La consulenza per la Trasformazione Digitale diventa formazione

Questo mese riflettendo su come estendere l’utilizzo della potente metodologia che abbiamo creato per rinnovare in chiave digitale le imprese già consolidate, abbiamo condiviso, la possibilità di farla diventare una formazione gratuita.

Il nostro obiettivo è avere tante persone che come noi traggono beneficio dall’utilizzo dei Canvas, che sono diventati il nostro strumento di lavoro, e soprattutto diventano consapevoli di quale futuro scegliere per la propria impresa. Forti del successo dei nostri clienti vogliamo che altri comincino a adottare una Metodologia potente che permette di raggiungere risultati concreti in breve tempo.

I workshop sono ormai consolidati e anche i risultati di questi workshop sono chiaramente definiti.

Quello che più stupisce ogni volta è che semplicemente applicando la nostra metodologia dei Canvas l’imprenditore acquisisce consapevolezza degli sviluppi futuri possibili per la propria azienda e diventa motivato a cambiare per ottenere ciò che ha visto potrebbe fare per i propri clienti, cioè quello che i clienti vogliono ed emerge dal workshop “Value Proposition Canvas”.

Esempio 1: un cliente aveva pensato di offrire 4 servizi ai propri clienti, dopo l’applicazione della Metodologia AWAN ha realizzato che essi acquisterebbero da loro altri 10 servizi e che con poco investimento sarebbero in grado realizzare.

Esempio 2: un piccolo  cliente con un punto vendita ha duplicato il fatturato in 1 anno e raggiunto la consapevolezza di come è possibile crescere con il giusto approccio.

Successivamente avendo acquisito la fiducia nel metodo e nelle proprie possibilità di cambiare concretamente per adeguare l’azienda al nuovo mondo digitale, il cliente sente l’esigenza di avviare progetti di trasformazione digitale consapevole della importanza dell’investimento.

I progetti possono essere avviati anche autonomamente e l’impegno di risorse è commisurato ai risultati che si vedono già nei primi sei mesi. La potenza della metodologia è la creazione della consapevolezza di intraprendere un percorso che porta l’impresa al successo nel nuovo mondo digitale, e questo oggi non è cosa da poco considerando il comune disorientamento collettivo degli imprenditori del nostro paese

Noi adottiamo le metodologie “Agile” e “Lean” per implementare gli strumenti rigorosamente “Cloud” al fine di dare velocemente risultati attesi e aumentare la fiducia dell’imprenditore sul metodo e sulla Trasformazione Digitale. E’ Importante lavorare su 3 assi (Tecnologia, Persone, Processi) e a volte anche sul 4° asse dei modelli di business che oggi diventa fondamentale per creare nuovo valore. I progetti che nascono dall’approccio strategico iniziale sono di cambiamento organizzativo e di crescita delle persone, in linea con i paradigmi e le tecnologie del nuovo mondo digitale.

Il risultato di questo processo di crescita dell’imprenditore è la consapevolezza che la trasformazione digitale è possibile e questa colloca l’azienda avanti rispetto ai competitor di settore e permette di controllare il proprio futuro invece di sentirsi in balia di eventi troppo veloci da poter essere gestiti.

Sotto un esempio di progetti realizzati presso un cliente al termine del periodo “Strong” della pianificazione evolutiva.

Siamo davvero soddisfatti, anche se ci rendiamo conto che diventare nostri clienti per questa tipologia di progetti non è facile poiché richiede una rara apertura al cambiamento da parte dell’imprenditore.

Tuttavia crediamo che sempre più aziende stanno cercando una risposta alla decrescita del loro business attuale e alla nascita di competitor “digitali” dirompenti che cambiano le regole del settore, e acquisiscono velocemente quote di mercato. Noi ce l’abbiamo!

Questo effetto della digitalizzazione e dell’utilizzo delle nuove tecnologie da parte delle start-up colpisce ogni settore anche nel nostro arretrato paese, e anche l’imprenditore che oggi si sente al sicuro, avrà bisogno di un supporto metodologico nuovo per riacquistare fiducia nelle possibilità della propria azienda.

Per questo motivo abbiamo scelto di divulgare questa nostra esperienza attraverso la formazione ed il coaching e non solo con la consulenza che già attuiamo.

Se vuoi partecipare al gratuito di 1 giorno sulla Metodologia AWAN per lo sviluppo dell’impresa

PRENOTA
QUI

Oppure scrivi a:

marketing@cloudea.it

Diversamente intelligenti

Oggi volevo fare delle considerazioni tra intelligenza umana e tecnologia.

Ero a conoscenza di un fenomeno del secolo scorso denominato “effetto Flynn” ovvero una crescita costante del QI (Quoziente Intellettivo) medio mondiale di quasi 3 pt ogni decennio. Ciò probabilmente grazie ad un insieme di fattori: miglioramenti nell’alimentazione, nella salute, nell’ educazione , nell’igiene e altri, con un’impennata iniziale soprattutto nei primi 60 anni del 1900.

qimediobiotipi

Inoltre negli anni ’90 si è anche tracciata una mappatura di differenza tra i QI medi in base ai 3 tipi di caratteri somatici Mondiali

 

 

E nell’immagine qui sotto si evidenzia la distribuzione del QI medio a livello mondiale

qi-mondiale

Dove si evince che i QI più alti si presentano nei paesi orientali (Cina) mentre quelli più bassi nelle zone Africane. (I colori vanno dal minimo in rosso al massimo in viola)

Ora sembra che la tendenza si sia invertita. Una ricerca condotta da Bernt Bratsberg e Ole Rogeberg del Centro Ragnar Frisch per la Ricerca Economica in Norvegia ha preso in esame i risultati dai test del QI di 730mila ragazzi norvegesi di 18-19 anni valutati per il servizio militare obbligatorio. Dal 1970 al 2009, sono state reclutate tre generazioni di uomini nati tra il 1962 e il 1991. Tra i nati dopo il 1975, si è registrato un calo di punteggi medi pari a 7 punti per ogni generazione.

