Olivetti: Il valore del lavoro, l’idea di comunità

Quest’anno sono stata invitata a partecipare nella giuria tecnica del Premio Olivetti – AIF Awards 5° edizione in qualità di Socio AIF, Business Coach della scuola di Marina Osnaghi di Milano e Advisor Starboost.

E’ stata un’esperienza molto interessante ed un’occasione di apprendimento nell’ambito di un evento dedicato all’Alta Formazione.

Adriano Olivetti, in un periodo storico in cui si fronteggiavano due grandi potenze: capitalismo e comunismo, credeva che fosse possibile creare un equilibrio tra solidarietà sociale e profitto, tanto che l’organizzazione del lavoro comprendeva un’idea di felicità collettiva che generava efficienza. Meritocrazia, aspetti retributivi, benefit aziendali e rispetto per l’ambiente circostante erano motori all’interno dell’organizzazione.

Durante le pause i dipendenti potevano servirsi delle biblioteche, ascoltare concerti, seguire dibattiti, e non c’era una divisione netta tra ingegneri e operai, in modo che conoscenze e competenze fossero alla portata di tutti.

L’azienda accoglieva anche artisti, scrittori, disegnatori e poeti, poiché l’imprenditore Adriano Olivetti riteneva che la fabbrica non avesse bisogno solo di tecnici ma anche di persone in grado di arricchire il lavoro con creatività e sensibilità.

Si sta parlando del primo dopoguerra. Queste idee dove sono finite da allora fino ai giorni nostri? Fagocitate da una classe imprenditoriale avida di profitto e maniaca del controllo che non lascia nulla allo sviluppo delle persone e che preferisce comprarne il “tempo” anziché valorizzarne la “testa”.

Oggi, quando tutti parlano di “Trasformazione Digitale” e “Intelligenza Artificiale” stiamo assistendo ad una rinascita del potenziale umano in tutte le sue forme e, nelle piccole aziende, ad una migrazione da “modello dinastico” a “modello manageriale”.

Al concorso siamo stati invitati ad esprimerci proprio su 5 aree: Innovazione, Cambiamento, Trasferibilità, Utilità Sociale ed Efficacia

Nelle varie giornate in cui ho partecipato sono stati presentati più di 35 case history suddivise tra “Ricerca & Innovazione” , “Competitività e Mercato” e “Sanità, Benessere Personale & Organizzativo “.

Si è passati da innovazioni progettuali e metodologiche a cambiamenti organizzativi e scalabilità dei percorsi formativi anche in altre aree per concludere, nell’ultima giornata di concorso, con progetti dal taglio decisamente più sociale e di pubblica utilità.

Il livello è sempre stato altissimo in tutte le sessioni sia dal punto di vista dei progetti presentati che dall’attenzione dei giurati. E’ sicuramente emersa da tutti la necessità di operare sul fattore umano all’interno delle aziende, delle associazioni, della PA e delle scuole per migliorare le competenze trasversali e migliorare il giusto equilibrio tra lavoro-tempo creativo e relazioni.

In alcuni progetti sono stati elaborati elementi di importanza sociale per aumentare il benessere non solo all’interno dell’azienda ma anche nella comunità circostante.

In un’epoca dove la robotica, l’informatica, l’internet-connessione, la velocità, i dati, sicuramente si è evinta un’evoluzione dei paradigmi legati all’essere umano e quanto sia importante cambiare il mind-set per poter governare i nuovi strumenti digitali.

Mi ha particolarmente toccato la tematica delle life Skills riconosciute dall’OMS. Skills che ci appartengono e che la formazione dovrebbe aiutarci a nutrire fin dall’infanzia.

Esse possono essere raggruppate in tre aree

  • EMOTIVE- consapevolezza di sè, gestione delle emozioni, gestione dello stress

  • RELAZIONALI – empatia, comunicazione efficace, relazioni efficaci
  • COGNITIVE – risolvere i problemi, prendere decisioni,pensiero critico, pensiero creativo

Tali Skills rendono la persona capace di trasformare le conoscenze, gli atteggiamenti ed i valori in reali capacità, cioè sapere cosa fare e come farlo.

Le Life Skills, così come noi le intendiamo, possono essere insegnate ai giovani come abilità che si acquisiscono attraverso l’apprendimento e l’allenamento e non di meno possono essere introdotte in azienda, come si è visto durante il concorso, con metodologie innovative ed efficaci.

Le Life Skills rendono la persona capace di trasformare le conoscenze, gli atteggiamenti ed i valori in reali capacità, cioè sapere cosa fare e come farlo.

