Le competenze per le aziende di domani

La velocità dei mercati, il difficile contesto economico, la concorrenza globale obbligano le aziende a prendere decisioni in brevi lassi di tempo e con rapide valutazioni.

Ho già più volte parlato di quanto è importante saper lavorare per obiettivi i quali  devono essere calati a tutti i livelli aziendali senza escludere nessuno. Le nuove tecnologie sono abilitanti per questo, essenziale è essere consapevoli dell’importanza e “voler” lavorare per obiettivi.

Assai importante, prima di tutto, per l’imprenditore di domani è potersi avvalere di un team coeso e collaborativo. L’esempio, la visione chiara, la coerenza, la condivisione permettono di costruire il rapporto di fiducia necessario  per la sua creazione.

Se una volta le aziende “compravano il tempo” delle persone rendendole “dipendenti” e facendole lavorare secondo degli schemi fordiani oggi diventa indispensabile “comprare la testa” dei propri collaboratori.

Ma come si fa a interessare la testa ? Sicuramente bisogna riuscire ad instaurare relazioni collaborative, gestire le persone motivandole e facendole crescere e soprattutto creare un clima sereno e disteso in azienda (anche nei momenti di crisi).

Essere assertivi, capaci a vedere tutti gli aspetti del problema, fare riunioni efficaci, abilitare lo smart working, facilitare la creatività e l’innovazione sono le competenze maggiormente richieste nei manager di domani.

Le nostre scuole, purtroppo, forniscono migliaia di nozioni ed esperienze stereotipate. Sarebbe auspicabile un ammodernamento inserendo percorsi sulle soft-skill e sul lateral-thinking. In attesa che qualcuno dall’alto risolva la questione delle nuove generazioni , su quelle attuali che già lavorano in azienda si può investire sulla formazione, sulla crescita e sull’esperienzialità.

NEUROMANAGER

Gli strumenti tecnologici moderni permettono nelle aziende, se sfruttati bene, da un lato di essere maggiormente produttivi e collaborativi e dall’altro di estendere la formazione sulle soft skill a tutte le aree aziendali, non solo ai dirigenti e ai quadri ma a tutta la popolazione aziendale .

Fare investimenti sul capitale umano e investire per predisporre corsi ed esperienze su:

  • competenze digitali
  • capacità di ragionare fuori dagli schemi
  • gestione del tempo e pianificazione
  • problem solving
  • Team building
  • resilienza
  • assertività
  • risk management
  • lateral thinking

consentiranno di far fronte ai problemi del mercato attuale ed anche di diventare maggiormente competitivi e avere successo.

Le grandi aziende si stanno già muovendo in tal senso. Ma le PMI ? cosa si fa nelle aziende meno strutturate ? I dati statistici non sono confortanti ed è proprio per questo che con Awan cerchiamo di diffondere queste nuove modalità di lavoro proprio in questo settore.

e per garantire la produttività in azienda tutto il necessario per il mondo delle competenze digitali:

 

Tasso di Successo = (Produttività) * (% investimento formativo) / (Capitale umano)

 

Smart working, fake e tecnologie

 

Questa mattina mi trovavo all’evento annuale “L’Internazionale a Ferrara” e precisamente alla sessione dedicata alle “Notizie fuori scena”, internazionale.jpg ovvero come le false informazioni manipolano opinione pubblica e condizionano la politica.  Gli interventi sono stati tutti molto interessanti e tesi a ribadire che da sempre esistono le fake news, solo che oggi ci sono molte più notizie e soprattutto dati che viaggiano nel web velocemente e quindi la distinzione tra vero e falso è alquanto complessa.

 

 

Dopo la sessione e ripensando alle settimane passate mi è venuta in mente una considerazione legata al mondo dell’imprenditoria nelle PMI italiane.

Una decina di giorni fa partecipavo ad un tavolo di lavoro sull’adozione delle nuove tecnologie per favorire l’innovazione all’interno delle PMI, tra i vari argomenti trattati mi sembrava doveroso parlare anche dello smart working. Quando citai questa parola, una imprenditrice più o meno della mia stessa età prese il cellulare in mano e commentò ad alta voce: “Ecco…una cosa che proprio non serve a nulla” e alzando lo smartphone indicò un articolo apparso su Wired  https://www.wired.it/economia/lavoro/2017/06/08/ibm-marcia-indietro-smart-working/) dicendo “anche IBM dice che non serve a nulla!”.