Bratsberg e Rogeberg suggeriscono possibili spiegazioni per il fenomeno: oltre a fattori ambientali, potrebbero essere responsabili anche cambiamenti nello stile di vita e nei sistemi educativi, insieme alla tendenza dei bambini di oggi a preferire i videogiochi ai libri.

tabpaesiQI

 

Vediamo nel grafico un confronto tra i valori QI medi tra il 2006 e il 2012 e possiamo notare che sono pressochè tutti in calo tranne alcuni paesi nord europei e il Canada. L’Italia, nella fattispecie, è uno dei paesi che ha avuto il crollo maggiore perdendo 6 punti in 6 anni.

 

Tali cali si riscontano anche all’ interno delle stesse famiglie, tra fratelli maggiori e minori, portando a pensare che il motivo non sarebbe tanto di carattere demografico, come l’accumulo di determinati geni in fasce particolari della popolazione, quanto piuttosto sia da ricercare nei cambiamenti degli stili di vita e nelle abitudini dei ragazzi.

Oggi leggono di meno? Cosa leggono? Come trascorrono il tempo libero? Che tipo di istruzione ricevono? Come si rapportano con gli altri ? Come collaborano e lavorano in gruppo ?

Ebbene, se da un lato pare che l’intelligenza si sia involuta, dall’ altro c’è chi suppone che comunque non ci sia stato un adattamento del test del QI all’ intelligenza di oggi. Insomma, oggi chi definisce l’intelligenza moderna decisamente più “fluida”, cioè più connessa alla capacità di vedere nuove connessioni e trovare soluzioni originali e creative, probabilmente dovrà rivedere il rapporto con i rigidi risultati accademici.

diversamente intelligente

Sorge spontanea una domanda: “Stiamo diventando tutti Stupidi ?” oppure dobbiamo variare il modo di relazionarci all’ intelligenza ?

Forse è necessario valutare altri fattori per capire come possiamo rapportarci a questo mondo che sta avanzando con la tecnologia e passare ad essere “diversamente intelligenti”

Recentemente sono giunti alcuni dati confortanti per quanto concerne i comportamenti quotidiani e le attitudini. Anche qui ci vengono in aiuto altri soldati in leva negli anni 1980-1994 e  controllati a posteriori in Finlandia tra il 1990 e il 2016 e i cui risultati della ricerca sono stati resi disponibili pochi mesi fa:

valori-finlandesi

Come possiamo notare in totale contrapposizione al “calo intellettivo” si sono fortemente sviluppate altre doti personali: la fiducia in se stessi, la socievolezza, la capacità di leadership e le capacità di impegnarsi per raggiungere un obiettivo.  Tali doti permettono di acquisire maggiori competenze in campo lavorativo e soprattutto ricoprire incarichi di maggiore responsabilità con conseguenti stipendi di entità superiore.

Dal punto di vista delle aziende esse hanno a disposizione persone e tecnologia e stanno sempre più adottando (Europa secondo solo agli USA) e sviluppando le tecnologie cognitive.Ci sono buone ragioni peradottare e sviluppare queste tecnologie:

  • poter prendere migliori decisioni Birth of Artificial Intelligence - Binary Burstelaborando enormi quantitativi di dati, strutturati e non
  • aumentare le capacità personali dei dipendenti, grazie al risparmio di tempo e alla conoscenza aumentata
  • migliorare il servizio clienti, attraverso il machine learning e il riconoscimento vocale.

 

Si stima che entro la fine del 2020:

  • Il 75% dei lavoratori che utilizzano applicazioni aziendali avrà accesso  a personal assistant  artificiali che potenzieranno i loro skill e capacità cognitive
  • Il 30% delle aziende implementerà ruoli di chief robotics officer role e definirà funzioni dedicate alla robotica all’ interno delle organizzazioni.
  • La crescita della robotica accellererà la ricerca di talenti, con un gap del 35% di posizioni vacanti e un aumento medio dei relativi stipendi del 60%
  • Il 20% delle aziende dedicherà propri dipendenti alla supervisione e guida di reti neurali

Quindi funzionalità cognitive, IA e Machine Learning si svilupperanno velocemente. Le API saranno lo strumento primario per connettere dati distribuiti sulle catene dell’economia digitale, dei cloud e dei datacenter

Il 30% delle applicazioni commerciali di servizio avranno business model di “”Robot as a Service”, riducendo i costi dello sviluppo robotico.