Acquisire e applicare in modo efficace le Life Skills può influenzare il modo in cui ci sentiamo rispetto a noi stessi e agli altri ed il modo in cui noi siamo percepiti dagli altri.

Se inserite accuratamente e professionalmente in ambito aziendale portano ad una maggiore consapevolezza delle capacità e potenzialità proprie e del gruppo di lavoro rendendo accessibili nuove frontiere per il proprio business e per il benessere aziendale e personale


Pensando alle mie life skills le parole SENTIERO – CONSAPEVOLEZZA – ALLEANZA mi portano ad una riflessione:

“Immagino il sentiero come il percorso da intraprendere per arrivare da “A” a “B”. Più allargo gli orizzonti di “A” e “B”, quanto più chiaro è il punto di arrivo “B” esplorando bene e guardandolo da diversi punti di vista tanto più breve sarà la distanza che mi separa per il raggiungimento del mio obiettivo. A questo punto devo acquisire la consapevolezza di avere le risorse per affrontare il viaggio che per essere di successo deve avvalersi di diverse collaborazioni/alleanze. Non bisogna aver paura di sbagliare ma bisogna essere capaci di apprendere dagli errori, occorre saper lavorare in team, saper leggere tra le righe dei milioni di dati che ci accompagnano ormai ogni giorno e ultimo ma non meno importante dotarsi degli strumenti digitali e non che ci facilitano nel percorso: formazione, coaching, competenze trasversali, collaborazione, condivisione, strumenti informatici e digitali professionali, metodologie innovative e digitalizzazione.”

Dal comunicato stampa relativo alla manifestazione:

“Il Premio AIF “Adriano Olivetti” ha la finalità di diffondere le buone pratiche riguardanti percorsi innovativi di apprendimento e valorizzazione delle persone e di sviluppo delle organizzazioni di riferimento.

A tal fine intende identificare e segnalare professionisti, enti di formazione, aziende, pubbliche amministrazioni, gruppi e persone che abbiano ideato e realizzato progetti formativi e di valorizzazione del capitale umano e che si sono contraddistinti per i risultati di apprendimento ed evolutivi ottenuti a livello individuale, di team e organizzativi.”

Gli investimenti di Cloudea sono rivolti all’essere sempre formati sull’eccellenza e competenti sugli strumenti e le metodologie attive nel nuovo mondo digitale.

In futuro vogliamo sfidarci nell’accompagnare un numero ancora maggiore di PMI nella r-evoluzione grazie al nostro apporto in termini di consulenza, formazione, coaching e Metodologia AWAN.

Far arrivare alcune di loro al Premio Olivetti è stimolante soprattutto per evidenziare che evolvere è possibile se si crede nelle persone e nel loro potenziale.


Talenti e digitalizzazione per imprese di successo

human-capital-360x240Mai come oggi, periodo di profondi cambiamenti e rivoluzioni digitali, le aziende che vogliono aver successo devono puntare sul capitale umano.

La valutazione delle competenze classiche e digitali sono sicuramente un obbligo ma sempre più il mondo della gestione HR ricerca risorse con i cosiddetti “soft skills”, ovvero qualità che vanno oltre formalismi e tecnicismi accademici o meno e conseguentemente sono alla ricerca di talenti.

Creatività, problem solving, spirito critico, assertività sono solo alcuni dei campi in cui i talenti possono esprimersi.

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Quali sono alcuni indicatori permettono di individuare capacità basilari per trovare persone chiave in azienda ?

  • adattivitaCompetenza e flessibilità: competenza, esperienza e preparazione nel proprio ambito abbinate però ad una certa flessibilità e curiosità. Non basta essere solo ben preparati ma anche essere disposti ad addentrarsi e a conoscere ambiti diversi dal proprio, per accrescere le proprie competenze e cimentarsi in nuove sfide lavorative. Sostanzialmente non bisogna aver timore di affrontare nuovi “campi di battaglia”.

 

  • attitudine-positiva.jpgAtteggiamento positivo: affrontare le sfide e i problemi in modo positivo e propositivo, adoperarsi per una soluzione il più rapida ed efficace in uno stile collaborativo

 

 

    • Iniziativa: questa forse è la caratteristica più importante. Una risorsa di talento proattivo.jpgprende l’iniziativa, si porta avanti piuttosto che aspettare o farsi limitare nella
      realizzazione dei propri compiti.

