#andratuttomeglio

Tutti parlano dell’emergenza Covid-19, una delle più grandi sciagure degli ultimi anni con troppe persone decedute in condizioni di solitudine affettiva. Il primo pensiero va ovviamente a tutti quanti sono stati colpiti direttamente dal dramma e alle persone che stoicamente continuano ad operare in prima linea per garantirci un ritorno alla situazione di normalità.

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Questo momento epocale ci porta a ragionare sull’essere “persona”, sulla riscoperta delle relazioni, su valori umani e di rispetto che forse il più bieco interesse economico aveva fatto perdere di vista.

Oltre i discorsi personali vorrei condividere con gli imprenditori, alcune riflessioni sulle occasioni di rinnovamento e r-evoluzione del proprio fare impresa in questo periodo.

Questo virus ha messo in ginocchio non solo la salute delle persone ma anche l’economia. Quasi tutte le aziende hanno subito un blocco nel business: negozi chiusi, ordini annullati, produzione azzerata.

Il Governo ha cercato di andare incontro alle esigenze dando la possibilità di usufruire degli ammortizzatori sociali, del lavoro Agile e di altre forme di agevolazione per “tamponare” il periodo.

Cosa fanno gli imprenditori, invece?

Siamo così sicuri che sia una crisi passeggera e che tutto tornerà alla normalità? Possiamo approfittare di questo momento di stasi nel business per avviare dei processi di riorganizzazione, di ingaggio dei propri collaboratori che permettano di affrontare la ripresa in tempi più rapidi e che garantiscano nel futuro di essere preparati ad altre “ibernazioni economiche” come questa?

Mi riferisco a strategie che garantiscano business continuity, quindi: sistemi di monitoraggio dei rischi attuali e futuri, la redazione di un piano d’azione, l’attivazione non solo nell’immediato ma anche per il futuro del lavoro Agile, azioni migliorative e di snellimento su organizzazione e processi.

Analizzando alcuni settori vediamo cosa è successo:

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Quindi non tutte le aziende sono al tracollo. Molte imprese hanno preferito agire anziché sperare solo in aiuti e continuare a lamentarsi.

Le realtà aziendali snelle nei processi, con un elevato coinvolgimento dei collaboratori,  con un rapporto di fiducia nelle proprie persone fortemente marcato e soprattutto con la mancanza di tutti quei livelli gerarchici che inficiano i flussi approvativi sono riusciti in brevissimo tempo a mettere in piedi nuovi modelli commerciali, talvolta nuovi modelli di business e/o nuove produzioni. Diverse realtà hanno cominciato fin da subito a prevedere nuovi modelli organizzativi futuri a garanzia di poter ripartire alla fine dell’isolamento più forti di prima.

Mi vengono in mente alcuni esempi “virtuosi” italiani che spaziano dalla realtà artigianale/familiare fino alla media industria.

Ristorazione , cultura e sport: pizzerie che si sono dotate di un sistema di consegna rapida ed efficace, ristoranti e agriturismi che organizzano pranzi e cene a domicilio (consegnano cibo di alta qualità direttamente a casa del cliente su ordinazione) , musei che grazie alle moderne tecnologie sono riusciti a mantenere il contatto con i visitatori mettendo a disposizione sale e collezioni visualizzabili online, Amici DJ e musicisti che grazie agli strumenti di condivisione web organizzano serate “a domicilio” on the air. Per ultime le palestre che hanno organizzato corsi di fitness online.