Sembra che queste tecnologie abbiano sostituito alcune delle competenze che erano elaborate nei driver dei test sul QI, dobbiamo quindi misurarci su altri piani intellettivi e saperci differenziare. Non dobbiamo combattere contro la tecnologia ma farla nostra alleata. Essa puo’ renderci la vita più semplice e permetterci di avere più tempo da dedicare al nostro nuovo sviluppo cognitivo.

gallinaI giovani sono abituati ad un mondo connesso, veloce e sempre più digitale. Passano molte ore davanti ai piccoli schermi e poco tempo sui libri. Non vedono l’utilità del nozionismo scolastico e con molta probabilità hanno bisogno di incrementare una mentalità dinamica ed adattiva. Allo stesso tempo le generazioni che gestiscono ora le aziende hanno bisogno di cambiare atteggiamento ed evolvere verso nuove competenze digitali. Le due attitudini devono diventare sinergiche in totale collaborazione.

Occorre lavorare sulle soft skill ma affiancandole al mondo “digitale” e sociale: comunicazione, contenuti, progettazione, pianificazione, auto realizzazione, conoscenza delle reti, sostenibilità, lavoro agile, creatività, pensiero laterale sono solo alcune delle abilità richieste.

Come si diventerà vincenti, come persone e come aziende nei prossimi anni ?

Attivandosi in un mondo digitale con un occhio alla sostenibilità, favorire l’economia circolare, abbattere le intermediazioni, rivedere le strutture organizzative, sviluppare business con nuove metodologie, applicare il design thinking e se necessario avvalersi di appositi “coach” abilitanti in questo momento di transizione. Sono i passi necessari per ovviare al calo di QI in attesa che vengano rivisti i protocolli di valutazione e avviarsi verso una “diversificazione intellettiva”.

Digital-DNA

 

 

Temi caldi per l’autunno

Non è semplice scegliere il tema del Blog perché oggi i temi caldi sono diversi. La scorsa settimana c’è stato SMAU a Milano. Oggi (30 Ottobre 2018) c’è il convegno dell’Osservatorio sullo Smart Working del MIP al Politecnico di Milano. Sto leggendo un libro che pone dei quesiti e offre delle risposte e osservazioni fuori dagli schemi. Stiamo portando avanti con successo un progetto di Marketing su un piccolo cliente secondo una nuova metodologia che abbiamo creato che aumenta la consapevolezza del cliente e lo predispone a realizzare il cambiamento, ed i risultati ci sono. E infine stiamo scoprendo una nuova figura che secondo noi avrà successo nel prossimo futuro: l’artigiano intellettuale e digitale.

Ognuno di questi argomenti richiederebbe un approfondimento e magari lo farà nei prossimi Blog, tuttavia riporto qui alcune brevi riflessioni su tutti questi punti.

SMAU 2018 – sottotono, anche secondo gli operatori. Abbiamo l’impressione che le tecnologie presentate non abbiano più niente di innovativo. Anche le Start-up ora che siamo nel loro modo, spesso presentano soluzioni ed offerte per nulla di successo. E’ difficile trovare spunti nel modo del digitale. imageQuello che più ci ha colpito è la presenza di società che nascono da esperienze artigiane e di design, che propongono oggetti belli e funzionali inserite in un contesto di trasformazione digitale e di modo di vivere più sostenibile. Le startup sono importanti, tuttavia serve maggiore cultura tra gli operatori su quella che è la “vera innovazione” e quali sono i trend emergenti e per il futuro, al fine di evitare di sviluppare idee che nascono già vecchie e lanciarle in un “oceano  rosso”

Osservatorio sullo Smart Working 2018 – presenta tanti casi di successo che ormai sono presenti nelle grandi aziende e no sono neanche una novità. Purtroppo l’Osservatorio non riesce a creare impatto e cambiamento nel modo di lavorare del tipico imprenditore italiano che non solo non ha tempo sm10

di informarsi e seguire i convegni, ma persiste nel considerare i proprii dipendenti carne da macello e schiavi che devono lavoraresm19 in ufficio per essere controllati meglio e non hanno flessibilità di orario. Non si rende conto che se compra il loro tempo difficilmente questi gli daranno anche la loro testa. Noi cerchiamo di incontrare e parlare con questi imprenditori per insegnare non solo a delegare, ma anche a vivere meglio e ricavare di più dai collaboratori aiutandoli ad essere più soddisfatti.

21 Lezioni per il XXI secolo.- cito” …Per la gente comune sarà molto difficile contrastare questo processo. Al momento, la gente è felice di elargire la propria risorsa più preziosa – i dati personali – in cambio imagedi servizi di posta elettronica gratuita e simpatici video di gattini. È un po’ com’è accaduto agli africani e agli indiani d’America, che hanno sconsideratamente venduto grandi territori agli imperialisti europei in cambio di perline colorate e paccottiglia. Se in futuro la gente comune cercherà di bloccare il flusso di dati, scoprirà che nel frattempo l’impresa è diventata molto più difficile, soprattutto perché tutti dipendono dalla rete per qualsiasi decisione, persino per la salute e per la sopravvivenza fisica. Esseri umani e macchine saranno così strettamente associati che gli esseri umani non potranno sopravvivere se non connessi alla rete. Saranno in rete fin dalla nascita, e se nel corso della loro esistenza decidessero di uscirne, le compagnie assicurative potrebbero rifiutarsi di assicurarli, i datori di lavoro potrebbero rifiutarsi di assumerli e i servizi sanitari potrebbero rifiutarsi di curarli. Nella grande battaglia tra salute e privacy, è molto probabile che la salute vincerà a mani basse. Quando flussi di dati sempre più impetuosi attraverseranno sensori….