 

 

  • teamsSpirito di squadra: Collaborazione e condivisione. Coordinazione e coesione per arrivare al risultato. Il lavoro in team non si esime dall’autonomia di controllo, disciplina e gestione efficace. Il collaboratore di talento è un pilastro fondamentale della squadra e capisce che non esiste un “proprio orticello” ma un obiettivo comune e un “giusto mix di individui-talenti-competenze” per raggiungerlo

 

  • Apertura al cambiamento: le persone di talento non hanno paura del cambiamento, anzi lo ricercano e lo cavalcano. Sono sempre contenti di affrontare positivamente una nuova sfida, sono alla ricerca di nuove idee e soluzioni e non si irrigidiscono sulle vecchie posizioni. Come diceva il noto sociologo Alessandro Chelo, facendo un confronto con il mondo animale:

 

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“i delfini si ammalano e muoiono se non fanno mai qualcosa di diverso, gli squali sono estremamente conservatori e sono disturbati dalle cose differenti e poi ci sono le meduse gregarie, svogliate che seguono massa e corrente. Negli ambienti lavorativi normalmente si trovano un 20% di Delfini e un 20% di squali e tutto il resto sono meduse”.

Le aziende di successo vogliono aumentare la percentuale in azienda di delfini anche perché così facendo le meduse rimanenti non fanno che seguire i migliori

  • Motivazione all’apprendimento: nei corsi di formazione, nel lavoro, nello studio quando le persone sono motivate ad apprendere, a migliorarsi e a perfezionare le proprie competenze, ciò equivale nella maggioranza dei casi al raggiungimento dell’obiettivo in minor tempo e con risultati sopra la media.

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Gli strumenti digitali per facilitare lo sviluppo degli indicatori ci sono tutti , come ad esempio Office 365 con Teams, quello che manca alle aziende è una propensione all’evoluzione dell’individuo:

  • Formazione soft-skills, visto che le scuole italiane non preparano in tal senso
  • Lavoro per obiettivi
  • Smart-working
  • Collaboration
  • Coaching
  • Delega
  • Organizzazioni reticolari

Visto che al momento non si puo’ agire sul fronte scuola per incrementare i talenti e in ogni caso il personale impiegato è già numeroso le aziende che vogliono evolvere seriamente e ampliare i propri orizzonti e di conseguenza il proprio business devono impegnarsi in prima persona ma possono essere coadiuvate dai fondi professionali formativi , da formatori esperti e da consulenti , come quelli di Awan, che approcciano alle organizzazioni con metodologie innovative.

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A scuola di impresa

Negli ultimi anni abbiamo cambiato pelle. Ci siamo resi conto che i nostri progetti Marketing e rinnovamento tecnologico servivano a poco perché gli imprenditori che incontravamo più che di questo avevano bisogno di “scuola di impresa”.

“Il marketing è quella magia che ti porta dove vuoi andare” raccontavamo a chi, in realtà, ci stava chiedendo “ma noi dove dobbiamo andare ?”

Non voglio dire che non sapessero fare il proprio lavoro, tuttavia a causa di una gestione del tempo migliorabile, non dedicavano risorse all’aggiornamento sul tema chiave: come si fa impresa oggi nell’era digitale, quando tutto è cambiato? 

Sapevano che il “si è sempre fatto così” non funziona più e vedevano nascere realtà nuove da cui erano anche superati, ma non riuscivano a capire come approcciare in modo professionale e strutturato il nuovo modo di fare azienda oggi.

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Ci siamo poi accorti che questo nuovo modo di fare impresa  è molto più vicino al mondo delle start-up che a quello delle aziende tradizionali, quindi per 2 anni abbiamo studiato da Starboost e abbiamo inventato il nostro personale approccio “leggero” per il rinnovamento delle PMI che abbiamo applicato a quelli che  umilmente abbiamo chiamato “Progetti Marketing”.

In realtà applicando la nostra metodologia i clienti hanno scoperto nuovi approcci e nuove opportunità per sviluppare il proprio business in linea con le loro passioni, e hanno, a volte autonomamente,  con rinnovata energia, realizzato  iniziative di innovazione che hanno portato loro risultati oltre le aspettative iniziali.

Oggi possiamo dire che il nostro approccio e la nostra metodologia sono stati vincenti in tutti i casi e per ogni tipologia di cliente, quindi abbiamo deciso passare al livello successivo: chiamarla per nome e sintetizzarla in modo efficace in modo da riuscire a rispondere a chi ci chiede “cosa fate?”

RENEW-UP (rinnovamento e crescita)

“SCOMPONIAMO IL MODELLO DI BUSINESS DELL’AZIENDA, E RITORNIAMO ALL’ORIZZONTE DI SENSO DELL’IMPRENDITORE, QUINDI RIGENERIAMO L’IMPRESA COME FOSSE UNA START-UP,  INNESTANDO LE NUOVE REGOLE E TECNOLOGIE DEL  MONDO DIGITALE.”