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Non ho continuato nel discorso preoccupandomi di approfondire l’articolo nella sua totalità, prima di esprimermi in qualsiasi tipo di opinione. Successivamente mi sono resa conto che in Italia, si identifica la parola “smart working” semplicemente con “telelavoro” o “lavoro remoto”, tuttavia il vero significato inglese della frase non è “lavoro intelligente”? Intelligente non vuol dire solo poter lavorare da casa, ma credo che implichi alcuni aspetti fondamentali, tra cui:

  • Maggiore produttività
  • Lavoro per obiettivi
  • Utilizzo di tecnologie abilitanti
  • Work-life balance
  • Gestione ottimale delle risorse
  • Gestione del tempo e dello spazio

Sulla base di questi presupposti e conoscendo IBM, che da anni lavora nel rispetto di tutti i punti di cui sopra, ma che nell’ ultimo periodo deve far fronte ad un suo posizionamento di mercato non particolarmente innovativo, comprendo che abbia deciso di favorire la CREATIVITA  nell’ ambito dei propri prodotti e servizi  e quindi creare condizioni lavorative in “ufficio” migliorative rispetto a quelle attuali e garantire l’incontro tra i suoi collaboratori.

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Adottare lo smart working se inteso solo come “telelavoro” non serve a nulla. Occorre sempre e comunque avere dei momenti di condivisione delle idee tra i colleghi. La progettazione e le strategie vanno definite in team, mentre il “paper-work”, ovvero il lavoro operativo nell’ambito dei processi gestionali può sicuramente essere svolto anche da remoto.

Le nostre PMI familiari, hanno sicuramente molti ostacoli da affrontare per rendere le loro aziende maggiormente produttive e innovative. I problemi non rientrano solo nel gap tecnologico o nella mancanza di prodotti, ma anche e soprattutto negli ambiti organizzativi e di leadership: la paura di perdere il controllo, l’incapacità di condivisione e gestione degli obiettivi, l’incapacità di delega e soprattutto mancanza di fiducia. Tutti ambiti che sono i presupposti dello smart working e quindi delle smart factories.

Imparare a gestire la propria azienda, utilizzando le tecnologie corrette e a volte con l’aiuto di un coach, lavorando su obiettivi, delega e fiducia permettono di liberare tempo prezioso che potrà essere dedicato non solo ad incrementare il proprio business ed essere più creativi nelle soluzioni in questo periodo di cambiamento, ma anche ad avere il tempo di leggere un articolo fino al fondo senza trarre conclusioni affrettate in base alle prime 2 righe del titolo e divulgandolo in modo errato tra gli altri imprenditori trasformandolo così in un “Fake”.

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ALLA RICERCA SPASMODICA DEL VALORE AGGIUNTO

Nel 2015 c’erano tutte le condizioni perfette per un rilancio dell’economia e delle imprese.

I tassi erano al minimo, il prezzo del petrolio al minimo storico, l’euro era svalutato ma non è cambiato nulla, perché?

Molto probabilmente non ci accorgiamo che questo non è un momento di crisi passeggeraghigliottina

 

ma è una vera e propria RIVOLUZIONE in quanto tutto è diverso dal passato e nulla tornerà come prima.

 

Si sente dire che i consumatori non hanno soldi, che gli stipendi sono ridotti, che c’è una grande disoccupazione. Se da un lato queste affermazioni sono reali, in effetti si vede una generale inflessione del potere di acquisto, ci rendiamo però perfettamente conto che la raccolta nei fondi di investimento non è mai stata alta come in questo periodo e che ad una diminuzione per esempio del 40% degli stipendi non corrisponde una diminuzione del 40% della spesa nel suo globale.

In effetti le persone continuano a spendere ma in modo differente. Ci si è resi conto che se anche non si cambiano le auto di proprietà ogni tre anni o i vestiti ogni anno si vive bene lo stesso.

Oggi si deve parlare di consumatori NEO-SOBRI e non neo-poveri come nell’accezione comune. La pubblicità Indotta del tempo passato non influenza più gli acquisti. I NEOSOBRI sono alla ricerca spasmodica del SERVIZIO, del valore aggiunto che accompagna prodotti apparentemente uguali ed in forte concorrenza tra loro.

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Per esempio le persone ricercano il valore aggiunto, ad esempio, nella ristorazione, nell’elettronica, nel settore dei trasporti:

  • Vincono le catene della ristorazione come “rosso pomodoro” dove si mangia discretamente, spendendo poco ma dove il servizio è al “top” e le persone sono formate a servire. Dove vengono accettate tutte le carte di credito e tutte le forme di pagamento e al momento del conto non ci sono sorprese
  • Si preferisce andare nel ristorante con chef stellato una volta all’anno perché poi si puo’ raccontare tutto l’anno l’avventura che non andare tante volte in ristoranti di media qualità con prezzi medio-alti
  • i ragazzi si privano di molte cose ma non sicuramente dello smartphone di ultima generazione che permette loro di essere continuamente collegati ed informati.
  • Si predilige il car-sharing ai taxi e il noleggio a lungo termine rispetto all’acquisto di auto nuove il primo perché permette di ridurre sensibilmente i costi e favorisce le relazioni interpersonali e il secondo per avere sempre auto efficienti con copertura di garanzia totale senza avere importanti esborsi finanziari in un prodotto altamente deperibile

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La ricerca di prodotti/servizi ad alto valore aggiunto è favorita dall’utilizzo della rete in quanto qui le informazioni a disposizione hanno messo a nudo la concorrenza e riportato il mercato a prezzi equi.