Harari, Yuval Noah. 21 lezioni per il XXI secolo (Italian Edition) . Bompiani.

Queste ed altre riflessioni che basano la loro origine dall’IA e dall’automazione spinta vede come fondamentali in futuro il ruolo degli “ Algoritmi” più ancora dei Robot, ed fa riflettere su come già oggi siamo dipendenti da essi. Un esempio su tutto … Google Maps per i nostri spostamenti. Riflettiamo finché siamo in tempo. I cambiamenti in corso potrebbero creare un futuro che in cui noi “Uomini Sapiens” saremo irrilevanti.

Progetti di AWAN per reinventare l’impresa e fare Marketing – Applicando la metodologia imageStarboost per la creazione di Startup di successo e la nostra esperienza di Marketing e Produttività abbiamo creato una metodologia leggera per le piccole aziende che vogliono cambiare ed evolvere la loro azienda verso un nuovo modo di fare impresa, più digitale, sostenibile e con il coinvolgimento attivo delle risorse chiave e dei collaboratori, ma soprattutto con la delega che porta vivere meglio.

Una figura emergente: L’artigiano Intellettuale. Avete mai pensato che oggi gli artigiani sono completamente differenti da quelli che immaginiamo. Sono giovani, usano strumenti imagedigitali e a volte sono laureati. Nasce “l’artigiano Intellettuale” che è una figura importantissima per il nostro paese pieno di creatività e risorse. Queste persone devono essere nutrite con competenze e conoscenze che vengono dalle aziende più strutturate e contemporaneamente la loro creatività deve essere salvaguardata. Imparano a vendere all’estero con internet le loro creazioni e hanno una qualità della vita ed una motivazione altissima se usano le opportunità che offrono la digitalizzazione e l’arte. Abbiamo fortunatamente clienti così che ci stanno dando molti stimoli e conferme che siamo sulla strada giusta.

DE – CIDERE

Qual è una delle cose più complesse da fare al giorno d’oggi sia dal punto di vista personale/professionale che aziendale?  DECIDERE

Prendere decisioni è qualcosa che chiunque sia nel possesso delle proprie facoltà mentali fa per tutta la vita, fin da quando, piccolissimo, conquista un primo, microscopico ambito di libertà (quale compagno di banco voglio a scuola? Chiedo a nonna la caramella o la Nutella?).

Secondo la psico-economista Sheena Iynegar, l’americano medio compie circa 70 scelte al giorno. Il medio amministratore delegato affronta 139 complessi compiti a scelta multipla ogni settimana. E in questi numeri saranno comprese anche le “non scelte” che sono pur sempre delle decisioni?

vocabolario dec

Nell’etimologia della parola il vero significato sta in una scelta che “taglia via” le altre possibilità. Forse è proprio questo che psicologicamente alla base blocca le nostre scelte. La paura di perdere una strada invece di quella quella che poteva essere la possibilità corretta. Tutti noi vorremmo poter provare le due strade contemporaneamente e vedere quale sarebbe la migliore e ovviamente poi perseguire solo quest’ultima. Purtroppo molte volte ciò non è possibile e allora cominciano a nascere i disagi.

Prima di tutto occorre ragionare sul fatto che non esistono delle scelte in cui non è presente una percentuale di aforisma 73 indecisione speranza coraggio Simone Nardonerischio che le cose non vadano come ci si aspettava, oltre al fatto che non è la prima volta che ci si trova di fronte ad una scelta difficile e che le volte, in cui è capitato di aver fatto la scelta sbagliata, si è stati in grado di accettare l’errore, andando avanti.

 

 

Non dimentichiamo che scegliere implica sempre un’assunzione di responsabilità e la capacità di affrontare e gestire i cambiamenti che una decisione importante inevitabilmente comporta e che, inoltre, scegliere in assoluta autonomia permette di sperimentare, al di là delle conseguenze della scelta (positive o negative), una sensazione di libertà e di non provare nessun genere di rimpianto.

cognitivebias.jpg

Da molto tempo vengono suggeriti strumenti e metodi come aiuto alla decisione, tipo:

  • Gary Clain con la sua “proiezione nel futuro”, ovvero immaginare di vedere in una sfera di cristallo le conseguenze della propria decisione scoprendo che tutto è andato storto e chiedersi come mai. Questo sistema costituirebbe la maniera efficace di trovare i punti deboli.
  • La Harvard Business Review invece dice che il vero modo per “guarire la piaga nascosta dell’incoerente processo decisionale degli esseri umani” è affidarsi agli algoritmi.
  • stilare una lista dei vantaggi e degli svantaggi e optare per una scelta ragionata sulla base degli stessi o addirittura un’analisi SWOT
  • il sistema della gallina, utilizzato da alcune tribù africane che consiste nell’avvelenare una gallina e aspettare per vedere se vive o muore o il meno traumatico lancio della monetina
  • Analisi dati e situazioni, esperienza e intuizione

Io propendo inoltre, anche, per vedere le cose in forma positiva e da una prospettiva diversa: domandarsi “cosa mi trattiene?” “cosa mi attira?”

attrattoda.png

In qualsiasi caso è necessario a questo punto chiedersi se si hanno tutte le informazioni a disposizione per effettuare la scelta ed eventualmente recuperare quelle che servono.