Esercenti: hanno implementato gli ordini online e tramite strumenti digitali, hanno cercato di ridurre il contatto con il denaro preferendo i pagamenti con moneta elettronica. Alcune grosse catene mancano ancora di controlli sulla quantità di generi comprati online (persone comprano online 4-5 prodotti magari acquistabili dal negozio di alimentari vicino a casa e occupano così ½ ora di tempo che altre persone avrebbero utilizzato per quantitativi di spesa superiori)

E-commerce e presenza online: diverse aziende, anche piccole hanno colto l’occasione per sviluppare e/o migliorare la comunicazione online e attivare canali di vendita online. Sono state fatte intervenire nei progetti anche le persone dell’azienda che lavoravano in smart working per direzionare parte delle

attività produttive precedenti verso queste nuove modalità di vendita online (assistenza , chat, gestione catalogo prodotti). Tra coloro che hanno implementato l’e-commerce ci sono quelli che hanno produzioni che non rientrano tra i generi di prima necessità e che hanno visto chiudere le saracinesche dei propri negozi. Molti di questi prodotti non sono al momento remunerativi in quanto le persone, che in questo periodo hanno anche meno denaro a disposizione, non sono propense all’acquisto, tuttavia le aziende hanno approfittato del momento per formarsi e crescere nel mondo digitale ed essere più preparati nel futuro.

 

Formazione: le scuole hanno attivato i servizi online a loro disposizione e proseguono le lezioni. Noi avevamo fatto una formazione all’Istituto Elvetico di Lugano sull’utilizzo delle nuove tecnologie Office 365 per la produttività e il lavoro a distanza. Grazie a ciò sono riusciti a organizzare aule, docenti, alunni e lezioni in breve tempo e non hanno perso neppure 1 giorno di scuola.

Le agenzie formative hanno implementato la formazione a distanza (anche quella tramite i fondi interprofessionali) e speriamo che questa tendenza si protragga nel tempo con meno vincoli di certificazione legati al mondo cartaceo.

PMI: alcuni nostri clienti, avendo in corso con noi percorsi evolutivi di trasformazione e riorganizzazione grazie al Metodo Awan® hanno voluto fortemente approfittare di questo momento tranquillo rispetto alla quotidianità per velocizzare il processo di rinnovamento tecnologico ed arrivare ad essere operativi con i nuovi processi già entro la fine del periodo di crisi. Anche il ricorso alla cassa integrazione non è stata un ostacolo ma un’occasione, impostata a rotazione di persone e giorni, di far crescere i propri progetti interni che altrimenti si sarebbero protratti per lunghissimo tempo.

SmartWorking: le persone che lavorano da remoto sono più produttive, hanno più chiari gli obiettivi della giornata lavorativa, durante le riunioni online riescono ad essere maggiormente concentrate e hanno voglia di imparare e apprendere. Si sentono più libere seppur sempre nel rispetto degli orari lavorativi, sono più collaborative e disponibili e non per ultimo meno stressate. L’utilizzo delle chat, degli “stati” nell’instant messaging, delle riunioni pianificate, dei calendari condivisi riduce il numero di telefonate e il numero di interruzioni durante le attività da remoto.

Questo sarebbe il momento proficuo per le aziende di occupare il tempo per la crescita delle competenze professionali e personali, sperimentazioni organizzative, gestire gli obiettivi in modo efficace per incentivare il lavoro Agile anche in futuro, per il rinnovamento tecnologico dei propri sistemi informativi e dei processi che per tanto tempo erano stati accantonati per seguire il ritmo incalzante del business.

Certi dell’efficacia del Metodo Awan® nel far emergere le potenzialità delle imprese, abbiamo deciso come solidarietà digitale di mettere a disposizione un corso formativo online gratuito one-to-one. E’ sufficiente contattarci in mail info@awan.it per accordarsi su tempi e modalità.

Ultimi in produttività? : Lavorare meglio, non di più

sole 24 ore produttività

Questa indagine, che ho scoperto grazie ad uno dei preziosi interventi di Mariano su linkedin, conferma ancora una volta una situazione disastrosa delle aziende italiane. Per capire meglio il perché di questa bocciatura, tuttavia è necessario comprendere il tessuto economico italiano.

Il nostro paese è fatto da  PMI, molte delle quali padronali e micro. Queste sono imprese  che noi  conosciamo bene, perché anche ne facciamo parte e ci scontriamo con gli stessi problemi. Sappiamo che lo smart working e la tecnologia sono spesso le ultime priorità per loro. La maggior parte di esse lotta per la sopravvivenza con il fisco e l’INPS, che sono i primi azionisti, ed anche il commercialista è una spesa non indifferente. Quando pagano i dipendenti devono versare quasi la stessa cifra dello stipendio all’INPS per pagare le pensioni a chi ha ancora questo beneficio,e magari lo ha acquisito dopo appena 15 anni di lavoro, in tempi non sospetti.