Se una volta si andava in un ristorante del quale non si sapeva niente e che quindi poteva tenere prezzi anche medio-alti ora con TripAdvisor tutti possono trovare informazioni su qualità del cibo, qualità del servizio , velocità del servizio e soprattutto rapporto qualità prezzo. C’è quindi un ampio ventaglio di scelte possibili e i consumatori sempre più prendono le decisioni verso ciò che soddisfa i propri gusti personali, ciò che permette di essere “protagonisti”, ciò che apporta benessere dal punto di vista psico-fisico, ciò che non fa perdere tempo.

Le persone, siano esse consumatori o lavoratori presso aziende, sempre più ricercano la propria felicità data dall’equilibrio tra lavoro, hobby e benessere e famiglia. Una leva importante diventa quella del tempo e della qualità.

E’ iguanaquindi un momento storico di profonda trasformazione, rivoluzione dove i tempi sono veloci, le tecnologie incalzanti, il mercato in continuo fermento e movimento e solo le aziende più adattive troveranno l’opportunità di non solo rimanere in piedi
ma addirittura di espandersi. Chi non evolve sarà destinato all’estinzione.

 

E’ il momento giusto di vedere la realtà con occhi differenti, rivedere i propri processi, sviluppare business anche collaterali a quello “core” con l’utilizzo di metodi completamente nuovi , attivare sistemi organizzativi a network e collaborativi, valorizzare le risorse interne , saper sfruttare le nuove tecnologie e non aver paura delle stesse.

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Oggi più che mai è il momento di concentrarsi principalmente sul “fare business” e non sui “mezzi per fare business” … i  mezzi ci sono e basta saperli sfruttare. I consumatori ci sono e continuano a fare acquisti anche se in una modalità differente. La rete offre opportunità mai avute prima.

Di questo e di molto altro parleremo durante l’evento del 6 maggio all’Istituto Boella in collaborazione con Cloudea, OfficinaFuturo e Wattajob, proprio perché si prenda consapevolezza delle possibilità del momento e di come reperire le giuste competenze per “evolversi”.

Per iscriversi all’evento: REGISTRATI ALL’EVENTO

 

 

 

 

Le forze motrici dei nuovi Business

Peter Sondergaard, Vice President di Gartner e Global Head of Research, al Gartner Simposium di Barcellona ha affermato che “”Un vortice di cambiamento è su di noi. Un nesso di quattro forze interdipendenti: cloud, mobile, social computing e informazione, spinto dal consumer, con profondi impatti per i vendor e il mercato It. E con effetti di mutazione sulla struttura della spesa It e di creazione di nuovi ruoli, nuove opportunità, nuovi flussi di fatturato”.

In effetti, analizzando nel dettaglio le 4 forze interdipendenti si puo’ arrivare alla creazione di scenari di business, tecnologici e di competenze nettamente differenti da quelli ai quali siamo abituati.

Il cloud
non è solo una delle 4 forze, ma puo’ essere assimilato all’elemento principe trasversale a tutte le altre.

Il mondo “mobile”
si appoggia al Cloud già da tempo. Basta pensare a come noi utilizziamo i nostri smartphone/ipad: app scaricate che utilizziamo quando ne abbiamo la necessità, app che memorizzano dati non sul telefono ma in datacenter, applicazioni aziendali fruibili sul cellulare, pagamenti effettuati con il cellulare e quant’altro. Senza accorgercene noi usufruiamo già di tutti questi servizi in modalità pay-per-use o abbonamento. Inoltre mobile significa usufruire del servizio al momento e sul posto. La tecnologia connessa al mobile deve essere in grado di catturare esperienze personalizzate e permettere al marketing di essere più presente con il Cliente, al dipendente di essere più produttivo e alle aziende di ridurre i processi. I Tablet si trasformeranno in piattaforme per la forza vendita delle aziende. Si delinea quindi le necessità di sviluppare più applicazioni in ambito mobile , sempre più personalizzabili e modulabili abbandonando i vecchi stili monolitici.