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Ecco questo, in poche parole, quello che AWAN ha fatto nell’ultimo anno.

Le fasi del progetto che dura almeno 6 mesi sono le seguenti:

  1. Analisi dell’impresa in relazione ai trend di settore ed ai concorrenti reali e potenziali
  2. Progettazione del Marketing e Vendite e dell’Organizzazione per raggiungere obiettivo
  3. Preparazione del template piano Marketing annuale e impostazione del piano per il prossimo periodo
  4. Assistenza all’esecuzione del piano, follow up e passaggio consegne

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Dietro a queste generiche descrizioni si nasconde una vera e propria rivoluzione che crea una organizzazione “sense and respond” orientata al cliente e non più solamente autoreferenziale basata sulle proprie competenze.

Da questo progetto nascono tanti altri progetti che coordinati insieme trasformano l’azienda poco a poco, mentre l’imprenditore senza accorgersene impara a navigare nel mondo digitale senza naufragare e realizza il suo sogno di avere una impresa che sa reinventarsi e innovare continuamente come le start-up di successo oggi diventate famose.

Con noi l’imprenditore impara a navigare nel mondo moderno con metodologie che gli permettono di sviluppare l’azienda e questo scatena nuovi progetti interni e sul mercato che fanno crescere l’azienda.

Diversamente intelligenti

Oggi volevo fare delle considerazioni tra intelligenza umana e tecnologia.

Ero a conoscenza di un fenomeno del secolo scorso denominato “effetto Flynn” ovvero una crescita costante del QI (Quoziente Intellettivo) medio mondiale di quasi 3 pt ogni decennio. Ciò probabilmente grazie ad un insieme di fattori: miglioramenti nell’alimentazione, nella salute, nell’ educazione , nell’igiene e altri, con un’impennata iniziale soprattutto nei primi 60 anni del 1900.

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Inoltre negli anni ’90 si è anche tracciata una mappatura di differenza tra i QI medi in base ai 3 tipi di caratteri somatici Mondiali

 

 

E nell’immagine qui sotto si evidenzia la distribuzione del QI medio a livello mondiale

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Dove si evince che i QI più alti si presentano nei paesi orientali (Cina) mentre quelli più bassi nelle zone Africane. (I colori vanno dal minimo in rosso al massimo in viola)

Ora sembra che la tendenza si sia invertita. Una ricerca condotta da Bernt Bratsberg e Ole Rogeberg del Centro Ragnar Frisch per la Ricerca Economica in Norvegia ha preso in esame i risultati dai test del QI di 730mila ragazzi norvegesi di 18-19 anni valutati per il servizio militare obbligatorio. Dal 1970 al 2009, sono state reclutate tre generazioni di uomini nati tra il 1962 e il 1991. Tra i nati dopo il 1975, si è registrato un calo di punteggi medi pari a 7 punti per ogni generazione.

Bratsberg e Rogeberg suggeriscono possibili spiegazioni per il fenomeno: oltre a fattori ambientali, potrebbero essere responsabili anche cambiamenti nello stile di vita e nei sistemi educativi, insieme alla tendenza dei bambini di oggi a preferire i videogiochi ai libri.

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Vediamo nel grafico un confronto tra i valori QI medi tra il 2006 e il 2012 e possiamo notare che sono pressochè tutti in calo tranne alcuni paesi nord europei e il Canada. L’Italia, nella fattispecie, è uno dei paesi che ha avuto il crollo maggiore perdendo 6 punti in 6 anni.

 

Tali cali si riscontano anche all’ interno delle stesse famiglie, tra fratelli maggiori e minori, portando a pensare che il motivo non sarebbe tanto di carattere demografico, come l’accumulo di determinati geni in fasce particolari della popolazione, quanto piuttosto sia da ricercare nei cambiamenti degli stili di vita e nelle abitudini dei ragazzi.

Oggi leggono di meno? Cosa leggono? Come trascorrono il tempo libero? Che tipo di istruzione ricevono? Come si rapportano con gli altri ? Come collaborano e lavorano in gruppo ?

Ebbene, se da un lato pare che l’intelligenza si sia involuta, dall’ altro c’è chi suppone che comunque non ci sia stato un adattamento del test del QI all’ intelligenza di oggi. Insomma, oggi chi definisce l’intelligenza moderna decisamente più “fluida”, cioè più connessa alla capacità di vedere nuove connessioni e trovare soluzioni originali e creative, probabilmente dovrà rivedere il rapporto con i rigidi risultati accademici.

diversamente intelligente

Sorge spontanea una domanda: “Stiamo diventando tutti Stupidi ?” oppure dobbiamo variare il modo di relazionarci all’ intelligenza ?

