e favorisce le relazioni interpersonali e il secondo per avere sempre auto efficienti con copertura di garanzia totale senza avere importanti esborsi finanziari in un prodotto altamente deperibile

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La ricerca di prodotti/servizi ad alto valore aggiunto è favorita dall’utilizzo della rete in quanto qui le informazioni a disposizione hanno messo a nudo la concorrenza e riportato il mercato a prezzi equi.

Se una volta si andava in un ristorante del quale non si sapeva niente e che quindi poteva tenere prezzi anche medio-alti ora con TripAdvisor tutti possono trovare informazioni su qualità del cibo, qualità del servizio , velocità del servizio e soprattutto rapporto qualità prezzo. C’è quindi un ampio ventaglio di scelte possibili e i consumatori sempre più prendono le decisioni verso ciò che soddisfa i propri gusti personali, ciò che permette di essere “protagonisti”, ciò che apporta benessere dal punto di vista psico-fisico, ciò che non fa perdere tempo.

Le persone, siano esse consumatori o lavoratori presso aziende, sempre più ricercano la propria felicità data dall’equilibrio tra lavoro, hobby e benessere e famiglia. Una leva importante diventa quella del tempo e della qualità.

E’ iguanaquindi un momento storico di profonda trasformazione, rivoluzione dove i tempi sono veloci, le tecnologie incalzanti, il mercato in continuo fermento e movimento e solo le aziende più adattive troveranno l’opportunità di non solo rimanere in piedi
ma addirittura di espandersi. Chi non evolve sarà destinato all’estinzione.

 

E’ il momento giusto di vedere la realtà con occhi differenti, rivedere i propri processi, sviluppare business anche collaterali a quello “core” con l’utilizzo di metodi completamente nuovi , attivare sistemi organizzativi a network e collaborativi, valorizzare le risorse interne , saper sfruttare le nuove tecnologie e non aver paura delle stesse.

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Oggi più che mai è il momento di concentrarsi principalmente sul “fare business” e non sui “mezzi per fare business” … i  mezzi ci sono e basta saperli sfruttare. I consumatori ci sono e continuano a fare acquisti anche se in una modalità differente. La rete offre opportunità mai avute prima.

Di questo e di molto altro parleremo durante l’evento del 6 maggio all’Istituto Boella in collaborazione con Cloudea, OfficinaFuturo e Wattajob, proprio perché si prenda consapevolezza delle possibilità del momento e di come reperire le giuste competenze per “evolversi”.

Per iscriversi all’evento: REGISTRATI ALL’EVENTO

 

 

 

 

PROCESSI DI TRASFORMAZIONE

Da diversi anni è in atto un processo rivoluzionario di cambiamento dello stile di vita delle persone: la scoperta e l’uso delle informazioni, la condivisione dei propri interessi, il monitoraggio delle proprie attività, la socializzazione dei percorsi di acquisto e molte altre abitudini sono cambiate grazie alle tecnologie e al digital.

Le modalità con cui aziende e Brand oggi si propongono e interagiscono, più o meno efficacemente, con i consumatori è cambiata e di certo cambierà ancora nei prossimi anni.

Il digitale oggi ha molti scopi: dai canali di marketing ai prodotti alla tecnologia alle persone e ai nuovi modelli di business.

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Gli ambiti in cui trova applicazione il nuovo mondo digitale sono:

  • Produttività
  • Ampliamento dei mercati
  • Abbattimento dei costi
  • Mobilità
  • Smart Working
  • Innovazione Business Model
  • Nuove organizzazioni aziendali
  • Relazioni «Social»
  • Building automation
  • Logistica documentale
  • Hobby e tempo libero
  • Benessere e salute
  • E-governement

 

Sempre più individui sono connessi sempre ed ovunque grazie a Tablet e Smartphone, utilizzano monete alternative, ricercano prodotti che permettano la massima personalizzazione, ricercano fondi con sistemi innovativi e sono alla costante ricerca di gratificazioni dal web (like , condivisioni….)