E’ vero che non sanno motivare i collaboratori, tuttavia comprendono che essi sono la risorsa (e la spesa) principale e spesso non conoscono sistemi per aiutarli ad essere più produttivi, perché essi stessi non sanno gestire bene il loro tempo ed il loro lavoro. Del resto chi è al vertice, c’è arrivato per le conoscenze o per eredità, non certo grazie alla tecnologia o alle competenze, quindi non comprende il valore della crescita personale. Questa è la norma nelle aziende italiane che guadagnano bene, ma  investono male perché non hanno competenze in gestione e navigano a vista, del resto questi imprenditori spezzo non hanno eredi che vogliano o siano in grado di subentrare, quindi sanno che l’impresa o si vende o muore con loro.

Le vie di uscita da questa situazione, che ci distacca dal resto del mondo, ci sarebbero ma sono lunghe:

  1. Creare una scuola meritocratica, far crescere l’intelligenza emotiva nelle persone e la motivazione nei ragazzi. Le nozioni si trovano su internet, è spesso sufficiente insegnare loro il senso critico, come navigare nell’overload di informazioni e stimoli senza essere sommersi, la matematica, le lingue (incluso italiano), la storia recente, e il pensiero filosofico ma non solo quello occidentale.
  2. Fare lavorare i ragazzi in azienda molto presto, secondo i loro desideri, aiutarli a comprendere il lavoro per obiettivi
  3. Abolire il lavoro a tempo nelle aziende per legge, tuttavia monitorare per la sicurezza le presenze in ufficio con sistemi biometrici, non invasivi.
  4. Insegnare a tutti i collaboratori la meritocrazia, e aiutare i talenti ad emergere, e le persone che desiderano essere “tranquille” a trovare un ruolo stabile (sappiamo bene che il valore del “cartellino” per il dipendente “a tempo” sta nel fatto che finito il tempo dedicato all’azienda comincia il vero tempo della vita)
  5. Aiutare manager ed imprenditori a utilizzare le moderne tecniche di gestione, organizzazione e marketing.
  6. Diminuire la tassazione INPS sul lavoro ed i privilegi ingiustificati.

Queste sono le prime cose che dovremmo fare come sistema paese e noi in piccolo stiamo facendo con le aziende nostre clienti, che sono piccole e micro. Trasferiamo le metodologie più efficaci per aumentare la produttività e la redditività dell’impresa, tuttavia noi riusciamo solo ad attrarre clienti che hanno già compreso il valore dell’innovazione e del cambiamento, che hanno già capito che oggi non è possibile fare business con le stesse regole di 10 anni fa. Restano fuori dal nostro radar le aziende che,pur fatturando anche bene, non riescono a comprendere quante opportunità si stanno perdendo e che la loro perdita di posizione dominante è sicura, ed è solo questione di tempo.

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Agli imprenditori che desiderano cambiare e lavorare in modo moderno, anche per attrarre i giovani talenti innanzitutto insegniamo il lavoro per obiettivi, la gestione del tempo e l’equilibrio tra vita privata, professionale e tempo creativo. Con il workshop sulla felicità ed il benessere in azienda attiviamo il potenziale delle persone e aumentiamo la motivazione.

La produttività, per noi, passa attraverso il benessere, la condivisione e la collaborazione efficace e soprattutto attraverso la motivazione a lavorare “bene” in un ambiente sano, che dovrebbe essere un diritto per tutte le persone a partire dal management.

“Il pesce puzza dalla testa” diciamo ai nostri clienti e chi vuole intendere, comincia a farsi le giuste domande. Ammettiamo che esistono i dipendenti tipo “..cade la penna”, tuttavia chi ha davvero le risorse per aiutare anche i propri collaboratori a cambiare atteggiamento è l’imprenditore, quindi non ci sono scuse.