Forse è necessario valutare altri fattori per capire come possiamo rapportarci a questo mondo che sta avanzando con la tecnologia e passare ad essere “diversamente intelligenti”

Recentemente sono giunti alcuni dati confortanti per quanto concerne i comportamenti quotidiani e le attitudini. Anche qui ci vengono in aiuto altri soldati in leva negli anni 1980-1994 e  controllati a posteriori in Finlandia tra il 1990 e il 2016 e i cui risultati della ricerca sono stati resi disponibili pochi mesi fa:

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Come possiamo notare in totale contrapposizione al “calo intellettivo” si sono fortemente sviluppate altre doti personali: la fiducia in se stessi, la socievolezza, la capacità di leadership e le capacità di impegnarsi per raggiungere un obiettivo.  Tali doti permettono di acquisire maggiori competenze in campo lavorativo e soprattutto ricoprire incarichi di maggiore responsabilità con conseguenti stipendi di entità superiore.

Dal punto di vista delle aziende esse hanno a disposizione persone e tecnologia e stanno sempre più adottando (Europa secondo solo agli USA) e sviluppando le tecnologie cognitive.Ci sono buone ragioni peradottare e sviluppare queste tecnologie:

  • poter prendere migliori decisioni Birth of Artificial Intelligence - Binary Burstelaborando enormi quantitativi di dati, strutturati e non
  • aumentare le capacità personali dei dipendenti, grazie al risparmio di tempo e alla conoscenza aumentata
  • migliorare il servizio clienti, attraverso il machine learning e il riconoscimento vocale.

 

Si stima che entro la fine del 2020:

  • Il 75% dei lavoratori che utilizzano applicazioni aziendali avrà accesso  a personal assistant  artificiali che potenzieranno i loro skill e capacità cognitive
  • Il 30% delle aziende implementerà ruoli di chief robotics officer role e definirà funzioni dedicate alla robotica all’ interno delle organizzazioni.
  • La crescita della robotica accellererà la ricerca di talenti, con un gap del 35% di posizioni vacanti e un aumento medio dei relativi stipendi del 60%
  • Il 20% delle aziende dedicherà propri dipendenti alla supervisione e guida di reti neurali

Quindi funzionalità cognitive, IA e Machine Learning si svilupperanno velocemente. Le API saranno lo strumento primario per connettere dati distribuiti sulle catene dell’economia digitale, dei cloud e dei datacenter

Il 30% delle applicazioni commerciali di servizio avranno business model di “”Robot as a Service”, riducendo i costi dello sviluppo robotico.

Sembra che queste tecnologie abbiano sostituito alcune delle competenze che erano elaborate nei driver dei test sul QI, dobbiamo quindi misurarci su altri piani intellettivi e saperci differenziare. Non dobbiamo combattere contro la tecnologia ma farla nostra alleata. Essa puo’ renderci la vita più semplice e permetterci di avere più tempo da dedicare al nostro nuovo sviluppo cognitivo.

gallinaI giovani sono abituati ad un mondo connesso, veloce e sempre più digitale. Passano molte ore davanti ai piccoli schermi e poco tempo sui libri. Non vedono l’utilità del nozionismo scolastico e con molta probabilità hanno bisogno di incrementare una mentalità dinamica ed adattiva. Allo stesso tempo le generazioni che gestiscono ora le aziende hanno bisogno di cambiare atteggiamento ed evolvere verso nuove competenze digitali. Le due attitudini devono diventare sinergiche in totale collaborazione.

Occorre lavorare sulle soft skill ma affiancandole al mondo “digitale” e sociale: comunicazione, contenuti, progettazione, pianificazione, auto realizzazione, conoscenza delle reti, sostenibilità, lavoro agile, creatività, pensiero laterale sono solo alcune delle abilità richieste.

Come si diventerà vincenti, come persone e come aziende nei prossimi anni ?

Attivandosi in un mondo digitale con un occhio alla sostenibilità, favorire l’economia circolare, abbattere le intermediazioni, rivedere le strutture organizzative, sviluppare business con nuove metodologie, applicare il design thinking e se necessario avvalersi di appositi “coach” abilitanti in questo momento di transizione. Sono i passi necessari per ovviare al calo di QI in attesa che vengano rivisti i protocolli di valutazione e avviarsi verso una “diversificazione intellettiva”.