Le nuove generazioni nascono “naturalmente digitali” e infatti sono abituati ad interagire con i propri compagni tramite Instagram, YouTube, Whatsapp e sono abituati ad utilizzare strumenti che permettono loro di interagire e giocare tramite il web in una sorta di “riunioni virtuali”, vedasi XBOX live e altri strumenti simili.

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Per le aziende quindi non è semplice districarsi nel complesso mondo delle nuove tecnologie e dei nuovi Trend e soprattutto non è facile stare al passo degli stessi che sono in evoluzione continua e veloce.

La ricerca e l’osservazione del mercato sono pero determinanti per un felice successo del proprio Business. E così si comincia a parlare di Digital Transformation.

Con l’espressione Digital Transformation, in sintesi, si intende il processo che ridisegna e rende più competitiva l’offerta complessiva del proprio business, tramite analisi e ascolto delle esigenze del mercato e per mezzo delle tecnologie digitali.

Ma ridisegnare la propria offerta comporta un concetto chiave, che spesso passa in secondo piano: al centro delle attività digital, prima di tecnologie e approcci, ci sono le persone e i processi.

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Le aziende dovranno quindi organizzarsi in modelli sempre più trasnon eversali e meno verticali, soprattutto per quanto riguarda la disponibilità di tecnologia ottimizzando ed integrando i processi cross funzionali.

Per diventare competitivi dovranno svilupparsi dei team appositi per la diffusione delle compet
enze digitali all’interno delle strutture aziendali.

E’ un processo di trasformazione incrementale del modello di business ed operativo delle aziende. Deve essere deciso dalla direzione aziendale determinata all’impiego di nuove tecnologie e servizi digitali ed allo sviluppo di nuovi processi, comportamenti e opportunità di business.

Per aiutare le imprese ad approcciare con interventi formativi e strategici il nuovo mondo digitale nascono i Digital Trasformation Partner. Il compito principale è proprio quello di aiutare e sostenere le aziende e il top management nella nuova visione a 360° dello sviluppo del Business.

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ECONOMIA E AMBIENTE: SFIDE ED OPPORTUNITA’

Due problemi importanti sono alla base della sfida del terzo millennio: il cambiamento climatico e economia ristagnante con disoccupazione alta e PIL in calo in tutto il mondo.

Cosa si puo’ fare per ovviare a questa situazione ?

La digitalizzazione delle tre infrastrutture chiave del sistema economico comunicazioni, energia e trasporti e la loro integrazione in una piattaforma Internet Of Things sono la risposta secondo Jeremy Rifkin. Queste operazioni porteranno ad un aumento di produttività ed efficienza in quanto il modello avrà costi marginali tendenti allo zero.

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Nel futuro si vedranno le macchine ed i device dotati di sensori che inviano e ricevono dati utili a tutta la value chain e tutto sarà collegato in una sorta di cervello globale a disposizione dell’intera comunità economica. Ogni entità sia essa una persona fisica, un professionista, un’azienda avrà accesso ai dati di questo cervello globale e in real time potrà usufruire di informazioni e vantaggi utili per aumentare la produttività e l’efficienza.

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Ovviamente dal punto di vista politico e sociale le generazioni future dovranno scendere in campo per affrontare il problema di questo sistema aperto facendo sì che multinazionali e governi non sfruttino le informazioni presenti a discapito dei nuovi imprenditori emergenti.

IneedUhaveLa crescita esponenziale di internet, dei social media, i sistemi di condivisione di informazioni a tutti i livelli stanno trasformando l’economia da tradizionale capitalistica a Sharing Economy. Vediamo un progressivo aumento di siti web ed app per mobile per: condividere automezzi, biciclette, libri, formazione, video e quant’altro condivisibile. Questa condivisione di beni materiali, servizi e conoscenze costituiscono una tipologia di consumo collaborativo dove non esiste possesso ma uso, tipologia alternativa al consumismo classico che riduce l’impatto che quest’ultimo provoca sull’ambiente.