Applicare le regole della crescita personale e del coaching alle imprese, ha favorito il cambiamento dei nostri clienti.

http://www.awan.it

 

Temi caldi per l’autunno

Non è semplice scegliere il tema del Blog perché oggi i temi caldi sono diversi. La scorsa settimana c’è stato SMAU a Milano. Oggi (30 Ottobre 2018) c’è il convegno dell’Osservatorio sullo Smart Working del MIP al Politecnico di Milano. Sto leggendo un libro che pone dei quesiti e offre delle risposte e osservazioni fuori dagli schemi. Stiamo portando avanti con successo un progetto di Marketing su un piccolo cliente secondo una nuova metodologia che abbiamo creato che aumenta la consapevolezza del cliente e lo predispone a realizzare il cambiamento, ed i risultati ci sono. E infine stiamo scoprendo una nuova figura che secondo noi avrà successo nel prossimo futuro: l’artigiano intellettuale e digitale.

Ognuno di questi argomenti richiederebbe un approfondimento e magari lo farà nei prossimi Blog, tuttavia riporto qui alcune brevi riflessioni su tutti questi punti.

SMAU 2018 – sottotono, anche secondo gli operatori. Abbiamo l’impressione che le tecnologie presentate non abbiano più niente di innovativo. Anche le Start-up ora che siamo nel loro modo, spesso presentano soluzioni ed offerte per nulla di successo. E’ difficile trovare spunti nel modo del digitale. imageQuello che più ci ha colpito è la presenza di società che nascono da esperienze artigiane e di design, che propongono oggetti belli e funzionali inserite in un contesto di trasformazione digitale e di modo di vivere più sostenibile. Le startup sono importanti, tuttavia serve maggiore cultura tra gli operatori su quella che è la “vera innovazione” e quali sono i trend emergenti e per il futuro, al fine di evitare di sviluppare idee che nascono già vecchie e lanciarle in un “oceano  rosso”

Osservatorio sullo Smart Working 2018 – presenta tanti casi di successo che ormai sono presenti nelle grandi aziende e no sono neanche una novità. Purtroppo l’Osservatorio non riesce a creare impatto e cambiamento nel modo di lavorare del tipico imprenditore italiano che non solo non ha tempo sm10

di informarsi e seguire i convegni, ma persiste nel considerare i proprii dipendenti carne da macello e schiavi che devono lavoraresm19 in ufficio per essere controllati meglio e non hanno flessibilità di orario. Non si rende conto che se compra il loro tempo difficilmente questi gli daranno anche la loro testa. Noi cerchiamo di incontrare e parlare con questi imprenditori per insegnare non solo a delegare, ma anche a vivere meglio e ricavare di più dai collaboratori aiutandoli ad essere più soddisfatti.

21 Lezioni per il XXI secolo.- cito” …Per la gente comune sarà molto difficile contrastare questo processo. Al momento, la gente è felice di elargire la propria risorsa più preziosa – i dati personali – in cambio imagedi servizi di posta elettronica gratuita e simpatici video di gattini. È un po’ com’è accaduto agli africani e agli indiani d’America, che hanno sconsideratamente venduto grandi territori agli imperialisti europei in cambio di perline colorate e paccottiglia. Se in futuro la gente comune cercherà di bloccare il flusso di dati, scoprirà che nel frattempo l’impresa è diventata molto più difficile, soprattutto perché tutti dipendono dalla rete per qualsiasi decisione, persino per la salute e per la sopravvivenza fisica. Esseri umani e macchine saranno così strettamente associati che gli esseri umani non potranno sopravvivere se non connessi alla rete. Saranno in rete fin dalla nascita, e se nel corso della loro esistenza decidessero di uscirne, le compagnie assicurative potrebbero rifiutarsi di assicurarli, i datori di lavoro potrebbero rifiutarsi di assumerli e i servizi sanitari potrebbero rifiutarsi di curarli. Nella grande battaglia tra salute e privacy, è molto probabile che la salute vincerà a mani basse. Quando flussi di dati sempre più impetuosi attraverseranno sensori….