Digital-DNA

 

 

Temi caldi per l’autunno

Non è semplice scegliere il tema del Blog perché oggi i temi caldi sono diversi. La scorsa settimana c’è stato SMAU a Milano. Oggi (30 Ottobre 2018) c’è il convegno dell’Osservatorio sullo Smart Working del MIP al Politecnico di Milano. Sto leggendo un libro che pone dei quesiti e offre delle risposte e osservazioni fuori dagli schemi. Stiamo portando avanti con successo un progetto di Marketing su un piccolo cliente secondo una nuova metodologia che abbiamo creato che aumenta la consapevolezza del cliente e lo predispone a realizzare il cambiamento, ed i risultati ci sono. E infine stiamo scoprendo una nuova figura che secondo noi avrà successo nel prossimo futuro: l’artigiano intellettuale e digitale.

Ognuno di questi argomenti richiederebbe un approfondimento e magari lo farà nei prossimi Blog, tuttavia riporto qui alcune brevi riflessioni su tutti questi punti.

SMAU 2018 – sottotono, anche secondo gli operatori. Abbiamo l’impressione che le tecnologie presentate non abbiano più niente di innovativo. Anche le Start-up ora che siamo nel loro modo, spesso presentano soluzioni ed offerte per nulla di successo. E’ difficile trovare spunti nel modo del digitale. imageQuello che più ci ha colpito è la presenza di società che nascono da esperienze artigiane e di design, che propongono oggetti belli e funzionali inserite in un contesto di trasformazione digitale e di modo di vivere più sostenibile. Le startup sono importanti, tuttavia serve maggiore cultura tra gli operatori su quella che è la “vera innovazione” e quali sono i trend emergenti e per il futuro, al fine di evitare di sviluppare idee che nascono già vecchie e lanciarle in un “oceano  rosso”

Osservatorio sullo Smart Working 2018 – presenta tanti casi di successo che ormai sono presenti nelle grandi aziende e no sono neanche una novità. Purtroppo l’Osservatorio non riesce a creare impatto e cambiamento nel modo di lavorare del tipico imprenditore italiano che non solo non ha tempo sm10

di informarsi e seguire i convegni, ma persiste nel considerare i proprii dipendenti carne da macello e schiavi che devono lavoraresm19 in ufficio per essere controllati meglio e non hanno flessibilità di orario. Non si rende conto che se compra il loro tempo difficilmente questi gli daranno anche la loro testa. Noi cerchiamo di incontrare e parlare con questi imprenditori per insegnare non solo a delegare, ma anche a vivere meglio e ricavare di più dai collaboratori aiutandoli ad essere più soddisfatti.

21 Lezioni per il XXI secolo.- cito” …Per la gente comune sarà molto difficile contrastare questo processo. Al momento, la gente è felice di elargire la propria risorsa più preziosa – i dati personali – in cambio imagedi servizi di posta elettronica gratuita e simpatici video di gattini. È un po’ com’è accaduto agli africani e agli indiani d’America, che hanno sconsideratamente venduto grandi territori agli imperialisti europei in cambio di perline colorate e paccottiglia. Se in futuro la gente comune cercherà di bloccare il flusso di dati, scoprirà che nel frattempo l’impresa è diventata molto più difficile, soprattutto perché tutti dipendono dalla rete per qualsiasi decisione, persino per la salute e per la sopravvivenza fisica. Esseri umani e macchine saranno così strettamente associati che gli esseri umani non potranno sopravvivere se non connessi alla rete. Saranno in rete fin dalla nascita, e se nel corso della loro esistenza decidessero di uscirne, le compagnie assicurative potrebbero rifiutarsi di assicurarli, i datori di lavoro potrebbero rifiutarsi di assumerli e i servizi sanitari potrebbero rifiutarsi di curarli. Nella grande battaglia tra salute e privacy, è molto probabile che la salute vincerà a mani basse. Quando flussi di dati sempre più impetuosi attraverseranno sensori….

Harari, Yuval Noah. 21 lezioni per il XXI secolo (Italian Edition) . Bompiani.

Queste ed altre riflessioni che basano la loro origine dall’IA e dall’automazione spinta vede come fondamentali in futuro il ruolo degli “ Algoritmi” più ancora dei Robot, ed fa riflettere su come già oggi siamo dipendenti da essi. Un esempio su tutto … Google Maps per i nostri spostamenti. Riflettiamo finché siamo in tempo. I cambiamenti in corso potrebbero creare un futuro che in cui noi “Uomini Sapiens” saremo irrilevanti.

Progetti di AWAN per reinventare l’impresa e fare Marketing – Applicando la metodologia imageStarboost per la creazione di Startup di successo e la nostra esperienza di Marketing e Produttività abbiamo creato una metodologia leggera per le piccole aziende che vogliono cambiare ed evolvere la loro azienda verso un nuovo modo di fare impresa, più digitale, sostenibile e con il coinvolgimento attivo delle risorse chiave e dei collaboratori, ma soprattutto con la delega che porta vivere meglio.