Sempre di più si parla di car-sharing, co-working , baratto, banche del tempo, videocomunicazioni e Sono tutte soluzioni ad impatto ambientale ridotto e con un costo marginale che progressivamente si riduce fino quasi di azzerarsi.

  • Il car sharing si prevede che nel prossimo futuro ridurrà dell’80% il parco macchine mondiale. Economisti come Rifkin ritengono che per ogni auto condivisa 15 usciranno dalla catena di produzione e l’utilizzo di questo sistema è in aumento
  • Il co-working permette di condividere spazi di lavoro comuni, hardware e collaboratori con evidente risparmio delle spese e riduzione dell’inquinamento riducendo gli spostamenti fisici e i consumi energetici.
  • Il baratto permette di rimettere in circolazione oggetti che altrimenti in molti casi verrebbero anche cestinati con un’evidente abbattimento dei costi di smaltimento
  • Le banche del tempo sono note da tempo per lo scambio delle conoscenze tra persone. Non esiste un valore di mercato differente da un altro in quanto si scambiano conoscenze e quindi il tempo di un offerente e uguale a quello di un fruitore.
  • Le videocomunicazioni professionali ci permettono di organizzare riunioni virtuali senza spostamenti fisici con la conseguenza non solo del risparmio di tempo quanto dell’abbattimento dell’inquinamento ambientale. Non spostarsi e soprattutto non essere in coda nel traffico ci permette di non inquinare e di trovare una risposta concreta al problema del cambiamento climatico.rationalbenefits

La digitalizzazione delle 3 infrastrutture, la creazione di un sistema IOT integrato non potrà che influenzare positivamente la crescita di questo tipo di economia. Ovviamente le economie tradizionali potranno attraversare momenti di profonda crisi ma è proprio dalle grandi crisi che nascono le migliori opportunità e le più grandi rivoluzioni.

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L’IOT e la Sharing Economy permetteranno anche alle persone comuni di sviluppare la propria imprenditorialità sondando nuovi terreni, nuove opportunità e creando business sempre più alternativi.

Digitalizzare e collegare tutta la rete elettrica italiana, trasformare l’intera rete di trasporti spostandosi dai combustibili fossili all’elettricità, riqualificare energeticamente tutte le aziende e gli edifici darebbe lavoro a due generazioni future e salverebbe il pianeta dal cambiamento climatico.

In Germania si produce già il 27% di energia da fonti rinnovabili e si prevede che entro il 2040 arriverà al 100%. Milioni di persone si autoproducono energia elettrica e la immettono in rete per condividerla con gli altri non puo’ che portare a notevoli risparmi. E’ una modalità che qualsiasi fruitore dei social network e di internet  conosce: come si condividono contenuti condivideremo energia beneficiandone tutti.

Il futuro dell’economia e dell’intero ambiente dipenderà quindi da cosa faremo nel prossimo futuro e da come saremo capaci di adottare i nuovi modelli:

  • Energie rinnovabili
  • Internet Of Things
  • Digitalizzazione
  • Sharing Economy

Recentemente abbiamo aderito a progetti di compensazione delle emissioni di CO2, operiamo servizi di consulenza in ambito della riqualificazione energetica per alcuni nostri clienti e collaboriamo con operatori del settore delle energie rinnovabili. Parallelamente continuiamo ad essere attivi nel campo di internet e dei social media spingendo l’utilizzo di Internet sia in ambito marketing che per la condivisione di informazione e risorse e utilizziamo e commercializziamo strumenti professionali digitali per la produttività aziendale.

Per noi è importante la responsabilità sociale delle aziende nell’ambito della tutela ambientale e l’utilizzo di nuovi modelli di business sostenibili.

csr

Paola.

www.cloudea.it