Ma nella nostra epoca, oltre alle informazioni la scelta “giusta” risulta difficile per molti fattori:

  • Il tempo del cambiamento e del mercato troppo veloci per lo spirito di adattamento delle persone e delle aziende
  • La mancanza di analisi su dati storici e di riferimento
  • Usare solo la ragione o solo le emozioni
  • L’incapacità di analisi sui rischi e benefici delle scelte con la conseguenza di esagerare le conseguenze o di protrarsi inutilmente nella ricerca della scelta perfetta
  • Le credenze e le abitudini
  • La vastità di informazione e la difficoltà di reperire quelle interessanti (avere troppe alternative)
  • La scarsa conoscenza di visione sul futuro sia dei mercati che dei comportamenti umani

paura-di-sbagliare-1030x902.jpg

Se da un lato un percorso di coaching individuale di crescita personale è efficace sia per sapersi assumere le responsabilità della scelta che per la capacità di affrontare e gestire i cambiamenti con variazione di credenze ed abitudini, dal lato aziendale e business ci si puo’ appoggiare anche ad altri supporti:

  • Percorsi formativi per il riconoscimento, l’inquadramento e il corretto utilizzo delle informazioni reperite nel web
  • Strumenti per reperire dati di competitor e dei mercati, dati storici e di riferimento e metterli a confronto (Business Intelligence)
  • Strumenti per l’elaborazione di modelli di analisi rischi/benefici e per il Decision Making
  • Percorsi formativi sulla gestione dell’intelligenza emotiva, sulle tecniche di Problem Solving, sulla felicità e sulla resilienza
  • Incontri di aggiornamento sui principali trend di sviluppo socio-economico

Cambiare e trasformare digitalmente le nostre aziende passa inevitabilmente tramite un percorso decisionale, proprio a tal fine AWAN sta proponendo incontri, eventi e Workshop di “envisioning” su andamenti, trend di mercato, comportamenti e nuove organizzazioni.

comportamenti

Paola Pezzuto

 

AZIENDE: i blocchi alla Collaborazione e condivisione

Il Cambiamento contemporaneo della realtà come insieme di “sistemi complessi, caotici” è caratterizzato da quattro fattori: globalizzazione, evoluzione dell’ICT, velocità, complessità.

sistemacomplesso.jpg

Da molto tempo si determina una fine delle rigidità lineari dei sistemi tradizionali di tipo tayloristico. Il tentativo di ritorno ai modelli del passato fondati su gerarchia, direzione e controllo non è auspicabile.

Al contrario per i nuovi modelli organizzativi sono richiesti:

  1. comunicazione organizzativa pianificata
  2. valorizzazione delle risorse e relazioni umane, tramite formazione permanente;
  3. gestione delle conoscenze e delle competenze necessarie per il progresso dell’organizzazione, tramite il supporto dell’innovazione tecnologica applicata.

 

In ambito ICT si parla molto di tecnologie volte all’aumento della collaborazione e della condivisione all’interno delle aziende.

Microsoft Office 365 sta puntando su “Teams” l’app per la gestionms teamse del gruppo.  Un luogo virtuale in cui concentrare tutte le informazioni utili per lavorare su progetti comuni: documenti, feedback, applicazioni, file, liste, progetti.

 

 

 

Ritornando ai punti cardine dei nuovi modelli organizzativi, la collaborazione e la condivisione nascono tuttavia, innanzitutto, dalle persone che compongono i gruppi.

Quindi se le aziende vogliono evolvere e ottenere maggiori vantaggi competitivi devono rivedere i propri modelli organizzativi interni e puntare sulla crescita del maggiore investimento che hanno al loro interno: il capitale umano.

Nel panorama economico odierno possiamo evidenziare cambiamenti nelle aziende relativi a:

  • Acquisizioni e fusioni aziendali in cui diverse culture aziendali devono convivere e trasformarsi
  • Ristrutturazioni aziendali come quelle dovute a dei cambiamenti del mercato, della tecnologia, del prodotto …
  • Altre evoluzioni e cambiamenti di tipo organizzativo come la riorganizzazione di un servizio
  • I passaggi generazionali in cui la generazione al comando passa l’azienda alla generazione entrante
  • Il raggiungimento di obiettivi particolarmente sfidanti sia in termini quantitativi che qualitativi.

 

All’interno delle nuove organizzazioni ci deve quindi essere la conciliazione tra il raggiungimento di obiettivi organizzativi (aziendali) sfidanti e i legittimi obiettivi individuali di ogni membro dell’organizzazione.

organizzazione innovativa

Tra le caratteristiche dei modelli flessibili dell’organizzazione ci sono:

  • L’utilizzo di tecnologie per integrare le funzioni aziendali
  • Aumentare il livello di interdipendenza tra le varie aree ed attività
  • Coordinare unità distanti dal punto di vista geografico
  • Strutture flessibili e modulari composte da gruppi e “team”, anche virtuali, dotati di discrezionalità decisionale
  • Gerarchie appiattite con un forte coordinamento in linea orizzontale: network di comunicazione, partnership e collaborazioni con nodi o centri capaci di lavorare fra loro ai fini di risultati condivisi.
  • Knowledge management anche via web per l’apprendimento
  • Capacità di adattamento e ridefinizione continua

collaborative.jpg

Per operare in questi nuovi contesti ci sono a disposizione:

  • Strumenti tradizionali
    • gestione della relazione capo-collaboratore
    • meeting (in presenza e a distanza)
    • gestione dei gruppi di lavoro (reali e virtuali)
    • convention aziendale o associativa
    • intranet/extranet
    • televisione aziendale o associativa
    • formazione
    • pubblicità e comunicazione esterna come strumenti di gestione delle relazioni interne e dell’identità organizzativa
  • Nuovi strumenti favoriti dalla tecnologia:
    • comunità di pratica, professionali, virtual communities
    • gestione dei network organizzativi
    • blog e wiki
    • reti mobili (mobile communicating/learning)
    • eventi “non convenzionali
    • contaminazioni: arte, cinema, teatro, letteratura

 

Se ci sono tutti gli strumenti tecnologici adatti, soprattutto da parte di Microsoft Office 365, per favorire la nuova metodologia di lavoro occorre tener presente, soprattutto nell’ambito dei team, che occorre lavorare su temi come la fiducia e la capacità di parlarsi schiettamente per superare una delle principali barriere che impediscono di collaborare in maniera efficace.

I non detti, infatti, costituiscono un substrato potentissimo, in grado di bloccare il lavoro comune che da essi trae molti più stimoli e freni di quanto non riescano a fare le dichiarazioni palesi di intenti ed obiettivi.

Sempre più aziende, tra quelle che vogliono manageronlineemergere nel mercato, stanno ricercando persone in grado di aiutare l’organizzazione e i suoi membri a tirare fuori il meglio di se stessi.

 

Non vengono ricercati solo consulenti e competenze all’interno e all’esterno dell’azienda ma sempre più importanza rivestono i Business Coach e i Team Coach in grado di seguire percorsi individuali e di gruppo nel periodo di transizione e cambiamento. Molte aziende si stanno anche dotando di un’Academy di coach interni proprio per sopperire a queste necessità.

In questo modo è più probabile che il cambiamento organizzativo operato produca gli effetti positivi sperati minimizzando gli impatti negativi.

coaching.png

La massimizzazione delle risorse: interne, formazione, coaching, strumenti tecnologici, nuovi approcci e nuove metodologie permetteranno alle aziende di avere una visione ottimistica del futuro e organizzare al meglio il proprio business.

Lettura per l’estate

Libro per l’estate: Il paradosso della stupidità. Il potere e le trappole della stupidità nel mondo del lavoro

Visto che si parla tanto di organizzazioni, di cambiamento, di trasformazione digitale e di nuove generazioni di lavoratori non sarebbe male sotto l’ombrellone in spiaggia dedicarsi alla lettura di questo interessante libro. stupidity paradox

Intanto due note sugli autori. Andrè Spicer è professore di Comportamento Organizzativo alla Cass Business School di Londra mentre Mats Alvesson è professore di Amministrazione aziendale all’Università di Lund. Se due personalità come queste si sono impegnate nell’analizzare diverse organizzazioni, casi reali e stendere un libro sulla stupidità nel mondo del lavoro penso che coloro che sono interessati al vero benessere delle proprie aziende e ad una crescita esponenziale del business dovrebbero preoccuparsi dei contenuti esposti nel libro.

Per la precisione sono cinque i tipi di stupidità analizzati nella seconda parte del libro quella indotta dalla leadership, dalla struttura, dall’imitazione, dal branding e dalla cultura. Ma è pure inquietante quella che si definisce stupidità funzionale, cioè qualcosa che, nonostante tutto, produce esiti positivi, almeno nel breve termine.  Si parla di effetti positivi nel breve termine perché se i propri collaboratori eseguono pedessiquamente gli ordini, senza porsi domande e senza utilizzare troppo la propria intelligenza sicuramente producono nel breve un ambiente di lavoro veloce, produttivo e in parvenza armonioso. Peccato che nel lungo periodo queste pratiche portino a collassi organizzativi , tracolli finanziari e disastri tecnici. stupid ideas

Vedasi quanto è successo nel settore bancario immediatamente prima della crisi finanziaria o a Nokia quando non è riuscita a stare al passo con gli altri Smartphone.

La stupidità funzionale non permette alle nuove idee di emergere, non permette un confronto sano su tutti gli aspetti positivi-negativi di un’opportunità, non favorisce le tecniche di problem solving. Se da un lato favorisce un’apparente armonia in ufficio dall’altro crea inimicizie e atteggiamenti volti principalmente al mantenimento dell’agognato posto di lavoro senza un’efficace scambio di informazioni.

All’interno del libro si trovano numerosi esempi su come aziende anche grandi e con asset importanti riescano a creare così tanta stupidità: dai dirigenti che danno maggiorepagine stupidita importanza a come si presenta un power point rispetto ai contenuti che si dovrebbero veicolare, ai manager che spendono tempo e denaro in proprie sessioni di formazione fumose invece di puntare su ciò che davvero serve ai propri collaboratori; dagli alti vertici che lanciano un programma di cambiamento dopo l’altro senza essere minimamente disposti a cambiare alcunché, ai funzionari che fanno della vita di corridoio il loro principale impegno lavorativo…

Andando oltre il concetto di fondo espresso dal libro si potrebbe anche arrivare a pensare che dietro quello che viene definito stupidità in realtà si nasconda altro molto più profondo che da diverso tempo viene definito come nevrosi manageriale e leadership malata. Pensiamo a patologie manageriali, comportamenti direzionali criminali, mentalità chiuse da pregiudizi e stereotipi, atteggiamenti nevrotici di fondo che rendono gli stili di leadership altrettanto distorti e disfunzionali.

