IL FUTURO NON E’ PER TUTTI

BIdigitale

Oggi le aziende:

  • hanno a disposizione tantissimi dati provenienti sia dall’interno che dall’esterno,
  • tutte le tecnologie sono disponibili sui mercati
  • possono osservare come i comportamenti dei consumatori neo-sobri stanno velocemente trasformandosi,
  • non hanno mai avuto un panorama macro-economico così favorevole per lo sviluppo.

Ma come mai sono poche quelle che saputo trarre benefici da una situazione così rivoluzionaria?

Forse perché non sanno come utilizzare e monetizzare i dati disponibili, quali strategie utilizzare per costruire una nuova intelligenza digitale, quali sono gli acceleratori odierni per l’innovazione oppure, ultimo e non meno importante conoscere come far si che le competenze tradizionali riescano a digitalizzarsi ed essere integrate.

Alcuni studi hanno evidenziato una fatica generale nell’indirizzamento degli investimenti per la crescita. Un nodo cruciale sta nella ricerca delle aree di business sulle quali investire, nella mancanza di talenti adeguati per affrontare il cambiamento che oggi è più culturale che di business vero e proprio e soprattutto nello scarso utilizzo dei tool di analytics a tutti i livelli aziendali. cambiamentoculturale

Ormai la tecnologia ci mette a disposizione tutti gli strumenti di cui abbiamo bisogno: non bisogna più adeguare la propria operatività e le proprie organizzazioni in base ai software/hardware che si trovano sul mercato ma è sufficiente pensare a cosa si vuole fare e quali risultati si vogliono ottenere e poi la tecnologia più adeguata per perseguire i propri scopi si trova sicuramente.

Sempre maggiore attenzione dovrebbe essere posta dalle aziende non tanto nel guardare i propri fatturati in rapporto agli anni precedenti o in rapporto a perimetrkpi-298x300i interni di analisi, ma questi dati dovrebbero essere confrontati con dati di mercato disponibili a quasi tutti i livelli, essere confrontati in base all’effort richiesto per particolari business e alle risorse disponibili. Le aziende, soprattutto le PMI dovrebbero utilizzare criteri di redditività anziché criteri di fatturazione nella valutazione delle proprie performance, utilizzare i dati che il web ci regala ogni giorno ed imparare ad analizzare il business non solo secondo i modelli tradizionali ma confrontarli con quelli nuovi ed emergenti.

La digitalizzazione  è un ottimo alleato per ottimizzare i modelli operativi, dimezzare i costi e costruire organizzazioni a “network” anziché a “silos”.   Occorre però cambiare la propria “forma mentis” rendendola dinamica e portare le aziende ad essere adattive nelle proprie tre “P”: Persone, Processi e Prodotti.  Nell’ambito dei processi bisogna relegare le verticalizzazioni a favore dei processi circolari e trasversali mentre , in merito ai prodotti occorre ridisegnare la customer journey e arricchire il proprio prodotto o servizio con informazioni, contenuti social o interattivi, connettività (Intelligence of products), mentre per quanto riguarda le persone bisogna implementare piattaforme di collaborazione e scambio dati che siano naturalmente adattive e quindi in molti casi ridisegnare/reimmaginare il modo di lavorare della propria workforce.

treP

Un’attività imprenditoriale di successo al giorno d’oggi si basa su questi tre principi fondamentali:

  • Mantenere il sistema in movimento
  • Sfruttare l’intelligenza evolutiva della rete
  • Pensare in grande ma agire da start up

La radicalizzazione nell’operatività del passato e soprattutto nelle organizzazioni di tipo gerarchico/funzionale non permettono la nascita veloce di nuovi business; la scarsa conoscenza degli strumenti digitali a supporto dell’analisi dei dati non permette di essere rapidi nell’affinamento dei nuovi processi e molte volte comporta ingenti spese per attività consulenziali di tipo tradizionale lente e spesso inefficaci.

Inoltre c’è una radicale ritrosia all’utilizzo di tutti gli strumenti “social” o comunque aperti al mondo internet all’interno delle PMI. Si tende ancora e troppo ad inibire l’utilizzo delle varie app con la paura di essere “imbrogliati” dai propri dipendenti, ovvero che questi preferiscano passare il loro tempo sul web anziché lavorare. Una possibile alternativa a questa paura potrebbe essere quella di responsabilizzare le persone nel loro lavoro variando l’organizzazione e i modelli remunerativi, impostando i workflow operativi con nuovi modelli più produttivi, favorire lo smart working … in poche parole favorire il lavoro “agile” di quello che è l’investimento più grande ed importante delle aziende.

2-brand-ambassadorFacciamo un esempio: un’azienda di moda ha a disposizione circa 10.000 dipendenti, ognuno dei quali come minimo ha almeno un centinaio di contatti sui social network e quindi almeno 1.000.000 di persone raggiungibili via web per un’attività di marketing praticamente gratuita. Questa azienda invece applica policy interne durante l’orario di lavoro di assoluta inibizione verso tutto quello che è il mondo dei social (facebook , linkedin, twitter, blog, ecc…) o altri siti internet che potrebbero essere direttamente collegati all’attività.  Tra i lavoratori inibiti non solo non si troveranno dei  “brand ambassador”  ma addirittura si raggiunge l’effetto opposto, ovvero critiche e commenti in molti casi lesivi all’immagine dell’azienda stessa.

Un altro esempio: un’azienda medio grande italiana ha una struttura organizzativa interna basata su almeno 5 livelli gerarchici in modalità top-down e una pressochè inesistente piattaforma collaborativa interna… quanto puo’ essere veloce e competitiva sul mercato? In quanto tempo puo’ sviluppare nuove idee di business? ognuno di questi livelli quanto pesa sulla redditività (aumento del costo del prodotto)?

Molti parlano di crisi, ma siamo nel pieno progresso di una rivoluzione. Le crisi si affrontano con soluzioni di fortuna, le rivoluzioni si affrontano cambiando il proprio modo di pensare e di agire. Poche PMI purtroppo hanno sviluppato le risorse e le competenze disponibili per il processo di trasformazione digitale in atto, tuttavia sono nate società giovani e dinamiche che offrono nuovi servizi differenti dalla tradizionale consulenza organizzativa o web, che possono aiutare nel processo di evoluzione. Ingaggiare queste nuove competenze a proprio vantaggio è comunque una sfida che mette in discussione le proprie credenze, in ambito business, perché sono cambiate le regole del mercato, al contrario però non resta che rassegnarsi alla crisi. Il futuro non è per tutti.

ilfuturononepertutti

 

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