Harari, Yuval Noah. 21 lezioni per il XXI secolo (Italian Edition) . Bompiani.

Queste ed altre riflessioni che basano la loro origine dall’IA e dall’automazione spinta vede come fondamentali in futuro il ruolo degli “ Algoritmi” più ancora dei Robot, ed fa riflettere su come già oggi siamo dipendenti da essi. Un esempio su tutto … Google Maps per i nostri spostamenti. Riflettiamo finché siamo in tempo. I cambiamenti in corso potrebbero creare un futuro che in cui noi “Uomini Sapiens” saremo irrilevanti.

Progetti di AWAN per reinventare l’impresa e fare Marketing – Applicando la metodologia imageStarboost per la creazione di Startup di successo e la nostra esperienza di Marketing e Produttività abbiamo creato una metodologia leggera per le piccole aziende che vogliono cambiare ed evolvere la loro azienda verso un nuovo modo di fare impresa, più digitale, sostenibile e con il coinvolgimento attivo delle risorse chiave e dei collaboratori, ma soprattutto con la delega che porta vivere meglio.

Una figura emergente: L’artigiano Intellettuale. Avete mai pensato che oggi gli artigiani sono completamente differenti da quelli che immaginiamo. Sono giovani, usano strumenti imagedigitali e a volte sono laureati. Nasce “l’artigiano Intellettuale” che è una figura importantissima per il nostro paese pieno di creatività e risorse. Queste persone devono essere nutrite con competenze e conoscenze che vengono dalle aziende più strutturate e contemporaneamente la loro creatività deve essere salvaguardata. Imparano a vendere all’estero con internet le loro creazioni e hanno una qualità della vita ed una motivazione altissima se usano le opportunità che offrono la digitalizzazione e l’arte. Abbiamo fortunatamente clienti così che ci stanno dando molti stimoli e conferme che siamo sulla strada giusta.

Smart working, fake e tecnologie

 

Questa mattina mi trovavo all’evento annuale “L’Internazionale a Ferrara” e precisamente alla sessione dedicata alle “Notizie fuori scena”, internazionale.jpg ovvero come le false informazioni manipolano opinione pubblica e condizionano la politica.  Gli interventi sono stati tutti molto interessanti e tesi a ribadire che da sempre esistono le fake news, solo che oggi ci sono molte più notizie e soprattutto dati che viaggiano nel web velocemente e quindi la distinzione tra vero e falso è alquanto complessa.

 

 

Dopo la sessione e ripensando alle settimane passate mi è venuta in mente una considerazione legata al mondo dell’imprenditoria nelle PMI italiane.

Una decina di giorni fa partecipavo ad un tavolo di lavoro sull’adozione delle nuove tecnologie per favorire l’innovazione all’interno delle PMI, tra i vari argomenti trattati mi sembrava doveroso parlare anche dello smart working. Quando citai questa parola, una imprenditrice più o meno della mia stessa età prese il cellulare in mano e commentò ad alta voce: “Ecco…una cosa che proprio non serve a nulla” e alzando lo smartphone indicò un articolo apparso su Wired  https://www.wired.it/economia/lavoro/2017/06/08/ibm-marcia-indietro-smart-working/) dicendo “anche IBM dice che non serve a nulla!”.

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Non ho continuato nel discorso preoccupandomi di approfondire l’articolo nella sua totalità, prima di esprimermi in qualsiasi tipo di opinione. Successivamente mi sono resa conto che in Italia, si identifica la parola “smart working” semplicemente con “telelavoro” o “lavoro remoto”, tuttavia il vero significato inglese della frase non è “lavoro intelligente”? Intelligente non vuol dire solo poter lavorare da casa, ma credo che implichi alcuni aspetti fondamentali, tra cui:

  • Maggiore produttività
  • Lavoro per obiettivi
  • Utilizzo di tecnologie abilitanti
  • Work-life balance
  • Gestione ottimale delle risorse
  • Gestione del tempo e dello spazio

Sulla base di questi presupposti e conoscendo IBM, che da anni lavora nel rispetto di tutti i punti di cui sopra, ma che nell’ ultimo periodo deve far fronte ad un suo posizionamento di mercato non particolarmente innovativo, comprendo che abbia deciso di favorire la CREATIVITA  nell’ ambito dei propri prodotti e servizi  e quindi creare condizioni lavorative in “ufficio” migliorative rispetto a quelle attuali e garantire l’incontro tra i suoi collaboratori.