Il mondo dei social
è basato sul Cloud. Pensando, ad esempio, a Facebook, Twitter, Viadeo, Linkedin questi sono dei veri e propri SaaS (Software as a Service) : ci registriamo , carichiamo dati, foto e profili nel cloud, consultiamo tutto quando ne abbiamo la necessità. Siamo sempre interconnessi tramite le app disponibili su pc, smartphone e tablet. In sostanza siamo connessi e condividiamo dati e informazioni in qualsiasi momento ed in qualsiasi luogo.    Il social nelle aziende non è solo uno  strumento per crearsi reputation e essere presenti sul mercato ma offrirà nei prossimi anni la possibilità di un cambiamento radicale delle organizzazioni aziendali. Per essere competitivi si dovranno abbattere le gerarchie attuali e creare delle “community” di lavoro che, travalicando accuratamente gli schemi organizzativi e fornendo motivazione alle persone, permetteranno alle aziende di essere maggiormente ricettive, collaborative e competitive sui mercati.
Alcune aziende,ad esempio, stanno già sfruttando i dati Linkedin nell’ambito HR anche se bisogna prestare attenzione alla sicurezza dei dati in quanto si prevede che in un futuro molti dei “post” saranno pagati o inseriti da hacker o automatici e saranno fondamentali quindi le garanzie di sicurezza proposte dai singoli network. Non è detto che in futuro, con l’espansione ai massimi livelli del fenomeno social e con un’accuratezza di controllo del dato immesso (eventualmente si potrebbe prevedere anche un social ad hoc pay-per-use) alcuni dati aziendali potranno essere attinti direttamente dalle fonti social: si pensi alle aziende che già utilizzano client di posta connessi con i social network: HR non ha bisogno di memorizzare le foto dei dipendenti all’interno della sua struttura dati perché le foto si possono attingere direttamente dal network con risparmio di costi di hardware,software e gestione.

Per ultimo c’è una forza emergente in questi ultimi anni : il big data. Anche questo è basato sul cloud e andrà a costituire un elemento importantissimo nell’analisi dei dati ai fini del Business e della sicurezza. Molti nuovi business basano la loro riuscita proprio sull’analisi ed elaborazione di questi dati e quindi applicazioni ad essi dedicate saranno sempre più ricercate. L’analisi dei contenuti dei big data puo’ aprire nuove prospettive di mercato, puo’ portare alla conversione dei dati informativi in fatturato tangibile.

Ritornando al Cloud: la sua vera idea era quella di un sistema di utilizzo dei servizi a consumo (esattamente come per l’energia elettrica, il gas, ecc…): attivazione del servizio, pagamento di quanto effettivamente consumato. Il processo di penetrazione di questa idea del cloud con servizi a basso costo è ancora lento, soprattutto in Italia. La maggior parte del mercato preferisce ancora l’abbonamento. Lentamente, però, grazie anche allo sviluppo di app sempre più personalizzate e di semplice utilizzo, il pay-per-use avrà una sempre più larga diffusione abbattendo i costi e permettendo scalabilità e parallelismi di utilizzo.

Nelle aziende i settori Business e IT non sono ancora completamente interconnessi. Il Business ha la necessità di “aggredire” il mercato in tempi brevi, senza troppe sottigliezze e quindi si potrebbe accontentare di “qualsiasi tipo di strumento/servizio, basta che funzioni”. L’IT, dall’altra parte è sempre molto attento alla sicurezza del dato, dell’applicazione e quant’altro e quindi molto più lento nell’attuazione di un processo. Proprio per questi motivi si rende necessario un nuovo “indirizzamento” delle competenze che devono essere il più possibile una a sostegno dell’altra. Per essere produttivi, ricettivi e competitivi l’IT dovrà cercare di abbandonare le strade tradizionali, snellire i processi decisionali e trasformarsi in una sorta di “broker” dei servizi Cloud più adatti allo scopo del business. Essendo l’IT impegnato anche sul fronte Business e quindi per velocizzare il passaggio al Cloud o l’utilizzo del servizio lo stesso potrà avvalersi di Cloud Integrator esterni, come Cloudea, che possono aiutare nel percorso in ogni area.

In questo momento quindi l’IT ricopre ancora un ruolo di trade-union tra il business e l’area tecnologica. Nei prossimi anni, però prenderanno sempre maggior piede gli strumenti di “information as a Service” e “Business as a Service” per cui si rende necessaria una rimodellazione di tutte le figure tecnologiche all’interno delle aziende che dovranno ampliare i loro orizzonti verso questi nuovi modellil “As a Service” comprendendo maggiormente i processi di business aziendali.

Fonti: www.gartner.com