Una figura emergente: L’artigiano Intellettuale. Avete mai pensato che oggi gli artigiani sono completamente differenti da quelli che immaginiamo. Sono giovani, usano strumenti imagedigitali e a volte sono laureati. Nasce “l’artigiano Intellettuale” che è una figura importantissima per il nostro paese pieno di creatività e risorse. Queste persone devono essere nutrite con competenze e conoscenze che vengono dalle aziende più strutturate e contemporaneamente la loro creatività deve essere salvaguardata. Imparano a vendere all’estero con internet le loro creazioni e hanno una qualità della vita ed una motivazione altissima se usano le opportunità che offrono la digitalizzazione e l’arte. Abbiamo fortunatamente clienti così che ci stanno dando molti stimoli e conferme che siamo sulla strada giusta.

Le competenze per le aziende di domani

La velocità dei mercati, il difficile contesto economico, la concorrenza globale obbligano le aziende a prendere decisioni in brevi lassi di tempo e con rapide valutazioni.

Ho già più volte parlato di quanto è importante saper lavorare per obiettivi i quali  devono essere calati a tutti i livelli aziendali senza escludere nessuno. Le nuove tecnologie sono abilitanti per questo, essenziale è essere consapevoli dell’importanza e “voler” lavorare per obiettivi.

Assai importante, prima di tutto, per l’imprenditore di domani è potersi avvalere di un team coeso e collaborativo. L’esempio, la visione chiara, la coerenza, la condivisione permettono di costruire il rapporto di fiducia necessario  per la sua creazione.

Se una volta le aziende “compravano il tempo” delle persone rendendole “dipendenti” e facendole lavorare secondo degli schemi fordiani oggi diventa indispensabile “comprare la testa” dei propri collaboratori.

Ma come si fa a interessare la testa ? Sicuramente bisogna riuscire ad instaurare relazioni collaborative, gestire le persone motivandole e facendole crescere e soprattutto creare un clima sereno e disteso in azienda (anche nei momenti di crisi).

Essere assertivi, capaci a vedere tutti gli aspetti del problema, fare riunioni efficaci, abilitare lo smart working, facilitare la creatività e l’innovazione sono le competenze maggiormente richieste nei manager di domani.

Le nostre scuole, purtroppo, forniscono migliaia di nozioni ed esperienze stereotipate. Sarebbe auspicabile un ammodernamento inserendo percorsi sulle soft-skill e sul lateral-thinking. In attesa che qualcuno dall’alto risolva la questione delle nuove generazioni , su quelle attuali che già lavorano in azienda si può investire sulla formazione, sulla crescita e sull’esperienzialità.

NEUROMANAGER

Gli strumenti tecnologici moderni permettono nelle aziende, se sfruttati bene, da un lato di essere maggiormente produttivi e collaborativi e dall’altro di estendere la formazione sulle soft skill a tutte le aree aziendali, non solo ai dirigenti e ai quadri ma a tutta la popolazione aziendale .

Fare investimenti sul capitale umano e investire per predisporre corsi ed esperienze su:

  • competenze digitali
  • capacità di ragionare fuori dagli schemi
  • gestione del tempo e pianificazione
  • problem solving
  • Team building
  • resilienza
  • assertività
  • risk management
  • lateral thinking

consentiranno di far fronte ai problemi del mercato attuale ed anche di diventare maggiormente competitivi e avere successo.

Le grandi aziende si stanno già muovendo in tal senso. Ma le PMI ? cosa si fa nelle aziende meno strutturate ? I dati statistici non sono confortanti ed è proprio per questo che con Awan cerchiamo di diffondere queste nuove modalità di lavoro proprio in questo settore.

e per garantire la produttività in azienda tutto il necessario per il mondo delle competenze digitali:

 

Tasso di Successo = (Produttività) * (% investimento formativo) / (Capitale umano)

 

DE – CIDERE

Qual è una delle cose più complesse da fare al giorno d’oggi sia dal punto di vista personale/professionale che aziendale?  DECIDERE

Prendere decisioni è qualcosa che chiunque sia nel possesso delle proprie facoltà mentali fa per tutta la vita, fin da quando, piccolissimo, conquista un primo, microscopico ambito di libertà (quale compagno di banco voglio a scuola? Chiedo a nonna la caramella o la Nutella?).