Introdurre in azienda strumenti per la collaborazione, la condivisione, l’utilizzo delle più recenti tecnologie digitali, l’analisi dei dati e molto altro implica di fondo che gli stessi si vogliano effettivamente utilizzare o quantomeno che si vogliano lasciare “liberi” i collaboratori di utilizzarli. La trasformazione digitale in azienda è legata ai comportamenti e agli atteggiamenti più che alle tecnologie e i vecchi concetti di presenza-controllo vanno sostituiti dai più nuovi delega-collaborazione-obiettivi.collaboration_principles

Voler cambiare e volere il bene della propria azienda significa: creare team collaborativi in grado di visualizzare problemi ed opportunità da diversi fronti, condividere le informazioni, avere fiducia in e motivare efficacemente i propri collaboratori, non aver paura di perdere la propria leadership, saper lavorare per obiettivi. Insomma applicare atteggiamenti “smart” e avviare processi di trasformazione organizzativi per fruire al meglio degli strumenti digitali a disposizione delle aziende.

 

analog-digital-collab2

Buona lettura….  https://www.ibs.it/paradosso-della-stupidita-potere-trappole-libro-mats-alvesson-andre-spicer/e/9788860308993

differencestupididty and genius

 

 

Donne nell’era digitale

Il giorno 16 maggio mi recai presso l’Agenzia delle Entrate per registrare come Presidente la nuova Associazione di Promozione Sociale Senzabollette (www.senzabollette.org)  che ha lo scopo di divulgare portando a conoscenza di tutti le possibilità di vivere in modo più sano dal punto di vista psico-fisico in case ad alta efficienza energetica nel pieno concetto delle energie rinnovabili per una corretta tutela ambientale e sostenibilità economica.

Quando l’impiegato dello sportello ha letto lo scopo dell’Associazione ed ha recepito chi ero  esordì con un:  “sarebbe lei il Presidente di queste cose ?”

Nel mese di Giugno, invece, visitando la Grande Fiera di Cuneo mi sono imbattuta in uno stand che presentava un prodotto innovativo interessante ai fini della nostra Associazione. Ho stretto relazione con l’espositore per illustrargli i nostri scopi e trovare un accordo ai fini di proporre un evento divulgativo per gli associati proprio su questi prodotti. Dopo aver ascoltato mi risponde: “ma adesso anche le donne si occupano di impianti ed energie rinnovabili?”; sono sicura che lo ha detto come battuta ma, come diceva mio padre, dietro a ogni battuta c’è sempre un fondo di verità. In ogni caso una ventina di stand più avanti un operatore con meno, chiamamole, “credenze” ha accettato la proposta e così potrà relazionarsi con un pubblico attento all’ambiente e al portafoglio.

Battuta per battuta 🙂  : leadership-femminile-lavoro

Perché ho raccontato questi due aneddoti? Giusto per introdurre qualche osservazione che vorrei fare come imprenditrice sul ruolo delle DONNE in questo periodo molto particolare non tanto di trasformazione digitale quanto di evoluzione economica, politica, organizzativa ma soprattutto culturale.

Sin dai tempi antichi, a parte alcune culture completamente matriarcali come le civiltà precolombiane estinte da tempo, il ruolo della donna è sempre stato di secondo piano. Anche la cultura greca, pur raccontandoci di tante Dee o di figure femminili nelle tragedie e nelle commedie, è sempre pervasa da un costante maschilismo dove la donna è consideratamedusa puramente una madre di famiglia oppure un oggetto sessuale. Anche la lingua italiana predilige il sesso maschile: si pensi a quando ci si rivolge ad una platea eterogenea e nei plurali viene sempre utilizzato il sostantivo maschile. Inoltre, culturalmente, a parte alcune rare eccezioni non è da dimenticare che quando una donna si sposa assume il cognome del marito, quasi ne fosse una proprietà.

E’ sempre stato scomodo dare voce al cosiddetto “sesso debole”, forse perché si ha paura di perdere in potere o in prestigio?

Dal punto di vista biologico una donna è normalmente meno competitiva, più collaborativa ed attenta ai dettagli e alle sfumature e capace di passare velocemente durante il lavoro da una situazione all’altra. Per il fatto di essere deputata alla generazione della prole, soprattutto diventando madre, non sente la necessità di ricercare un’approvazione o un prestigio da parte degli altri. Ha già raggiunto il massimo potere che si possa ottenere e lo manterrà per tutta la vita.  Se vuole mettersi in gioco come imprenditrice, politica, magistrato o altre posizioni di potere non è sicuramente per affermare la propria supremazia ma solo per essere veramente d’aiuto ed efficaci in qualsiasi situazione.

Nel 2017 ci sono sicuramente già molte più donne in posizioni di potere rispetto a dieci anni fa ma sono sempre in minoranza e comunque obbligate a confrontarsi quotidianamente con un modello mentale e culturale decisamente maschile.