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Adottare lo smart working se inteso solo come “telelavoro” non serve a nulla. Occorre sempre e comunque avere dei momenti di condivisione delle idee tra i colleghi. La progettazione e le strategie vanno definite in team, mentre il “paper-work”, ovvero il lavoro operativo nell’ambito dei processi gestionali può sicuramente essere svolto anche da remoto.

Le nostre PMI familiari, hanno sicuramente molti ostacoli da affrontare per rendere le loro aziende maggiormente produttive e innovative. I problemi non rientrano solo nel gap tecnologico o nella mancanza di prodotti, ma anche e soprattutto negli ambiti organizzativi e di leadership: la paura di perdere il controllo, l’incapacità di condivisione e gestione degli obiettivi, l’incapacità di delega e soprattutto mancanza di fiducia. Tutti ambiti che sono i presupposti dello smart working e quindi delle smart factories.

Imparare a gestire la propria azienda, utilizzando le tecnologie corrette e a volte con l’aiuto di un coach, lavorando su obiettivi, delega e fiducia permettono di liberare tempo prezioso che potrà essere dedicato non solo ad incrementare il proprio business ed essere più creativi nelle soluzioni in questo periodo di cambiamento, ma anche ad avere il tempo di leggere un articolo fino al fondo senza trarre conclusioni affrettate in base alle prime 2 righe del titolo e divulgandolo in modo errato tra gli altri imprenditori trasformandolo così in un “Fake”.

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Lo smart working sempre piu’ vicino?

Dalla recente ricerca DOXA presentata durante il convegno dell’Osservatorio Smart Working della Scuola di Business del Politecnico di Milano (MIP) emergono secondo me ancora dati interessanti sulle possibilità di aumentare a breve la produttività delle nostra aziende.

Intanto le modalità di lavoro sono diventate più elastiche e buona parte del tempo non viene speso dietro una scrivania

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Parlando poi di luoghi di lavoro emerge che molti dipendenti sarebbero pronti a lavorare almeno 1 giorno alla settimana fuori dall’ufficio

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e questo abiliterebbe una serie di benefici sia per le persone che per l’azienda

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Mentre oggi le aziende hanno in parte adottato un orario flessibile

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e anche questo crea e creerebbe molti benefici per la produttività…

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I effetti dalla ricerca del MIP risulta che molte aziende hanno progetti in corso legati allo Smart Working, anche solo tecnologici nella creazione del Mobile Workspace o della Unified Communication, ma sono pur sempre investimenti che vanno nella direzione giusta

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Il presso per fare queste cose oggi è bassissimo anche per le piccole e medie aziende, basti pensare che le nuove suite di Office 365 partono da 3,8€ al mese per persona, 45,6€ all’anno e includono tutto quello che serve come servizi ICT per abilitare lo Smart Worker, a cui bisogna aggiungere i Device, Notebook, Tablet e Smartphone che pero in parte possono anche essere di proprietà del dipendente. Ad esempio si fornisce il notebook e si abilita lo Smartphone privato con una sim aziendale o il tablet.

Insomma non ci sono più scuse se non quelle di carattere culturale che bloccano ancora diverse PMI dall’innovazione ed il guadagno di produttività. Sotto i blocker dei progetti di Smart Working secondo i direttori HR intervistati.

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Il cambiamento però è obbligato per le aziende, aggiornare l’organizzazione, i processi e le tecnologie, formare le persone e valorizzare le più capaci sono gli interventi minimi per sopravvivere nel mercato di oggi.