Secondo la psico-economista Sheena Iynegar, l’americano medio compie circa 70 scelte al giorno. Il medio amministratore delegato affronta 139 complessi compiti a scelta multipla ogni settimana. E in questi numeri saranno comprese anche le “non scelte” che sono pur sempre delle decisioni?

vocabolario dec

Nell’etimologia della parola il vero significato sta in una scelta che “taglia via” le altre possibilità. Forse è proprio questo che psicologicamente alla base blocca le nostre scelte. La paura di perdere una strada invece di quella quella che poteva essere la possibilità corretta. Tutti noi vorremmo poter provare le due strade contemporaneamente e vedere quale sarebbe la migliore e ovviamente poi perseguire solo quest’ultima. Purtroppo molte volte ciò non è possibile e allora cominciano a nascere i disagi.

Prima di tutto occorre ragionare sul fatto che non esistono delle scelte in cui non è presente una percentuale di aforisma 73 indecisione speranza coraggio Simone Nardonerischio che le cose non vadano come ci si aspettava, oltre al fatto che non è la prima volta che ci si trova di fronte ad una scelta difficile e che le volte, in cui è capitato di aver fatto la scelta sbagliata, si è stati in grado di accettare l’errore, andando avanti.

 

 

Non dimentichiamo che scegliere implica sempre un’assunzione di responsabilità e la capacità di affrontare e gestire i cambiamenti che una decisione importante inevitabilmente comporta e che, inoltre, scegliere in assoluta autonomia permette di sperimentare, al di là delle conseguenze della scelta (positive o negative), una sensazione di libertà e di non provare nessun genere di rimpianto.

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Da molto tempo vengono suggeriti strumenti e metodi come aiuto alla decisione, tipo:

  • Gary Clain con la sua “proiezione nel futuro”, ovvero immaginare di vedere in una sfera di cristallo le conseguenze della propria decisione scoprendo che tutto è andato storto e chiedersi come mai. Questo sistema costituirebbe la maniera efficace di trovare i punti deboli.
  • La Harvard Business Review invece dice che il vero modo per “guarire la piaga nascosta dell’incoerente processo decisionale degli esseri umani” è affidarsi agli algoritmi.
  • stilare una lista dei vantaggi e degli svantaggi e optare per una scelta ragionata sulla base degli stessi o addirittura un’analisi SWOT
  • il sistema della gallina, utilizzato da alcune tribù africane che consiste nell’avvelenare una gallina e aspettare per vedere se vive o muore o il meno traumatico lancio della monetina
  • Analisi dati e situazioni, esperienza e intuizione

Io propendo inoltre, anche, per vedere le cose in forma positiva e da una prospettiva diversa: domandarsi “cosa mi trattiene?” “cosa mi attira?”

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In qualsiasi caso è necessario a questo punto chiedersi se si hanno tutte le informazioni a disposizione per effettuare la scelta ed eventualmente recuperare quelle che servono.

Ma nella nostra epoca, oltre alle informazioni la scelta “giusta” risulta difficile per molti fattori:

  • Il tempo del cambiamento e del mercato troppo veloci per lo spirito di adattamento delle persone e delle aziende
  • La mancanza di analisi su dati storici e di riferimento
  • Usare solo la ragione o solo le emozioni
  • L’incapacità di analisi sui rischi e benefici delle scelte con la conseguenza di esagerare le conseguenze o di protrarsi inutilmente nella ricerca della scelta perfetta
  • Le credenze e le abitudini
  • La vastità di informazione e la difficoltà di reperire quelle interessanti (avere troppe alternative)
  • La scarsa conoscenza di visione sul futuro sia dei mercati che dei comportamenti umani

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Se da un lato un percorso di coaching individuale di crescita personale è efficace sia per sapersi assumere le responsabilità della scelta che per la capacità di affrontare e gestire i cambiamenti con variazione di credenze ed abitudini, dal lato aziendale e business ci si puo’ appoggiare anche ad altri supporti:

  • Percorsi formativi per il riconoscimento, l’inquadramento e il corretto utilizzo delle informazioni reperite nel web
  • Strumenti per reperire dati di competitor e dei mercati, dati storici e di riferimento e metterli a confronto (Business Intelligence)
  • Strumenti per l’elaborazione di modelli di analisi rischi/benefici e per il Decision Making
  • Percorsi formativi sulla gestione dell’intelligenza emotiva, sulle tecniche di Problem Solving, sulla felicità e sulla resilienza
  • Incontri di aggiornamento sui principali trend di sviluppo socio-economico

Cambiare e trasformare digitalmente le nostre aziende passa inevitabilmente tramite un percorso decisionale, proprio a tal fine AWAN sta proponendo incontri, eventi e Workshop di “envisioning” su andamenti, trend di mercato, comportamenti e nuove organizzazioni.

comportamenti

Paola Pezzuto