Facendo un’analisi del personale docente in alcune Università italiane, la percentuale di docenti femminile è molto al di sotto del 30% e nelle Università più importanti non si vedono rettori donne.  Questo, in un periodo di profonda trasformazione come stiamo attraversando, potrebbe sfavorire un’apertura mentale dei nostri futuri laureati verso nuove visioni e nuovi modelli culturali e di business.

classifica donne in politica

Ci sono molte classifiche sulla presenza femminile nei parlamenti dei vari stati. Al primo posto c’è il Rwanda con il 60% di donne,  l’Italia è 32° , la Francia 44°. Vista la classifica e i paesi nelle prime posizioni verrebbe da pensare che dove ci sono percentuali alte di donne la situazione del paese non è “felice” (a  parte i paesi nord-europei) ma se analizziamo a fondo i modelli di questi Stati ci rendiamo conto che proprio dove c’è una forte presenza femminile non è lì che viene esercitato il potere.

managerincongedoI paesi del Nord Europa si distinguono per le loro organizzazioni ed economie. Fu interessante l’articolo apparso sui quotidiani un paio d’anni fa riguardante un manager d’azienda in piena carriera che aveva deciso di usufruire del congedo parentale per la nascita del figlio (anche in Italia l’uomo potrebbe usufruire dello stesso fino ad un anno di età del bambino). Non solo non ha subito conseguenze negative nel gesto, anzi ha ricevuto più velocemente la promozione per cui lavorava. A detta dei suoi responsabili “se è in grado di prendersi cura di un figlio SICURAMENTE sarà capace di prendersi cura della nostra azienda”.

Questo fatto apre le porte ad un cambiamento nei modelli. Fino ad oggi le donne si sono dovute far strada a suon di gomitate e sono praticamente escluse dalle “sfere di cristallo” che decidono per il bene o il male nelle varie situazioni. E’ importante che le percentuali di “quote rosa” siano in aumento ma le stesse dovrebbero poter agire secondo indole e inclinazioni a loro tipiche.

Pensiamo  in ottica di Smart Manager: quanto puo’ essere

Mother and daughter (4-5) in home office

smart una donna moglie e mamma 😊 : è un manager a tempo pieno, capace di gestire il bilancio familiare, attenta agli sprechi, in grado di gestire le attività proprie e del team (i figli , i mariti , gli animali domestici e molte volte anche i nonni), è insegnante, psicologa, sensibile e capace di soluzioni alternative.

In un periodo di profonda trasformazione come quella che stiamo vivendo è il momento di “dare voce” all’universo femminile. Occorre farlo con occhi nuovi e nuovi modelli organizzativi e iter procedurali. E’ inutile far ricoprire ruoli pensati prettamente per un’audience maschile: la donna è profondamente diversa e i benefici della sua mentalità si riscontrano maggiormente in organizzazioni più inclini alla sua personalità.

L’intelligenza emotiva non è solo un vantaggio nella vita, ma un vero e proprio valore competitivo e lavorativo, capace di influire in modo determinante sull’andamento del business.

Una ricerca risalente al 2016 utilizzando lo strumento Esci (Emotiional and Social Competency Inventory) ha preso in considerazione 12 parametri: orientamento al risultato; capacità di adattamento; abilità in formazione e tutoraggio di nuove risorse; gestione dei conflitti; empatia; autoconsapevolezza emotiva; propensione alla leadership; ruolo di influencer; consapevolezza organizzativa; visione positiva; lavoro di squadra; autocontrollo.

leadershipfemminile

Risultato? Le donne hanno un punteggio più alto in tutti gli aspetti dell’intelligenza emotiva, fatta eccezione per l’autocontrollo, dove non si osservano differenze di genere. Nello specifico la ricerca rivela che:

  • Le donne hanno l’86% di probabilità in più degli uomini di essere considerate come esempio di autoconsapevolezza emotiva
  • Le donne hanno il 45% in più di probabilità di mostrare empatia.
  • Il margine minore di differenza riscontrato tra i due generi è nell’avere un’ottica positiva. Le donne hanno infatti probabilità di dimostrarla solo il 9% in più rispetto agli uomini.
  • I manager percepiti come carenti di intelligenza emotiva hanno il doppio dei dipendenti che programmano di lasciare entro 12 mesi l’organizzazione

Si tratta di dati che “suggeriscono la necessità di avere più donne che assumano ruoli di leadership nelle organizzazioni”, sottolinea Daniel Goleman : “Storicamente nei luoghi di lavoro, è stata registrata la tendenza per le donne di considerarsi come meno competenti, mentre gli uomini tendono a sopravvalutarsi. La ricerca dimostra, tuttavia, che la realtà è spesso il contrario. Se fossero di più gli uomini ad adottare le competenze emotive e sociali come le impiegano le donne, sarebbero più efficienti nel loro lavoro”.

Molto della storia passata è stato frutto di grandi uomini che avevano sempre grandi donne alle spalle che li aiutavano e sostenevano nell’ombra e in silenzio… In un momento storico dove tutto si spinge sulla collaborazione, la condivisione, la capacità progettuale e di ricerca di soluzioni differenti, l’attenzione ai dettagli, il “sentiment”, l’analisi, il pensiero laterale e le nuove idee occorre dare un volto a queste “ombre” e lasciarle libere di esprimersi. Le nuove tecnologie digitali sono sicuramente le uniche abilitanti in un’ottica di perfetto equilibrio : lavoro-affetti-hobby.